Cinema
Venice Immersive 2025
Venice Immersive è dedicata ai media immersivi e comprende tutti i mezzi di espressione creativa XR: immersive video e opere XR di qualsiasi lunghezza, comprese installazioni, haptic e mondi virtuali.
La sezione Venice Immersive dell’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, si svolge sulla Venice Immersive Island (Isola del Lazzaretto Vecchio), situata di fronte alla Riva di Corinto, al Lido di Venezia.
VENICE IMMERSIVE
In Concorso
LA MAGIE OPÉRA
di JONATHAN ASTRUC
Francia, Taipei / 25’ / installazione, virtual reality
1968
di ROSE BOND
USA / 9’ / installazione, virtual reality
LA TRISTE HISTOIRE DE LA PETITE SOURIS QUI VOULAIT ABSOLUMENT DEVENIR QUELQU’UN (THE SAD STORY OF THE LITTLE MOUSE WHO WANTED TO BECOME SOMEBODY)
di NICOLAS BOURNIQUEL
Francia, Germania, Belgio / 30’ / virtual reality
CREATION OF THE WORLDS
di KRISTINA BUOŽYTĖ, VITALIJUS ŽUKAS
Lituania / 28’ / virtual reality
FACE JUMPING
di DANNY CANNIZZARO, SAMANTHA GORMAN
USA / 25’ / virtual reality
JEONYEOK 8SI WA GOYANGI (8PM AND THE CAT)
di MINHYUK CHE
Corea del Sud / 14’ / virtual reality
THE CLOUDS ARE TWO THOUSAND METERS UP
di SINGING CHEN
Taipei, Germania / installazione, virtual reality
DARK ROOMS
di MADS DAMSBO, LAURITS FLENSTED JENSEN, ANNE SOFIE STEEN SVERDRUP
Danimarca, Germania, Taipei / 35’ / installazione, virtual reality
THE GREAT ORATOR
di DANIEL ERNST
Paesi Bassi / 40’ / virtual reality
HEARTBEAT – SON CŒUR A TROUVÉ SA CADENCE DANS LE SILENCE DES RENCONTRES
di FANNY FORTAGE
Francia / 10’ / installazione immersiva
THE BIG CUBE
di MENGHUI HUANG
Finlandia, Belgio, Cina, Portogallo / 7’ / virtual reality
MIRAGE
di NAIMA KARIM, ALEENA HANIF
Arabia Saudita, Paesi Bassi, Bosnia ed Erzegovina / 8’ / virtual reality
REFLECTIONS OF LITTLE RED DOT
di CHLOÉ LEE
Germania, USA / 40’ / installazione, mixed reality
L’OMBRE (THE SHADOW)
di BLANCA LI, EDITH CANAT DE CHIZY
Francia, Taipei / 60’ / installazione, mixed reality, performance live
ASTEROID
di DOUG LIMAN
USA, Canada / 30’ / installazione, virtual reality
THE TIME BEFORE
di LEO METCALF, MICHAEL GOLEMBEWSKI
Regno Unito / 15’ / virtual reality
DANSE DANSE DANSE – MATISSE (DANCE DANCE DANCE – MATISSE)
di AGNÈS MOLIA, GORDON
Francia / 10’ / virtual reality
LESS THAN 5GR OF SAFFRON
di NÉGAR MOTEVALYMEIDANSHAH
Francia / 7’ / virtual reality
EMPATHY CREATURES
di MÉLODIE MOUSSET
Svizzera / 10’ / installazione, virtual reality
LA FILLE QUI EXPLOSE VR (THE EXPLODING GIRL VR)
di CAROLINE POGGI, JONATHAN VINEL
Francia, Grecia / 20’ / virtual reality
BLUR
di CRAIG QUINTERO, PHOEBE GREENBERG
Canada, Taipei, Grecia / 50’ / installation, mixed reality, live performance
BLACK CATS & CHEQUERED FLAGS
