Cinema
I film restaurati di Venezia Classici
enienti da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo.
Dichiara il Direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera: «Anno dopo anno, il programma di Venezia Classici si propone di acquisire una sempre maggiore apertura, da un lato verso i grandi capolavori e i maestri indiscussi della storia del cinema, e dall’altro spingendo alla scoperta – o alla riscoperta – di titoli e autori caduti in un cono d’ombra ingeneroso.
Il tentativo è di restituire parte della ricchezza del grande cinema, senza trascurare l’attenzione ai suoi generi, come testimoniano ad esempio i quattro titoli italiani della nostra selezione: si va da un fondamentale titolo del neorealismo come Roma ore 11 di Giuseppe De Santis, da tempo ormai sottratto alla sottovalutazione iniziale, a una perla ritrovata del cinema di genere nostrano come Lo spettro che Riccardo Freda firmò con lo pseudonimo di Robert Hampton, passando per le due diverse ma altrettanto interessanti declinazioni della commedia all’italiana: Il magnifico cornuto di Antonio Pietrangeli, con un magnifico Ugo Tognazzi, e Ti ho sposato per allegria, il film che Luciano Salce diresse portando al cinema, con Monica Vitti protagonista, l’omonimo testo di Natalia Ginzburg. Il restauro ha consentito a Cinecittà di reintegrare due sequenze tagliate dalla censura, che si credevano perdute.
La stessa varietà di generi e registri si ritrova nei film che provengono invece dagli Stati Uniti: il genere quintessenziale del cinema americano, il western, è rappresentato da una delle sue espressioni più riuscite, ovvero Quel treno per Yuma di Delmer Daves, ma anche da quella declinazione insolita e musicale diretta e orchestrata da Hugo Fregonese nel suo Il marchio del rinnegato. Il genio comico di Jerry Lewis esplode irresistibile in uno dei suoi film meno conosciuti ma più divertenti, Il delinquente delicato. Meritevole di doverosa rivalutazione è infine il film di Joseph L. Mankiewicz, quell’Amaro destino che vede un grande Edward G. Robinson nei panni di un banchiere italo-americano.
Co-produzione tra USA e Gran Bretagna è invece uno dei capolavori di Stanley Kubrick, Lolita, che questo geniale autore trasse dallo scandaloso romanzo di Vladimir Nabokov, affidando a James Mason e Sue Lyon i ruoli principali.
Ben rappresentato è anche il cinema europeo, con il primo film di Manoel de Oliveira, Aniki-Bóbó, e quel Destino cieco di Krzysztof Kieślowski che è stato un formidabile prodromo per il celeberrimo Decalogo. Il giovane Pedro Almodóvar torna a Venezia con lo spudorato Matador, mentre a chiudere la pattuglia europea ritorna uno dei capolavori di Marcel Carné, Il porto delle nebbie, il film con Jean Gabin e Michèle Morgan premiato alla Mostra del Cinema del 1938.
Spostando lo sguardo verso est, incontriamo Bashu, il piccolo straniero, il film diretto nel 1989 da Bahram Beyzai che è uno dei film iraniani più amati dagli spettatori del suo paese, per spostarci poi in India con Due ettari di terra di Bimal Roy, uno dei capolavori del cinema indiano degli anni Cinquanta, caratterizzato da una chiara ispirazione neorealista.
Infine, l’Estremo Oriente: dal Giappone arrivano La chiave di Kon Ichikawa, torbido e morboso film tratto dal romanzo di Jun’ichirō Tanizaki che anni dopo ha ispirato anche Tinto Brass per l’omonimo suo film, e il sontuoso Kwaidan di Masaki Kobayashi, che vedremo in una versione integrale fino a questo momento inedita. E poi, il film più recente della nostra selezione, lo straordinario Vive l’amour di quel maestro indiscusso del cinema che è Tsai Ming-liang, di ritorno a Venezia dopo che conquistò il Leone d’oro nel 1994.»
