Il suo nuovo film Dead Man’s Wire (105’) in prima mondiale alla Mostra.
Cinema
Premio al regista Gus Van Sant
Premio Campari Passion for Film
La Biennale di Venezia e Campari annunciano che è stato attribuito al regista americano Gus Van Sant (Will Hunting – Genio ribelle, Belli e dannati, Milk) il premio Campari Passion for Film dell’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025).
Si conferma anche quest’anno il sostegno di Campari ai professionisti del grande schermo attraverso il premio Campari Passion for Film Award, nato per celebrare i talenti del mondo del cinema che incarnano carattere, dedizione e visione artistica audace. Questo premio, conferito insieme alla Direzione Artistica di Biennale Cinema, vuole riconoscere il merito a coloro che trasformano la passione in forza creativa, non tanto come riconoscimento alla carriera, ma come omaggio alla volontà di distinguersi e di lasciare il segno nella narrazione cinematografica.
La consegna del premio a Gus Van Sant avrà luogo martedì 2 settembre 2025 in Sala Grande (Palazzo del Cinema) alle 21.30, prima della proiezione Fuori Concorso del suo nuovo film Dead Man’s Wire (USA / 105’) con Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Cary Elwes, Myha’la e Al Pacino.
Su Dead Man’s Wire
La storia vera di Tony Kiritsis, un ex agente immobiliare che, nel 1977 sentendosi truffato dal suo istituto di credito, prese in ostaggio il suo broker. Kiritsis si armò di un fucile a canne mozze con un dispositivo collegato al grilletto che, stretto al collo dell’ostaggio come un cappio, se sfiorato, lo avrebbe ucciso all’istante. Le richieste di Tony erano chiare: 5 milioni di dollari, immunità e soprattutto scuse personali.
Dead Man’s Wire è il nuovo film di Gus Van Sant, prodotto da Elevated. La sceneggiatura è stata scritta da Austin Kolodney.
L’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia si terrà al Lido dal 27 agosto al 6 settembre 2025, diretta da Alberto Barbera.
Dichiarazioni
A proposito del riconoscimento, Gus Van Sant ha commentato: “Sono davvero onorato di ricevere il premio Passion for Film. Ringrazio di cuore Campari, significa molto per me. Sono grato non solo per il riconoscimento del mio lavoro, ma anche per il loro sostegno a una delle più grandi istituzioni mondiali che celebra il cinema. È un privilegio far parte di questa tradizione e apprezzo profondamente la passione che dedicano ai film”.
Il Direttore della Mostra Alberto Barbera dichiara: “Gus Van Sant è un autore unico nel panorama del cinema contemporaneo, capace di coniugare uno sguardo profondamente indipendente con una sorprendente capacità di dialogo con il pubblico. Il suo cinema si muove liberamente tra il sistema hollywoodiano e i circuiti del cinema d’autore, partecipando alle regole dell’industria senza mai esserne vincolato, sempre fedele a una visione personale, audace e in continua evoluzione. Ha firmato opere che hanno segnato l’immaginario collettivo, da Drugstore Cowboy a Belli e dannati, da Elephant a Milk, interpretando e anticipando le inquietudini di più generazioni. Scopritore di talenti, ha lanciato attori come River Phoenix, Keanu Reeves, Casey Affleck, Joaquin Phoenix, Ben Affleck e Matt Damon. La sua filmografia alterna minimalismo e narrazione classica, cinema queer e racconto politico, muovendosi a suo agio anche nella pittura, nella fotografia e nella musica. A quarant’anni dal suo primo lungometraggio, Van Sant resta un artista in piena attività, capace di reinventarsi senza sosta, come dimostra il suo ultimo, bellissimo film Dead Man’s Wire”.
“Con grande orgoglio confermiamo ancora una volta il Premio ufficiale Campari Passion for Film Award, creato da Campari insieme alla Direzione Artistica della Mostra” dichiara Alberto Ponchio, Senior Marketing Director Campari Group “Nato sette anni fa, il Premio si propone di valorizzare i professionisti che contribuiscono a rendere eccellente l’arte cinematografica, dando valore alla creatività e alla Passione che è racchiusa nel progetto artistico di ciascun film. Quest’anno, celebriamo il talento internazionale di Gus Van Sant, regista e sceneggiatore statunitense, uno degli autori per eccellenza del Cinema indipendente, in grado di raccontare temi sociali e di attualità importanti con grande sensibilità e realismo, uniti a una forte e sincera passione”.
