Cinema
A Lord David Puttnam l’Industry Lifetime
della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, su proposta della Direttrice Artistica, Paola Malanga.
Il riconoscimento, una delle novità che la Festa del Cinema introduce a partire dall’edizione 2025, intende omaggiare le personalità dell’industria cinematografica globale che, con la loro memorabile carriera, hanno lasciato un segno indelebile nella storia della settima arte.
Attraverso la produzione di film come Momenti di gloria, Urla del silenzio, Mission, Fuga di mezzanotte, Local Hero e Piccoli gangsters, Lord David Puttnam – una delle figure più eminenti del panorama culturale contemporaneo – si è aggiudicato complessivamente dieci Oscar®, dieci Golden Globe, venticinque BAFTA, nove Emmy e una Palma d’Oro al festival di Cannes.
L’Industry Lifetime Achievement Award sarà assegnato mercoledì 15 ottobre nel corso della serata inaugurale della Festa 2025: a consegnare il premio sarà il produttore, regista e sceneggiatore Uberto Pasolini, a lungo collaboratore di Puttnam fra gli anni Ottanta e Novanta.
LORD DAVID PUTTNAM
Geniale produttore, capace di conciliare profonda sensibilità artistica e talento imprenditoriale, Lord David Puttnam (Londra, 1941) rappresenta una delle figure fondamentali del cinema britannico e internazionale del secondo Novecento. Dopo le esperienze nel mondo della pubblicità e della distribuzione cinematografica, si dedica alla produzione sul finire degli anni Sessanta, dirigendo la Goodtimes Enterprises con Sanford Lieberson. Il primo film da lui prodotto è il sorprendente Come sposare la compagna di banco e farla in barba alla maestra (1971) di Waris Hussein, scritto da Alan Parker. Seguono il musical Il pifferaio di Hamelin (1972) del grande Jacques Demy e That’ll Be the Day (1973) di Claude Whatham, suo primo vero successo commerciale, interpretato da Ringo Starr. Negli anni successivi, Puttnam crea un sodalizio con Ken Russell, per cui produce La perdizione (1974) e Lisztomania (1975), e sfonda al botteghino con Piccoli gangster (1976) di Alan Parker. La grande svolta della sua carriera avviene l’anno dopo, con la fondazione della Enigma Productions e la produzione di un capolavoro come I duellanti (1977), esordio nel lungometraggio di Ridley Scott, premiato come miglior opera prima a Cannes. L’anno seguente è il turno del dramma carcerario Fuga di mezzanotte, ancora di Parker, vincitore di due Oscar® per la sceneggiatura di Oliver Stone e le musiche di Giorgio Moroder. Nel 1980 tiene a battesimo Adrian Lyne, che esordisce col delizioso A donne con gli amici, mentre l’anno successivo è la volta dello strepitoso successo di Momenti di gloria di Hugh Hudson, sulle vicende di due atleti britannici alle Olimpiadi del 1924, vincitore degli Oscar® per il miglior film, la sceneggiatura non originale, i costumi di Milena Canonero e l’indimenticabile e celeberrima colonna sonora di Vangelis. Contemporaneamente, Puttnam realizza una serie di documentari televisivi e nel 1983 produce un film destinato a diventare un piccolo classico del cinema britannico, Local Hero di Bill Forsyth, commedia raffinatissima sul confronto tra progresso e cultura. Dopo Cal (1984) di Pat O’Connor – che valse a Helen Mirren un riconoscimento a Cannes – arriva il momento del fondamentale Urla del silenzio di Roland Joffé, sconvolgente cronaca della tragedia cambogiana premiata con tre Oscar®. Sempre di Joffé è Mission (1986) con Robert De Niro e Jeremy Irons, Palma d’oro a Cannes, punteggiato dalla memorabile colonna sonora di Ennio Morricone. Nominato nel 1986 presidente della Columbia Pictures, Puttnam tenta di orientare la major verso film di maggiore respiro autoriale: è grazie a lui che un giovane Spike Lee può distribuire il suo Aule turbolente (1988). L’esperienza alla Columbia, breve ma significativa, conferma la sua concezione del cinema come strumento di riflessione e trasmissione culturale. Tornato nel Regno Unito, riprende l’attività della Enigma Productions con opere di rilievo quali il dramma bellico Memphis Belle (1990) di Michael Caton-Jones e la commedia Tentazione di Venere (1991) di István Szabó, interpretata da Glenn Close e incentrata sul conflitto tra ragione e trasgressione. Dopo aver segnato in profondità il cinema di tre decenni diversi, Puttnam abbandona progressivamente la produzione nella seconda metà degli anni Novanta, quando viene eletto alla Camera dei Lord nel 1997. Puttnam ha dedicato gran parte della sua attività parlamentare alla promozione di politiche per l’istruzione, alla lotta al cambiamento climatico e allo sviluppo del settore della creatività. Ha lasciato i lavori della Camera dei Lord nel 2021, continuando il proprio impegno in ambito formativo attraverso Atticus Education, una piattaforma che offre seminari audiovisivi a studenti di tutto il mondo.