di ELISABETTA ROTOLO, SIOBHAN MCDONNELL
Italia / 20’ / installazione, mixed reality, virtual reality
EDDIE AND I
di MAYA SHEKEL
Israele, Germania, Francia / 25’ / virtual reality
COLLECTIVE BODY
di SARAH SILVERBLATT-BUSER
Francia, USA / 20’ / installazione, virtual reality
ALIEN PERSPECTIVE
di JUNG AH SUH, CRISTINA RAMBALDI
USA, Italia / 15’ / installazione, virtual reality
THE GREAT ESCAPE
di JOREN VANDENBROUCKE
Belgio, Lussemburgo / 20’ / virtual reality
A LONG GOODBYE
di KATE VOET, VICTOR MAES
Belgio, Lussemburgo, Belgio / 35’ / installazione, virtual reality
IF YOU SEE A CAT
di ATSUSHI WADA
Giappone / 37’ / virtual reality
MULAN2125
di MO HUANG
Cina / 56’ / virtual reality
SENSE OF NOWHERE
di HSIN-HSUAN YEH
Taipei, Finlandia, Belgio, Portogallo, Francia / 30’ / virtual reality
Fuori Concorso
(i migliori lavori già distribuiti o presentati in altre manifestazioni dopo l’ultima edizione della Mostra)
Best of Experiences
WALL TOWN WONDERS
di IVES AGEMANS
Belgio / 30’ / mixed reality
ONE TRUE PATH, PART 1
di BALTHAZAR AUXIETRE
Francia/ 90’ / virtual reality
SUBMERGED
di EDWARD BERGER PER APPLE
USA/ 17’ / film immersivo
GHOST TOWN
di FIREPROOF GAMES
Regno Unito / 300’ / virtual reality
ADVENTURE: ICE DIVE
di CHARLOTTE MIKKELBORG PER APPLE E ATLANTIC STUDIOS
USA, Iceland / 15’ / film immersivo
ANCESTORS
di STEYE HALLEMA
Paesi Bassi / 70’ / installazione immersiva
LILI
di NAVID KHONSARI, VASSILIKI KHONSARI
USA, Regno Unito, Francia / 30’ / installazione immersiva
ON THE OTHER EARTH
di WAYNE MCGREGOR
Regno Unito / 50’ / installazione immersiva, mixed reality
THE MIDNIGHT WALK
di OLOV REDMALM, KLAUS LYNGELED
Svezia, Brasile, India / 360’ / virtual reality
D-DAY: THE CAMERA SOLDIER
di CHLOÉ ROCHEREUIL
Francia, USA / 22’ / virtual reality
CONSTANTINOPOLIAD
di SISTER SYLVESTER, NADAH EL SHAZLY
Regno Unito, Grecia/ 55’ / installazione immersiva
Best of Worlds
NATURA’S QUEENDOM di Anders Fray, Starheart
CYBERLOVE | A7 di Artsy Glitch
UNCANNY LOUNGE di Christopher Lane Davis, Rick Treweek
RITUAL di DrMorro
THE COLONY – FLAT 804 di Glory Nya
EXHIBITION ⁄ BACK SEEING di haruki_haru
WHAT IS VIRTUAL ART – VOLUME 1 di Jessien
THE REALITY OF HOPE di Joe Hunting
NEURON di Juice…
YORUTOUGE di mikkabouzu / Kikuo
FLAT EARTH di Niko Lang
EXPERIENCE di NOOTAU
POWDERGAME di Pema Malling
LIGHT AQUARIUM di phi16
BREAK 15˸ ARCANUM di PK / rekluma
VENT. di Premium²
FZMZ POINT ZERO di ReeeznD
SCALE JOURNEY di S_Asagiri
SHINONOME BALLOON di sakanaplus
DRACULA’S CASTLE di Tanner White
MIRAGE di TOKYO WAIYOZ
NEOWORLDS di Widget365
FLASHING WARNING di xlxxl
Biennale College Cinema – Immersive – Fuori Concorso
RI-LANCIA LUIGI BROGLIO (RE-LAUNCHING LUIGI BROGLIO)
di VINCENZO CAVALLO
Italia / 33’ / installazione, virtual reality
