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“Un posto nel mondo”

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Il viaggio sonoro e personale di Jack Scinardo

“Un posto nel mondo”, il nuovo album di Jack Scinardo, su tutte le piattaforme musicali, è un’opera che non rappresenta soltanto un traguardo artistico, ma l’approdo consapevole di una profonda traiettoria personale e musicale.

La genesi: la ricerca di una direzione

L’intero progetto si sviluppa attorno a una domanda fondamentale: dove ci collochiamo quando la musica diventa il nostro linguaggio principale?

Per Jack Scinardo, l’album è stato fin da subito un laboratorio d’ascolto e di sperimentazione. Non un semplice insieme di brani messi in sequenza, ma un racconto coeso, che riflette il desiderio di superare i propri confini artistici. La composizione si è trasforma così in un viaggio alla ricerca di una direzione chiara, capace di fondere istinto ed eleganza e di trasformare dubbi ed esperienze vissute in materia sonora.

Il suono: equilibrio e identità

Sul piano musicale, “Un posto nel mondo” si distingue per una cura scrupolosa del dettaglio e dell’atmosfera. L’architettura dell’album vive di contrasti ben bilanciati, gli arrangiamenti caldi e organici  lasciano ampio respiro alle melodie, il dialogo costante tra intimismo acustico ed energia ritmica pensato per accompagnare l’ascoltatore in differenti stati d’animo e una linea vocale e strumentale autentica, priva di orpelli inutili, dove ogni singola nota ha un peso specifico.

Il risultato è una firma sonora riconoscibile, frutto di un lavoro di rifinitura che trasforma la ricerca di un “suono” nella scoperta della propria identità.

Tra intimità e universalità

Ciò che rende l’album particolarmente incisivo è la sua capacità di parlare a chiunque si sia mai sentito smarrito o in cammino. Le tracce esplorano il senso di appartenenza, la fatica della ricerca e la bellezza di scoprirsi vulnerabili. Jack  firma un lavoro sincero e maturo, dimostrando che cercare un posto nel mondo non significa trovare una destinazione definitiva, ma imparare ad abitare con sicurezza la propria musica.

I brani in sequenza 

 “Accelera” mescola sonorità che richiamano un saloon western con un ritmo elettronico sapientemente mixato.

“Jack”, è un vero e proprio inno all’autostima  e nello stesso tempo all’irriverenza e al sentirsi liberi di esprimere il proprprio pensiero, in una società un pò troppo  omologata.

“Dormi”, la musica non cerca di addormentare con la forza, ma crea uno spazio sicuro e ovattato. È il momento in cui i pensieri della giornata perdono peso, i muscoli si rilassano e la mente comincia a galleggiare, in un’assenza di gravità tiepida e rassicurante.

“Amuri”, è un brano interamente in lingua siciliana che intreccia il rap contemporaneo con il lirismo della tradizione popolare siciliana, prendendo forza dai due celebri moduli espressivi: “Moru, stidda d’amuri” (richiamo alla classica serenata) e “Ciautu di lu me cori” (l’antico e viscerale “fiato del mio cuore”). Il brano racconta un amore totale, quasi ossessivo e salvifico: l’amata non è solo l’oggetto del desiderio, ma la stidda (la stella polare che guida nelle notti buie) e il ciautu (il fiato vitale senza cui non si può respirare). Il contrasto tra il rap duro e la melodia antica dimostra come i sentimenti popolari di un tempo siano esattamente gli stessi che animano i giovani d’oggi.

“Distesi sui fiori”, è un brano per chitarra classica che concepisce lo strumento come uno specchio acustico della natura, offrendo una catarsi sonora e un rifugio dalla frenesia del mondo. Le note fluttuano leggere, evocando il contatto con la terra e la sensazione del corpo che si adagia sul prato. Il brano non cerca la virtuosismo fine a se stesso, ma la purezza di un timbro sonoro unico, producendo una sensazione di sospensione temporale, un respiro profondo in cui la natura, con i suoi elementi naturali,  cessa di essere uno sfondo e diventa un riparo sicuro.