Sarà il regista Tommaso Santambrogio (Taxibol, Gli oceani sono i veri continenti) a presiedere la Giuria di studenti di cinema che – per il dodicesimo anno – assegnerà il Premio Venezia Classici per il miglior film restaurato. La Giuria, composta da 24 studenti, ognuno indicato dai docenti dei diversi corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari, potrà altresì premiare il miglior documentario sul cinema presentato all’interno della Sezione.
La sezione Venezia Classici si tiene dal 2012 alla Mostra. Curata da Alberto Barbera con la collaborazione di Federico Gironi, Venezia Classici presenta inoltre una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori.
Questo l’elenco completo dei restauri di Venezia Classici selezionati per l’82. Mostra:
VENEZIA CLASSICI
MATADOR
di PEDRO ALMODÓVAR (Spagna, 1986, 102’, colore)
restauro: Video Mercury Films
BASHÚ, GHARIBEH KOUCHAK (BASHU, IL PICCOLO STRANIERO)
di BAHRAM BEYZAI (Iran, 1986, 120’, colore)
restauro: Roashana Studios con il supporto dell’Institute for the Intellectual Development of Children and Young Adults (KANOON) – presentato da mk2 Films
LE QUAI DES BRUMES (IL PORTO DELLE NEBBIE)
di MARCEL CARNÉ (Francia, 1938, 92’, B/N)
restauro: Studiocanal e la Cinémathèque française con il supporto di Centre national du Cinéma et de l’image animée e di CHANEL
3:10 TO YUMA (QUEL TRENO PER YUMA)
di DELMER DAVES (USA, 1957, 92’, B/N)
restauro: Sony Pictures Entertainment
ANIKI-BÓBÓ
di MANOEL DE OLIVEIRA (Portogallo, 1942, 72’, B/N)
restauro: Cinemateca Portuguesa – Museu do Cinema
ROMA ORE 11
di GIUSEPPE DE SANTIS (Italia, 1952, 105’, B/N)
restauro: Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale
LO SPETTRO
di RICCARDO FREDA (Italia, 1963, 95’, colore)
restauro: Severin Films
MARK OF THE RENEGADE (IL MARCHIO DEL RINNEGATO)
di HUGO FREGONESE (USA, 1951, 81’, colore)
restauro: Universal Pictures
KAGI (LA CHIAVE)
di KON ICHIKAWA (Giappone, 1959, 107’, colore)
restauro: Kadokawa Corporation
PRZYPADEK (DESTINO CIECO)
di KRZYSZTOF KIEŚLOWSKI (Polonia, 1981, 123’, colore)
restauro: DI Factory
KAIDAN (KWAIDAN – STORIE DI FANTASMI)
di MASAKI KOBAYASHI (Giappone, 1965, 183’, colore)
restauro: Toho
LOLITA
di STANLEY KUBRICK (USA, 1962, 153’, B/N)
restauro: The Criterion Collection, Warner Bros.
HOUSE OF STRANGERS (AMARO DESTINO)
di JOSEPH L. MANKIEWICZ (USA, 1949, 101’, B/N)
restauro: Walt Disney Studios, The Film Foundation
THE DELICATE DELINQUENT (IL DELINQUENTE DELICATO)
di DON MCGUIRE (USA, 1957, 101’, B/N)
restauro: Paramount
IL MAGNIFICO CORNUTO
di ANTONIO PIETRANGELI (Italia, Francia, 1964, 124’, B/N)
restauro: Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Compass Film
DO BIGHA ZAMIN (DUE ETTARI DI TERRA)
di BIMAL ROY (India, 1953, 120’, B/N)
restauro: Film Heritage Foundation – India, The Criterion Collection
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA
di LUCIANO SALCE (Italia, 1967, 102’, colore)
restauro: Cinecittà S.p.A.
