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Società

Verso l’autonomia sociale. A Treno se ne discute

Vincenzo Aronica

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“Verso l’autonomia sociale”, è il sottotitolo di questo interessante tema affrontato a Trento, in occasione del festival delle famiglie. I media non hanno dato molta enfasi ai contenuti emersi dai lavori, che hanno visto la partecipazione di esperti e soprattutto di tanti giovani.

Gli organizzatori

Uno degli organizzatori, Andrea Marchesi , a margine dei lavori ha dichiarato: “I giovani devono reinventarsi, fare esperienze che mettano alla prova sul serio, devono uscire dalla zona di comfort; di contro le istituzioni devono provare ad ascoltarli con attenzione, abbandonando i criteri di valutazione e di analisi ancorati a una società che non c’è più”.

Al centro i giovani

 “Mettere al centro i giovani è una necessità di sistema”, sono state invece le parole Alessandro Rosina: “Negli ultimi anni non siamo più stati in grado di gestire i cambiamenti e abbiamo difeso il vecchio benessere invece di produrne di nuovo. Abbiamo eroso la ricchezza passata, mentre aumentava l’indebitamento, le famiglie si sono difese facendo un figlio di meno e oggi l’occupazione femminile e la fecondità hanno un rapporto diretto.

Perché ridurre le opportunità delle donne significa diminuire i tassi di fecondità, nonché aumentare la povertà dei minori, visto che le donne sono costrette a rinunciare al lavoro”. E ancora: “Fino a 15 anni fa non c’era un legame tra permanenza nella casa di origine e la disoccupazione, mentre oggi c’è, dove è più alta la disoccupazione giovanile è più alta anche la permanenza nella famiglia d’origine.  

Giovani e famiglia dunque un binomio indissolubile. La domanda spontanea è: se i possibili genitori rimangono nella condizione di figli come possono pensare di fare famiglia? I sociologi hanno dichiarato: “abbiamo desertificato i 20-30 enni. Per questo vanno “scongelati” i progetti di vita dei giovani, farli uscire dalla condizione di figli”.  

Da più voci è emersa la necessità di attuare dei percorsi che vadano a sostenere i giovani nella transizione adulta, un processo lento e complesso che inevitabilmente porterà a traumi generazionali in termini di acquisizione della consapevolezza che comunque bisogna porsi un progetto di vita  e costruire un nucleo familiare autonomo, rispetto alla famiglia d’origine!

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In Evidenza

Tutto pronto per la beatificazione del giudice Livatino

Ivan Scinardo

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La Sicilia terra di Santi, di Martiri e di Eroi è in festa per la solenne beatificazione del Giudice Rosario Livatino che avrà luogo domenica 9 maggio presso la Cattedrale di Agrigento.

La data evoca il discorso memorabile di Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi, quando il 1993 proclamò l’anatema contro la mafia.

Nella prefazione al libro “Il giudice ragazzino” che il vescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone, ha dedicato a Rosario Livatino, Papa Francesco ha scritto: “Picciotti, che cosa vi ho fatto? riuscì a domandare, prima che il suo viso fosse deturpato dai proiettili. Erano le parole di un profeta morente, che dava voce alla lamentazione di un giusto che sapeva di non meritare quella morte ingiusta”.

Per il Papa quello di Livatino è un grido di dolore e al tempo stesso di verità, che con la sua forza annienta gli eserciti mafiosi, svelando delle mafie in ogni forma l’intrinseca negazione del Vangelo, a dispetto della secolare ostentazione di santini, di statue sacre costrette ad inchini irriguardosi, di religiosità sbandierata quanto negata”.

Nel giorno della beatificazione, rendiamo grazie per l’esempio che il giudice Livatino ci lascia, per aver combattuto ogni giorno la buona battaglia della fede con umiltà, mitezza e misericordia.

Il piccolo seme ora ha dato i suoi frutti e l’intera comunità ne trae beneficio e sostegno

Il luogo del delitto

Assassinato all’età di 37 anni ad Agrigento, il 21 settembre 1990, Rosario Livatino è il primo magistrato Beato nella storia della Chiesa e San Giovanni Paolo II già nel 1993 lo definì “Martire della giustizia e indirettamente della fede

La sigla che compariva tra i suoi scritti “S.T.D.” indica le iniziali di “Sub tutela Dei” attestazione dell’atto di affidamento totale che Rosario faceva con frequenza alla volontà di Dio. Il suo “Fiat” oggi ha prodotto una grande luce sul sentiero della Giustizia e della Legalità.

