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Editoriali

Comportamenti a rischio, in estate attenti!

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Tempo d’estate, tempo di libertà sessuale, purtroppo, per molti giovani. Le famiglie, e i genitori in particolare in questo periodo allentano le maglie dei controlli sui figli in tema di prevenzione sessuale. L’Istituto Superiore di Sanità  denuncia il fatto che sono sempre meno i giovani che utilizzano il Telefono Verde AIDS e IST e sui temi della prevenzione aumenta la disinformazione degli utenti. Anche il test HIV non viene sistematicamente eseguito da circa la metà di coloro che chiamano, dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono costanti le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure. Si può sintetizzare così l’attività  emersa attraverso l’analisi dei circa 50 interventi di counselling telefonico che mediamente vengono effettuati ogni giorno dagli esperti di  Telefono Verde che in trent’anni di attività, ha risposto a oltre 2 milioni di domande svolgendo quasi 800 mila interventi di counselling all’interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%). Ma c’è un dato che preoccupa non poco: la disinformazione nel corso di questi trent’anni è passata dall’11,4% rilevato nel primo decennio al 13,6% rilevato negli ultimi anni. Relativamente all’HIV, per esempio, in 12 telefonate su cento effettuate da persone di tutte le età emerge ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. “Serve una maggiore consapevolezza fra i giovani nell’evitare comportamenti sessuali sbagliati perché questo ha a che fare con il loro futuro – dichiarano i responsabili del centro ascolto. Si pensi alla Clamydia che ha la più alta prevalenza tra le giovani donne tra i 15 e i 24 anni, un’infezione che può comportare conseguenze sulla salute della donna e arrecare notevoli danni alla sua fertilità”. Il Servizio, gratuito e anonimo (per il cittadino), consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG), questo grazie ad una presenza, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.

 

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Editoriali

Io dono così, lo slogan dei giovani

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E’ lo slogan con il sottotitoloGiovani che cambiano il mondo”, scelto dal  Centro di Servizio per il Volontariato di Bergamo che ospita 500 giovani volontari da tutta Italia, provenienti da 87 province diverse. Un bella iniziativa per raccontare le esperienze di dono e di volontariato con cui contribuiscono a cambiare le comunità̀ in cui vivono. Dieci temi su cui si confronteranno nei giorni 8 e 9 ottobre per produrre altrettante «Lettere all’Europa»: ambiente e vita sulla terra, giustizia e legalità, parità di genere, pace e geopolitica, salute e benessere, investire sul territorio, cultura, cittadinanza e partecipazione, scelte e opportunità, esperienza del dono. I giovani rappresentano il futuro del nostro Paese e del volontariato stesso. “Un futuro che stanno contribuendo a scrivere già oggi con le loro azioni quotidiane – ha spiegato il presidente di CSV Bergamo, Oscar Bianchi, nella conferenza stampa di lancio”. Gli ha atto eco la presidente di CSVnet, Chiara Tommasini, nel dire che essi “rappresentano un’energia vitale che tutti noi abbiamo il compito di valorizzare e rendere visibile per mostrare al Paese che esiste una quota importante di ragazze e ragazzi che si rimboccano le maniche e si prendono cura degli altri e dei beni comuni”. Osvaldo Ranica, presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca a proposito del grande raduno ha detto: “Il volontariato cambia le comunità: lo dicono le voci e le testimonianze dei tanti giovani; l’impegno sociale non è un “di cui” o un passatempo, e queste ragazze e ragazzi lo sanno bene: il loro mettersi a servizio può cambiare la vita delle persone che incontrano, può invertire una rotta che pare già segnata, può incidere sul destino di un gruppo o di un quartiere difficile”. Tante le testimonianze a favore di questa iniziativa che andrebbe replicata anche in Sicilia. Colpiscono le parole di don Cristiano Re, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo che ha sottolineato l’importanza di potersi confrontare con questi giovani volontari: “Il tema del volontariato e le azioni del volontariato non vanno date affatto per scontate. Non basta una grande tradizione per dire che l’esperienza del bene donato con gratuità che ha sempre caratterizzato la nostra terra, andrà avanti così per sempre. Ce ne stiamo accorgendo di quanto il tema della partecipazione alla costruzione del bene comune sia grandemente disertato o mosso da qualche passeggero movimento di pancia”. Come non essere d’accordo!

