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This Illusione: il nuovo cartellone del Teatro Neglia di Enna

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La direzione artistica di Mario Incudine porta in scena grandi nomi nazionali, tra classici e prosa contemporanea
 
Un viaggio tra sogno e disillusione, tra i grandi classici del teatro e la prosa contemporanea. “This Illusione” è il nuovo cartellone del Teatro Comunale “Francesco Paolo Neglia” di Enna.
Presentato questa mattina, 31 ottobre, nel foyer dell’edificio settecentesco, alla conferenza stampa moderata dalla giornalista Pamela Giampino, il programma targato per il secondo anno consecutivo Asc Production, e realizzato con la compartecipazione del Comune di Enna ed il patrocinio del Libero Consorzio Comunale.
 

Mario Incudine

La direzione artistica è affidata nuovamente al poliedrico Mario Incudine, ennese di fama nazionale, che ha pensato ad un cartellone ricco di appuntamenti che spaziano dai grandi classici del teatro e della letteratura- Anna Karenina, Mandragola- alla nuova drammaturgia, al teatro musicale e comico, la musica e la prosa contemporanea. In scena grandi nomi di fama nazionale. 
“Anche quest’anno- ha dichiarato il Sindaco di Enna, Maurizio Antonello Dipietro- il Teatro Francesco Paolo Neglia ospiterà una stagione teatrale di grande livello, grazie all’impegno del nostro concittadino Mario Incudine, nome da tempo affermato nel panorama culturale e dello spettacolo nazionale e che porta lustro alla nostra comunità. Esprimo, quindi, grande soddisfazione per questo rinnovato impegno e per l’opportunità data ai nostri concittadini a cui viene offerto un cartellone ricco di appuntamenti con protagonisti artisti di calibro nazionale”. 
 

Il via il 7 novembre

La stagione prenderà il via il prossimo 7 novembre con Archimede- La solitudine di un genio, scritto da Costanza DiQuattro e interpretato da Mario Incudine, con Antonio Vasta e Tommaso Garrè, per la regia di Alessio Pizzech. Il 18 novembre, in scena Pamela Villoresi e Giuseppe Pambieri in “Gingame”, mentre l’8 dicembre sarà la volta dello spettacolo di prosa contemporanea “Seconda Classe” del Controcanto Collettivo.
Previsti a fine anno alcuni eventi fuori abbonamento: la replica de “La solitudine di un genio” l’8 novembre; “Battisti al femminile”, omaggio al grande Lucio Battisti, con Deborah Iurato e la Women Orchestra il 18 dicembre; e “Mille rose”, con Lucia Sardo e la Women Orchestra il 27 dicembre.

Il 2026

Il 2026 porterà sul palco Roberto Ciufoli con “Tipi”, il 10 gennaio 2026, la rilettura di “Anna Karenina – Le donne e la passione” il 28 gennaio, “Il grande racconto del labirinto” con Arianna Scommegna e Giorgio Ieranò l’8 febbraio. Il 15 febbraio sarà possibile godere del concerto “In Jazz” di Paolo Jannacci , mentre il 14 marzo si terrà “Eravamo io, Michelangelo, Giulio Cesare, Andersen e Oscar Wilde” di Pino Strabioli.
Chiuderanno la stagione “La lingua madre” di Paride Benassai, in programma il 29 marzo, “Mandragola” di Domenico Pantano il 17 aprile, “Il poeta e il cantastorie” con Franco Arminio e Peppe Voltarelli il 16 maggio, e lo spettacolo comico “Trova le differenze” dei Badaboom il 28 maggio. Quest’ultimo è un appuntamento fuori abbonamento.
“Questa stagione- ha spiegato il direttore artistico Mario Incudine- riporta al centro l’essenza stessa del teatro, un luogo dove possiamo vivere il sogno di una vita parallela rispetto a  quella che viviamo fuori dalla scena, tra sogno e realtà, illusione e disillusione”. 

Un teatro per tutti

“Abbiamo pensato ad un cartellone per tutti- ha aggiunto- perché il teatro è di tutti, non si tratta solo di un palcoscenico, ma di un luogo di incontro, di confronto, di comunità. Se una città si priva del teatro, diventa cieca e sorda”.
Presente in conferenza stampa anche Piero Capizzi, Presidente del Libero Consorzio Comunale di Enna. 
“Abbiamo ritenuto opportuno, oltre che necessario, partecipare con un contributo alla stagione teatrale di cui è direttore artistico Mario Incudine, nella piena convinzione che per troppo tempo la cultura è stata messa in secondo piano dalle istituzioni anche per motivi legati alle note e contingenti difficoltà economiche. L’auspicata ripartenza degli enti di area vasta richiede uno sforzo straordinario al fine di valorizzare l’aspetto culturale dei nostri territori, per troppo tempo messo nel dimenticatoio. L’auspicio è anche che la sinergia tra pubblico e privato possa riportare alla riapertura del Cinema nel capoluogo”.
 
