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Editoriali

Sentirsi giovani a 60 anni. L’evoluzione della specie

Ivan Scinardo
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C’è un brano di Paul McCartney, leader dei Beatles, scritto quando aveva appena 16 anni che ha questo ritornello: “Mi amerai ancora quando avrò 64 anni?”. Doxa, con il network Win ha coinvolto in un sondaggio mondiale sull’ Eterna Gioventù 31.890 persone in 41 Paesi. Il 40esimo compleanno è il momento in cui, in media, le persone di tutto il mondo smettono di sentirsi giovani. Tuttavia, ci sono grandi differenze tra i vari Paesi riguardo l’età in cui avviene questo cambiamento di percezione. Nelle Filippine, ad esempio, si smette di sentirsi giovani a 29 anni mentre in Italia a 60 anni. Ma le persone dichiarano che inizieranno a sentirsi vecchie molto dopo rispetto a quando smettono di sentirsi giovani. E gli over 65 dicono che inizieranno a sentirsi vecchi quando saranno ancora più maturi. Due terzi delle persone in tutto il mondo credono che la società non si prenda abbastanza cura degli anziani né dei giovani. Vilma Scarpino, ad di Doxa e Presidente di WIN, ha dichiarato all’Eco di Bergamo: «L’invecchiamento della popolazione è una delle grandi sfide del XXI secolo. Dal nostro studio, emerge che quando siamo molto giovani, crediamo che lo saremo per un tempo molto lungo, ma man mano che passano i compleanni cominciamo a dubitare di questa ipotesi e a un certo punto smettiamo di considerarci tali. Nel mondo questo passaggio si colloca in media attorno al 40esimo compleanno, mentre in Italia si aspetta fino a 60 anni per prendere atto di questo irreversibile passaggio evolutivo. Tuttavia, «sentirsi» vecchi è qualcosa di diverso, una percezione che si instaura solo 20 anni dopo che smettiamo di sentirci giovani». Anche se siamo abituati a pensare che a 30 anni si è giovani e a 60 anni quasi anziani, la realtà di tutti i giorni ci insegna che esistono 60enni vitali e iperattivi e 30enni che sembrano autentici matusalemme. Una volta, ai tempi dei nostri nonni (ma anche dei nostri padri) le fasce di età erano molto più nette rispetto ad oggi. A 20 anni si era già ampiamente considerati adulti. Sempre attorno a quell’età era pressochè obbligatorio (almeno per le donne) sposarsi e fare figli. Per ritrovarsi poi a 35 anni con figli già grandicelli. A 50 anni, senza mezzi termini, ci si considerava già “vecchi”. Oggi i vent’anni non sono che l’appendice dell’adolescenza, si va all’università, si resta a vivere con i genitori vuoi per motivi di comodità, vuoi per scarsa disponibilità economica. A sposarsi e fare figli non si pensa nemmeno (tranne rari casi), a trovare un lavoro magari si, anche se la crisi crea grosse difficoltà e si finisce per vedersi appioppare il poco lusinghiero appellativo di bamboccioni, ma si sa la vita si è allungata e c’è tempo per tutto.

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