Nel libro di Marco Pappalardo “Non chiamatelo ragazzino”, (Edizioni Paoline) vengono ben evidenziati i principi e di valori dell’onestà intellettuale, della correttezza, dell’irreprensibilità del giovane magistrato, che non fu “un ragazzino”, ma si è impegnato nella lotta contro la malavita e il malaffare, mandato allo sbaraglio dalle istituzioni contro l’organizzazione mafiosa de “la stidda”.

La sua lezione di vita raggiunge i giovani studenti, costretti dal Covid alla didattica a distanza, tra solitudine e incertezza per il futuro. Il suo esempio diventa testimonianza per maggiormente credere che sia possibile cambiare le cose, “Basta volerlo!”

Il giudice Rosario Livatino

Nel libro di Pappalardo, Livatino è presentato non come un eroe, ma come un uomo rispettoso della dignità degli altri e ancor più dei deboli, dei fragili, degli ultimi, considerati “scarti sociali”.

La sua scelta coerente per i valori e i principi cristiani gli è costata ieri la morte, ora la gloria della beatificazione, arricchendo la schiera dei giovani santi come Carlo Acutis, e i loro messaggi giungono al cuore dei giovani per un cammino di rinnovamento spirituale.

Le parole di Livatino: “Nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti ma credibili”, sono confermati dal suo impegno di vita professionale, nel fare bene ogni cosa e dare alle azioni comuni la valenza delle cose eccezionali.

Giuseppe Adernò

 

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Cinema

Su Rai Yoyo “Lo specchio di Lorenzo”

Ivan Scinardo

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In prima tv per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo

Sulla scia della recente messa in onda di Pablo, serie animata inglese molto apprezzata dal pubblico, su un bambino autistico e con una grande passione per il disegno, Rai Yoyo presenta venerdì 2 aprile alle 16,30 in prima tv, e in anteprima esclusiva su RaiPlay, “Lo specchio di Lorenzo”, diretto dalla giovane regista Angela Conigliaro.

Un cortometraggio animato

Un cortometraggio animato tutto italiano per Rai Ragazzi prodotto dalla società milanese beQ entertainment con il supporto della Fondazione Sardegna Film Commission e del progetto COOP autism friendly di Coop Lombardia, in onda per la XIII Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone con sindrome dello spettro autistico e delle loro famiglie.
«L’immagine comune dei disturbi dello spettro autistico è un individuo con lo sguardo perso nel vuoto, chiuso nel suo mondo impenetrabile. Per tutti coloro chiusi fuori da quel mondo è impossibile anche solo immaginare cosa si trova al suo interno.

E se fosse possibile “vedere” questo mondo impenetrabile?

E’ questa la domanda dalla quale è partita la ricerca artistica di Angela Conigliaro, anche sceneggiatrice del cortometraggio, regista emergente prima classificata al recente concorso “Animiamoci 2020” rivolto ai giovani autori di cartoni animati per la realizzazione di brevi storie sul tema delle emozioni, indetto da Videocittà, Anica Servizi e Rai Ragazzi. Un talento creativo apprezzato anche all’estero dove la regista è già impegnata nello sviluppo del suo primo lungometraggio in animazione con Nørlum, società danese coproduttrice di film come “La canzone del mare”, miglior film europeo di animazione e candidato agli Oscar.

