Cinema
Marty Supreme di Josh Safdie
«Born sinner, the opposite of a winner Remember when I used to eat sardines for dinner?»
Una pallina bianca su uno sfondo bianco passa quasi inosservata, ma una palla arancione su sfondo bianco viene vista, attira l’attenzione. Non è più forte o qualitativamente migliore, ma la vedi. Marty Mauser vuole essere visto: non è l’underdog che deve crescere e lottare per diventare il più forte e raggiungere il successo, perché lui è, a suoi occhi, il più forte giocatore di ping-pong di tutta l’America che aspetta solo di essere riconosciuto, lì, sul tetto del mondo.
Dream Big
Non deve allenarsi più del dovuto, non deve seguire training sfaticanti o compiere scalata di gradini come faceva Rocky Balboa cinquant’anni fa, è già al top, una star pronta a diventare l’idolo degli americani, con le sue palline colorate di un’arancione sfavillante che anticipano arrogantemente questo successo, che ha un nome, Marty Supreme, e un motto semplice ma impattante, dicotomico se riportato su quella minuscola pallina: Dream Big.
Josh Safdie ci catapulta in medias res nella storia di un ragazzo spregevole, meschino, manipolatore, narcisista, guidato da un ego smisurato che non vede altro se non chi gli è utile a sé stesso. Il resto è o un ostacolo, come la compagna Rachel (un’ottima Odessa Zion), apparentemente fragile ma forse più allineata a Marty di quanto sembri, oppure uno strumento come l’amico Wallie (un convincente Tyler The Creator!!!), tassista afroamericano pronto ad aiutarlo senza ricevere propriamente niente in cambio.
Timothèe Chalamet
Un personaggio cucito come un sarto su Timothèe Chalamet, che ne incarna perfettamente le caratteristiche, prima ancora nella fisionomia: basso, smilzo, col viso da schiaffi coi residui di acne e, storicamente rilevante, ebreo. Una persona capace di mettere in pericolo la vita di chi gli sta accanto, innescando una serie di eventi che, in puro stile Safdie, si manifesta come un fiume in piena che ti travolge in un battito di ciglio, tra situazioni disperate e ai limiti dell’assurdo ed incontri casuali pericolosi.
Marty quasi non gioca a ping-pong, è il film stesso un continuo match in cui si viene sbalzati da una parte all’altra in maniera incontrollata. Marty Supreme è un film denso, che ti trascina nella sua caoticità tenendoti con un guinzaglio incollato allo schermo con la sua regia claustrofobica, stretta, in una New York del 1952 lugubre, grigia, di vicoli fetenti e edifici diroccati, una giungla urbana dove devi correre senza guardarti indietro e aggrapparti a chiunque possa darti una via di uscita, a qualunque prezzo.
L’opera di Safdie
L’opera di Safdie vive ponendoci di fronte a questo paradosso: a cosa serve sprofondare così in basso moralmente per splendere così in alto? Marty viene a contatto con chi sembra avercela fatta, ma che ha poi scoperto la chimera che è il successo, come l’amante Kay, attrice in declino presa direttamente da Viale del tramonto che intraprende con lui una relazione sessuale nonostante veda dentro lui, e forse è attratta da tale spudoratezza e falsità, ma per Marty è solo specchio per la propria ambizione, mentre tratta col marito, il magnate Milton, per riuscire ad accedere ai Mondiali di ping-pong.
Eppure, alla fine dei giochi, la vittoria non arriva esattamente come ce la saremmo aspettata, anzi, in un certo senso potremmo dire che non è nemmeno una vittoria reale. Ma è qui che Safdie eleva il racconto, perché ciò che normalmente sarebbe il punto di arrivo dell’underdog, forse è la fine, l’apice oltre il quale non puoi più salire oltre, quel puntino, piccolo come la palla da ping-pong, che raggiungi nel tuo radar e poi semplicemente sparisce.
