Cinema
Palermo – Milano andata e ritorno
Germano Lanzoni e Giovanni Cangialosi: storie parallele tra nord e sud
Palermo-Milano, andata e ritorno. Detta così potrebbe sembrare il sequel mai girato del dittico poliziesco, diretto negli anni novanta da Claudio Fragasso (Palermo – Milano, solo andata e Palermo-Milano, il ritorno), ma in realtà vuole essere semplicemente un riferimento geografico che introduce la nostra storia, costellata di coincidenze, similitudini ed affinità fra due personaggi dello spettacolo.
Nel capoluogo lombardo, così come il quello siciliano, si possono rintracciare le traiettorie (dissimili, ma sotto diversi aspetti assimilabili) di due comici fra loro coetanei i quali, negli anni, dopo tanta gavetta, fra cabaret e vari spettacoli in tv, apparizioni nei social ed alcuni piccoli ruoli in pellicole più o meno di successo, avevano guadagnato la notorietà, principalmente a livello regionale. Poi la svolta: quando entrambi erano ormai avanti con gli anni, arriva nel 2021 l’esordio sul grande schermo, con due diverse pellicole nelle quali finalmente sono loro i protagonisti, a cui segue il sequel per entrambi, da loro interpretato sempre come attori principali, usciti nelle sale nel 2024. Con queste pellicole i due comici hanno portato in celluloide i loro consueti personaggi già noti nei media e riscosso un discreto successo, non solo in “patria”. A rendere ancor più serio questo giuoco cinefilo di rispecchiamenti, in due dei loro film da protagonisti, troviamo nei rispettivi cast la medesima guest star che li tiene a battesimo: l’attore ultraottantenne, cabarettista e cantautore sardo Benito Urgu, che ha ricoperto un piccolo ruolo.
Stiamo parlando del meneghino Germano Lanzoni e del palermitano Giovanni Cangialosi, entrambi classe’66, che sarebbe riduttivo definire semplicemente attori (o comici). Nel loro curriculum, infatti, si trovano le più svariate esperienze artistiche (entrambi cantanti, poi, in ordine sparso, chi pittore, chi speaker di squadra di calcio ed altro), tuttavia a farla da padrona è la lunga esperienza maturata nei cabaret dei loro rispettivi territori, dove si sono formati e hanno affinato le rispettive cifre artistiche, tanto da aggiungere, infine, alla loro carriera di artisti poliedrici il tassello che mancava, quello cinematografico, che è ciò di cui vogliamo occuparci.
Cominciando dal profondo sud, Cangialosi debutta sul grande schermo ricoprendo piccole parti in diverse pellicole, due delle quali dirette da suoi conterranei più illustri ed affermati: Salvo Ficarra e Valentino Picone che lo inseriscono nel cast del loro terzo film, Il 7 e l’8 (2007), da loro codiretto insieme a Giambattista Avellino, mentre due anni dopo è la volta di Giuseppe Tornatore che gli affida un piccolo ruolo, quello di un personaggio balbuziente che viene arrestato dai fascisti, in Baaria (2009). Ed in effetti Cangialosi nella vita balbuziente lo è davvero, ma è solo quando si trova a recitare sul palco o davanti la mdp che riesce a superare questo disturbo del linguaggio. Tuttavia, è stata proprio la sua balbuzie a fargli avere la parte nel film del regista bagherese. E’ lo stesso attore che ha ricordato l’aneddoto in una recente intervista, raccontando che: “Ed allora è andata più o meno così: lessi in una rivista o in un giornale che Tornatore stava cercando attori molto magri per affidargli un ruolo nel film che avrebbe dovuto girare, appunto Baaria. Quindi, mandai subito una mail per prenotare il provino alla produzione, loro mi chiamarono ed io mi presentai. Ricordo che quel giorno c’erano tantissimi partecipanti, ed era proprio Tornatore ad assistere ai tanti provini. Quando venne il mio turno, mi colse l’emozione, forse anche per trovarmi al cospetto di un regista Premio Oscar e, non richiesto, cominciai a balbettare, non riuscendo a ripetere le battute che mi erano state affidate. Pensai allora che mai avrei avuto la parte, invece Tornatore, alla fine del provino, mi disse subito che il ruolo era mio, perché cercava proprio un personaggio che, oltre ad essere magro, sul set avrebbe dovuto recitare la parte di un balbuziente”. Ma non è solo la balbuzie ciò che lo contraddistingue come personaggio, poi portato sullo schermo: vi è anche la sua congenita magrezza, a cui accoppia una notevole espressività mimica, su cui basa le sue gag, forse memore, in una sorta di crasi generazionale, delle qualità artistiche delle due icone del cinema (e teatro) popolare palermitano, Ciccio Ingrassia e Franco Franchi.