Abbonamenti in prelazione e biglietti per spettacoli fuori abbonamento disponibili al botteghino dal 1° al 3 novembre, dalle ore 8.30 alle 13.30, mentre dal 4 novembre sarà possibile acquistare gli abbonamenti anche per i nuovi utenti. 
 
Sono disponibili riduzioni per gli under 15 e gli over 65, per i dipendenti comunali e del Libero Consorzio Comunale di Enna, mentre venti posti per spettacolo sono dedicati gratuitamente ai cittadini meno abbienti. 
 

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Notre Dame de Paris: Il Trionfo dell’Amore Senza Tempo

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Foto: Attilio Cusani

Quando Riccardo Cocciante scrisse le musiche di Notre Dame De Paris, parlò di una “gabbia”, ovvero una partitura rigida dentro la quale oltre 25 elementi sul palco,  tra attori, trapezisti e funamboli si muovono occupando l’intero spazio scenico, in 2 ore e 40; ma dentro quella gabbia ognuno esprime la propria personalità, ed è proprio lì che succede la magia di un opera popolare, che il prossimo anno toccherà il traguardo di 25 anni, divenuta la più famosa al mondo; uno spettacolo tra i più imponenti mai realizzati, con oltre 400.000 biglietti venduti, e un tour da oltre 200 repliche. Tradotto in 9 lingue, portato in scena in 24 Paesi, con oltre 5.650 spettacoli e 18 milioni di spettatori nel mondo.

Le musiche

Le musiche sono al centro di questo incredibile progetto, che vede l’adattamento in italiano di Pasquale Panella, i testi di Luc Plamondon, tratti dell’omonimo romanzo di Victor Hugo, che racconta la drammatica storia d’amore tra Esmeralda e Quasimodo, sullo sfondo della maestosa Cattedrale parigina. La versione italiana ha debuttato nel 2002, prodotta dal visionario David Zard.

Un opera titanica

Notre Dame de Paris è un’opera titanica, travolgente e immortale che anche ieri sera ha incantato i cuori in un teatro di Verdura a Palermo gremito. Fin dal primo accordo de Il Tempo delle Cattedrali, il pubblico viene risucchiato in un vortice scenico dove la maestosità delle scenografie, le acrobazie sfidanti la gravità e le voci viscerali dei protagonisti creano un’atmosfera quasi ipnotica. Notre Dame de Paris non si limita a raccontare il dramma di Quasimodo, Esmeralda, Frollo e Phoebus: lo fa vivere sulla pelle di chi ascolta.

Un trionfo sensoriale

Ogni nota, musicalmente incisiva di Cocciante, scava nelle fragilità dell’animo umano, parlando di amore e possessione, di emarginazione, di riscatto e di quell’eterna ricerca di inclusione che risuona oggi con spaventosa attualità.

La potenza lirica che unisce più generazioni

La potenza lirica dei brani iconici come Bella o Le campane solleva standing ovation spontanee, connettendo spettatori storici e nuove generazioni in un unico, lunghissimo abbraccio di applausi.

Notre Dame de Paris si conferma una forza della natura, un rito collettivo di pura bellezza che continua a dimostrare che l’arte vera non invecchia mai: si limita a risplendere di una luce sempre più viva. Un’esperienza teatrale totale da vivere, riascoltare e portare nel cuore.

Il corpo di ballo

Artisti professionisti selezionati da Martino Müller autore dei movimenti scenici, unisce danza contemporanea, moderna e acrobatica, scelti per le loro competenze multidisciplinari. Occupano ogni metro del palco, si arrampicano nel muro scenografico, stanno in bilico nelle maestose campane. Sono acrobati, ginnasti e breaker che danno vita a scene corali coinvolgenti come “Le campane”, la “Festa dei folli” e “Clopin”.