L’animazione

E’ grazie all’animazione che è possibile entrare nel mondo di Lorenzo, il bambino di 7 anni protagonista della storia, e vedere e sentire quello che vede e sente lui. Seguendo Lorenzo, attraverso squarci di poesia animata, si può capirlo e immedesimarsi in lui.
Avvalendosi delle illustrazioni dalla forte impronta onirica di Sarah Khoury, autrice italo-francese di una serie di libri per bambini di successo che firma la direzione artistica del film, e utilizzando il colore per evidenziare le emozioni di Lorenzo, in un’alternanza tra soggettiva e visione esterna, la regista dà modo al pubblico di immergersi nel mondo emotivo del bambino.
Lorenzo osserva la realtà attraverso il suo filtro personale, riesce a “pensare per immagini”, trasformando quello che lo spaventa in qualcosa di rassicurante e tollerabile. Ed è alternando mondo immaginario e realtà che la regista riesce a raccontare le due facce dello spettro autistico: di chi lo vive da dentro e chi lo affronta dal di fuori.
Nel mondo del protagonista, fatto di volpi bianche, foreste rosa e levrieri minacciosi niente è come appare realmente, fin quando questo mondo non sarà squarciato da qualcosa di nuovo: è un piccolo specchio, attraverso il quale Lorenzo vede sé stesso e chi lo circonda, intuendo forse una possibilità di comunicare attraverso il suo riflesso, grazie all’aiuto dell’amica Sofia e del fratello “supereroe” Michele. Lo specchio perduto da Sofia diventa così la chiave per quel mondo segreto che si apre al mondo esterno e permette agli altri di vedere dentro di lui.
Il film, della durata di 13 minuti, realizzato con la consulenza scientifica di Vera Stoppioni, neuropsichiatra, e Chiara Tamburini, psicoterapeuta, del Centro Autismo Età Evolutiva della Regione Marche, è impreziosito dalla presenza di “Heroes”una delle composizioni più celebri di David Bowie e Brian Eno, interpretata da Elio. Oltre ad essere la canzone “mantra” del protagonista, il brano è rappresentativo della sua visione del fratello maggiore, inizialmente il suo unico “ponte” con il mondo esterno e quindi il suo eroe. Le musiche sono state scritte da Rocco Tanica e Diego Maggi.
«Ho aderito al progetto – ha spiegato Elio – perché la qualità è alta e perché l’autismo è ancora sconosciuto alla stragrande maggioranza delle persone. È importante che tutti conoscano la gravità e le dimensioni del problema, che si può affrontare efficacemente solo con l’aiuto di tutti».
Lo sfondo di “Heroes”, pubblicata in molte versioni, dagli Oasis agli U2, da Peter Gabriel ai Depeche Mode, a Mango, nell’ultimo album prima della scomparsa prematura dell’artista lucano, è il Muro di Berlino, ostacolo fra due amanti e simbolo della guerra fredda dove «We can be heroes, just for one day» (Possiamo essere eroi, anche solo per un giorno). Ne “Lo specchio di Lorenzo” il muro che separa il protagonista dalla realtà è molto più di difficile da abbattere. Ad oggi non c’è terapia risolutiva per l’autismo ma la diagnosi precoce e interventi appropriati possono migliorare le capacità comunicative, le autonomie individuali e sociali e la qualità della vita del bambino, dell’adolescente ma anche dei genitori. E la Giornata mondiale del 2 aprile ricorda anche la necessità che l’intera società divenga più consapevole delle caratteristiche e dei bisogni delle persone con autismo, per permetterne un’autentica inclusione.

Sinossi Fim

«Questo film – ha commentato la regista – si rivolge a tutte le famiglie che ogni giorno provano con coraggio e forza incredibili ad abbattere queste barriere, combattendo il senso di inadeguatezza, la paura del futuro incerto, la frustrazione dei numerosi tentativi falliti e gioendo di ogni piccolo progresso. È un film dedicato alle piccole vittorie, che sorprendono e fanno commuovere. È un invito a ricordare che, con la chiave giusta, qualunque porta può essere aperta».

Il libro omonimo

Il libro omonimo con le splendide illustrazioni tratte dal cortometraggio sarà in tutte le librerie dal 7 settembre, pubblicato da Il Battello a Vapore (Piemme) la cui proposta editoriale è da sempre punto di riferimento per genitori e insegnanti, grazie a libri di qualità, scritti dai più importanti autori per ragazzi. La stesura della storia sarà a cura di Gabriele Clima, scrittore vincitore del prestigioso premio Andersen, illustratore e formatore che si occupa in particolare di tematiche sociali quali il disagio, la diversità, l’integrazione, il razzismo, la discriminazione. Dagli illustrati per la prima infanzia alla narrativa per giovani adulti, Clima ha pubblicato moltissimi libri per diverse fasce d’età e i suoi libri sono tradotti in diciotto paesi del mondo.