 “Un posto nel mondo” è una ballad pop-rock intensa e introspettiva che esplora il viaggio emotivo tra la vulnerabilità dell’incertezza e il desiderio di autenticità, culminando in una catarsi sonica e liberatoria. Il brano si sviluppa su una dinamica in crescendo: parte da un’atmosfera intima e rarefatta, per poi aprirsi progressivamente verso sonorità più ampie e graffianti, sorrette da una sezione ritmica profonda e avvolgente.Nelle battute iniziali, la fragilità dell’anima emerge senza filtri (“Mi tormento e non trovo le parole”). È il ritratto della frustrazione espressiva, dove il rumore interiore blocca la capacità di comunicare. L’insofferenza cresce di fronte a una stabilità apparente che non soddisfa (“Questo equilibrio sordo non mi consola”). Il silenzio e l’apatia pesano più del conflitto, rendendo l’immobilità insopportabile. Subentra una nota di struggente consapevolezza (“Distoglierai il tuo sguardo da me”), che anticipa la distanza emotiva e il rischio di perdersi agli occhi dell’altro. Il punto di svolta del testo risiede nella ricerca di una guida o di un ponte verso l’esterno (“Tu prova a dare il senso alle cose”, “Tu prova a dare amore alle cose con una parola”). È l’invito a trasformare il caos in significato attraverso un gesto minimo ma profondo, capace di riempire i vuoti. La frase (“Non ho paura”), una dichiarazione di forza che rifiuta la resa e accetta la sfida della ricerca personale. Nel finale esplode un assolo di chitarra elettrica viscerale e melodico.

“Mi senti anche tu”, è un brano concepito come una lettera aperta rivolta verso il cielo. È l’omaggio accorato di un nipote al nonno Giacomo, pittore e poeta scomparso da poco, la cui presenza continua a risuonare nella memoria e nell’arte lasciata in eredità. Il brano si muove su un tempo lento e sospeso, guidato dal tatto delle corde di una chitarra classica, accompagnato da una doppia voce dai toni caldi e nostalgici. La melodia nasce spoglia, accompagnata soltanto dalle note basse dello strumento, per poi arricchirsi gradualmente in sonorità ed echi che stendono un tappeto armonico avvolgente, capace di trasformare il dolore della perdita in una dolce e luminosa speranza. Il ricordo del nonno Giacomo prende vita attraverso la sua arte. Il titolo del suo libro, “I colori della notte”, diventa il ponte ideale tra il mondo terreno e la dimensione in cui ora dimora. La notte non è più un luogo di buio o di fine, ma la tavolozza su cui il pittore e poeta continua a dipingere le sue emozioni. “Dimmi che mi senti anche tu” il grido sommesso di chi cerca una conferma che il legame non si sia spezzato con la morte. “Fammi sentire che vivo nel tuo cielo blu”  il desiderio del nipote di ritrovare la forza di vivere, sapendosi custodito e riflesso nelle sfumature azzurre che il nonno amava dipingere. “In mezzo a quei colori noi possiamo sognare di più” il quadro finale in cui l’arte e l’affetto abbattono ogni confine temporale, trasformando i pennelli e le poesie di Giacomo in uno spazio eterno dove incontrarsi ancora. Sul finale, le note sfumano gradualmente lasciando l’ultima frase pronunciata quasi senza fiato, come una domanda lasciata ad aleggiare nell’aria, con la certezza che, tra le sfumature di quel cielo blu, il nonno Giacomo stia ancora ascoltando.

Guarda l’intervista a Radio in, Open day a cura di Eliana Chiavetta

 

 

Cinema

Bud, Terence e l’aritmetica di un mito

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Con “Non c’è 2 senza 4” Carmelo Franco racconta la coppia più amata del cinema italiano, e tutto quello che le è cresciuto intorno

Si può scrivere un saggio serio su Bud Spencer e Terence Hill senza tradirne la leggerezza? Carmelo Franco ci riesce con Non c’è 2 senza 4. Bud Spencer, Terence Hill e gli altri (Antipodes, 2026). Il libro si avvale della prefazione di Valentino Picone, che di coppie comiche se ne intende, e della postfazione di Paolo Di Fresco, avvocato e cinefilo come lui, con cui ha firmato altri due saggi: un testo affettuoso e autobiografico, che parte da un pomeriggio del 1985 al cinema Fiamma di Palermo, accanto al padre.

Il racconto

Il racconto inizia dalla fine: Botte di Natale (1994), l’ultimo film girato insieme, un tentativo tardivo di riportare in scena Trinità e Bambino, con nomi cambiati per ragioni di diritti: un insuccesso che segnò la fine di un’epoca. Da lì Franco torna indietro. Mario Girotti e Carlo Pedersoli lavorano sullo stesso set in Annibale (1959), senza mai incrociarsi in scena. Si ritrovano quasi per caso in Dio perdona… io no! di Giuseppe Colizzi e assumono i nomi d’arte con i quali sono da tutti ricordati. Infine arrivano a Enzo Barboni, che con Lo chiamavano Trinità chiude lo spaghetti western nella farsa e li porta per sempre nell’immaginario collettivo. Poi i generi cambiano, dal poliziesco alla commedia d’avventura, ma la coppia resta sempre uguale a se stessa.