I personaggi

Quasimodo

 

E’ l’anima dello spettacolo,  il bravissimo Angelo Del Vecchio;  interpreta l’Amore Puro e Tragico, emblema della bellezza interiore nascosta dietro la deformità fisica. Il campanaro di Notre Dame incarna un amore incontaminato, privo di egoismo o possesso. La sua voce viscerale porta il peso dell’emarginazione sociale, trasformando la sofferenza in una devozione assoluta e protettiva per Esmeralda, fino all’estremo sacrificio. Per interpretare questo difficile ruolo ha dovuto sviluppare una tecnica di respirazione sperimentale, dovendo assumere posizioni innaturali. Canta piegato, si arrampica,  occupando uno spazio scenico enorme.

Esmeralda

La bravissima cantante albanese Elhaida Dani, rappresenta la Libertà e il Desiderio. Vincitrice di The Voice of Italy nel 2013 proprio nel team di Riccardo Cocciante, è stata scelta dall’autore per vestire i panni della protagonista gitana. Ha iniziato a interpretare Esmeralda (e Fiordaliso) nella versione internazionale e francese del tour dal 2016. Attorno a lei ruotano le passioni e i destini di tutti i personaggi maschili. Rappresenta l’innocenza, la libertà e lo spirito indomabile degli ultimi. La sua figura è un catalizzatore di desideri contrastanti: attrazione romantica, ossessione oscura e pura empatia.

Frollo

Il maestoso Vittorio Matteucci incarna Il Tormento e la Perdizione. E’ lui  l’arcidiacono di Notre Dame, la figura più complessa e tragica del dramma. Lacerato dal conflitto insanabile tra la rigida fede religiosa e una passione carnale ossessiva per Esmeralda, incarna la caduta morale. La sua incapacità di gestire il desiderio si trasforma in odio, manipolazione e distruzione.

Phoebus

Graziano Galatone, con la sua voce inconfondibile fra i più longevi del musical è il capitano che incarna La Superficialità e il Compromesso. Rappresenta la bellezza estetica e l’arroganza del potere, prive di reale profondità morale. Diviso tra l’amore romantico per la fidanzata Fiordaliso e la passione travolgente per Esmeralda, sceglie infine la comodità del proprio status sociale, abbandonando la gitana al suo destino.

Gringoire

Il bravissimo Gian Marco Schiaretti è Il Poeta e il Testimone. Narratore e guida della storia. Osserva gli eventi con distacco critico ed estetico, tessendo la trama per il pubblico. È la voce dell’arte e della memoria, colui che canta Il tempo delle cattedrali e interpreta le mutazioni del mondo e dell’animo umano.

Fiordaliso

Rappresenta la Gelosia e la Convenzione. Magistrale l’interpretazione di Camilla Rinaldi. La giovane e ricca promessa sposa di Phoebus. Rappresenta l’ordine sociale borghese e l’apparenza. Inizialmente ingenua, di fronte al tradimento del fidanzato rivela un lato spietato, condizionando il suo perdonando a Phoebus alla condanna a morte di Esmeralda.

Clopin

Alessio Spini interpreta la  Ribellione e la Protezione.  Il re della “Corte dei Miracoli” e protettore degli immigrati e dei clandestini di Parigi. Incarna la lotta sociale, la fratellanza e la resistenza contro l’oppressione del potere costituito. Per Esmeralda è una figura paterna, pronto a combattere a costo della vita per la libertà del suo popolo.

(Immagini per gentile concessione dell’Ufficio Stampa)

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Cultura

“Gelone” incanta il Parco archeologico Himera

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Un successo straordinario e un’atmosfera magnetica hanno accompagnato ieri sera il debutto di “Gelone” nell’area archeologica di Himera. L’evento ha registrato il sold-out, confermando la forza di un’operazione culturale capace di coniugare il rigore scientifico alla grande suggestione teatrale,  con un’aura di assoluta ed emozionante autenticità.

Teatro di Pietra e Notti clandestine

Inserito nel prestigioso circuito della rete nazionale Teatri di Pietra 2026 e nel programma della XVI edizione di Notti Clandestine, lo spettacolo ha trasformato le pietre millenarie del sito archeologico in uno spazio narrativo vivo.

Tra ricerca storica e magia scenica

Ispirata al romanzo “Gelone nella terra di Athena” di Roberto Tedesco, l’opera rievoca le gesta del celebre tiranno, figura chiave per la storia di Himera e pietra d’angolo dell’identità siciliana. Fu proprio Gelone il trionfatore della storica Battaglia di Himera del 480 a.C.