Sviluppato nell’ambito di Biennale College Cinema Immersive 9. edizione (2024/2025)
OUT OF NOWHERE
di KRIS HOFMANN, ANDREAS WUTHE
Austria, Germania / 10’ / virtual reality
HAPPY SHADOW
di PEI-YING LIN, TING-RUEI SU
Taipei / 25’ / installazione, virtual reality
MNEMOSYNE
di WUER
Cina / 35’ / installazione virtual reality
FIRST VIRTUAL SUIT
di KAZUKI YUHARA
Giappone / 35’ / installazione, virtual reality
La Giuria internazionale di Venice Immersive 2025 è composta da:
- Eliza McNitt – presidente: (USA) McNitt è una scrittrice e regista. Una pioniera nello storytelling immersivo, finalista all’Emmy Award e vincitrice del Premio Miglior VR (Storia Immersiva) alla 75. Mostra del Cinema di Venezia. Tra astronauti e astrofisica, McNitt esplora la collisione cosmica di scienza e arte. È la creatrice di Spheres, un viaggio in realtà virtuale alla scoperta delle canzoni segrete che suonano nell’universo. Un progetto realizzato con la produzione esecutiva del regista Darren Aronofsky e con un cast stellare, tra cui Millie Bobby Brown, Jessica Chastain e Patti Smith. Spheres è stata un’opera che ha fatto la storia, poiché è stata la prima acquisizione di un’esperienza VR avvenuta nella cornice del Sundance. Il suo ultimo cortometraggio, Ancestra, è stato realizzato in collaborazione con Primordial Soup (casa di produzione di proprietà di Darren Aronofsky) e Google DeepMind. È un’opera che mescola la recitazione live-action insieme all’IA generativa, raccontando la storia di una madre incinta che, per salvare la vita di sua figlia, attinge alla forza cosmica della Storia: dalle matriarche del passato fino alle stelle morenti. Le opere di McNitt sono state presentate nei principali festival del mondo: Sundance, SXSW, AFI Fest, Cannes, CPH:DOX, Tribeca, Telluride, e Venezia.
- Gwenael François: (Francia/Lussemburgo) François è un regista e produttore, nonché cofondatore dello studio Skill Lab, in Lussemburgo. Ha diretto cortometraggi e videoclip musicali che mescolano creatività e tecnologia. Per la realtà virtuale ha diretto esperienze interattive, tra cui Errances, un viaggio a bordo di un treno futuristico, con musica elettronica del genere synthwave (Fivars 2023, Siggraph 2024, Bifan 2024), e Oto’s planet, un racconto spaziale interattivo che sta facendo il giro dei principali festival (Premio Speciale della Giuria Venice Immersive 2024, Ginevra 2024, Webby Awards 2025, Canadian Screen Awards 2025). Ora sta sviluppando una nuova esperienza in realtà estesa (XR) intitolata Tachychronia: un viaggio attraverso la percezione del tempo e la ricerca dell’amore. François collabora con artisti da tutto il mondo, e sviluppa la sua creatività attraverso l’innovazione.
