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Religione

50 anni dalla COMMUNIO ET PROGRESSIO

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Istruzione pastorale  sugli strumenti della Comunicazione Sociale

Porta la data del 23 maggio 1971  l’Istruzione Pastorale “Communio et progressio”  pubblicata per  disposizione del Concilio Vaticano II  in occasione della V Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Per meglio approfondire il ruolo dei comunicatori cattolici,  in occasione di un incontro regionale dei Presidenti UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana), della Sicilia,  il consulente ecclesiastico Don Paolo Buttiglieri, ha illustrato  i segni epocali di cambiamento ed ha  aperto lo scrigno prezioso della “Communio et progressio” ricco di profetiche enunciazioni  che risultano ancor oggi attuali e significative per meglio comprendere e dare attuazione concreta alla “politica delle comunicazioni sociali” oggi dominata dal Web.

Il documento pontificio, articolato in tre capitoli con introduzione e conclusione,  prende in esame gli strumenti di comunicazione: stampa, cinema, radio, televisione, ed oggi possiamo aggiungere i social e l’universo del web,  indirizzandone le finalità verso  la comunione  e il progresso della società.

Nel testo sono condensati i principi dottrinali e i suggerimenti operativi per un’azione pastorale  efficace e funzionale al cammino di fede, che coinvolge l’uomo nella sua esperienza esistenziale.

La comunicazione sociale,  si legge nel testo,  tende a far sì che l’uomo, moltiplicando gli scambi vicendevoli, raggiunga una maggiore consapevolezza nell’impegno comunitario della vita” che coinvolge diverse persone  e “gli strumenti della comunicazione possono certamente dare un grande apporto al rafforzamento delle relazioni umane”.

E’ necessario che vengano rispettati i valori morali e sociali che qualificano le relazioni umane, perché nell’atto comunicativo si concretizza un gesto di “donazione”, di trasmissione di notizie, di informazioni e di idee.

“Dare voce a chi voce non ha” è  un’espressione di carità, di attenzione e di rispetto verso gli altri, senza strumentalizzazioni e secondi fini.

All’art. 17 solo elencati come “requisiti di  ogni comunicazione:  la sincerità, l’onestà, la veracità.”, considerati come fattori essenziali che afferiscono alla “moralità” della singola persona e dell’intera comunità civile.

Nella seconda parte,  il documento prende in esame  il contributo delle comunicazioni sociali  al progresso umano, e nei due capitoli vengono analizzati gli influssi delle comunicazioni nella società al fine  della formazione dell’opinione pubblica.

Analizzando gli ambiti dell’educazione, della cultura,  e delle espressioni artistiche  si evidenzia come  gli strumenti della comunicazione assumano  oggi un ruolo sempre più esteso e determinante per la diffusione delle  attrezzature  audio-visive, le registrazione sonore e visive, gli apparecchi radiofonici e televisivi,  sono diventati ordinari sussidi didattici degli insegnanti ed oggi possiamo aggiungere le nuove tecnologie informatiche dell’universo di internet che invade i social ed una “comunicazione globale”.

Come recita la preghiera del giornalista, le comunicazioni sociali investono oggi la cultura contemporanea e influenzano le masse. Le notizie, infatti,  “possono costruire e distruggere, orientare e disorientare, rendere felici e infelici”.

Le espressioni artistiche: il cinema, il teatro, l’uso prudente della  pubblicità   contribuiscono  oggi a migliorare  il tenore di vita, ma sono indispensabili  gli interventi di formazione dei comunicatori e l’Ucsi si prefigge appunto di offrire tale servizio per un’informazione efficiente, di qualità e di verità, in contrapposizione  a quella approssimativa e faziosa o alle fake news che si diffondono sempre più .

La formazione non può limitarsi soltanto  all’ambito  tecnico, ma  deve investire  anche la sfera culturale, Proprio perché  i mezzi di comunicazione sono al servizio dell’umanità, “i comunicatori devono sentire l’impegno di servire l’uomo; tale disponibilità al servizio potrà nascere soltanto in coloro che cercano di comprendere e di amare veramente l’uomo”. La bellezza della  professione dei comunicatori, infatti, “è orientata all’essere apportatrice di sempre nuovi benefici alla società”.

