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Cinema

The Good Place: istruzioni per accedere al Paradiso

Giorgia Li Greci

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Ma senza andare troppo lontano, potrebbe tornarvi utile questa serie anche se state cercando di trovare un modo per cambiare qualcosa nella vostra vita o dargli un pizzico di senso. 

Per questo ho deciso di parlarne qui, senza spoiler, ma cercando di restituirvi nel modo più genuino possibile cosa lascia la visione di questa serie. E se per caso l’avete già vista, un ripasso fa sempre bene all’anima. 

The Good Place è una serie ambientata in quello che comunemente viene immaginato come Paradiso. Inizia con il risveglio di Eleonor nel Good Place, lo spazio utopico in cui finiscono tutte le persone che hanno totalizzato un punteggio positivo, determinato dalle buone azioni fatte nella vita terrena.

Nella vita terrena Eleonor non era affatto un buon esempio e capisce subito che la sua presenza nella parte buona è frutto di un errore. Tace e nasconde l’equivoco per paura di finire nella parte cattiva (si vedrà anche quella), provando in tutti i modi a reinventarsi come una persona eticamente buona per poter rimanere nella parte buona. Lo farà grazie ai suoi compagni di avventura il cui legame, puntata dopo puntata, tesserà la trama di una serie che indaga sull’etica, su cosa siano il bene e il male, sull’essenza delle giuste scelte e infine sul senso della vita.

Sono temi complessi di cui si riesce a captarne l’essenza in modo naturale, nonostante le risposte vengano ricercate nella filosofia di Aristotele, Kant e tanti altri. The Good Place si assapora in modo leggerissimo imparando, tra una puntata e un’altra, una lezione sull’etica e sulla morale umana. La serie affronta il senso della vita e anche quello delle nostre scelte che ci identificano come buoni o cattivi, ma ancor di più, fa riflettere sulle regole etiche del mondo in cui viviamo.

La regola per essere buoni in modo assoluto non esiste

L’accesso al Good Place è regolamentato da un sistema a punti: più buone azioni fai più ne accumuli per accedervi. Ma viviamo in un mondo in cui ogni scelta, anche quella più ingenuamente buona, può favoreggiare inconsapevolmente dei meccanismi considerati cattivi. Pensate ad esempio all’idea di voler mangiare un avocado al posto di una fetta di carne, con lo scopo di voler attuare un comportamento giusto per salvaguardare una specie animale.

Eppure questa scelta, per quanto possa sembrare eticamente corretta, favorisce un altro circolo indirettamente nocivo, perché la coltivazione dell’avocado è causa di sfruttamento della popolazione e dell’ambiente. Così la morale è che, inconsapevolmente, anche mangiare un avocado rappresenterebbe una scelta cattiva. Anche non fare alcuna scelta potrebbe determinare conseguenze spiacevoli per qualcun altro. Dunque, secondo questo meccanismo diventerebbe davvero difficile chiedersi quale sia la scelta giusta da compiere per essere buoni in modo assoluto.

Il determinismo

Nella serie si parla molto di determinismo, quella concezione filosofica che si contrappone al libero arbitrio, per cui ogni scelta è necessariamente causata. Ma allora quale sarebbe il senso di vivere la vita facendo scelte basate non sugli ideali ma sulla paura delle conseguenze? Si finirebbe a voler diventare buoni soltanto per ricevere approvazione da un sistema che ha dettato delle regole impossibili da controllare, perché di fatto lo stesso sistema che definisce un punteggio positivo o negativo in modo assoluto è sbagliato.

La vita non può essere considerata come un esame a punti

La serie ci insegna che in verità non esiste nessuna regola per essere buoni in modo assoluto. Come dice Michael, uno dei protagonisti più amati della serie, quello che conta non è che le persone siano buone o cattive, ma quanto cerchino di essere migliori oggi più di quanto non lo siano state ieri. Quindi non esiste un modo per essere buoni in modo assoluto, ma piuttosto esistono gli ideali in cui credere e lottare, correndo anche il rischio di sbagliare. Una regola però esiste, fare del bene è un’azione che non deve avere un’aspettativa di ritorno, se fai del bene devi farlo senza secondi fini.