Pubblico soddisfatto, con i sindaci di Termini Imerese e Campofelice in prima fila, che per l’occasione sono stati coinvolti, in un piacevole esperimento, dal regista Giuseppe Vignieri,(capitano della  compagnia teatrale “I Trovatori ” di Castelbuono), in una sorta di “meta-teatro”, dentro e fuori la rappresentazione. Il suo contributo da regista e attore  ha assicurato un perfetto equilibrio storico, permettendo al pubblico di non essere un mero spettatore, ma un vero e proprio testimone dell’epoca greca.

Brava l’attrice protagonista Delia Oddo, accompagnata da strumenti a corde antichi suonati dal vivo dal maestro Giuseppe Aiosi. Vignieri e Oddo hanno dato corpo e voce al dramma con una l’intensa interpretazione, capace di catturare l’attenzione della platea con una prova recitativa carica di pathos ed energia.

Le gesta eroiche

Suggestivo rivivere le gesta eroiche dei personaggi del tempo, proprio tra     le vestigia del tempio eretto per celebrare quella leggendaria vittoria

La consulenza scientifica del direttore del parco, Domenico Targia, garanzia di un’esperienza che trascende la semplice finzione per farsi divulgazione alta.

L’operazione si attesta così come un riuscito volano di attrazione turistica e valorizzazione del territorio, dimostrando come l’intrattenimento di qualità possa farsi strumento di approfondimento culturale necessario e moderno.

L’opera “Gelone”, grazie alla magistrale scrittura di Roberto Tedesco lascia un segno profondo nell’estate culturale siciliana, restituendo al Tempio della Vittoria il suo antico ruolo di faro della memoria.

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In Evidenza

“Un posto nel mondo”

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Il viaggio sonoro e personale di Jack Scinardo

“Un posto nel mondo”, il nuovo album di Jack Scinardo, su tutte le piattaforme musicali, è un’opera che non rappresenta soltanto un traguardo artistico, ma l’approdo consapevole di una profonda traiettoria personale e musicale.

La genesi: la ricerca di una direzione

L’intero progetto si sviluppa attorno a una domanda fondamentale: dove ci collochiamo quando la musica diventa il nostro linguaggio principale?

Per Jack Scinardo, l’album è stato fin da subito un laboratorio d’ascolto e di sperimentazione. Non un semplice insieme di brani messi in sequenza, ma un racconto coeso, che riflette il desiderio di superare i propri confini artistici. La composizione si è trasforma così in un viaggio alla ricerca di una direzione chiara, capace di fondere istinto ed eleganza e di trasformare dubbi ed esperienze vissute in materia sonora.

Il suono: equilibrio e identità

Sul piano musicale, “Un posto nel mondo” si distingue per una cura scrupolosa del dettaglio e dell’atmosfera. L’architettura dell’album vive di contrasti ben bilanciati, gli arrangiamenti caldi e organici  lasciano ampio respiro alle melodie, il dialogo costante tra intimismo acustico ed energia ritmica pensato per accompagnare l’ascoltatore in differenti stati d’animo e una linea vocale e strumentale autentica, priva di orpelli inutili, dove ogni singola nota ha un peso specifico.

Il risultato è una firma sonora riconoscibile, frutto di un lavoro di rifinitura che trasforma la ricerca di un “suono” nella scoperta della propria identità.

Tra intimità e universalità

Ciò che rende l’album particolarmente incisivo è la sua capacità di parlare a chiunque si sia mai sentito smarrito o in cammino. Le tracce esplorano il senso di appartenenza, la fatica della ricerca e la bellezza di scoprirsi vulnerabili. Jack  firma un lavoro sincero e maturo, dimostrando che cercare un posto nel mondo non significa trovare una destinazione definitiva, ma imparare ad abitare con sicurezza la propria musica.

I brani in sequenza 

 “Accelera” mescola sonorità che richiamano un saloon western con un ritmo elettronico sapientemente mixato.

“Jack”, è un vero e proprio inno all’autostima  e nello stesso tempo all’irriverenza e al sentirsi liberi di esprimere il proprprio pensiero, in una società un pò troppo  omologata.

“Dormi”, la musica non cerca di addormentare con la forza, ma crea uno spazio sicuro e ovattato. È il momento in cui i pensieri della giornata perdono peso, i muscoli si rilassano e la mente comincia a galleggiare, in un’assenza di gravità tiepida e rassicurante.

“Amuri”, è un brano interamente in lingua siciliana che intreccia il rap contemporaneo con il lirismo della tradizione popolare siciliana, prendendo forza dai due celebri moduli espressivi: “Moru, stidda d’amuri” (richiamo alla classica serenata) e “Ciautu di lu me cori” (l’antico e viscerale “fiato del mio cuore”). Il brano racconta un amore totale, quasi ossessivo e salvifico: l’amata non è solo l’oggetto del desiderio, ma la stidda (la stella polare che guida nelle notti buie) e il ciautu (il fiato vitale senza cui non si può respirare). Il contrasto tra il rap duro e la melodia antica dimostra come i sentimenti popolari di un tempo siano esattamente gli stessi che animano i giovani d’oggi.

