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In Evidenza

Biagio Conte: “Non vince il virus, Dio è più forte”

Enrico Alagna

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Biagio Conte, fondatore della “Missione Speranza e Carità”, va per le strade e incontra la gente. “Non diffondiamo paura, ma diamo coraggio, tenete aperto il cuore”

Biagio Conte

Biagio Conte percorre le strade del mondo con la croce addosso

“Non vince il virus, Dio è più forte. E gli uomini insieme sono più forti. Piuttosto, dobbiamo stare attenti al virus più temibile, quello dell’indifferenza, dell’egoismo“. Continua il suo cammino con la croce di legno, tra le strade del capoluogo siciliano, incontrando la gente, il missionario laico Biagio Conte, fondatore della Missione che accoglie e assiste più di un migliaio di persone in difficoltà.

“Non creiamo allarme e panico per chiuderci dentro. Per chiuderci, poi, dove? Dove ci chiudiamo? Non possiamo sbarrare il cuore e, magari, con la scusa del coronavirus, le frontiere”, aggiunge fratel Biagio imbattendosi nei passanti e anche nei microfoni di una emittente locale, Tele One, “Dobbiamo aprirci alla gente. Diffondiamo coraggio, non paura. Non sono i popoli a portare malattie. Apriamo il cuore. Ognuno di noi ha una missione. Lavoriamo insieme”.

Nelle scorse settimane ha percorso a piedi migliaia di chilometri fino a Bruxelles, attraversando città e campagne, lanciando il suo messaggio di speranza e pace e consegnando una lettera al presidente dell’Europarlamento, David Sassoli. Occorre essere coerenti, aveva scritto, “nella pace, nella verità e nella giustizia. Dobbiamo impegnarci per contribuire e rafforzare sempre più l’Unione europea, soprattutto nella solidarietà, nell’ospitalità e nell’accoglienza”.

Si tratta insomma di costruire “una giusta e stabile società” che “non può lasciare indietro i più deboli; è nostro dovere soccorrere chi si trova in difficoltà. Ogni uomo e donna è da rispettare, ha diritto di mangiare, a una casa, a un lavoro, e questo vale per ogni emarginato, emigrante, immigrato, profugo. Se non doniamo dignità e speranza “non potrà mai esserci una giusta e corretta società. Abbiamo tutti il dovere di non alzare barriere né muri”.

Cultura

La tutela dell’ambiente nella Carta Costituzionale

Giuseppe Adernò

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Iniziative della Fondazione Sorella Natura

L’assemblea del Senato si è espressa in modo unanime sul disegno di legge costituzionale che introduce all’interno della Carta la tutela dell’ambiente. E lo fa nel modo più solenne: intervenendo su uno dei primi dodici articoli, quelli contenenti i “principi fondamentali”, che finora non sono stati mai oggetto di revisione. E’ questo un passaggio così giuridicamente delicato che si è preferito aggiungere un comma piuttosto che modificare il testo originale.

All’articolo 9 della Costituzione, laddove si afferma che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” si propone con il ddl, in cui sono confluite le proposte di vari gruppi parlamentari, di aggiungere la formula: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

L’altro articolo investito per la prima volta dalla riforma è il n.41, quello in cui la Carta sancisce che “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” e si propone di aggiungere alla salute, all’ambiente”.

Al terzo comma che recita “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali” e si propone di aggiungere: “e ambientali”.

Questi piccoli “innesti” che riguardano i temi ambientali, previsti dalla riforma del ddl in corso di approvazione avranno un impatto di grande rilevanza nell’orientare le scelte legislative e di governo.

Anche se non viene esplicitato il termine ”sviluppo sostenibile”, concetto-chiave presente nei trattati europei e cardine dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, come sostiene la senatrice Alessandra Maiorino, relatrice del ddl, il concetto di “sviluppo sostenibile” è implicito nel riferimento alle future generazioni.

La tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, già esplicitata nell’articolo 117 della Costituzione, come uno degli ambiti di competenza legislativa esclusiva dello Stato, viene rinforzata dalle proposte d’integrazione al testo della Costituzione e le puntuali precisazioni costituiranno un segnale di maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica, rendendola sempre più consapevole, come sostiene anche la Fondazione Sorella Natura, che promuove una specifica azione di tutela e custodia del Creato, come si legge nel decalogo della “Saggia ecologia”: “Non inquinare l’aria, né l’acqua, né l’aria, né la terra. Esigi che la produzione ed il  progresso avvengano secondo precise linee di sviluppo sostenibile”.

Attribuire pari merito d’importanza al diritto e tutela della salute (art.32) ed al diritto-dovere della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, impegna il cittadino a qualificarsi come “amico” e “custode” del Creato, che significa: avere conoscenza e cura della Città e ”non aspettare che gli altri facciano quello che possiamo fare noi”.

Il servizio che la Fondazione Sorella Natura offre anche mediante i corsi di formazione delle Guardie Ambientali Volontarie (GAV) è orientato, appunto, a mettere in azione tutti quei principi e valori che vanno proclamati nei tavoli istituzionali di Governo e di Parlamento europeo, e che non possono restare soltanto parole, auspici e buone intenzioni.

L’iter legislativo è già avviato, occorre il voto alla Camera e nuova delibera di entrambi i rami del Parlamento.

Giuseppe Adernò

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In Evidenza

Vaccino Covid, Israele: terza dose per gli over 60

Enrico Alagna

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In Italia cresce ancora l’Rt attestandosi attorno a 1,57; l’Rt descrive il tasso di contagiosità del coronavirus Sars-CoV-2 dopo l’applicazione delle misure anti Covid. In Israele invece, assistiamo all’annuncio televisivo del Premier Naftali Bennett che apre le porte da Domenica alle terze dosi per le persone di età superiore ai 60 anni.

 

Israele ha puntato soprattutto sul vaccino Pfizer, nel panorama caratterizzato dalla variante Delta diventa così il primo paese al mondo a varare la terza dose nel ciclo di vaccinazione. “Chiamate i vostri genitori e i vostri nonni, assicuratevi che ricevano la terza dose”, le parole del premier. “La realtà dimostra che i vaccini sono sani e dimostra che proteggono dalla forma grave della malattia e dalla morte. In questo caso vale ciò che accade per il vaccino contro l’influenza, che va rifatto di volta in volta”, aggiunge.

In Israele, la terza dose verrà somministrata agli over 60 che abbiano ricevuto la seconda dose almeno 5 mesi fa: “Darà al vostro organismo una protezione fortissima. Fate la terza dose, prendetevi cura di voi e dei vostri cari”, dice il premier. Il presidente Isaac Herzog, riferisce il quotidiano Haaretz, riceverà la terza dose già questa mattina, con 2 giorni d’anticipo rispetto all’apertura della campagna. “c’è una gara tra i vaccini e la pandemia”, dice il primo ministro, evidenziando la necessità di aumentare il numero dei vaccinati per evitare nuove restrizioni. La svolta arriva poche ore dopo il parere degli esperti che hanno raccomandato la somministrazione della terza dose per le fasce più anziane della popolazione. Solo oggi, però, è stato definito il limite dei 60 anni.

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Cinema

“Il mio corpo vi seppellirà” un western borbonico!

Ivan Scinardo

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Stasera al Sicilia Film Fest la presentazione del film.

Quell’insolito “western borbonico” nel regno delle due Sicilie

Chissà se l’ingessato mondo accademico, nel rileggere la storia del brigantaggio post unitario, vorrà sempre più prendere seriamente in considerazione il ruolo determinante di tutte quelle donne che hanno combattuto a fianco dei loro uomini, per lo più contadini del sud, contro i piemontesi, responsabili di avere invaso “manu militari” il regno delle due Sicilie.