Le seconde opportunità possono renderci migliori

The Good Place ci insegna che è possibile ricominciare da zero. Ogni persona può avere la chance di cambiare e diventare migliore, se le viene data l’opportunità di farlo. Non si nasce buoni o cattivi, molto spesso è il contesto a condizionarci e determinarci come tali. Il sistema dell’aldilà verrà rivoluzionato dai protagonisti che si batteranno affinché chiunque possa avere una seconda chance. Quanti errori vengono commessi senza comprendere fino in fondo il perché? Quante volte si sbaglia senza neppure capire di averlo fatto? Un protagonista della serie ad esempio viene giudicato come cattivo per aver commesso dei crimini. Si penserebbe che sia eticamente giusto condannarlo come colpevole. Ma la causa delle sue azioni è determinata dal contesto di povertà in cui è nato. Naturalmente è giusto pagare le conseguenze dei propri errori, ma sinceramente, quanto è difficile riuscire ad essere buoni in un contesto in cui per sopravvivere ti è stato insegnato che l’unica via è commettere crimini? Non sempre si hanno gli strumenti per capire quali siano le conseguenze delle nostre azioni ed essere giudicati per l’azione senza tener conto del contesto è ingiusto. Per questo The Good Place insegna il prezioso dono delle seconde opportunità, ovvero poter ripetere un’esperienza, ma avendo gli strumenti per una comprensione etica dell’errore, per poter agire diversamente, in modo migliore. In questo insegnamento entra in gioco anche il potente ruolo dell’amicizia. I protagonisti della serie finiranno per migliorarsi e lo faranno proprio in virtù della loro amicizia nata nell’aldilà. L’affetto e il supporto delle persone amiche ci aiutano ad essere persone migliori con il loro buono esempio. 

La felicità non è il vero happy ending

Tutti pensiamo al Paradiso come un posto determinato dalla felicità. Eppure, vedremo nella serie, che anche la felicità moltiplicata all’infinito non riuscirà ad appagare le anime dei protagonisti.  Del resto, immaginate di poter sempre  avere tutto quello che desiderate, per ogni giorno della vostra vita all’infinito. Vivere sempre e solo con la certezza della felicità non è la risposta al senso della vita. Come dirà Ipatia “Quando la perfezione dura per sempre ti va in pappa il cervello”. Ed eccoci così giunti alla fine, al senso della vita, che non viene riconosciuto nel concetto di felicità. Cosa manca per sentirsi appagati, per permettere alle nostre esistenze, persino nell’aldilà, di sentirsi realizzate? Una fine, l’esistenza di un ulteriore spazio ignoto che porterà finalmente i protagonisti dell’aldilà ad apprezzare ogni singolo istante del presente, spingendoli a superare i propri limiti.

Si arriva così all’essenza di tutto, il tutto che, seppure ultraterreno, ha necessariamente bisogno di una sua fine per la sua realizzazione. Fine che in qualche modo vedremo avere una continuità nel ricongiungimento con l’universo. Questa parte però la capirete solo vedendo tutta la serie. Così come capirete, alla fine di ogni cosa, che lasciare andare è il più grande atto di amore (spoiler: quando finirete la serie piangerete).

Questa serie vi darà la forza di essere migliori e di aiutare gli altri ad esserlo. 

Cinema

Totò Cascio, la gloria, la prova e il suo Nuovo C. Paradiso

Ivan Scinardo

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Totò Csscio e Felice Cavallaro

Totò Cascio e la sua rinascita

Nell’ambito degli appuntamenti di “Libri in piazza” organizzati dalla “Strada degli scrittori” nell’ambito del progetto Global Learning III ideato dal Consorzio universitario Empedocle di Agrigento.
Dopo il successo dell’incontro in presenza al liceo classico di Agrigento  per la presentazione del libro di Mario Avagliano Sciuscià, paisà e segnorine, il 5 maggio, a Ribera, al cine-teatro “Lupo”, è stato presentato il libro: La gloria e la prova di Salvatore Cascio, il piccolo Totò del celebre film Nuovo Cinema Paradiso.