Agli inizi degli anni venti di questo secolo, tuttavia, Cangialosi decide che è arrivato il momento di diventare protagonista anche al cinema e, da neofita nel mondo della settima arte, realizza qualcosa che ha pochi uguali fra le produzioni cinematografiche nostrane: scrive soggetto e sceneggiatura, compone le musiche, quindi dirige e si autoproduce un primo film, e poi un secondo, anche con il contributo economico di alcuni sponsor privati, nei quali si mantiene fedele alla particolarità irriducibile del suo personaggio. Il 2021 è l’anno di Chi non muore si rivede, che narra di un ingenuo cassa mortaio di paese, il quale per colpa di un equivoco deve sfuggire ad un mafioso che crede che la moglie lo abbia tradito con lui; quindi, segue il più recente Nato con la camicia (2024), dove il protagonista è un don Giovanni impenitente, che deve sposare una donna illibata per riscuotere un’eredità, ma alla fine trova l’amore. Quest’ultimo film girato a sei mani, dallo stesso Cangialosi insieme a Paola Salute, che è la protagonista femminile, e Bruno Tedesco. Entrambi i lavori sono caratterizzati da costruzioni visive attente e curate, location ben scelte e, soprattutto, vedono l’interazione del Cangialosi protagonista con gli altri personaggi dei cast (spiriti affini del cabaret palermitano, alcuni anche volti noti, quali Giovanni Cacioppo e il già citato caratterista sardo Benito Urgu), da cui scaturiscono i calembour e le trovate demenziali, nel solco della tradizionale farsa della italica commedia.
Le due pellicole vengono proiettate in diverse sale siciliane, ottenendo incassi più che lusinghieri. Poi, arriva la svolta inaspettata: Chi non muore si rivede è selezionato al festival ICFF film festival di Toronto, dove viene proiettato con i sottotitoli in lingua inglese, divertendo i tanti spettatori di origine siciliana e non solo, accorsi alla proiezione, mentre Nato con la camicia, trova spazio nella programmazione di Amazon Prime video, dove inizia il suo percorso in sordina, per poi, dopo pochi mesi, trovarlo già fra le pellicole più popolari del palinsesto televisivo.
Ancora più prorompente è stata la scalata verso una notorietà (anche) cinematografica da parte di Germano Lanzoni e del suo personaggio più riuscito, il milanese imbruttito, che quando viene portato sullo schermo con il film Mollo tutto e apro un chiringuito (2021), già spopolava nel web. A circa un decennio prima risale l’incontro fra questo milanese dotato di grande ironia e di uno spiccato sarcasmo con il collettivo di videomaker italiani, noto come il Terzo segreto di satira, di cui diventa un attore di riferimento, esordendo sul grande schermo in un piccolo ruolo nel primo film diretto dal collettivo Si muore tutti democristiani (2017).
Questa collaborazione consente a Lanzoni di dare vita al suo personaggio più riuscito, questo milanese doc, che incarna i tanti vizi e le poche virtù del bauscia, disposto a sacrificare qualsiasi cosa pur di avere successo e fare soldi. Ma raramente un personaggio nato sul web e che riscuote tanto successo su You tube e sugli altri social trova il travaso indolore sul grande schermo, tuttavia Lanzoni riesce nell’impresa dove tanti hanno fallito. Alcuni registi del collettivo (Pietro Belfiore, Davide Bonacina e Andrea Fadenti) firmano la regia del film d’esordio di Lanzoni protagonista, trovano la storia giusta e la cuciono addosso al milanese imbruttito, adattandosi in maniera soddisfacente al diverso linguaggio della settima arte. La pellicola, uscita in sordina, riscuote un discreto successo al cinema e poi in streaming, arriva così la seconda esperienza cinematografica per Lanzoni, che viene chiamato da Alessandro Siani per ricoprire un piccolo ruolo in Tramite amicizia (2023), diretto dallo stesso attore napoletano.