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Cultura

“Figli delle App”, la fotografia delle nuove generazioni

Ivan Scinardo

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Il sociologo Francesco Pira intervista le nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti. Il 98% ha uno smartphone, il 68% ha un profilo falso, il 60% si sente solo

Il sociologo Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi, docente di Comunicazione e Giornalismo all’Università degli Studi di Messina, parla ai nostri figli, ai ragazzi di oggi che non sono marziani ma adolescenti e giovani pieni di speranze e carichi di fragilità.

Il libro

Nel titolo provocatorio “Figli delle App”, l’autore che si definisce “immigrato digitale e adolescente, riecheggia il ritornello della canzone di Alan Sorrenti.

“Noi siamo figli delle stelle/ Non ci fermeremo mai per niente al mondo/ Per sempre figli delle stelle/ Senza storia senza età, eroi di un sogno…” e si chiede se i figli delle App siano veramente “eroi di un sogno” o vittime del consumismo tecnologico che, come afferma Zygmunt Bauman “rischia di trasformarci in individui senza storia e identità”.

I ragazzi di oggi si muovono tra App e dimensione social, in un fluire quotidiano h24 d’interazioni, produzione di contenuti e creatività mentre, con la didattica a distanza, anche l’e-learning è entrato nella loro vita.

Il sociologo Pira

Il terzo capitolo del volume “La mia via ai tempi del Covid.” è interamente dedicato ai risultati della survey online, condotta durante il lockdown, nel periodo aprile – maggio 2020, che ha coinvolto 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori, i quali hanno risposto ad un questionario online composto da diciassette domande.

I dati

I dati evidenziano come questi adolescenti rappresentino a tutti gli effetti, la prima generazione digitale. Il 96,6% degli intervistati possiede uno smartphone e l’88,8% ha un computer. Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza ad isolarsi rispetto all’ambiente familiare.  I ragazzi appaiono sempre più dipendenti dal gruppo di pari e, durante il lockdown, hanno vissuto una forte sensazione d’isolamento, di paura e di scoraggiamento.

Appare significativo che il 69% degli intervistati ha dichiarato di trascorrere la giornata su Instagram e WhatsApp e di essere in possesso di un profilo social falso, confermando così, come nell’era liquido-moderna, l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.

Nel testo, il prof. Pira spiega come oggi si registra il passaggio da una non-comunicazione all’iper-comunicazione, alla “vetrinizzazione” dell’io ed alla sistematica manipolazione della realtà, con impatti profondi sulle dinamiche di sviluppo della società nel suo complesso.

Nella prefazione, il prof. Giovanni Boccia Artieri, Ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Urbino, evidenzia che il libro “ripercorre le tappe di evoluzione e addomesticamento delle tecnologie” e mette  a confronto generazioni diverse che si sono evolute all’interno  di ambienti sempre più tecnologici.

Nell’incontro deontologico online, promosso dall’UCSI con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, sul tema “Attualità della Carta di Treviso”, il prof. Pira ha sollecitato il coinvolgimento educativo dei genitori, che spesso con un comportamento da “adultescenti” rifiutano il controllo dei social e trascurano le responsabilità educative che competono loro, nell’evidente dicotomia tra connessione e relazione.

Dalla buona o dalla cattiva educazione della gioventù dipende un buon o un triste avvenire della società”. La citazione della frase di San Giovanni Bosco che apre il volume “Figli delle App”, rappresenta il filo motivazionale per una lettura attenta ed una responsabilità, capaci di rispondere all’emergenza educativa.

L’educazione alla cittadinanza digitale e l’uso corretto delle nuove tecnologie che trasmettano al mondo messaggi positivi e che promuovano la costruzione della società della conoscenza, contribuiranno a superare i rischi del cyberbullismo, del sexting, del revenge porn, del cutting, ed ora anche del Tik Tok, che, per gli effetti dannosi che producono, non possono essere chiamati “giochi”.

Giuseppe Adernò

(giuseppe.aderno1@gmail.com)

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In Tendenza