In questo senso il finale del film arriva in maniera brusca, inaspettata, a prima vista buonista e sfrontata, ma ci propone una lettura forse facilona, ma reale nel suo ricordarci che in ultima istanza ciò che ci smuove veramente è ben altro, la cosa che prima stavamo abbandonando per inseguire il sogno, quel grande sogno che tutti coviamo, che in quanto tale ci rende liberi di lottare per esso ma non dura per sempre. Perché alla fine, come cantano i Tears For Fears:
«Everybody wants to rule the word»
Se non basta elogiare la capacità registica di Josh Safdie, o la bellissima fotografia di Darius Khondji, è necessario spendere qualche parola in più per la colonna sonora di Daniel Lopatin. Conosciuto musicalmente col nome di Oneohtrix Point Never, Lopatin è uno dei più grandi musicisti elettronici degli ultimi vent’anni, pioniere della vaporwave e del pop ipnagogico degli anni ‘10, già al lavoro con i Safdie per Good Time e Diamanti grezzi e collaboratore di artisti del calibro di The Weeknd.
La colonna sonora
La colonna sonora di Marty Supreme è semplicemente monumentale, spaziando tra cascate di synth che suonano come scariche elettriche, beat sequenziali e magniloquenti composizioni di organi, un viaggio cosmico che vive di vita propria facendo superare le barriere spazio-temporali alla storia di Mart, richiamando numerose influenze, dagli iconici score di John Carpenter fino alle liturgie oniriche dei Vangelis, ma ci ho visto anche le musiche dei Tangerine Dream in Thief di Michael Mann del 1981, decennio fondamentale nella costruzione concettuale del film, nei ritmi e nell’epica, ulteriormente amplificati da una selezione di brani diegetici simbolo di quel decennio, tra i già citati Tears For Fears, The Perfect Kiss dei New Order, Alphaville e tanti altri.
Era impossibile pensare che un film sul ping-pong – che in realtà tratta ben altro – potesse essere così denso e carico di significato, ma Marty Supreme ce la fa, perché come il suo protagonista (pur con le sue contraddizioni) decide di sognare in grande, di non accontentarsi ma di abbracciare sfrontatamente la sua missione grazie alla visione di Josh Safdie e di tutti i suoi collaboratori, regalandoci il primo grande colpo cinematografico del 2026.
Giovanni La Gattuta
Cinema
Franco Battiato. Il lungo viaggio
Franco Battiato. Il lungo viaggio”, il biopic diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, primo film dedicato a Franco Battiato, nelle sale cinematografiche solo il 2, 3 e 4 febbraio come evento speciale per Nexo Studios.
Il film è uno sguardo avvincente sulla vita e sulle passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana. Il percorso del giovane Battiato, interpretato da Dario Aita, dalla Sicilia al suo arrivo a Milano negli anni Settanta, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo e accompagnandolo fino al ritorno nell’amata terra d’origine.
“Franco Battiato. Il lungo viaggio” è il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista, già incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole. Al centro della narrazione anche l’evoluzione del suo talento musicale e alcuni degli incontri significativi che hanno plasmato la sua carriera e il suo spirito creativo, tra cui quello con Giuni Russo, Juri Camisasca e Giusto Pio, amico e coautore di molti dei brani più iconici del repertorio di Battiato.
Nel cast, assieme a Dario Aita, anche Elena Radonicich, Simona Malato, Ermes Frattini, Nicole Petrelli, Giulio Forges Davanzati, oltre ad Anna Castiglia e alla partecipazione straordinaria di Joan Thiele.
Le musiche originali sono di Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore.
Il primo film su Franco Battiato
“Franco Battiato. Il lungo viaggio” è uno sguardo avvincente sulla vita e sulle passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana. Il film segue il percorso del giovane Battiato dalla Sicilia al suo arrivo a Milano, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo e seguendolo fino al ritorno nell’amata terra d’origine. Il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista, già incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole.