“Distesi sui fiori”, è un brano per chitarra classica che concepisce lo strumento come uno specchio acustico della natura, offrendo una catarsi sonora e un rifugio dalla frenesia del mondo. Le note fluttuano leggere, evocando il contatto con la terra e la sensazione del corpo che si adagia sul prato. Il brano non cerca la virtuosismo fine a se stesso, ma la purezza di un timbro sonoro unico, producendo una sensazione di sospensione temporale, un respiro profondo in cui la natura, con i suoi elementi naturali,  cessa di essere uno sfondo e diventa un riparo sicuro.

 “Un posto nel mondo” è una ballad pop-rock intensa e introspettiva che esplora il viaggio emotivo tra la vulnerabilità dell’incertezza e il desiderio di autenticità, culminando in una catarsi sonica e liberatoria. Il brano si sviluppa su una dinamica in crescendo: parte da un’atmosfera intima e rarefatta, per poi aprirsi progressivamente verso sonorità più ampie e graffianti, sorrette da una sezione ritmica profonda e avvolgente.Nelle battute iniziali, la fragilità dell’anima emerge senza filtri (“Mi tormento e non trovo le parole”). È il ritratto della frustrazione espressiva, dove il rumore interiore blocca la capacità di comunicare. L’insofferenza cresce di fronte a una stabilità apparente che non soddisfa (“Questo equilibrio sordo non mi consola”). Il silenzio e l’apatia pesano più del conflitto, rendendo l’immobilità insopportabile. Subentra una nota di struggente consapevolezza (“Distoglierai il tuo sguardo da me”), che anticipa la distanza emotiva e il rischio di perdersi agli occhi dell’altro. Il punto di svolta del testo risiede nella ricerca di una guida o di un ponte verso l’esterno (“Tu prova a dare il senso alle cose”, “Tu prova a dare amore alle cose con una parola”). È l’invito a trasformare il caos in significato attraverso un gesto minimo ma profondo, capace di riempire i vuoti. La frase (“Non ho paura”), una dichiarazione di forza che rifiuta la resa e accetta la sfida della ricerca personale. Nel finale esplode un assolo di chitarra elettrica viscerale e melodico.

“Mi senti anche tu”, è un brano concepito come una lettera aperta rivolta verso il cielo. È l’omaggio accorato di un nipote al nonno Giacomo, pittore e poeta scomparso da poco, la cui presenza continua a risuonare nella memoria e nell’arte lasciata in eredità. Il brano si muove su un tempo lento e sospeso, guidato dal tatto delle corde di una chitarra classica, accompagnato da una doppia voce dai toni caldi e nostalgici. La melodia nasce spoglia, accompagnata soltanto dalle note basse dello strumento, per poi arricchirsi gradualmente in sonorità ed echi che stendono un tappeto armonico avvolgente, capace di trasformare il dolore della perdita in una dolce e luminosa speranza. Il ricordo del nonno Giacomo prende vita attraverso la sua arte. Il titolo del suo libro, “I colori della notte”, diventa il ponte ideale tra il mondo terreno e la dimensione in cui ora dimora. La notte non è più un luogo di buio o di fine, ma la tavolozza su cui il pittore e poeta continua a dipingere le sue emozioni. “Dimmi che mi senti anche tu” il grido sommesso di chi cerca una conferma che il legame non si sia spezzato con la morte. “Fammi sentire che vivo nel tuo cielo blu”  il desiderio del nipote di ritrovare la forza di vivere, sapendosi custodito e riflesso nelle sfumature azzurre che il nonno amava dipingere. “In mezzo a quei colori noi possiamo sognare di più” il quadro finale in cui l’arte e l’affetto abbattono ogni confine temporale, trasformando i pennelli e le poesie di Giacomo in uno spazio eterno dove incontrarsi ancora. Sul finale, le note sfumano gradualmente lasciando l’ultima frase pronunciata quasi senza fiato, come una domanda lasciata ad aleggiare nell’aria, con la certezza che, tra le sfumature di quel cielo blu, il nonno Giacomo stia ancora ascoltando.

Guarda l’intervista a Radio in, Open day a cura di Eliana Chiavetta

 

 

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