Il documento prende in esame  nello specifico anche  i compiti e i doveri  dei “comunicatori” e dei “ricettori”.

Sono elementi e segni di qualità professionale la capacità del dialogo, il saper rispondere ai bisogni  degli altri e  il  soddisfare le esigenze oneste del pubblico, l’attenzione all’osservazione alla verifica dei fatti, come suggerisce il tema della 55^ giornata delle Comunicazioni sociali “Comunicare incontrando le persone come e dove sono”. Consumare le suole delle scarpe e raccontare la vita vera”.

E’ dovere dei comunicatori “non solo attenersi alla verità dei fatti, ma dare risalto, con i loro commenti, a quelli più importanti e significativi, spiegarne il significato, metterne in luce i rapporti e i nessi di causalità.

Al paragrafo 75 si legge: “Coloro che trasmettono le notizie sono obbligati, per dovere di ufficio, ad una tensione continua e ad una ininterrotta osservazione del mondo esteriore, stando sempre alla finestra aperta sul mondo, vincolati a scrutare i fatti, gli avvenimenti, le opinioni, le correnti d’interesse e di pensiero”.

Il Magistero della Chiesa raccomanda  di “essere fedeli alla  vocazione intellettuale ed artistica” e poi ancora di  “tenere presente nello stesso tempo il formidabile potere, che tale vocazione comporta, di condurre cioè gli uomini alla felicità e al progresso, e di coglierne i gravi doveri, che ne derivano”

 Sono queste le  regole e i principi dai quali non si deve mai derogare  per assicurare all’esercizio della professione di giornalisti e comunicatori la valenza di servizio pubblico e  di promozione sociale, garanzia di un reale progresso civile e morale.

L’Istruzione, preparata della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, presieduta da Mons. Martin G. O’Connor, Arcivescovo di Laodicea di Siria, coinvolge anche i “ricettori” delle notizie, disponibili ad  istaurare un “vero e autentico colloquio”, non accettando le notizie in modo passivo, ma imparando a saper selezionare con prudenza e spirito critico  le notizie.

La legislazione deve anche garantire al cittadino il pieno diritto di critica pubblica nei riguardi di tutta la gestione dei mezzi di comunicazione,.

La libertà di stampa e di comunicare, riconosciuta dall’art. 21 della Costituzione , sollecita “un responsabile autocontrollo” e citando il Concilio Vaticano II viene ribadito che “la libertà umana deve essere , con tutte le forze, rispettata e difesa”. Si sollecita ancora  “la necessità di leggi che proteggano la libertà di comunicazione e il diritto all’informazione perché l’una e l’altro siano salvaguardati da pressioni di ordine economico, politico, ideologico che ne possono impedire il libero esercizio”.

Devono essere inoltre salvaguardate dalla legge la fama, la dignità e i valori culturali degli individui e dei gruppi e  dovrà essere garantita  la libertà religiosa nell’uso di questi strumenti.

Anticipando quanto  verrà dichiarato dalla Carta di Treviso del 5 ottobre 1990, documento che disciplina i rapporti tra informazione e infanzia, a tutela dei diritti dei minori,   l’Istruzione pontificia  dichiara  che “le disposizioni legislative, con tutta la loro forza, dovranno difendere i giovani dai gravi danni di ordine psicologico e morale, che essi possono ricevere da certe trasmissioni, con pericolo di traumi permanenti”.

Anche la produzione di film e le trasmissioni televisive  dedicate ai ragazzi vengono suggerite come opportune e necessarie.  C’era una volta la “Tv dei ragazzi”, oggi la pluralità di canali e di strumenti social non consente il controllo e la guida selettiva adatta alle esigenze evolutive dei ragazzi e dei giovani.