Al centro della narrazione anche l’evoluzione del suo talento musicale e alcuni degli incontri significativi che hanno plasmato la sua carriera e il suo spirito creativo, tra cui quello con Giuni Russo, Juri Camisasca e Giusto Pio, amico e coautore di molti dei brani più iconici del repertorio di Battiato.
Guarda l’intervista all’attrice Simona Malato, che interpreta la madre di Battiato
Guarda il Trailer
Cinema
“Io + te” il film di Valentina De Amicis
Arriva al cinema nel periodo di San Valentino Io+Te, il nuovo film diretto da Valentina De Amicis, e non è un caso che scelga proprio febbraio per andare in controtendenza. Perché Io+Te non consola, non promette, non addolcisce. Al contrario, guarda l’amore nel punto esatto in cui smette di essere rifugio e diventa prova.
Prodotto da Genesis S.r.l. e distribuito da Artimagiche Film, realizzato con il supporto di Marche Film Commission – Fondazione Marche Cultura e il patrocinio dei Comuni di Loreto e Porto Recanati, il film arriva in sala dal 5 febbraio 2026 con un’ambizione chiara: raccontare una relazione sentimentale per quello che è davvero oggi, fragile, instabile, carica di desiderio ma anche di paura.
Al centro ci sono Matteo Paolillo ed Ester Pantano, chiamati a incarnare due visioni quasi opposte dell’amore. Lei è Mia, 36 anni, ginecologa affermata, indipendente, allergica alle relazioni stabili. Vive i rapporti come esperienze da attraversare, non come promesse da mantenere. Lui è Leo, 26 anni, poeta per vocazione, distante dai social, innamorato della musica e delle cose autentiche, con un’idea dell’amore che sembra appartenere a un’altra epoca.
Il loro incontro avviene quasi per caso, in un bar, interrompendo un appuntamento qualsiasi. Da lì nasce una relazione intensa, sbilanciata, magnetica. Un amore che brucia in fretta, che seduce proprio perché sembra non chiedere nulla. Ma Io+Te è un film che sa bene che l’innamoramento è solo l’inizio, mai il punto di arrivo.
Quando la realtà entra in scena — con le sue domande, le sue responsabilità, le sue paure — l’equilibrio si spezza. Il film sceglie di affrontare senza scorciatoie uno dei grandi nodi taciuti del cinema romantico contemporaneo: la maternità. Non come destino naturale o compimento, ma come territorio di conflitto, dolore, senso di colpa, solitudine.
Io+Te racconta il corpo che cambia, le aspettative che pesano, le scelte che non hanno risposte giuste. Racconta la difficoltà, spesso rimossa, di diventare genitori. Il desiderio che si trasforma in assenza. L’ingiustizia percepita quando la vita non segue il percorso immaginato. Tutto questo incide sull’identità di una donna, ma anche sulla tenuta di una coppia.
Nel farlo, il film rifiuta ogni forma di retorica. Non cerca soluzioni, non offre consolazioni facili. Mette in scena il vuoto, la rabbia, la fragilità. E mostra come l’amore, da solo, non sempre basti a colmare ciò che manca.
Accanto ai protagonisti, il cast include Camilla Semino Favro, Eva Cela, Jacqueline Luna, con la partecipazione amichevole di Antonio De Matteo e Pia Lanciotti, a completare un mosaico umano che riflette le contraddizioni delle relazioni contemporanee.
Nel periodo più romantico dell’anno, Io+Te sceglie dunque una strada rischiosa e necessaria: raccontare l’amore senza edulcorarlo. Un amore che chiede di restare quando sarebbe più facile andare via. Un amore che non promette felicità, ma chiede presenza.
Perché forse l’amore, da solo, non basta. Ma senza amore, come suggerisce il film con lucidità e dolore, niente ha davvero senso.