Le drude

Erano molto temute le bande di briganti i cui capi portavano con sé le loro mogli, costringendole a sopportare ritmi al limite della sopportazione umana, tra estenuanti marce, notti all’addiaccio, sempre in fuga e a nascondersi. Vestivano come gli uomini, sporche, camice e gilet, cinturoni con pistole e pugnali; facevano paura agli stessi briganti, per il loro carattere spietato.  I piemontesi le chiamavano “drude” donne di malaffare, frequentatrici di bordelli.

Il film di La Pàrola

Quelle che ci racconta il regista palermitano Giovanni La Pàrola nel suo film: Il mio corpo vi seppellirà, inserito in questi giorni nelle principali piattaforme on demand, sembrano uscite dalle matite dei disegnatori di Tex Willer e potrebbero assomigliare ai protagonisti al maschile dei capolavori cinematografici di Sergio Leone.

Un western garibaldino, lo definisce il regista: Il mio corpo vi seppellirà è un titolo ma anche l’urlo di battaglia di R, una donna apparentemente senza identità che viene salvata tra le macerie di un incendio e che progressivamente trasforma in “vendetta” la ricerca del suo passato tragico. La sua piccola odissea alla ricerca della propria identità potrebbe essere una metafora della condizione difficile e caotica del meridione, all’alba dell’Unità d’Italia, teatro delle vicende raccontate nel film”.

Le scene

Le scene, ambientante nel 1860, sembrano quelle dei western americani con le montagne rocciose e i grand canyon, e invece la troupe ha battuto i luoghi più impervi della Puglia, in location mozzafiato, tra le Murge, Fasano, la Valle dell’Inferno e la poco conosciuta grotta del Brigante, manco a farlo apposta. Macchinisti ed elettricisti, si sono dovuti imbracare per portare a 300 metri di altezza, le attrezzature e girare in una caverna.

Una delle attrici protagoniste Margareth Madè ha raccontato di avere dormito nella grotta in presenza di pipistrelli, con un’escursione termica fortissima. E’ stata un’esperienza primitiva. “Avevo partorito da sei mesi la mia prima figlia, dice la protagonista di Baarìa di Giuseppe Tornatore; è stato impegnativo andare a cavallo in gruppo, maneggiare il fucile; non ho visto nel cinema recente ruoli così”.

“Cusutu N’Coddu”

Il film di La Pàrola, trae spunto da un cortometraggio dal titolo tutto siciliano “Cusutu N’Coddu”, Cucito addosso girato dal regista palermitano nel 2012; è la storia di un sarto ambulante nella Sicilia di fine Ottocento. “Ho inserito quel personaggio in un progetto più esteso, in cui il gioco è di usare quel momento storico drammatico e pieno di ambiguità e raccontarlo in una chiave di genere”.

Il western, spiega, “è nel paesaggio e nel ritmo d’azione, ma nel film ci sono anche influenze splatter, horror, favolistiche”. Il film di riferimento principale è stato Thriller di Bo Arne Vibenius (1974), storia di vendetta di una ragazza, “per l’escalation di morti e per i personaggi che poi Tarantino ha portato nel suo cinema.  La mia idea era di partire da uomini e donne esistiti, reinventando le loro vicende in un viaggio di ricerca dell’identità”. Un film che sta riscontrando i favori della critica e del pubblico anche per un cast eterogeneo ed efficace, Miriam Dalmazio, Antonia Truppo, Margareth Madè, Rita Abela, con i cattivi e famelici Guido Caprino e Giovanni Calcagno, mentre il pupillo di Emanuele Crialese, Filippo Pucillo è il sarto, Gabriele Gallinari che veste i panni del Barone Fortunato che porta in giro la moglie incinta, Filomena, interpretata dalla brava Simona di Bella. Nel cast anche Giuseppe Schillaci e Fiodor Passeo. Tra i produttori il regista Matteo Rovere e Andrea Paris. Un film che merita di essere visto se non altro come distrazione e puro intrattenimento in un momento storico come quello attuale.

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