I bambini di oggi, sono indifesi davanti alla dittatura dei social. Gli adolescenti di oggi rappresentano la prima generazione digitale, ed il 96,6% di essi  dichiara di possedere uno smartphone e l’88,8% ha un computer.   Inoltre il 69%  trascorre la giornata su Instagram e WhatsApp ed ha  un profilo social falso, confermando così, come nell’era liquido-moderna, l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.

Nei quattro capitoli della  terza parte dell’Istruzione  viene tracciato il percorso dell’apporto dei cattolici alla comunicazione sociale, orientata alla “trasmissione dei valori dello spirito”, alla dignità della persona, alla ricerca del bene comune.

Si evidenzia inoltre, la necessità dell’assistenza pastorale necessaria per un compito così  impegnativo e difficile. La necessità di una “guida spirituale” ed il costante richiamo alla dottrina sociale della Chiesa e ai valori dell’uomo qualificano la professione dei comunicatori nell’espletare un servizio alla società

Con saggezza e lungimiranza la Commissione pontificia, aprendo spiragli di grande profezia,  raccomanda che: “I genitori e gli educatori, i sacerdoti e i dirigenti delle associazioni cattoliche non esitino a indirizzare verso una delle professioni della comunicazione sociale quei giovani che dimostrino di avere una spiccata inclinazione e siano provvisti delle necessarie qualità intellettuali”, utilizzando anche borse di studio  e finanziamenti per la formazione tecnico-culturale degli aspiranti alla professione di giornalisti.

Il messaggio profetico enunciato cinquant’anni fa : “I sacerdoti  i religiosi e le religiose dovrebbero saper seguire attentamente il sorgere della sensibilità e dell’opinione pubblica per sintonizzarsi con il modo di reagire della gente di oggi, giacché l’annuncio della Parola di Dio deve essere rivolto ai nostri contemporanei e le comunicazioni sociali offrono un validissimo contributo a tale annuncio” ha avuto realizzazione durante  l’imprevisto lockdown e la crisi pandemica e le Chiese chiuse sono diventate un segno di   presenza e  di vicinanza  alla gente mediante i media e i canali social.

Oggi  persino la “dottrina”    viene  insegnata e trasmessa mediante l’uso del “Videocatechismo”, disponibile anche sulla piattaforma LearningGod.

Si ritiene che la conoscenza dei fondamenti della fede debba essere maggiormente vicina al gusto estetico e alla contemplazione audiovisuale. L’occhio e lo spirito, come afferma Merlau-Ponty sono fortemente coinvolti in un dialogo stretto tra capacità critica e interpretativa. Il Videocatechismo, inoltre ha un ruolo essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Il dialogo fra la Chiesa e il mondo  ha dimensioni universali e impegna a “saper leggere i segni del tempo”  e i bisogni del mondo contemporaneo.

Riguardo ai singoli strumenti di comunicazione: la stampa, il cinema, le trasmissioni radiofoniche e televisive, gli spettacoli teatrali, nel documento ne vengono elencati  i pregi e i rischi , indicando le strategie opportune per indirizzarli al comune traguardo del miglior bene della singola persona e dell’intera comunità.

La conclusione dell’Istruzione pastorale precisa alcune direttive teoriche e pratiche  di ordine generale

Precorrendo i tempi è stato scritto: “con il progresso scientifico e con l’evoluzione della tecnologia, che ha lanciato i satelliti artificiali, non mancherà molto che tutta l’umanità riceverà contemporaneamente radiocronache e telecronache da tutto il mondo. I suoni e le immagini potranno essere registrate in svariatissimi ricevitori e riprodotti a volontà con intento culturale o ricreativo, favorendo cosi un più stretto collegamento fra gli uomini, un aumento della cultura e il rafforzamento della pace.”

L’auspicio di un progresso annunciato viene oggi concretizzato, ma spesso  vengono  usate le false monete di apparenti conquiste civili, che di fatto negano e uccidono la “dignità dell’uomo che ha la vocazione di essere figlio adottivo di Dio”.

