Cinema
Cala il sipario sulla 3^stagione di “Un Professore”
Si è chiusa con un successo travolgente la terza stagione di “Un Professore”, la serie che ha saputo riportare i grandi dilemmi della filosofia greca e moderna nel caos quotidiano di un liceo romano. Tra lacrime, colpi di scena e l’immancabile ironia di Dante Balestra, l’ultimo episodio ha sigillato un percorso di crescita che ha tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori.
Un finale tra etica e sentimento
Il fulcro dell’ultima puntata è stato, ancora una volta, il difficile equilibrio tra scelte razionali e impulsi del cuore. Dante Balestra (Alessandro Gassmann) ha dovuto affrontare una delle sue sfide più grandi, non solo in cattedra ma nella vita privata. La sua filosofia del “dubbio come motore del mondo” si è scontrata con la necessità di prendere posizioni definitive riguardo al suo legame con Anita (Claudia Pandolfi) e al suo ruolo di padre.
Simone e Manuel: l’evoluzione di un legame
Il pubblico ha seguito col fiato sospeso l’evoluzione del rapporto tra Simone e Manuel. La loro dinamica, che fin dalla prima stagione ha rappresentato il cuore emotivo della serie per le generazioni più giovani, ha trovato in questo finale una risoluzione matura. La sceneggiatura ha evitato facili scorciatoie, preferendo mostrare la complessità di un affetto che supera le definizioni etichettate, celebrando l’accettazione di sé e dell’altro.
I nuovi “filosofi” della 6ª B
Non sono mancati i momenti dedicati agli studenti. Ogni personaggio ha trovato una piccola “catarsi”:
- Viola ha finalmente abbattuto i muri del suo isolamento.
- Mimmo ha dovuto fare i conti con il proprio passato, offrendo uno spunto di riflessione sociale sulla redenzione e sulle seconde possibilità.
- Rayan e gli altri hanno dimostrato che le lezioni di Dante non sono state solo teoria, ma strumenti per interpretare la realtà.
Perché “Un Professore” continua a convincere? La risposta risiede nella capacità di rendere Socrate, Kant o Nietzsche compagni di banco. La serie è riuscita a nobilitare il genere “teen drama” inserendolo in una cornice intellettuale mai pedante, dove la scuola non è solo un edificio, ma un laboratorio di umanità.
Cosa ci riserva il futuro?
Sebbene il finale abbia chiuso molti cerchi, restano aperti alcuni spiragli che fanno già sognare i fan per una quarta stagione. La Rai non ha ancora rilasciato conferme ufficiali, ma i dati d’ascolto e l’impatto sui social suggeriscono che il viaggio di Dante Balestra sia tutt’altro che concluso.
Per ora, ci resta l’immagine di una classe che ha imparato a pensare con la propria testa, consapevole che, come direbbe Dante, “la filosofia non serve a trovare le risposte, ma a farsi le domande giuste”.
Guarda l’intervista al regista Andrea Rebuzzi
Cinema
La banda muta di Alessia Bottone
“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega- che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.
Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista- dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia.
Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto, sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.
Guarda l’intervista alla regista
Cinema
Rosa Elettrica la nuova serie targata Sky
Nei panni di una giovane agente sotto copertura alle prese con scelte più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta è la protagonista di ROSA ELETTRICA, eroina per caso al centro del nuovissimo thriller on-the-run targato Sky Original dall’8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.
Prodotta da Sky Studios e Cross Productions e diretta da Davide Marengo (Un’estate fa, Il cacciatore, Notturno bus), la serie – in sei episodi – adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi (2007, edito da Sellerio Editore Palermo).
Sinossi
Al centro della storia Rosa, giovane agente del programma protezione testimoni, incaricata di scortare Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare, interpretato dal co-protagonista Francesco Di Napoli. Quando scopre che qualcosa nell’operazione non torna, Rosa rompe la catena di comando e fugge con lui: da quel momento entrambi diventano bersagli, costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Accanto a Maria Chiara Giannetta (L’amore e altre seghe mentali, Blanca, Don Matteo) e Francesco Di Napoli (Hey Joe, Romulus, La paranza dei bambini) anche Elena Lietti (Il sol dell’avvenire, Il Miracolo, Anna), che interpreta il vicequestore Antonella Reja, diretto superiore di Rosa, pronta a tutto per mettere alla prova la sua giovane recluta; Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, Mare Fuori) presta il suo volto a Nunzia Serafino, insospettabile boss del clan Incantalupo detta “Mamma Camorra”; Pasquale Esposito (Ripley, Hotel Portofino, Gomorra) interpreta Saro Incantalupo, boss latitante da oltre vent’anni che siede al vertice del clan omonimo. E ancora Federico Tocci (C’è ancora domani, La casa degli sguardi, Speravo de morì prima) nei panni di Carlo Morano, collega e amico fedele di Rosa, e Francesco Foti (Il Cacciatore, I Leoni di Sicilia, Un’estate fa) in quelli di Paolo D’Intrò, Sostituto Procuratore di Napoli, figura di spicco della lotta contro la criminalità organizzata.
Il soggetto di serie è stato elaborato da Giordana Mari con Giampaolo Simi e Vittorino Testa. Alla sceneggiatura Giordana Mari, a capo di una writers’ room tutta al femminile che include anche Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero.
Guarda il trailer
Guarda l’intervista all’attore Francesco Foti che interpreta il sostituto procuratore D’Intrò
Cinema
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