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Economy of Francesco

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e con una economia amica della vita, in armonia con l’ambiente e la terra”. Il santo padre era molto atteso e questa attesa si è sciolta con un grido collettivo di gioia, quando, è entrato nel Lyric Theatre di Assisi. Dopo 3 anni di incontri on line si sono dati appuntamento lì, nella città di san Francesco. Il papa ha sollecitato i giovani ad “essere protagonisti attivi cercatori di senso prima che di bene a partire dal capitale spirituale e ad impegnarsi nel mettere al centro i poveri innescando cammini nuovi a partire dai paradossi evangelici di Francesco, riferendosi al santo di Assisi”. Al termine del suo discorso il pontefice ha consegnato ai giovani tre indicazioni per proseguire su questo cammino: guardare al mondo con gli occhi dei più poveri; non dimenticarsi del lavoro manuale e incarnare le idee che si vogliono realizzare, perché le idee sono necessarie ma possono diventare trappole se non diventano “carne”, cioè concretezza. Prima di congedarsi, il pontefice ha sottoscritto un patto con i giovani, frutto del lavoro elaborato nei tre giorni di incontri. Le nuove generazioni dovranno impegnarsi a realizzare una economia di pace che rispetti l’ambiente e che metta al centro la persona. Assisi grazie a queste giornate diventa sempre più un punto di riferimento mondiale di un cambiamento possibile; gli esperti sostengono che “Economy of Francesco” può essere il luogo dove si può raggiungere la massa critica affinché le istituzioni capiscano che tipo di bisogno c’è e che nuova progettazione serve per il futuro. Molti gli spunti di riflessione emersi, riprendendo una lettera del 2019 che il pontefice scrisse  ai giovani professionisti e imprenditori, leader e premi Nobel di tutto il mondo;  “studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, che include e non esclude, che umanizza e non disumanizza, che ha cura del creato e non lo depreda”. Così il papa  invitava a progettare insieme un’economia attenta alle persone e all’ambiente, uscendo dal binomio produrre/consumare  facendo perno sull’idea di un’economia più giusta e più fraterna. Il Prof. Stefano Zamagni la chiama il nuovo strumento di civiltà, progresso morale ed economico, un processo che armonizza la Laudato Sì, Evangelii Gaudium e Fratelli tutti, che si traduce nel coraggio di toccare, abbracciare la povertà, come fece San Francesco di Assisi, che, spoglio di tutti i suoi beni per essere interamente di Dio e dei poveri, come in un gesto di rifondazione dell’essere al mondo, sognava una città fraterna senza esclusi. Il messaggio forte è: “la Chiesa vuole guidare il grande cambiamento che l’umanità reclama e che, in larga misura, sta avvenendo, esortando i giovani a correggere quei modelli di crescita oramai incapaci di garantire l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future, il lavoro inteso come servizio alla vocazione e non come schiavitù”.

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Editoriali

Famiglie in emergenza abitativa

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Un nucleo familiare su 10 utilizza per la casa una quota uguale o superiore al 40% del reddito disponibile. Lo dice un report Istat dedicato alle emergenze abitative. Un gap che pesa di più su giovani e persone sole e influisce anche sul ritardo nei pagamenti per le utenze domestiche, l’affitto o le rate del mutuo. Inoltre il 70% delle famiglie vive in abitazioni più vecchie di 30 anni: solo il 22,7% abita in immobili costruiti più di recente.

Secondo quanto riportato da Sky tg 24, ulteriore conferma delle condizioni di difficoltà, osservate per alcuni segmenti della popolazione, viene dalla percentuale di famiglie che riferiscono di essersi trovate almeno una volta, nel corso del 2021, in arretrato con il pagamento delle spese per le utenze domestiche, l’affitto o le rate del mutuo. Il ritardo nei pagamenti delle spese per la casa si associa alla loro incidenza sul reddito disponibile: la quota di famiglie in ritardo coi pagamenti è più elevata nel quinto più povero, dove il 13,5% delle famiglie è in arretrato con le utenze, il 16,3% delle famiglie che pagano un affitto è in arretrato con il pagamento e il 9,4% delle famiglie che hanno contratto un mutuo è in difficoltà con la rata.

L’affitto – si legge nel report – è più diffuso tra le famiglie meno abbienti. Nel quinto di famiglie più povere la percentuale di quelle in affitto è pari al 31,8% mentre si riduce all’11,3% tra le famiglie più benestanti. A vivere in affitto sono le famiglie di più recente costituzione, il 47,8% delle persone sole con meno di 35 anni e il 39,9% delle giovani coppie senza figli.

Dal report emerge inoltre che le famiglie residenti in Italia vivono prevalentemente in appartamento. Un dato degno di nota è che il 70% delle famiglie italiane risiede in immobili costruiti prima del 1990 e oltre una famiglia su dieci vive in abitazioni precedenti al 1950. Rispetto a questo report sembrano aumentare sensibilmente le richieste di muto da parte dei giovani che, sfruttando tutti gli incentivi previsti, vogliono comprare casa e costruire un progetto familiare. E se il 2022 porta con sé l’incertezza della guerra, gli aumenti dele bollette di luce e gas, i tassi di interesse bancari in aumento, i giovani dimostrano di essere informati sui tassi di interesse per il mutuo inseguendo le migliori offerte. Un buon segnale.

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In Tendenza