AIQING WANSUI (VIVE L’AMOUR)
di TSAI MING-LIANG (Taipei, 1994, 119’, colore)
restauro: Taiwan Film and Audiovisual Institute
VENEZIA CLASSICI – DOCUMENTARI SUL CINEMA
In Concorso
MATA HARI
di JOE BESHENKOVSKY, JAMES A. SMITH
USA / 93’
ELVIRA NOTARI: OLTRE IL SILENZIO
di VALERIO CIRIACI
Italia, USA / 90’
LOUIS MALLE, LE RÉVOLTÉ
di CLAIRE DUGUET
Francia / 65’
MEMORIA DE LOS OLVIDADOS
di JAVIER ESPADA
Spagna, Messico, USA / 102’
MEGADOC
di MIKE FIGGIS
USA/ 107’
BOORMAN AND THE DEVIL
di DAVID KITTREDGE
USA / 112’
HOLOFICTION
di MICHAL KOSAKOWSKI
Germania, Austria / 102’
SANGRE DEL TORO
di YVES MONTMAYEUR
Francia, Regno Unito / 85’
THE OZU DIARIES
di DANIEL RAIM
USA / 139’
Cinema
C’era una volta l’Odissea
L’ Odissea di Omero è uno dei grandi capolavori della letteratura occidentale e un testo fondamentale. Il poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero e composto probabilmente tra il IX e l’VIII secolo a.C., racconta il lungo viaggio di Ulisse, o Odisseo, verso Itaca dopo la guerra di Troia.
A differenza dell’Iliade, centrata sulla guerra e sul valore degli eroi in battaglia, l’Odissea è il poema dell’intelligenza, dell’astuzia, della curiosità e della capacità di sopravvivere alle prove.
Il regista
Il noto regista britannico Christopher Nolan ha girato 13 lungometraggi nel corso della sua carriera tra cui Inception, Oppenheimer e Odissea che è un film epico d’azione, girato in diverse parti del mondo, che utilizza una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX 70 mm, che si può apprezzare completamente soltanto in 20 cinema sparsi in tutto il mondo, nessuno in Italia. 
Le difficoltà logistiche
Colpisce sapere che per le riprese del film è stato approntato un ponte aereo nell’isola di Favignana per il trasporto di una pesantissima attrezzatura cinematografica. E’ stata allestita una nave capace di navigare, realizzata secondo una tecnica antica con materiali originalissimi; gli attori hanno dovuto imparare a usare i remi e le vele.
Il parere dei critici
I critici nei confronti di questo film si sono sbizzarriti e divisi alla ricerca di originali chiavi di lettura nell’opera di Omero. Alcuni concordano nell’affermare che questo kolossal è da considerare un traguardo del cinema moderno, dotato di un grande senso di concretezza.
Il suono
Il suono è curatissimo, qualcosa di straordinario con gli effetti della pioggia battente, lo scafo che si scricchiola, lo schiocco delle vele e la tempesta improvvisa con il cambio dei venti. Lo spettatore viene catapultato in mare quasi in un sogno improvviso. Il regista Cristopher Nolan con questo film intende raccontare un’epoca in cui gli uomini sono incapaci di dominare la natura, e riprende un grande e profondo messaggio di Omero.
La scena delle sirene e Polifemo
Splendida la scena delle sirene che stregano i naviganti, poco convincente il gigante Polifemo che è rappresentato come un vecchio pastore abbruttito. Più di un critico ha accostato Polifemo a un film giapponese sulla sia di Godzilla, con creature enormi e distruttive. Manca nel film la classica frase a cui siamo tutti abituati: “Come ti chiami chiede Polifemo ad Ulisse ed egli risponde Nessuno!”