 La formula efficace

La tesi centrale è convincente. Totò, il comico di riferimento per tutti i colleghi a venire, assorbiva chiunque gli stesse accanto. Bud e Terence inaugurano invece una sorta di “democrazia attoriale”, una stella binaria in cui nessuno dei due fa da spalla all’altro. La formula diventa così solida da superare registi e generi: i film della coppia finiscono per fare genere a sé, e la squadra che vince non è il binomio attore-regista ma la coppia stessa, mentre dietro la macchina da presa gli autori si alternano.

Gli altri

La parte più originale del libro sta però nel suo sottotitolo: gli altri. Franco ricostruisce con gusto cinefilo la stagione dei “cloni”. Per cinque film, tra il 1974 e il 1976, Michael Coby (al secolo Antonio Cantafora) e l’americano Paul L. Smith rifanno la coppia originale. Hanno gli stessi doppiatori, Pino Locchi e Glauco Onorato, e le stesse musiche degli Oliver Onions, fino al dittico di Simone e Matteo. Da qui nasce anche il titolo del saggio. Accanto ai cloni ci sono la parodia di Franco e Ciccio, i “sequel apocrifi”, il remake di …Altrimenti ci arrabbiamo! del 2022 e un fan film come Django Undisputed. Qui si vede la formazione giuridica dell’autore: le pagine sul riciclo delle formule di successo, sospeso tra la unfair competition invocata dalle major americane e la più elastica disciplina italiana sul diritto d’autore, sono tra le più interessanti del volume.

I libri dell’autore

La produzione saggistica di Franco segue due strade parallele. Da un lato c’è una ricerca che incrocia cinema, crimine e giustizia, e in cui pesa la sua esperienza di penalista: Il cinema di mafia (2009) e Il cinema fuorilegge (2025), entrambi firmati con Di Fresco, e Giovanni Falcone al cinema (2022). Dall’altro c’è lo sguardo sul cinema popolare, a cui appartiene questo libro. Qui il volume si pone idealmente in linea di continuità con A scuola da Dino Risi. Il sorpasso e i suoi epigoni con cui condivide il metodo: un film o una coppia diventano la matrice da cui far discendere gli epigoni, e i generi sono letti come specchio del Paese. Tra i due libri corre anche un filo sottile: il giovanissimo Mario Girotti aveva esordito proprio con Risi, in Vacanze col gangster (1952), dieci anni prima de Il sorpasso. Fa invece storia a sé Ciak si gioca (2026), dedicato all’epica sportiva.

Logos

Il volume è stato presentato a Palermo nell’ambito di Logos – Parole dal Mediterraneo, a Villa Filippina. Accanto all’autore c’era Valentino Picone, che ha ripercorso le traiettorie delle grandi coppie comiche; a moderare l’incontro, Pippo Gigliorosso.

Resta, alla fine, la conclusione cui arriva lo stesso Franco: l’icona Bud & Terence non si può replicare. «La si può solo amare, citare, ricalcare».

 

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Enna capitale europea delle confraternite

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Da Sinistra: Lillo Colaleo, Angela Montalto, Giovanni Zodda

Dall 2 al 7 ottobre il VII Forum Paneuropeo

Oltre duemila confratelli da dieci Paesi europei, cardinali, vescovi, l’attrice Claudia Koll e, se il set glielo consentirà, Antonio Banderas, lui stesso confratello a Malaga. Dal 2 al 7 ottobre Enna diventa la capitale europea delle confraternite con il VII Forum Paneuropeo, per la prima volta in Italia dopo l’edizione di Città del Vaticano. Tra gli ospiti il cardinale Angelo Bagnasco, il cardinale Enrico Feroci. Il programma è stato presentato ieri a Palermo, nella Sala Rossa di Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana.

Nato nel 2019 dall’appello del cardinale Bagnasco all’Europa perché ritrovi le proprie radici, il Forum ha toccato negli anni Lugano, Malaga, Mafra in Portogallo, Nizza e Roma. Il curatore scientifico è Salvatore Martinez. «Noto una cosa che è bellissima per la nostra terra: l’unione – ha spiegato l’ingegnere Giovanni Zodda, presidente del Collegio dei rettori delle confraternite ennesi – Uno degli scopi delle confraternite è unire, condividere. Il fatto di vedere che le altre realtà politiche convergono su questo progetto ci riempie di gioia». Zodda ha rivolto un ringraziamento all’amministrazione comunale «per essersi spesa dal primo momento».