Figura di riferimento per l’industria audiovisiva, è stato presidente della Film Distributors’ Association, Life President della National Film and Television School nel Regno Unito e insignito delle affiliazioni onorarie al BAFTA, al British Film Institute e alla Royal Television Society. Accanto alle sue attività professionali, Puttnam coltiva un impegno civile e umanitario di grande respiro: è stato presidente e oggi è ambasciatore di Unicef UK, Global Ambassador del World Wildlife Fund, nonché professore associato presso l’University College di Cork. Un itinerario che, in ogni sua tappa, rivela la rara capacità di intrecciare arte e impegno civile, consacrandolo come una delle personalità più eminenti del panorama culturale contemporaneo.
Cinema
Bud, Terence e l’aritmetica di un mito
Con “Non c’è 2 senza 4” Carmelo Franco racconta la coppia più amata del cinema italiano, e tutto quello che le è cresciuto intorno
Si può scrivere un saggio serio su Bud Spencer e Terence Hill senza tradirne la leggerezza? Carmelo Franco ci riesce con Non c’è 2 senza 4. Bud Spencer, Terence Hill e gli altri (Antipodes, 2026). Il libro si avvale della prefazione di Valentino Picone, che di coppie comiche se ne intende, e della postfazione di Paolo Di Fresco, avvocato e cinefilo come lui, con cui ha firmato altri due saggi: un testo affettuoso e autobiografico, che parte da un pomeriggio del 1985 al cinema Fiamma di Palermo, accanto al padre.
Il racconto
Il racconto inizia dalla fine: Botte di Natale (1994), l’ultimo film girato insieme, un tentativo tardivo di riportare in scena Trinità e Bambino, con nomi cambiati per ragioni di diritti: un insuccesso che segnò la fine di un’epoca. Da lì Franco torna indietro. Mario Girotti e Carlo Pedersoli lavorano sullo stesso set in Annibale (1959), senza mai incrociarsi in scena. Si ritrovano quasi per caso in Dio perdona… io no! di Giuseppe Colizzi e assumono i nomi d’arte con i quali sono da tutti ricordati. Infine arrivano a Enzo Barboni, che con Lo chiamavano Trinità chiude lo spaghetti western nella farsa e li porta per sempre nell’immaginario collettivo. Poi i generi cambiano, dal poliziesco alla commedia d’avventura, ma la coppia resta sempre uguale a se stessa.
La formula efficace
La tesi centrale è convincente. Totò, il comico di riferimento per tutti i colleghi a venire, assorbiva chiunque gli stesse accanto. Bud e Terence inaugurano invece una sorta di “democrazia attoriale”, una stella binaria in cui nessuno dei due fa da spalla all’altro. La formula diventa così solida da superare registi e generi: i film della coppia finiscono per fare genere a sé, e la squadra che vince non è il binomio attore-regista ma la coppia stessa, mentre dietro la macchina da presa gli autori si alternano.