Alla concezione cristiana della vita,  che comporta dei principii immutabili, fondati sul messaggio d’amore, nel quale s’identifica il “lieto annuncio” evangelico  si contrappone nella prassi della modernità  la cultura laica dominata dal relativismo imperante che pervade interamente le sfere della vita sociale.

L’ esortazione finale di  rendere gli strumenti della comunicazione veramente utili al progresso dell’uomo e alla gloria di Dio condensa il titolo dell’Istruzione “Communio et progressio”, approvata dal Papa Paolo VI , il quale ha indirizzato “con immensa fiducia lo sguardo al futuro”,  per tessere la trama della Storia orientata verso la “promettente  nuova era spaziale delle comunicazioni sociali”.

Giuseppe Adernò

 

 

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Giovani

Il Giubileo dei giovani

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La spianata di Tor Vergata è tornata a riempirsi come nelle grandi occasioni. Più di un milione di giovani hanno partecipato alla cerimonia di chiusura del Giubileo, accompagnando il Papa in un abbraccio collettivo che ha trasformato Roma in capitale della fede e della speranza. L’arrivo e la partenza in elicottero hanno sottolineato la dimensione straordinaria dell’evento, ma è stata soprattutto la folla a dare il senso della portata storica della giornata.

Papa Leone XIV chiude il Giubileo dei Giovani: “Siate inquieti, siete vivi”

Con un tono diretto e coinvolgente, Leone XIV ha invitato i ragazzi a non accontentarsi di vite piccole o ripiegate su sé stesse. “Aspirate a cose grandi, ovunque siate – ha detto –. Non abbiate paura dei vostri sogni e delle vostre inquietudini. Siete inquieti? Siete vivi”. Parole che hanno subito suscitato un boato di applausi, confermando la capacità del Pontefice di parlare al cuore dei giovani con semplicità e forza.

Vicini ai coetanei in guerra
Il pensiero del Papa è andato anche ai ragazzi che non hanno potuto essere presenti, perché travolti dalla violenza dei conflitti. “Siamo vicini ai giovani ucraini e a quelli di Gaza – ha dichiarato –. La loro sofferenza è la nostra sofferenza, il loro dolore è il nostro dolore”. Un messaggio che ha assunto il valore di un monito politico e spirituale insieme, richiamando il mondo adulto alla responsabilità verso le nuove generazioni.

Meloni: “Parole potenti”
La premier Giorgia Meloni, presente all’evento, ha sottolineato la forza del discorso pontificio. “Faremo tesoro delle sue potenti parole – ha detto – perché parlano a un’Italia che deve tornare a credere nelle energie dei giovani”. Un commento che conferma come il Giubileo non sia stato soltanto un momento religioso, ma anche un fatto sociale e politico di primo piano.

Roma sotto i riflettori
Il sindaco Roberto Gualtieri ha espresso grande soddisfazione per l’organizzazione: “Roma ha mostrato il suo volto migliore. La città ha retto a una sfida imponente, con oltre un milione di persone in movimento e nessun grande problema”. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha ringraziato forze dell’ordine e vigili del fuoco per lo “straordinario spirito di servizio”. L’immagine che ne esce è quella di una capitale capace di ospitare eventi globali senza cedere al caos.

Una comunità che guarda avanti
Il Giubileo dei Giovani si è chiuso con una sensazione diffusa di fiducia. Molti partecipanti hanno raccontato di sentirsi parte di una comunità più ampia, capace di superare i confini nazionali e le differenze culturali. Nelle testimonianze raccolte, le parole più ricorrenti sono state “speranza”, “coraggio” e “futuro”. L’incontro ha rafforzato la convinzione che i giovani non siano semplici spettatori del presente, ma protagonisti attivi di un cambiamento possibile.