Il ritorno a casa di Ulisse
Alla fine nel racconto di tutti i racconti, Nolan non è riuscito a cogliere la poesia e gli spunti colti da Omero. Secondo il giornalista Corrado Augias nella lacerata coscienza di Ulisse c’è un cruccio, lo scrupolo, il pentimento di avere distrutto la civiltà troiana, una grande civiltà, se pensiamo che Virgilio fa discendere Roma dalla civiltà di Enea. Il ritorno a casa di Ulisse, dopo lo sfiancante assedio di Troia, non è dei più facili, tra sirene, Polifemo e Circe…
Il successo di Nolan
Prodigioso figlio del cinema british (non solo regista ma anche attore, produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, fotografo, montatore), Nolan ha cavalcato gli ultimi 26 anni con una serie di successi planetari (Memento, The Prestige, Batman Begins, Il Cavaliere oscuro – il ritorno, Inception, Interstellar, Oppenheimer), legando il suo stile ad una personalissima gestione del tempo e dell’inquadratura.
La legge degli dei
Odissea si rivela uno specchio brutale e consolatorio dei nostri tempi, ricordandoci che nessuno torna mai davvero uguale dai propri viaggi. In Odissea è molto presente il tema della colpa, in questo modo Nolan reinterpreta il mito di Omero. Per Nolan la legge degli dei è infranta dal Cavallo. Il regista con quest’opera cinematografica ci regala un pezzo della nostra epoca.
Gli achei (i greci) dell’Iliade, dell’Odissea, tutta la civiltà greca si basava su ospitalità, viaggio, nostoi (ritorno a casa), struggente nostalgia su lunghe navi con giorni e giorni di navigazione…
Il film è stato definito un’opera tragica e necessaria: l’Odissea è il film del nostro tempo!
Ecco una delle domande che ci pone il regista:
“Come sono diventati gli uomini del nostro tempo, cosa stanno cercando… Le cose perdute non ritornano, è un messaggio contro le guerre che stanno distruggendo la nostra civiltà. Occorre la pace è urgente e necessaria”… Tre ore di cinema, di sangue e polvere che fanno riflettere e sognare lo spettatore. Noi che viviamo immersi nelle grandi tecnologie iperconnesi giorno e notte abbiamo perduto l’umanità, ci siamo abituati alle guerre e alla morte di bambini innocenti…
Nolan modernizza Omero è lo rinterpreta?
Alcune variazioni narrative sorprendono e funzionano, altre ribaltano aspettative consolidate. Il film è stato girato in Islanda, in Grecia, in Marocco e in Scozia. I luoghi che hanno stregato il pubblico di ogni parte del mondo sono Favignana, Lipari, e le isole Eolie. Il film è così immenso che lo voglio rivedere un’altra volta, allo Science Museum Imax Theatre di Waterloo. Solo qui potrò provare l’emozione del fim visto con la tecnologia IMAX 70 mm…
Odissey, USA – Grand Bretagna; 2026 (Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya (172’)
Giuseppe Maurizio Piscopo
Cinema
La tragedia di Lampedusa; rip Cristiano Giamporcaro
Lampedusa, muore sub falciato dalle eliche di un gommone con a bordo due turisti milanesi
Tornava ogni anno a Lampedusa con le sue macchine da presa per un film costruito nel tempo. Ma ogni volta non rinunciava alle immersioni, com’è accaduto sabato pomeriggio nelle acque cristallite dell’isola, fra Punta Sottile e Cala Francese, a poche decine di metri dalla riva, dove un gommone nelle mani di due turisti milanesi lo ha falciato uccidendolo sotto gli occhi della fidanzata. Finisce così la vita di un regista di 29 anni, Cristiano Giamporcaro, esperto con gli obiettivi anche sott’acqua, ligio alle regole, il pallone dei sub bene in evidenza, come ha ripetuto la sua ragazza che aveva nuotato con lui fino a pochi minuti prima della tragedia. Stanca, appena sulla spiaggia, ha intravisto l’arrivo del gommone a tutta velocità. A bordo un uomo e una donna, due turisti sessantenni da anni con casa a Lampedusa, proprietari del mezzo, adesso distrutti anche loro dal dolore, pentiti di quella che viene considerata da tanti una bravata.