Il programma

Il programma si apre il 2 ottobre con la mostra “Habitus Fidei”di abiti sacri nelle sale dell’ex Banca d’Italia, incentrata sulla Confraternita di San Michele di Cerami, fondata nel 1070 e considerata la più antica al mondo ancora esistente. L’apertura ufficiale è affidata alla coroncina di Maria Santissima della Visitazione nella Cappella dei Marmi. Il 3 ottobre è dedicato ai giovani, con lo Young Forum nella chiesa di San Francesco d’Assisi, e al convegno “Maria madre delle confraternite”. Il 4 ottobre la grande processione dall’Eremo di Montesalvo al Duomo riunirà le confraternite siciliane e le delegazioni di Malta, Malaga, Siviglia, Portogallo, Svizzera e Città del Vaticano. Seguono i panel su carità e solidarietà, sul rapporto tra confraternite e ambiente con gli studenti all’Università Kore e sui carismi femminili. Il 6 ottobre, in Duomo, il Teatro Stabile di Catania proporrà un concerto con musiche di Hans Zimmer ed Ennio Morricone. Chiude il 7 ottobre il World Rosary Day, in diretta su Tv2000 e Play2000, seguito dalla messa in Duomo celebrata dal cardinale Angelo De Donatis.

«Questo patrimonio immateriale ci suggerisce un indirizzo politico amministrativo particolare – ha detto l’assessore Lillo Maria Colaleo e all’Azione amministrativa, che ha portato i saluti del sindaco Vladimiro Crisafulli e della Giunta – Come istituzioni politiche abbiamo l’obbligo morale di dare dignità e valore forte a tutto questo, perché non abbiamo nulla da invidiare. Dobbiamo avere più coraggio, più orgoglio, più consapevolezza di quello che siamo. E la politica deve essere in grado di dare un messaggio molto forte: dobbiamo essere al loro fianco nel momento in cui le nostre confraternite saranno il volto del nostro territorio dinanzi a tutta l’Europa».

16 confraternite

L’assessora alla Cultura Katia Randazzo ha ricordato che le 16 confraternite ennesi coinvolgono 2.500 persone e ha rivolto un appello alla Regione: «Il Forum può rappresentare un’occasione per rafforzare il dialogo tra la Regione, le istituzioni locali, le diocesi, le confraternite, per costruire una rete più solida. Alla Regione chiediamo di accompagnare questo percorso con attenzione, sensibilità e lungimiranza».

Sul fronte dell’accoglienza, l’assessora al Turismo Marilisa Milano ha illustrato le iniziative messe in campo con gli operatori: sconti delle strutture ricettive per chi prenota direttamente, la riapertura del Museo del Mito e un menu turistico come progetto pilota. «È l’unico appuntamento su tutta la nazione che, dopo Città del Vaticano, vede la Sicilia protagonista – ha affermato – Significa elevare Enna ad un’accoglienza internazionale, significa farsi trovare pronti, e non solo per il Forum».

Valore umano  

«Le confraternite rappresentano il valore umano, sociale e religioso – ha detto la vicepresidente dell’Ars Luisa Lantieri – Danno un segnale di serenità e io penso che proprio in questo periodo le nostre comunità abbiano bisogno di segnali positivi, per coinvolgere i giovani. Chi fa parte di una confraternita entra a far parte di una famiglia, diventa anche un aiuto sociale». Queste giornate, ha aggiunto, saranno un orgoglio «non solo per Enna, ma per tutta la Sicilia».

Il deputato regionale Fabio Venezia ha sottolineato che le confraternite «ancora oggi rappresentano il cuore pulsante non solo del tessuto religioso, ma anche del tessuto sociale delle comunità». Ha poi ricordato la presenza in sala del collega Dario Safina, «che ha proposto insieme al gruppo parlamentare una norma per la valorizzazione: l’abbiamo riproposta per i riti della Settimana Santa in Sicilia». E ha concluso: «Abbiamo il dovere ancora oggi di preservare queste istituzioni religiose e di riattualizzarle rispetto alle sfide del futuro».

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Cinema

Ketticè, il film di Giovanni Tortorici

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Dopo il debutto nella sua opera prima Diciannove, il giovane regista palermitano Giovanni Tortorici, coin Ketticè è stato molto apprezzato al festival di Locarno e da pochi giorni il film  nelle sale dell’Isola dal 27 agosto, con Monica Bellucci che ha conquistato il Pardo per la miglior interpretazione.

Ketticè è prodotto da Luca Guadagnino, con il contributo della Sicilia film Commission. Il regista e sceneggiatore prosegue l’esplorazione del mondo giovanile esplorando la ricerca di sé, il distacco e il desiderio di libertà tipici dell’adolescenza.

Il film è ambientato nella Palermo del 2012. Ci faremo raccontare la scelta e l’interpretazione dei protagonisti per protagonisti i giovani Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa, anche loro palermitani

 

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