- Boris Labbé: (Francia) Ex-allievo all’École supérieure d’art de Tarbes e all’École de cinéma d’animation d’Angoulême, i lavori di Labbé (francese, classe 1987) hanno compiuto rapidamente il giro del mondo, sia in occasione di mostre d’arte contemporanea che di festival cinematografici internazionali o concerti audiovisivi. Il suo cortometraggio La Chute è stato selezionato per una proiezione speciale alla Settimana della Critica del Festival di Cannes nel 2018. Nel 2020 ha poi collaborato con il coreografo Angelin Preljocaj e ha firmato la scenografia video dello spettacolo Il lago dei cigni. I suoi film e le sue installazioni video hanno ricevuto una settantina di premi e riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui il Golden Nica Animation all’Ars Electronica Festival di Linz e il Grand Prix al Japan Media Arts Festival di Tokyo. Tra il 2023 e il 2024 ha sviluppato e diretto due progetti immersivi: Ito Meikyū, la sua prima opera con la realtà virtuale (prodotta da Sacrebleu Productions e Les Films Fauves) e Glass House, una scenografia video in collaborazione con il compositore Lucas Fagin (prodotta dall’Ensemble Cairn).
Nel 2024 Ito Meikyū ha ricevuto il Grand Premio Venice Immersive all’81. Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
La Giuria di Venice Immersive 2025 assegnerà i seguenti premi:
- Gran Premio Venice Immersive
- Premio Speciale della Giuria Venice Immersive
- Premio per la Realizzazione Venice Immersive
Cinema
Testa o croce? Il film di Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis
E venne il giorno in cui il “western all’italiana” smise di essere un’imitazione parodica o cinica per farsi, finalmente, western italiano. Questo passaggio avviene nel 2025, tra le paludi pontine e la polvere della Maremma in Testa o croce?, l’ultima opera di Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis. I registi, fedeli alla loro poetica che mescola documento e leggenda, calano i personaggi nell’Italia di fine Ottocento, prendendo le mosse da un evento storico che si mischia con la leggenda: la tappa romana della tournée di Buffalo Bill.
Qui, il West non è più la terra di frontiera d’oltre l’oceano, ma uno spettacolo messo in scena che prende il volto di John C. Reilly, incarnazione di un selvaggio West ormai passato di moda. Secondo la tradizione, i cowboy americani furono sfidati dai butteri locali in una gara di domatura di cavalli, e alla fine, si racconta, ebbero la meglio sui più blasonati cowboy.
La storia
Su questo innesto storico, il film costruisce un racconto romanzato d’amore e sangue. La fuga del giovane buttero Santino con una sposa francese infelice e ribelle (Nadia Tereszkiewicz) non è solo una cavalcata verso la libertà, ma un radicale cambio di prospettiva geografica: la verticalità epica dei canyon fordiani cede il passo all’orizzontalità malinconica e arcaica del paesaggio laziale e toscano, dove i protagonisti siamo noi e la nostra storia.
Santino, interpretato da un magnetico Alessandro Borghi, ne è il protagonista maschile e porta su di sé un’eredità pesante. Con il cappello calcato e gli occhi di un azzurro intenso, spesso ripresi in primo piano, rimanda inevitabilmente a Terence Hill e alle icone solitarie dello spaghetti western. Ma l’analogia si ferma alla maschera. Il buttero fuggitivo non possiede il cinismo spietato o il distacco ironico dei pistoleri di un tempo; è un uomo radicato in un’Italia violenta e ancestrale, in cui la brutalità diventa un rito di passaggio e la frontiera rappresenta un paesaggio puramente interiore. Borghi non cita il passato: è il fantasma di quel cinema che lo attraversa per portarlo verso un’indagine più radicata delle nostre radici.
Buffalo Bill
A fare da ponte ideale fra queste due realtà così diverse, c’è Buffalo Bill con la sua carica leggendaria che insegue gli amanti, e altre schegge di un immaginario western che irrompono all’improvviso: un treno preso in ostaggio dai banditi, una carneficina da parte dei soldati e le facce violente e feroci dei cacciatori di taglie.
Tuttavia, il plot asciutto e brutale è venato anche da suggestioni magiche che armonizzano le due componenti antropologiche, rendendole unica metafora del raggiungimento della civiltà attraverso la barbarie.