Come dubita l’assessore alla Salute, Aldo di Piazza, medico del Poliambulatorio: «È certo che le misure di sicurezza impongono di procedere a passo d’uomo sotto i 200 metri dalla riva, senza sfrecciare planando…». L’isola che ha vissuto tante tragedie del mare legate all’emigrazione e all’assalto dei disperati su barconi fatiscenti piange adesso un ragazzo che va via con i suoi sogni, lasciando nella disperazione la madre, Marina Castiglione, professoressa all’università di Palermo, linguista e filologa con radici e affetti a Caltanissetta. Partita appena avvertita con il marito Ruben Giamporcaro per abbracciare il figlio frattanto trasferito all’obitorio di Porto Empedocle. Il corpo sabato è stato recuperato dalla Capitaneria di porto, mentre i carabinieri hanno sequestrato il gommone intimando alla coppia di non lasciare l’isola. Le indagini in corso per omicidio nautico, coordinate dalla Procura di Agrigento, dovranno chiarire se il filmaker è morto sul colpo, anche se si ventila l’ipotesi che l’elica del gommone gli abbia tranciato un braccio con un disastroso dissanguamento. Ma questo dovrà chiarirlo l’autopsia. Addolorato anche il sindaco Filippo Mannino che raccomanda cautela ai turisti presenti sull’isola: «Occorre prestare massima prudenza, sia in mare che sulla terraferma. Le vacanze devono essere fatte all’insegna della sicurezza, solo così ci si può divertire e rilassare».
Si aumentano adesso i controlli delle motovedette in una domenica intristita dalla notizia, mentre la fidanzata e i genitori della vittima seguono il corpo anche loro verso Porto Empedocle. Increduli, ripensando alla festa di pochi giorni fa. Un modo per brindare ai 60 anni della professoressa, che in passato è stata vicesindaco di Caltanissetta e che per l’occasione ha donato ad amici e parenti un libretto sui suoi «dodici lustri» dedicata anche allo studio dello zolfo. Un verso riemerge dagli scatti e dai filmati che anche Cristiano inquadrava: «C’è qualcosa che ci avvolge e ci stritola dentro i nostri sogni». Un’amara osservazione che inquieta anche gli amici della Strada degli Scrittori, l’associazione con cui la professoressa collabora da tanti anni e con cui Cristiano ha realizzato un video sulla casa di Andrea Camilleri a Serradifalco, il paesino dove nel 1943 era sfollato con la famiglia.
Flash richiamati anche da Ivan Scinardo, direttore della sede siciliana del Centro sperimentale di cinematografia dove Cristiano si era diplomato nel 2022: «Era tanto bravo che un mese fa lo avevano richiamato per seguire i nuovi allievi come tutor». Una bravura indiscussa soprattutto per il saggio del diploma, il documentario dal titolo pasoliniano «La ricomparsa delle lucciole». Presentato al «Festival dei Popoli 2023» e successivamente inserito fuori concorso al «Sole Luna Doc Film Festival 2024». Un racconto sul paesaggio dell’entroterra siciliano attraverso lo sguardo di un bambino di dieci anni e di un anziano pastore intrecciando memoria, territorio e vita quotidiana. Un po’ seguendo le tracce materne nelle ricerche sulla lingua e sul dialetto. Impegno e sogni stritolati in acque cristalline di botto colorate di rosso.
(Fonte: Corriere della Sera. Articolo di Felice Cavallaro)
Guarda il servizio della TGR Sicilia a cura di Ernesto Oliva
Cinema
Stefano Coco e il mare di Capo Zafferano
Un lavoro per la salvaguardia ambientale
Che cosa significa oggi spendersi per il bene dell’ambiente? Per Stefano Coco vuol dire studiare, documentare, ma più di tutto divulgare.