Un’eredità da coltivare
Il messaggio lasciato da Leone XIV non è stato solo un incoraggiamento spirituale, ma una traccia concreta da seguire. Invitare i ragazzi a vivere l’inquietudine come segno di vitalità significa rovesciare una percezione negativa in una forza positiva. Per la Chiesa, questo Giubileo rappresenta l’inizio di una stagione di rinnovamento, in cui i giovani diventano il motore di nuove forme di fede e di impegno sociale.

Fonte: https://italia-informa.com/giubileo-giovani-papa-leone-xiv-chiusura.aspx 

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Cultura

La festa estiva di Sant’Agata a Catania

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La festa estiva di Sant’Agata nel ricordo dell’896° anniversario del ritorno delle reliquie della Santa Martire  da Costantinopoli a Catania,  dopo la pausa della pandemia ha ripreso i suoi ritmi tradizionali ed ecco un ricco programma della festa estiva che intreccia  recitazione, musica, creatività  artistica.

Nella corte di Palazzo degli Elefanti sede del Municipio Catanese, alla presenza delle Autorità: S. E. Mons. Luigi Renna Arcivescovo Metropolita di Catania, Mariella Gennarino presidente del Comitato per i festeggiamenti Agatini, Federico Portoghese Commissario Straordinario della Città Metropolita, Giuseppe Arcidiacono Vice Sindaco, Cinzia Torrisi Assessore alla Cultura, Salvatore Cocina Direttore della Protezione Civile, ha avuto luogo un concerto eseguito  dall’ Orchestra da Camera Catanese diretta dal Maestro Fabio Raciti, presentando un repertorio da camera e sinfonico da Haydn a Bellini e Inni e canti dedicati alla Santa Patrona.

In apertura lo “Stans beata Agatha” composto da Paolo Cipolla nel 2009, un’ Antifona al Magnificat dei Vespri del 5 febbraio. Il testo liturgico interpretato dal Coro, ricorda il momento in cui la Martire, rinchiusa in carcere, ringrazia Gesù per averle dato la forza di resistere alle torture.

Attacchi ben calibrati e sicuri per l’ Orchestra diretta da Raciti hanno regalato ai presenti un’ interpretazione attenta e precisa nelle Sinfonie n 49 di Haydn detta ‘ La Passione’ ” e la n. 40 K550 di Mozart.

Molto toccante le Arie di Stradella Pietà Signore di me dolente interpretate dal Tenore Pietro Di Paola, il Domine Deus Rex Coelestis di Vivaldi e l Alleluja Exsultate, Jubilate di Mozart cantate dal Soprano Polacco Dominika Zamara.

Un momento è stato dedicato al Cigno Catanese Vincenzo Bellini con le Arie Vaga Luna che inargenti cantata dal Tenore e la celeberrima Casta Diva ben interpretata dal Soprano Angela Curiale.

L’ Inno popolare a Sant ‘Agata ha concluso la bellissima serata, condotta da Maria Grazia Felicioli con il grido spontaneo dei presenti di Cittadini, viva Sant’Agata.

Giuseppe Adernò

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Cultura

Discernimento e responsabilità di cattolici

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Referendum abrogativo e di indirizzo

È necessario fermarsi per pensare, per riflettere, altrimenti saremo costretti ad agire come altri decidono e pensano per noi”.

In occasione delle elezioni amministrative del 12 giugno, i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il proprio parere in merito ad alcune eventuali modifiche delle normative sulla Giustizia.

La specificità tematica del referendum, e la formulazione dei quesiti formulati, non di facile comprensione per tutti i cittadini, ha sollecitato l’Ufficio diocesano per i “problemi sociali e lavoro” a promuove un incontro di informazione e riflessione, con il titolo. “Giustizia è interesse di tutti”.

Dopo il saluto del Vicario generale Mons. Salvatore Genchi, don Piero Sapienza , direttore dell’Ufficio, ha presentato la motivazione dell’incontro, inteso come occasione per “ educare ad una cittadinanza attiva e responsabile”  in linea con i valori della Dottrina sociale  della Chiesa, che pone al centro la Giustizia, guidata dalla Sapienza , come appare dalla locandina che ripropone l’Allegoria del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti esposta nella Sala dei Nove al Palazzo Pubblico di Siena.