Guarda l’intervista all’attrice Eva Cela
Cinema
Non ci sto, storie di piccole grandi rivoluzioni
Dal 26 gennaio a Palermo il cinema cambia posizione.
NON CI STO Storie di piccole grandi rivoluzioni.
La rassegna internazionale di cinema del reale curata da ZaLab e Fondazione Studio Rizoma.
Ogni lunedì alle 19.00 al cinema Rouge et Noir.
NON CI STO Storie di piccole grandi rivoluzioni.
La rassegna internazionale di cinema del reale a cura di ZaLab e Fondazione Studio Rizoma che attraversa storie di resistenza quotidiana, disobbedienze intime e collettive, gesti minimi capaci di aprire crepe nel presente.
A Palermo, Cinema Rouge et Noir ogni lunedì ore 19.00. Ingresso 6 euro.
Cinque lunedì consecutivi, cinque appuntamenti di cinema del reale. Film che attraversano lavoro, migrazioni, identità, memoria e conflitti individuali, mettendo in relazione le storie personali con le trasformazioni sociali del presente. Uno sguardo che non si accontenta di osservare, ma sceglie di interrogare e prendere posizione.
Ogni proiezione diventa occasione di dialogo: le autrici e gli autori dei film incontrano il pubblico, in sala o in collegamento, per aprire la visione a un confronto vivo, collettivo, che prosegue oltre lo schermo.
Ad aprire ogni serata, un cortometraggio nato all’interno di Laguna Film Lab, la residenza di cinema del reale dedicata alla ricerca e alla sperimentazione tra le calli di Chioggia.
Guarda l’intervista al regista Andrea Segre
26 gennaio MOTHERLODE di Matteo Tortone (2021, Francia, Svizzera, Italia) 85’. Regista presente in sala.
Jorge lascia la sua casa e la sua famiglia alla periferia di Lima per tentare la fortuna nelle miniere d’oro delle Ande in Perù.
2 febbraio THE ROLLER, THE LIFE, THE FIGHT di Elettra Bisogno, Hazem Alqaddi (2024, Belgio) 85’
A Bruxelles, Hazem, rifugiato da Gaza, ed Elettra, studentessa di cinema, si scoprono attraverso l’obiettivo della macchina da presa. Filmare diventa un atto di resistenza e trasforma il loro incontro in un viaggio intimo oltre ogni confine.
9 febbraio SINDROME ITALIA di Ettore Mengozzi (2024, Romania, Italia) 62’
Due donne, divise tra Italia e Romania, affrontano le ferite invisibili della “Sindrome Italia”: una malattia nata dalla nostalgia e dal sacrificio di chi cura gli altri lontano da casa.
16 febbraio GLI UCCELLI DEL MONTE QAF (Past Future Continuous) di Firouzeh Khosrovani e Morteza Ahmadvand (2025 Iran, Italia, Norvegia) 80’. Anteprima speciale.
Nella mitologia persiana il Monte Qaf è una catena montuosa immaginaria che segna i limiti della Terra. Chi prova a raggiungerla ritorna sempre alla partenza.
23 febbraio IL CASTELLO INDISTRUTTIBILE di Danny Biancardi, Stefano La Rosa e Virginia Nardelli (2025, Italia, Francia) 71’
In un quartiere dimenticato di Palermo, tre bambini trasformano un edificio abbandonato in un rifugio segreto. Qui possono sfuggire alla violenza del mondo esterno e condividere i loro sogni.
Ogni sera incontro con autori in presenza o a distanza
Prima del film proiezione di uno dei cortometraggi realizzati a Chioggia durante la residenza artistica Laguna Film Lab
Centro di gravità permanente di Liliya Timirzyanova (12’)
Rough Cut di Sebastien Willem (10’)
Robertino di Ludovico Polignano (11’)
Er Draa di Francesco Rubattu (9’)
GlI anni blu di Jacopo De Falco (10’)
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