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Ritirati sociali. Preoccuopa l’effetto Hikikomori

Ivan Scinardo
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Hikikomori letteralmente significa  “stare in disparte, isolarsi”; dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi” è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. Mi hanno molto colpito nei giorni scorsi le parole dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Civitanova Marche, Barbara Capponi, parlando a margine di un convegno, organizzato con  lo Sportello Informa Donna e l’associazione Praxis di Macerata.

Le dinamiche che coinvolgono i giovani di oggi si sono evolute in direzioni impensabili – spiega – complici i social network e una crisi occupazionale ed economica inesorabilmente legata a quella esistenziale;  le nuove forme di disagio colpiscono i nostri giovani, lasciandoli inermi di reagire e coinvolgendo le loro famiglie in una spirale di sgomento e dolore. Conoscere i nuovi disagi significa prevenirli con forza, formando non solo professionisti, ma anche genitori e famiglie a riconoscere i primi segnali per aiutare i ragazzi”.

Una amministrazione sensibile a un problema sociale di grande attualità che andrebbe affrontato a macchia d’olio con la partecipazione di esperti in materia. A Macerata è intervenuto il professor Marco Crepaldi, presidente “Hikikomori Italia” e scrittore del libro “Hikikomori”. Assistenti sociali, psicologi, insegnanti, educatori, genitori  tutti dovrebbero essere coinvolti al fine di portare a conoscenza di chi si relaziona con i giovani, sulle variabili di rischio legate. È un fenomeno che riguarda principalmente giovani tra i 14 e i 30 anni, prevalentemente di sesso maschile. Sebbene spesso le cause si riconoscano nella dipendenza da Internet, questa, in realtà, sembra essere solo un rifugio successivo, mentre, tra le cause principali vengono riconosciute le eccessive pressioni di realizzazione sociale, tipiche delle società capitalistiche economicamente sviluppate; così si esprime Marco Crepaldi, Presidente e Fondatore dell’Associazione Hikimori Italia. “Anche nel nostro Paese, dice l’esperto,  si è sentita la necessità di un’Istituzione che si occupasse di informare, sostenere e creare rete tra famiglie, scuole e giovani che in qualche misura si riconoscono in questa forma di disagio sociale delle società capitalistiche troppo irretite nelle ansie di realizzazione sociale. Non una malattia, non una depressione, ma un rifiuto, legato al carattere, alla storia familiare o alle vicissitudini scolastiche, delle eccessive ansie da realizzazione sociale”.

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