Ma inevitabilmente arriva il sequel del primo film, girato tre anni dopo, dal titolo Ricomincio da taaac. La pellicola, sempre diretta dagli stessi registi de Terzo segreto di satira, ripropone lo stesso cast composto da volti noti della scena milanese, insieme ad attori più affermati (su tutti Claudio Bisio e Paolo Calabresi) e vede ancora protagonista il milanese imbruttito, con un plot che segue le medesime coordinate narrative del precedente, dove il nostro vive alterni momenti di successi e sconfitte imprenditoriali, ma alla fine trova il modo di riemergere e confermare le peculiarità del suo personaggio.
Entrambi i due film con Lanzoni protagonista hanno divertito il pubblico e non deluso i critici, alcuni dei quali, i più entusiasti per la ventata di novità insita nel personaggio creato da questo milanese doc, hanno scomodato mostri sacri del passato, azzardando paragoni con esempi illustri del nostro immaginario cinefilo, addirittura trovando affinità con il Rag. Ugo Fantozzi, in arte Paolo Villaggio che ci ha divertito per circa cinque lustri e che è stato protagonista di dieci pellicole.
(Fonte: https://nocturno.it/)
Carmelo Franco
Cinema
La banda muta di Alessia Bottone
“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega- che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.
Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista- dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia.
Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto, sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.
Guarda l’intervista alla regista
Cinema
Rosa Elettrica la nuova serie targata Sky
Nei panni di una giovane agente sotto copertura alle prese con scelte più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta è la protagonista di ROSA ELETTRICA, eroina per caso al centro del nuovissimo thriller on-the-run targato Sky Original dall’8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.
Prodotta da Sky Studios e Cross Productions e diretta da Davide Marengo (Un’estate fa, Il cacciatore, Notturno bus), la serie – in sei episodi – adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi (2007, edito da Sellerio Editore Palermo).
Sinossi
Al centro della storia Rosa, giovane agente del programma protezione testimoni, incaricata di scortare Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare, interpretato dal co-protagonista Francesco Di Napoli. Quando scopre che qualcosa nell’operazione non torna, Rosa rompe la catena di comando e fugge con lui: da quel momento entrambi diventano bersagli, costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Accanto a Maria Chiara Giannetta (L’amore e altre seghe mentali, Blanca, Don Matteo) e Francesco Di Napoli (Hey Joe, Romulus, La paranza dei bambini) anche Elena Lietti (Il sol dell’avvenire, Il Miracolo, Anna), che interpreta il vicequestore Antonella Reja, diretto superiore di Rosa, pronta a tutto per mettere alla prova la sua giovane recluta; Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, Mare Fuori) presta il suo volto a Nunzia Serafino, insospettabile boss del clan Incantalupo detta “Mamma Camorra”; Pasquale Esposito (Ripley, Hotel Portofino, Gomorra) interpreta Saro Incantalupo, boss latitante da oltre vent’anni che siede al vertice del clan omonimo. E ancora Federico Tocci (C’è ancora domani, La casa degli sguardi, Speravo de morì prima) nei panni di Carlo Morano, collega e amico fedele di Rosa, e Francesco Foti (Il Cacciatore, I Leoni di Sicilia, Un’estate fa) in quelli di Paolo D’Intrò, Sostituto Procuratore di Napoli, figura di spicco della lotta contro la criminalità organizzata.
Il soggetto di serie è stato elaborato da Giordana Mari con Giampaolo Simi e Vittorino Testa. Alla sceneggiatura Giordana Mari, a capo di una writers’ room tutta al femminile che include anche Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero.
Guarda il trailer
Guarda l’intervista all’attore Francesco Foti che interpreta il sostituto procuratore D’Intrò
Cinema
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