I dannati di Roberto Minervini
In questo senso, Testa o croce? non è un caso isolato, ma il tassello di un mosaico più ampio che sembra voler chiudere un cerchio nel nostro cinema. Lo dimostra una pellicola uscita l’anno prima, I dannati di Roberto Minervini. Seppur ambientato nel cuore della Guerra di Secessione, il film di Minervini condivide con quello di De Righi e Zoppis la medesima urgenza: smontare la retorica bellica e il mito dell’eroe per osservare l’uomo nel fango della realtà.
Entrambi i film segnano forse il ritorno definitivo del western in Italia, ma in una veste inedita. Non più genere di consumo, ma territorio d’autore; non più fuga nell’esotismo, ma scavo brutale nella nostra identità. Sarà il tempo a dirlo, ma oggi la polvere della Maremma sembra avere lo stesso peso specifico della Storia.
Carmelo Franco
Cinema
Déjà-vu in sala: plagio o citazione cinefila?
Quante volte ci è capitato di avere la sensazione di aver già visto una scena durante la visione di un film per noi inedito? Per coloro che ancora pensano si sia trattato di un semplice déjà-vu, va detto che molto spesso non si è trattato di una percezione illusoria: la storia del cinema è piena di registi che “rubano” sequenze cult girate da altri, facendole proprie e riadattandole a un diverso intreccio, in un’opera che alla fine magari riscuote anche più successo.
Quentin Tarantino
Uno degli esempi più eclatanti ci perviene da Quentin Tarantino, il quale al suo secondo film ottiene un successo planetario; eppure, proprio in Pulp Fiction, vi è un’intera sequenza che sembra la copia carbone di un’altra girata da Fernando Di Leo (uno dei registi più amati dal cineasta del Tennessee) molti anni prima. La pellicola in questione è La mala ordina, dove i due personaggi interpretati da Henry Silva e Woody Strode percorrono un corridoio, seguiti in piano sequenza, fino a giungere all’appuntamento.
Mutatis mutandis, cambiano gli attori (John Travolta e Samuel L. Jackson in luogo di Silva e Strode) e i loro personaggi, ma non il succedersi dell’azione: pure nel film di Tarantino una coppia di malavitosi percorre un corridoio, seguiti dalla macchina da presa, finché non bussano a una porta che infine si apre e li accoglie all’interno. Che Tarantino abbia voluto omaggiare il suo predecessore italiano, o che si sia trattato di un riflesso pavloviano da parte di un cultore del nostro cinema di genere, poco importa: entrambe le scene ci appaiono degne di nota e funzionali al contesto.
Brian De Palma
Ancora un acclamato regista americano è al centro di un altro “plagio d’autore”, che ha le sembianze eleganti di Brian De Palma. In The Untouchables – Gli intoccabili (1987), gli spettatori rimangono col fiato sospeso quando una carrozzina con un bambino piangente rovina lungo una scalinata durante una sparatoria. Qui De Palma ha dimostrato tutta la sua maestria nel mettere in immagini le proprie ossessioni cinefile, certamente debitrici di quella sequenza di culto girata da Sergej M. Ėjzenštejn a inizio Novecento nel suo capolavoro, La corazzata Potëmkin, in cui i soldati cosacchi irrompono sulla scalinata di Odessa facendo strage della folla inerme.
Luigi Comencini
Ritorniamo nei confini italiani per citare due pellicole appartenenti alla nostra commedia all’italiana, ma l’autore è un solo regista: Luigi Comencini. Nel 1958 Comencini dirige Mogli pericolose con un cast di tutto rispetto, in cui spicca una sequenza ambientata all’interno di un ascensore: qui sono Franco Fabrizi e Sylva Koscina a rimanere bloccati, trasformando lo spazio angusto in un palcoscenico di imbarazzi e sottili tensioni seduttive.