Con chiarezza espositiva e proprietà di linguaggio il prof. Agatino Cariola, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Catania, ha illustrato i cinque quesiti che il 12 giugno con il SI o con il NO i cittadini sono chiamati ad abrogare.

A differenza di quanto avviene in altre Nazioni, nelle quali il referendum ha carattere legislativo e rende i cittadini protagonisti attivi nella definizione di una legge, in Italia  l’istituto giuridico del referendum,  previsto dell’art. 75 della Costituzione,  ha una tipica connotazione “abrogativa” infatti “si chiede all’elettorato di esprimersi con un voto diretto su particolari proposte, con la possibilità in genere di scegliere – tra due o più opzioni predefinite”  e questa norma consente di rendere tutti i cittadini , con manifestazione plebiscitaria, attivi e responsabili nella condivisione o meno delle leggi che il Parlamento approva.

Negli anni passati i referendum non sempre hanno prodotto le auspicate aspettative dei proponenti (500mila firme o la richiesta di cinque Consigli regionali), ma diventano un segnale di attenzione per il Parlamento assumendo la connotazione di “referendum di indirizzo

Nell’analisi illustrativa dei cinque quesiti il Prof. Cariola ha dettagliatamente indicato la normativa vigente e le proposte di abrogazione o di modifica anche parziale di alcune norme.

Si propone, con il primo quesito, di abrogare quella porzione della “legge Severino” che regola l’ineleggibilità, e l’incandidabilità degli amministratori che incorrono in condanne giudiziarie sin dal primo grado di giustizia per delitti non colposi.

Nel secondo quesito si vorrebbe che venga abrogato l’ultimo inciso dell’art. 274 del Codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e precisamente la condizione di “reiterazione del reato” lasciando le altre condizioni di pericolo di fuga, inquinamento prove e uso di armi.

Per illustrare il terzo quesito il Relatore ha presentato l’iter di carriera dei Magistrati che, superando il concorso di Magistratura, possono scegliere o la funzione requirente o giudicante con la specificità del ruolo di Pubblico Ministero o Giudice.

La proposta referendaria prevede la separazione delle carriere eliminando la possibilità di transitare da una all’altra funzione, come accade oggi.

Sempre nell’ambito dell’organizzazione della Magistratura il quarto quesito propone la partecipazione degli avvocati “membri laici” a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari, mentre finora la rappresentanza degli avvocati è rimasta esclusa.

Nel quinto quesito, in merito alla Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) composto dal Presidente della Repubblica, dal Presidente della Corte di Cassazione, da 16 megaelettori e 8 avvocati nominati dal Parlamento, si propone alla composizione delle liste si possa concorrere in maniera libera e spontanea senza mediazione  e vincoli di appartenenza a schieramenti associativi della Magistratura.

Nel saluto conclusivo l’Arcivescovo Mons. Luigi Renna, apprezzando la nutrita partecipazione di pubblico nel salone dei Vescovi, ha ringraziato l’Ufficio diocesano dei problemi sociali e lavoro per la lodevole iniziativa, annunciando che  in successi incontri sarà ancora approfondito il tema della “Riforma Cartabia”  e portando l’eco dei messaggi della Conferenza Episcopale Italiana, appena conclusa, ha ribadito il ruolo dei cattolici come testimoni impegnati nella costruzione della società civile. Citando l’appello del Card. Bassetti, che nel discorso di commiato ha fatto riferimento ai giudici siciliani Falcone e Borsellino, “generatori di legalità”, ha annunciato che il prossimo 19 luglio sarà ricordato in maniera solenne il trentennale della morte del Giudice Paolo Borsellino.

l’Arcivescovo ha invitato tutti ad essere veri, attenti e vigili testimoni, luce che brilla nel buio nelle tenebre, che incombono per la caduta dei valori ed il pervasivo relativismo, che mortifica la dimensione sociale e comunitaria.

Giuseppe Adernò

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In Tendenza