Cinema
Sicilia Express di Ficarra e Picone
“……… il sole, il mare, i fichidindia, Empedocle, Archimede. Però siamo famosi nel mondo anche per qualcosa di negativo, per quelle che voi chiamate piaghe”. Esordisce così l’Avv. D’agata alias Paolo Bonicelli, in una esilarante scena del film Johnny Stecchino (1991), al cospetto del candido Dante (Roberto Benigni), per poi elencare i mali endemici che affliggono da sempre la nostra isola maggiore. Ma al suo interlocutore che attendeva impaziente di apprendere quali fossero, il serafico avvocato snocciola tre tipologie di piaghe, spiazzando e divertendo noi spettatori in un gioco di rovesciamento della realtà.
In linea di continuità con “Incastrati”
Diversi decenni dopo, a giocare, ancora in chiave parodica e grottesca, sui mali che affliggono i siciliani, tornano due dei rappresentanti più illustri della nostra commedia che questa realtà la conoscono bene: i palermitani Salvo Ficarra e Valentino Picone. Già sbarcati nel mondo della serialità televisiva di marca Netflix, che in questi giorni distribuisce la miniserie in cinque puntate intitolata Sicilia Express, l’opera si pone in linea di continuità tematica con le due precedenti stagioni di Incastrati (2022 e 2023). Reduci dall’esperienza più autoriale al cinema con Roberto Andò, che ha saputo valorizzare le loro doti di interpreti a tutto tondo, in La stranezza (2022) e L’abbaglio (2025), la coppia siciliana torna ad autodirigersi, riproponendo la loro cifra autoriale che li ha resi famosi: la contrapposizione tra due talenti differenti e complementari in cui la vena gestuale ed empatica del più scaltro Ficarra trova un perfetto contraltare nella posatezza del sognante Picone.
Facendo ammenda di ciò che l’avvocato al soldo del boss non diceva al suo interlocutore, Salvo e Valentino scrivono (insieme a Fabrizio Cestaro, Nicola Guaglianone e Fabrizio Testini) e dirigono, con la maggiore libertà concessagli dalla piattaforma televisiva, due storie fra loro speculari. Avevamo già apprezzato il plot della precedente serie Incastrati incentrato sulla mafia, mentre oggi, con Sicilia Express, i due guitti siciliani si concentrano sulla piaga della precarietà lavorativa che costringe i siciliani a trasferirsi al nord per trovare impiego, in un Paese dove il divario fra il mezzogiorno e il settentrione è ancora accentuato, nonostante le promesse e gli spot della politica.
Ficarra & Picone
Il duo palermitano con questo ultimo lavoro coglie ancora nel segno, affidandosi a un espediente narrativo fantastico: un portale che, attivato in modo inatteso all’interno di dinamiche familiari, riesce ad azzerare le distanze, non solo fisiche ma anche culturali, fra Milano e la Sicilia (questa volta il capoluogo etneo). Abbandonata la struttura thriller-comedy, la serie vira verso la commedia fantastica di ambientazione natalizia. Due infermieri, impiegati in un nosocomio milanese, devono subire le angherie di un primario aguzzino (Sergio Vastano), calabrese trasferitosi al nord che incarna, satiricamente, la peggiore assimilazione settentrionale. I due protagonisti faticano a gestire un rapporto matrimoniale a distanza con le due mogli (Barbara Tabita e Katia Follesa), che vivono a Catania. Da qui una narrazione che si dipana attraverso una serie di gag riuscite e i soliti equivoci, che vedono i nostri protagonisti gestire in maniera dapprima maldestra questo inaspettato dono, magicamente celato in un cassonetto dell’immondizia (emblema di un altro dei problemi che affliggono la Sicilia: la gestione dei rifiuti) che azzera le attese infinite e i disguidi dei viaggi in aereo per spostarsi da Catania a Milano, e ritorno.
Il resto del cast di contorno, affidato ad altri volti noti della commedia come Max Tortora (Presidente del Consiglio), Jerry Calà (Ministro dell’Interno), Enrico Bertolino, Giorgio Tirabassi e ai caratteristi siciliani come Adelaide Massari e Angelo Tosto, appare all’altezza di questa storia che diverte e ci fa riflettere, fino a un finale spiazzante, in cui finalmente avviene l’attesa catarsi nei confronti dei personaggi più sgradevoli della storia, alcuni confinati in un Aldilà, di fulciana memoria.
Carmelo Franco
Cinema
La banda muta di Alessia Bottone
“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega- che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.
Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista- dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia.
Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto, sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.
Guarda l’intervista alla regista
Cinema
Rosa Elettrica la nuova serie targata Sky
Nei panni di una giovane agente sotto copertura alle prese con scelte più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta è la protagonista di ROSA ELETTRICA, eroina per caso al centro del nuovissimo thriller on-the-run targato Sky Original dall’8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.
Prodotta da Sky Studios e Cross Productions e diretta da Davide Marengo (Un’estate fa, Il cacciatore, Notturno bus), la serie – in sei episodi – adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi (2007, edito da Sellerio Editore Palermo).
Sinossi
Al centro della storia Rosa, giovane agente del programma protezione testimoni, incaricata di scortare Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare, interpretato dal co-protagonista Francesco Di Napoli. Quando scopre che qualcosa nell’operazione non torna, Rosa rompe la catena di comando e fugge con lui: da quel momento entrambi diventano bersagli, costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Accanto a Maria Chiara Giannetta (L’amore e altre seghe mentali, Blanca, Don Matteo) e Francesco Di Napoli (Hey Joe, Romulus, La paranza dei bambini) anche Elena Lietti (Il sol dell’avvenire, Il Miracolo, Anna), che interpreta il vicequestore Antonella Reja, diretto superiore di Rosa, pronta a tutto per mettere alla prova la sua giovane recluta; Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, Mare Fuori) presta il suo volto a Nunzia Serafino, insospettabile boss del clan Incantalupo detta “Mamma Camorra”; Pasquale Esposito (Ripley, Hotel Portofino, Gomorra) interpreta Saro Incantalupo, boss latitante da oltre vent’anni che siede al vertice del clan omonimo. E ancora Federico Tocci (C’è ancora domani, La casa degli sguardi, Speravo de morì prima) nei panni di Carlo Morano, collega e amico fedele di Rosa, e Francesco Foti (Il Cacciatore, I Leoni di Sicilia, Un’estate fa) in quelli di Paolo D’Intrò, Sostituto Procuratore di Napoli, figura di spicco della lotta contro la criminalità organizzata.
Il soggetto di serie è stato elaborato da Giordana Mari con Giampaolo Simi e Vittorino Testa. Alla sceneggiatura Giordana Mari, a capo di una writers’ room tutta al femminile che include anche Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero.
Guarda il trailer
Guarda l’intervista all’attore Francesco Foti che interpreta il sostituto procuratore D’Intrò
Cinema
Marsala, Mille volti una storia
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