Quasi vent’anni dopo, il regista riprende quel medesimo schema narrativo per l’episodio L’ascensore all’interno del film Quelle strane occasioni (1976). Questa volta sono Alberto Sordi (nei panni di un monsignore) e Stefania Sandrelli a restare prigionieri della cabina proprio il giorno di Ferragosto. Chi ha visto entrambe le pellicole non può non notare come Comencini ricalchi la coreografia dei movimenti e la gestione dei silenzi, trasportando un’idea nata nel bianco e nero degli anni Cinquanta nella più smaliziata e cinica atmosfera degli anni Settanta. In questo caso, il “furto” avviene in famiglia: è un’auto-citazione consapevole dove il regista non solo riutilizza un’intuizione tecnica vincente, ma la evolve, trasformando un momento di commedia brillante in un ritratto graffiante dei vizi e delle ipocrisie dell’italiano medio.
William Friedkin
Rimanendo nell’ambito dei piccoli plagi d’autore, è impossibile non citare il debito che un colosso del cinema horror come William Friedkin deve al maestro del brivido italiano Mario Bava. In L’esorcista (1973), una delle inquadrature più famose della storia del cinema è l’arrivo di Padre Merrin davanti alla casa di Regan: l’uomo di profilo, la valigetta in mano, la luce spettrale di un lampione che taglia l’oscurità.
Questa immagine, diventata persino la locandina del film, è la copia speculare di una scena presente ne Operazione paura (1966) di Bava. Friedkin estrapola quell’estetica pittorica da un piccolo film gotico italiano per inserirla in un contesto demoniaco urbano, trasformando un’intuizione visiva altrui nel simbolo stesso del male che bussa alla porta. Anche qui, il “furto” di una sola, potente inquadratura contribuisce a creare un’atmosfera che lo spettatore sente di aver già vissuto, pur trovandosi di fronte a una storia completamente differente.
Steven Spielberg
Per chiudere questo cerchio di “memorie visive”, vale la pena menzionare come anche i più grandi successi popolari non siano immuni da questa pratica. In I predatori dell’arca perduta (1981), Steven Spielberg inserisce un’inquadratura che è un calco preciso di una scena di Ombre rosse (1939) di John Ford. Si tratta del momento in cui il personaggio di Indiana Jones, durante l’inseguimento al camion dei nazisti, passa sotto il veicolo in corsa per poi riemergere da dietro.
Spielberg non sta girando un western, eppure “ruba” quel frammento d’azione acrobatica — eseguito originariamente dallo stuntman Yakima Canutt nel capolavoro di Ford — per iniettare nel suo cinema d’avventura la stessa scarica di adrenalina del cinema classico. Ancora una volta, una singola sequenza estrapolata dal suo contesto originale e riadattata a un nuovo intreccio dimostra che il cinema, più che un’arte dell’invenzione assoluta, è fatta anche di una incessante conversazione privata tra autori che, pur non essendosi mai incontrati, sembrano parlarsi, passandosi il testimone attraverso le epoche.
Carmelo Franco
Cinema
Agnus Dei di Massimiliano Camaiti
Dopo il debutto all’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e un percorso nei principali festival internazionali, #AgnusDei di Massimiliano Camaiti arriva nelle sale italiane dal 20 aprile, distribuito da #kineadistribuzioni di Dario Cangemi. Presentato nella sezione Biennale College Cinema, Agnus Dei ha ottenuto il Premio Michel Mitrani come migliore opera prima al FIPADOC di Biarritz ed è stato premiato come miglior documentario dell’anno dall’Associazione Documentaristi Italiani.
Nel silenzio raccolto del Monastero di Santa Cecilia a Roma, il film segue il legame delicato tra le monache e due agnelli appena nati, affidati alle loro cure grazie ad una tradizione cattolica millenaria. Nei gesti quotidiani dell’accudimento si dischiude una forma di maternità inattesa, fatta di presenza, dedizione e ascolto, che attraversa e ridefinisce il senso stesso della vocazione.
Il film verrà presentato a Palermo, al cinema Rouge et Noire, lunedi 4 maggio 2026 alle 19.00.
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