Editoriali

Difendiamo i matrimoni religiosi

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È ennese la massima autorità che governa il Tribunale ecclesiastico regionale. Monsignor Vincenzo Murgano alcuni giorni fa ha esposto la sua annuale relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Ci sono tanti matrimoni che si sgretolano ma è anche vero che molte famiglie resistono nonostante le difficoltà causate dalla crisi e dalla mancanza di lavoro. Nelle due diocesi della provincia di Enna, Piazza Armerina ha un arretrato di 36 cause pendenti più nove inserite lo scorso anno, meno a Nicosia con 3 cause pendenti alle quali se ne aggiungono altre due. Nella diocesi armerina le cause concluse con sentenza sono state 13 e di queste otto con esito affermativo. Due, invece, a Nicosia ed entrambe l’esito è andato a buon fine. Se si prova ad analizzare le cause della richiesta di scioglimento del vincolo, in larga parte sono l’esclusione della indissolubilità del matrimonio e l’esclusione della prole. Quest’ultima è la più frequente. Molti analisti affermano che il divorzio è ormai entrato nella cultura della gente; subentra l’incapacità o di valutare la portata del matrimonio per immaturità o di sopportarne gli oneri. E se qualcuno pensa che introdurre una causa è cosa per ricchi, si sbaglia. Le tariffe sono stabilite dalla conferenza episcopale e, prima di avviare la causa, l’avvocato firma l’impegno a rispettare le cifre stabilite, facendo firmare il preventivo. Rimane sempre inoltre la possibilità di chiedere il gratuito patrocinio. Ma tornando alle cause, gli psicologi sono convinti che nel rapporto di coppia prevale l’egoismo personale che fa nascere incomprensioni e violenze. La crisi del matrimonio spesso si manifesta in giovane età, anche pochi mesi dopo l’unione religiosa. Ci sono anche casi di uomini che superano i 60 anni d’età lasciano moglie e figli grandi per andare con ragazze più giovani. Quando l’ex Sacra Rota annulla il matrimonio significa che davanti alla Chiesa esso non è mai avvenuto, dunque nel caso è possibile sposarsi di nuovo cristianamente. Il processo comunque è lungo e lento proprio perché la chiesa vuole vederci chiaro e non intende commettere errori. Un ruolo determinante possono assumerlo i corsi di preparazione al matrimonio, lo ha ricordato anche papa Francesco, quando ha osservato come “il Tribunale ecclesiastico debba pure uscire dai tecnicismi giuridici per trasformarsi in pastorale”. Da qui il compito dei sacerdoti impegnati ogni giorno a far nascere una coscienza di famiglia solidale, che diventi sempre più protagonista della Chiesa. In questi giorni impazza la polemica sulle dichiarazioni degli stilisti Dolce e Gabbana sul concetto di Famiglia: “La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate, e una di queste è la famiglia. E a proposito del matrimonio omosessuale, le tesi del siciliano Domenico Dolce erano state molto precise: “Siamo contro il matrimonio gay, pensiamo che ci si debba sposare in Chiesa e formare una famiglia tradizionale composta da un uomo e da una donna. Tu nasci e hai un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono quelli che io chiamo figli della chimica, i bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni”.

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