Il riconoscimento Campari Passion for Film, nato sette anni fa alla 75. Mostra, negli anni è stato attribuito al montatore statunitense Bob Murawski, al direttore della fotografia italiano Luca Bigazzi, al compositore statunitense Terence Blanchard, allo scenografo britannico Marcus Rowland, alla costumista statunitense Arianne Phillips e agli scenografi italiani Tonino Zera e Paola Comencini.
Gus Van Sant è considerato una delle figure chiave del cinema indipendente Usa dagli anni ’80 in poi. La sua poetica è incentrata su outsider, adolescenti in difficoltà, solitudine urbana e marginalità sociale, raccontati con uno stile visivo minimalista, empatico e sperimentale. Dopo l’esordio con Mala Noche (1985), ha ottenuto notorietà internazionale con Drugstore Cowboy (1989), che ottenne quattro Indipendent Spirit Awards nel 1990. Nel 1991 ha presentato in concorso a Venezia il film che lo ha consacrato definitivamente: Belli e dannati (My Own Private Idaho), con Keanu Reeves e River Phoenix, che per l’interpretazione ottiene la Coppa Volpi. Nel 1997 ha diretto Will Hunting – Genio ribelle, che ha ottenuto due premi Oscar, uno per il miglior attore non protagonista a Robin Williams e uno per la migliore sceneggiatura originale a Matt Damon e Ben Affleck. Nel 2003 ha vinto la Palma d’Oro e il premio per la miglior regia a Cannes con Elephant, ispirato al massacro della Columbine High School. Con Milk (2008) ha ottenuto 8 candidature agli Oscar, vincendo Miglior attore protagonista per Sean Penn e Migliore sceneggiatura originale. Il suo ultimo film, Don’t Worry, con Joaquin Phoenix e Jonah Hill, è stato presentato in concorso a Berlino nel 2018.
Cinema
C’era una volta l’Odissea
L’ Odissea di Omero è uno dei grandi capolavori della letteratura occidentale e un testo fondamentale. Il poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero e composto probabilmente tra il IX e l’VIII secolo a.C., racconta il lungo viaggio di Ulisse, o Odisseo, verso Itaca dopo la guerra di Troia.
A differenza dell’Iliade, centrata sulla guerra e sul valore degli eroi in battaglia, l’Odissea è il poema dell’intelligenza, dell’astuzia, della curiosità e della capacità di sopravvivere alle prove.
Il regista
Il noto regista britannico Christopher Nolan ha girato 13 lungometraggi nel corso della sua carriera tra cui Inception, Oppenheimer e Odissea che è un film epico d’azione, girato in diverse parti del mondo, che utilizza una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX 70 mm, che si può apprezzare completamente soltanto in 20 cinema sparsi in tutto il mondo, nessuno in Italia. 
Le difficoltà logistiche
Colpisce sapere che per le riprese del film è stato approntato un ponte aereo nell’isola di Favignana per il trasporto di una pesantissima attrezzatura cinematografica. E’ stata allestita una nave capace di navigare, realizzata secondo una tecnica antica con materiali originalissimi; gli attori hanno dovuto imparare a usare i remi e le vele.
Il parere dei critici
I critici nei confronti di questo film si sono sbizzarriti e divisi alla ricerca di originali chiavi di lettura nell’opera di Omero. Alcuni concordano nell’affermare che questo kolossal è da considerare un traguardo del cinema moderno, dotato di un grande senso di concretezza.
Il suono
Il suono è curatissimo, qualcosa di straordinario con gli effetti della pioggia battente, lo scafo che si scricchiola, lo schiocco delle vele e la tempesta improvvisa con il cambio dei venti. Lo spettatore viene catapultato in mare quasi in un sogno improvviso. Il regista Cristopher Nolan con questo film intende raccontare un’epoca in cui gli uomini sono incapaci di dominare la natura, e riprende un grande e profondo messaggio di Omero.