Ivan Scinardo

Il libro, pubblicato da Baldini+Castoldi, è stato presentato da Felice Cavallaro, giornalista e scrittore, direttore della “Strada degli scrittori” e da Ivan Scinardo, direttore della sede Sicilia del  Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, alla presenza dello stesso autore che in queste ultime settimane sta girando tutt’Italia proprio per presentare questo libro scritto con Giorgio De Martino (e con la prefazione di Giuseppe Tornatore è la postfazione di Andrea Bocelli).

L’incontro, coordinato da Salvatore Picone dello staff della “Strada degli scrittori”, è stato introdotto dal sindaco di Ribera Matteo Ruvolo, dal presidente Ecua Nenè Mangiacavallo e da Antonia Triolo, dirigente dell’istituto “F. Crispi”.

Nel corso della manifestazione, sono intervenuti gli alunni dell’istituto, che hanno realizzato un bel collage di immagini tratte dai film a cui ha partecipato Totò Cascio e l’orchestra da camera del Conservatorio “Toscanini” di Ribera diretto dal Maestro Alberto Maniaci.

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Cinema

Lo sciacallo di Dan Gilroy, e il giornalismo spettacolo

Ivan Scinardo

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Lo sciacallo di Dan Gilroy (2014)

“Se fatti cruenti e sanguinosi non accadono, basta farli accadere” è il motto di un ladruncolo che, trovandosi per caso sul luogo di un incidente stradale decide di riprenderlo in tutti i suoi particolari più cruenti.

Quando vede che dei reporter free-lance lo stavano già facendo decide di intraprendere quella carriera e iniziare così a inanellare successi di audience. E’ la sua produttrice che intuisce le sue potenzialità e lo spinge sempre più a osare.

Lo scenario del film è la notte, passata tutto il tempo dall’uomo, un bravo Jake Gyllenhaal, che, come uno sciacallo, attende la tragedia per filmarla.

L’ascolto della radio della Polizia

Si mette in ascolto delle comunicazioni radio della Polizia in attesa che succeda qualcosa. Ottimo esordio alla regia per Gilroy, che sceglie di mostrarci il lato più cinico e meschino del fotoreporter in chiave moderna, ponendo al centro della vicenda un ragazzo venuto dal nulla con un passato di disprezzi e umiliazioni.

I punti di forza del film oltre alla regia e alla sceneggiatura anche la fotografia di Robert Elswit e la colonna sonora di James Newton Howard.

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Ci vediamo la scena del colloquio in cui Lou Bloom l’attore Jake Gyllenhaal fa il colloquio a Rik, Rizwan Ahmed, conosciuto anche come Riz MC,  un attore e rapper britannico di origini pakistane che lo assume come suo assistente

 

 

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Cinema

L’inventore di favole di Billy Ray (2003)

Ivan Scinardo

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L’inventore di favole di Billy Ray, un racconto onirico del giornalismo

Quinto Potere, Prima Pagina o Dentro la notizia, potrebbero essere i titoli dei film che più si avvicinano alla sceneggiatura di questo film che racconta la storia vera di Stephen Glass, un giovane di 23 anni entrato come redattore nell’autorevole rivista di politica e cronaca, The New Republic dopo un percorso da freelance in riviste del calibro Rolling Stone, Harper’s e George.

Alla metà degli anni 90, gli articoli di Glass avevano fatto di lui uno dei giovani giornalisti più ricercati di Washington, ma una strana catena di eventi bloccò dall’oggi al domani la sua brillante carriera.

Il protagonista del film L’inventore di favole è l’attore Hayden Christensen

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MymoviesMymovies

Andrea Chirichelli su Mymovies scrive: “Ne L’inventore di favole parla non sono della ascesa e della caduta di uomo, ma anche e soprattutto della libertà di stampa.

Colpisce anche l’etica nel giornalismo, valore essenziale, ma spesso dimenticato, in un mondo dominato dalla comunicazione”.

“L’America costruisce molti miti ed altrettanto facilmente li distrugge. Epifanica di questo processo è la storia di Stephen Glass, giornalista di grande successo agli inizi degli anni 90′, caduto giustamente in disgrazia alla scoperta che buona parte dei suoi “scoop” erano inventati di sana pianta”.

L’inizio del film

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