Stefano Coco
Stefano Coco è un documentarista originario di Ustica, isola che sin da subito lo ha messo a contatto con il patrimonio ambientale del Mediterraneo, dove l’istituzione di un’area marina protetta ha contribuito alla tutela di una biodiversità oggi apprezzata e riconosciuta a livello internazionale.
È da questo legame con il territorio e con il mare che prende forma il percorso professionale di Stefano, che negli anni ha trasformato la sua passione in un lavoro, affermandosi come regista, filmmaker e operatore subacqueo. Ha collaborato con realtà come National Geographic, la RAI e diverse produzioni internazionali.
Il rapporto tra uomo e ambiente
Il suo lavoro si concentra soprattutto sul rapporto tra uomo e ambiente, raccontando attraverso le immagini le trasformazioni che stanno interessando il nostro pianeta. Dal cambiamento climatico alla pressione esercitata sulle risorse naturali, fino alle sfide affrontate dalle comunità per trovare un nuovo equilibrio con l’ambiente, i suoi progetti cercano di portare alla luce questioni spesso lontane dagli occhi del grande pubblico. Le immagini diventano così non soltanto un mezzo per raccontare ciò che accade, ma anche uno strumento per comprendere il presente e stimolare una maggiore consapevolezza e un maggiore senso di responsabilità verso l’ambiente.
Il progetto
Il progetto che Stefano ha iniziato è un’iniziativa completamente indipendente. Alle sue spalle non c’è nessun finanziamento esterno: si tratta di un’autoproduzione che porta avanti da circa un anno.
«Non avendo una committenza o dei finanziatori – ci racconta – ho molta libertà nel modo in cui racconto questa storia. È un progetto che mi appassiona molto e che considero una battaglia importante, anche dal punto di vista sociale.»
Il documentario
Il documentario è finalizzato all’istituzione dell’Area Marina Protetta nella zona di costa corrispondente a Capo Zafferano, area di forte valore naturalistico che si trova al centro del lavoro che sta portando avanti il comitato promotore che si è formato nel 2021. L’obiettivo di Stefano è quello di sostenere questo percorso grazie a un documentario. Non soltanto per mostrare a tutti la bellezza di questo posto, ma anche per raccontarne le fragilità e il patrimonio biologico. Per assemblare questo racconto, Stefano ha raccolto una moltitudine di testimonianze e interviste, affiancando le sue immagini alle voci di chi quel territorio lo vive e lo protegge ogni giorno: ricercatori, associazioni ambientaliste, pescatori e diving center.
Diving e realtà locali
«Da circa un anno sto realizzando riprese e interviste con tutte le persone che si stanno battendo per questo obiettivo. La cosa che mi ha colpito di più è stata la disponibilità di tutti: associazioni, diving e realtà locali hanno scelto di sostenere il progetto mettendosi a disposizione anche dal punto di vista logistico.»
La biodiversità
«Chi vive il mare ogni giorno si rende conto che un mare protetto si rigenera, aumenta la biodiversità, i fondali rimangono in salute e tutto questo rende il territorio ancora più attrattivo anche dal punto di vista turistico.»
La convinzione che emerge dalle sue parole è che la tutela dell’ambiente non può essere imposta, bensì ha origine dalla partecipazione di chi quei luoghi li vive e li abita.
L’area marina protetta
«Un’Area Marina Protetta funziona soltanto se è condivisa dalla popolazione. Deve nascere un legame con quel mare, un vero e proprio senso di appartenenza. Solo così si genera il desiderio di proteggerlo.»
È forse questo il messaggio più emblematico che emerge dalla conversazione con Stefano Coco. Le immagini, da sole, non bastano a cambiare il mondo, ma possono sostenere le persone a osservarlo con occhi diversi. Dal momento in cui un territorio viene conosciuto così per come è, diventa più difficile voltarsi dall’altra parte.
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