Gli altri
La parte più originale del libro sta però nel suo sottotitolo: gli altri. Franco ricostruisce con gusto cinefilo la stagione dei “cloni”. Per cinque film, tra il 1974 e il 1976, Michael Coby (al secolo Antonio Cantafora) e l’americano Paul L. Smith rifanno la coppia originale. Hanno gli stessi doppiatori, Pino Locchi e Glauco Onorato, e le stesse musiche degli Oliver Onions, fino al dittico di Simone e Matteo. Da qui nasce anche il titolo del saggio. Accanto ai cloni ci sono la parodia di Franco e Ciccio, i “sequel apocrifi”, il remake di …Altrimenti ci arrabbiamo! del 2022 e un fan film come Django Undisputed. Qui si vede la formazione giuridica dell’autore: le pagine sul riciclo delle formule di successo, sospeso tra la unfair competition invocata dalle major americane e la più elastica disciplina italiana sul diritto d’autore, sono tra le più interessanti del volume.
I libri dell’autore
La produzione saggistica di Franco segue due strade parallele. Da un lato c’è una ricerca che incrocia cinema, crimine e giustizia, e in cui pesa la sua esperienza di penalista: Il cinema di mafia (2009) e Il cinema fuorilegge (2025), entrambi firmati con Di Fresco, e Giovanni Falcone al cinema (2022). Dall’altro c’è lo sguardo sul cinema popolare, a cui appartiene questo libro. Qui il volume si pone idealmente in linea di continuità con A scuola da Dino Risi. Il sorpasso e i suoi epigoni con cui condivide il metodo: un film o una coppia diventano la matrice da cui far discendere gli epigoni, e i generi sono letti come specchio del Paese. Tra i due libri corre anche un filo sottile: il giovanissimo Mario Girotti aveva esordito proprio con Risi, in Vacanze col gangster (1952), dieci anni prima de Il sorpasso. Fa invece storia a sé Ciak si gioca (2026), dedicato all’epica sportiva.
Logos
Il volume è stato presentato a Palermo nell’ambito di Logos – Parole dal Mediterraneo, a Villa Filippina. Accanto all’autore c’era Valentino Picone, che ha ripercorso le traiettorie delle grandi coppie comiche; a moderare l’incontro, Pippo Gigliorosso.
Resta, alla fine, la conclusione cui arriva lo stesso Franco: l’icona Bud & Terence non si può replicare. «La si può solo amare, citare, ricalcare».
Cinema
Ketticè, il film di Giovanni Tortorici
Dopo il debutto nella sua opera prima Diciannove, il giovane regista palermitano Giovanni Tortorici, coin Ketticè è stato molto apprezzato al festival di Locarno e da pochi giorni il film nelle sale dell’Isola dal 27 agosto, con Monica Bellucci che ha conquistato il Pardo per la miglior interpretazione.
Ketticè è prodotto da Luca Guadagnino, con il contributo della Sicilia film Commission. Il regista e sceneggiatore prosegue l’esplorazione del mondo giovanile esplorando la ricerca di sé, il distacco e il desiderio di libertà tipici dell’adolescenza.
Il film è ambientato nella Palermo del 2012.
Ci faremo raccontare la scelta e l’interpretazione dei protagonisti per protagonisti i giovani Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa, anche loro palermitani
Cinema
C’era una volta l’Odissea
L’ Odissea di Omero è uno dei grandi capolavori della letteratura occidentale e un testo fondamentale. Il poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero e composto probabilmente tra il IX e l’VIII secolo a.C., racconta il lungo viaggio di Ulisse, o Odisseo, verso Itaca dopo la guerra di Troia.
A differenza dell’Iliade, centrata sulla guerra e sul valore degli eroi in battaglia, l’Odissea è il poema dell’intelligenza, dell’astuzia, della curiosità e della capacità di sopravvivere alle prove.
Il regista
Il noto regista britannico Christopher Nolan ha girato 13 lungometraggi nel corso della sua carriera tra cui Inception, Oppenheimer e Odissea che è un film epico d’azione, girato in diverse parti del mondo, che utilizza una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX 70 mm, che si può apprezzare completamente soltanto in 20 cinema sparsi in tutto il mondo, nessuno in Italia. 
Le difficoltà logistiche
Colpisce sapere che per le riprese del film è stato approntato un ponte aereo nell’isola di Favignana per il trasporto di una pesantissima attrezzatura cinematografica. E’ stata allestita una nave capace di navigare, realizzata secondo una tecnica antica con materiali originalissimi; gli attori hanno dovuto imparare a usare i remi e le vele.