La scena delle sirene e Polifemo
Splendida la scena delle sirene che stregano i naviganti, poco convincente il gigante Polifemo che è rappresentato come un vecchio pastore abbruttito. Più di un critico ha accostato Polifemo a un film giapponese sulla sia di Godzilla, con creature enormi e distruttive. Manca nel film la classica frase a cui siamo tutti abituati: “Come ti chiami chiede Polifemo ad Ulisse ed egli risponde Nessuno!”
Il ritorno a casa di Ulisse
Alla fine nel racconto di tutti i racconti, Nolan non è riuscito a cogliere la poesia e gli spunti colti da Omero. Secondo il giornalista Corrado Augias nella lacerata coscienza di Ulisse c’è un cruccio, lo scrupolo, il pentimento di avere distrutto la civiltà troiana, una grande civiltà, se pensiamo che Virgilio fa discendere Roma dalla civiltà di Enea. Il ritorno a casa di Ulisse, dopo lo sfiancante assedio di Troia, non è dei più facili, tra sirene, Polifemo e Circe…
Il successo di Nolan
Prodigioso figlio del cinema british (non solo regista ma anche attore, produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, fotografo, montatore), Nolan ha cavalcato gli ultimi 26 anni con una serie di successi planetari (Memento, The Prestige, Batman Begins, Il Cavaliere oscuro – il ritorno, Inception, Interstellar, Oppenheimer), legando il suo stile ad una personalissima gestione del tempo e dell’inquadratura.
La legge degli dei
Odissea si rivela uno specchio brutale e consolatorio dei nostri tempi, ricordandoci che nessuno torna mai davvero uguale dai propri viaggi. In Odissea è molto presente il tema della colpa, in questo modo Nolan reinterpreta il mito di Omero. Per Nolan la legge degli dei è infranta dal Cavallo. Il regista con quest’opera cinematografica ci regala un pezzo della nostra epoca.
Gli achei (i greci) dell’Iliade, dell’Odissea, tutta la civiltà greca si basava su ospitalità, viaggio, nostoi (ritorno a casa), struggente nostalgia su lunghe navi con giorni e giorni di navigazione…
Il film è stato definito un’opera tragica e necessaria: l’Odissea è il film del nostro tempo!
Ecco una delle domande che ci pone il regista:
“Come sono diventati gli uomini del nostro tempo, cosa stanno cercando… Le cose perdute non ritornano, è un messaggio contro le guerre che stanno distruggendo la nostra civiltà. Occorre la pace è urgente e necessaria”… Tre ore di cinema, di sangue e polvere che fanno riflettere e sognare lo spettatore. Noi che viviamo immersi nelle grandi tecnologie iperconnesi giorno e notte abbiamo perduto l’umanità, ci siamo abituati alle guerre e alla morte di bambini innocenti…
Nolan modernizza Omero è lo rinterpreta?
Alcune variazioni narrative sorprendono e funzionano, altre ribaltano aspettative consolidate. Il film è stato girato in Islanda, in Grecia, in Marocco e in Scozia. I luoghi che hanno stregato il pubblico di ogni parte del mondo sono Favignana, Lipari, e le isole Eolie. Il film è così immenso che lo voglio rivedere un’altra volta, allo Science Museum Imax Theatre di Waterloo. Solo qui potrò provare l’emozione del fim visto con la tecnologia IMAX 70 mm…
Odissey, USA – Grand Bretagna; 2026 (Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya (172’)
Giuseppe Maurizio Piscopo
Cinema
La tragedia di Lampedusa; rip Cristiano Giamporcaro
Lampedusa, muore sub falciato dalle eliche di un gommone con a bordo due turisti milanesi
Tornava ogni anno a Lampedusa con le sue macchine da presa per un film costruito nel tempo. Ma ogni volta non rinunciava alle immersioni, com’è accaduto sabato pomeriggio nelle acque cristallite dell’isola, fra Punta Sottile e Cala Francese, a poche decine di metri dalla riva, dove un gommone nelle mani di due turisti milanesi lo ha falciato uccidendolo sotto gli occhi della fidanzata. Finisce così la vita di un regista di 29 anni, Cristiano Giamporcaro, esperto con gli obiettivi anche sott’acqua, ligio alle regole, il pallone dei sub bene in evidenza, come ha ripetuto la sua ragazza che aveva nuotato con lui fino a pochi minuti prima della tragedia. Stanca, appena sulla spiaggia, ha intravisto l’arrivo del gommone a tutta velocità. A bordo un uomo e una donna, due turisti sessantenni da anni con casa a Lampedusa, proprietari del mezzo, adesso distrutti anche loro dal dolore, pentiti di quella che viene considerata da tanti una bravata.
Come dubita l’assessore alla Salute, Aldo di Piazza, medico del Poliambulatorio: «È certo che le misure di sicurezza impongono di procedere a passo d’uomo sotto i 200 metri dalla riva, senza sfrecciare planando…». L’isola che ha vissuto tante tragedie del mare legate all’emigrazione e all’assalto dei disperati su barconi fatiscenti piange adesso un ragazzo che va via con i suoi sogni, lasciando nella disperazione la madre, Marina Castiglione, professoressa all’università di Palermo, linguista e filologa con radici e affetti a Caltanissetta. Partita appena avvertita con il marito Ruben Giamporcaro per abbracciare il figlio frattanto trasferito all’obitorio di Porto Empedocle. Il corpo sabato è stato recuperato dalla Capitaneria di porto, mentre i carabinieri hanno sequestrato il gommone intimando alla coppia di non lasciare l’isola. Le indagini in corso per omicidio nautico, coordinate dalla Procura di Agrigento, dovranno chiarire se il filmaker è morto sul colpo, anche se si ventila l’ipotesi che l’elica del gommone gli abbia tranciato un braccio con un disastroso dissanguamento. Ma questo dovrà chiarirlo l’autopsia. Addolorato anche il sindaco Filippo Mannino che raccomanda cautela ai turisti presenti sull’isola: «Occorre prestare massima prudenza, sia in mare che sulla terraferma. Le vacanze devono essere fatte all’insegna della sicurezza, solo così ci si può divertire e rilassare».
Si aumentano adesso i controlli delle motovedette in una domenica intristita dalla notizia, mentre la fidanzata e i genitori della vittima seguono il corpo anche loro verso Porto Empedocle. Increduli, ripensando alla festa di pochi giorni fa. Un modo per brindare ai 60 anni della professoressa, che in passato è stata vicesindaco di Caltanissetta e che per l’occasione ha donato ad amici e parenti un libretto sui suoi «dodici lustri» dedicata anche allo studio dello zolfo. Un verso riemerge dagli scatti e dai filmati che anche Cristiano inquadrava: «C’è qualcosa che ci avvolge e ci stritola dentro i nostri sogni». Un’amara osservazione che inquieta anche gli amici della Strada degli Scrittori, l’associazione con cui la professoressa collabora da tanti anni e con cui Cristiano ha realizzato un video sulla casa di Andrea Camilleri a Serradifalco, il paesino dove nel 1943 era sfollato con la famiglia.
Flash richiamati anche da Ivan Scinardo, direttore della sede siciliana del Centro sperimentale di cinematografia dove Cristiano si era diplomato nel 2022: «Era tanto bravo che un mese fa lo avevano richiamato per seguire i nuovi allievi come tutor». Una bravura indiscussa soprattutto per il saggio del diploma, il documentario dal titolo pasoliniano «La ricomparsa delle lucciole». Presentato al «Festival dei Popoli 2023» e successivamente inserito fuori concorso al «Sole Luna Doc Film Festival 2024». Un racconto sul paesaggio dell’entroterra siciliano attraverso lo sguardo di un bambino di dieci anni e di un anziano pastore intrecciando memoria, territorio e vita quotidiana. Un po’ seguendo le tracce materne nelle ricerche sulla lingua e sul dialetto. Impegno e sogni stritolati in acque cristalline di botto colorate di rosso.