Il parere dei critici
I critici nei confronti di questo film si sono sbizzarriti e divisi alla ricerca di originali chiavi di lettura nell’opera di Omero. Alcuni concordano nell’affermare che questo kolossal è da considerare un traguardo del cinema moderno, dotato di un grande senso di concretezza.
Il suono
Il suono è curatissimo, qualcosa di straordinario con gli effetti della pioggia battente, lo scafo che si scricchiola, lo schiocco delle vele e la tempesta improvvisa con il cambio dei venti. Lo spettatore viene catapultato in mare quasi in un sogno improvviso. Il regista Cristopher Nolan con questo film intende raccontare un’epoca in cui gli uomini sono incapaci di dominare la natura, e riprende un grande e profondo messaggio di Omero.
La scena delle sirene e Polifemo
Splendida la scena delle sirene che stregano i naviganti, poco convincente il gigante Polifemo che è rappresentato come un vecchio pastore abbruttito. Più di un critico ha accostato Polifemo a un film giapponese sulla sia di Godzilla, con creature enormi e distruttive. Manca nel film la classica frase a cui siamo tutti abituati: “Come ti chiami chiede Polifemo ad Ulisse ed egli risponde Nessuno!”
Il ritorno a casa di Ulisse
Alla fine nel racconto di tutti i racconti, Nolan non è riuscito a cogliere la poesia e gli spunti colti da Omero. Secondo il giornalista Corrado Augias nella lacerata coscienza di Ulisse c’è un cruccio, lo scrupolo, il pentimento di avere distrutto la civiltà troiana, una grande civiltà, se pensiamo che Virgilio fa discendere Roma dalla civiltà di Enea. Il ritorno a casa di Ulisse, dopo lo sfiancante assedio di Troia, non è dei più facili, tra sirene, Polifemo e Circe…
Il successo di Nolan
Prodigioso figlio del cinema british (non solo regista ma anche attore, produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, fotografo, montatore), Nolan ha cavalcato gli ultimi 26 anni con una serie di successi planetari (Memento, The Prestige, Batman Begins, Il Cavaliere oscuro – il ritorno, Inception, Interstellar, Oppenheimer), legando il suo stile ad una personalissima gestione del tempo e dell’inquadratura.
La legge degli dei
Odissea si rivela uno specchio brutale e consolatorio dei nostri tempi, ricordandoci che nessuno torna mai davvero uguale dai propri viaggi. In Odissea è molto presente il tema della colpa, in questo modo Nolan reinterpreta il mito di Omero. Per Nolan la legge degli dei è infranta dal Cavallo. Il regista con quest’opera cinematografica ci regala un pezzo della nostra epoca.
Gli achei (i greci) dell’Iliade, dell’Odissea, tutta la civiltà greca si basava su ospitalità, viaggio, nostoi (ritorno a casa), struggente nostalgia su lunghe navi con giorni e giorni di navigazione…
Il film è stato definito un’opera tragica e necessaria: l’Odissea è il film del nostro tempo!
Ecco una delle domande che ci pone il regista:
“Come sono diventati gli uomini del nostro tempo, cosa stanno cercando… Le cose perdute non ritornano, è un messaggio contro le guerre che stanno distruggendo la nostra civiltà. Occorre la pace è urgente e necessaria”… Tre ore di cinema, di sangue e polvere che fanno riflettere e sognare lo spettatore. Noi che viviamo immersi nelle grandi tecnologie iperconnesi giorno e notte abbiamo perduto l’umanità, ci siamo abituati alle guerre e alla morte di bambini innocenti…
Nolan modernizza Omero è lo rinterpreta?
Alcune variazioni narrative sorprendono e funzionano, altre ribaltano aspettative consolidate. Il film è stato girato in Islanda, in Grecia, in Marocco e in Scozia. I luoghi che hanno stregato il pubblico di ogni parte del mondo sono Favignana, Lipari, e le isole Eolie. Il film è così immenso che lo voglio rivedere un’altra volta, allo Science Museum Imax Theatre di Waterloo. Solo qui potrò provare l’emozione del fim visto con la tecnologia IMAX 70 mm…
Odissey, USA – Grand Bretagna; 2026 (Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya (172’)
Giuseppe Maurizio Piscopo
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