(Fonte: Corriere della Sera. Articolo di Felice Cavallaro)
Guarda il servizio della TGR Sicilia a cura di Ernesto Oliva
Cinema
Stefano Coco e il mare di Capo Zafferano
Un lavoro per la salvaguardia ambientale
Che cosa significa oggi spendersi per il bene dell’ambiente? Per Stefano Coco vuol dire studiare, documentare, ma più di tutto divulgare.
Stefano Coco
Stefano Coco è un documentarista originario di Ustica, isola che sin da subito lo ha messo a contatto con il patrimonio ambientale del Mediterraneo, dove l’istituzione di un’area marina protetta ha contribuito alla tutela di una biodiversità oggi apprezzata e riconosciuta a livello internazionale.
È da questo legame con il territorio e con il mare che prende forma il percorso professionale di Stefano, che negli anni ha trasformato la sua passione in un lavoro, affermandosi come regista, filmmaker e operatore subacqueo. Ha collaborato con realtà come National Geographic, la RAI e diverse produzioni internazionali.
Il rapporto tra uomo e ambiente
Il suo lavoro si concentra soprattutto sul rapporto tra uomo e ambiente, raccontando attraverso le immagini le trasformazioni che stanno interessando il nostro pianeta. Dal cambiamento climatico alla pressione esercitata sulle risorse naturali, fino alle sfide affrontate dalle comunità per trovare un nuovo equilibrio con l’ambiente, i suoi progetti cercano di portare alla luce questioni spesso lontane dagli occhi del grande pubblico. Le immagini diventano così non soltanto un mezzo per raccontare ciò che accade, ma anche uno strumento per comprendere il presente e stimolare una maggiore consapevolezza e un maggiore senso di responsabilità verso l’ambiente.
Il progetto
Il progetto che Stefano ha iniziato è un’iniziativa completamente indipendente. Alle sue spalle non c’è nessun finanziamento esterno: si tratta di un’autoproduzione che porta avanti da circa un anno.
«Non avendo una committenza o dei finanziatori – ci racconta – ho molta libertà nel modo in cui racconto questa storia. È un progetto che mi appassiona molto e che considero una battaglia importante, anche dal punto di vista sociale.»
Il documentario
Il documentario è finalizzato all’istituzione dell’Area Marina Protetta nella zona di costa corrispondente a Capo Zafferano, area di forte valore naturalistico che si trova al centro del lavoro che sta portando avanti il comitato promotore che si è formato nel 2021. L’obiettivo di Stefano è quello di sostenere questo percorso grazie a un documentario. Non soltanto per mostrare a tutti la bellezza di questo posto, ma anche per raccontarne le fragilità e il patrimonio biologico. Per assemblare questo racconto, Stefano ha raccolto una moltitudine di testimonianze e interviste, affiancando le sue immagini alle voci di chi quel territorio lo vive e lo protegge ogni giorno: ricercatori, associazioni ambientaliste, pescatori e diving center.
Diving e realtà locali
«Da circa un anno sto realizzando riprese e interviste con tutte le persone che si stanno battendo per questo obiettivo. La cosa che mi ha colpito di più è stata la disponibilità di tutti: associazioni, diving e realtà locali hanno scelto di sostenere il progetto mettendosi a disposizione anche dal punto di vista logistico.»
La biodiversità
«Chi vive il mare ogni giorno si rende conto che un mare protetto si rigenera, aumenta la biodiversità, i fondali rimangono in salute e tutto questo rende il territorio ancora più attrattivo anche dal punto di vista turistico.»
La convinzione che emerge dalle sue parole è che la tutela dell’ambiente non può essere imposta, bensì ha origine dalla partecipazione di chi quei luoghi li vive e li abita.
L’area marina protetta
«Un’Area Marina Protetta funziona soltanto se è condivisa dalla popolazione. Deve nascere un legame con quel mare, un vero e proprio senso di appartenenza. Solo così si genera il desiderio di proteggerlo.»
È forse questo il messaggio più emblematico che emerge dalla conversazione con Stefano Coco. Le immagini, da sole, non bastano a cambiare il mondo, ma possono sostenere le persone a osservarlo con occhi diversi. Dal momento in cui un territorio viene conosciuto così per come è, diventa più difficile voltarsi dall’altra parte.
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