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Moviti Ferma, il nuovo album di Eleonora Bordonaro

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Esce oggi su YouTube il video del brano title track del nuovo album della cantautrice catanese Eleonora Bordonaro. Il titolo è MOVITI FERMA. Resta ferma. Ferma il corpo per rinnovare la mente.  La produzione è di Cinepila, mentre la regia e il montaggio sono di Giovanni Tomaselli. Il brano, nato in un tempo in cui la reclusione e la privazione erano solo metafore di una condizione del corpo, è diventato, incredibilmente, la descrizione per immagini del momento collettivo che viviamo. L’Italia e la Sicilia che si fermano, che si devono fermare, nell’attesa di giorni belli che verranno, nel percorso di riappropriazione della vita normale. Nello stupore di riapprezzare le piccole cose, come la musica suonata insieme, una stretta di mano ad una nuova conoscenza, un abbraccio, la luce del sole e il calore dei raggi sulla pelle. Il mondo ci bisbiglia che siamo ospiti, graditi se rispettosi, ma ospiti (“Sciuscia lu vento sciatu di la terra”).

Oggi, spiega Eleonora Bordonaro – MOVITI FERMA è per i Siciliani in Sicilia e li incoraggia a stare fermi, a restare a casa, perché alla prima “luci da mattina è passata la nuttata”, ma anche per i Siciliani nel mondo, che hanno deciso di non tornare per amore della propria terra ed è un augurio a tornare presto nella lingua del cuore. Perché, in un ritmo di dondolio avvolgente, in una sola locuzione bizzarra, ossimorica, filosofica e popolare come MOVITI FERMA c’è tutto il sapore di quella casa da cui si vorrebbe fuggire, per essere liberi, o a cui si vorrebbe correre, per essere protetti”.

L’ALBUM

MOVITI FERMA (Finisterre), prodotto da Puccio Castrogiovanni, è un album dedicato proprio a Catania. Un album fortemente percussivo. Intimo e dirompente. Senza retorica, né desiderio di compiacere. Nervoso ed elettrico nel senso di pieno di linfa, “gioiosamente arrabbiato, con i piedi radicati al suolo, gli occhi al cielo e il coltello in mano”. È un disco che non parla di donne ma fa parlare le donne. Sul coraggio, la parità di trattamento, sulla maternità.

Il titolo si riferisce ad un modo di dire tipico di Paternò, dove “muvirisi” non significa muoversi, ma restare. “Un ossimoro, della lingua e del pensiero – spiega la Bordonaro – che svela l’atavico dualismo tra evolversi o resistere, tra partire e restare. Tra il desiderio di andare e la condanna all’immobilità. Per fortuna. Di questo e di corpo e di desiderio parla ‘Moviti ferma’”.

Nato in Sicilia, ‘Moviti Ferma’ racconta la creatività di una terra che resiste, non si adagia sulle brutture di questi tempi incerti, ma pulsa di vita attraverso la musica: “È un disco corale, la cui ispirazione è condivisa. Generato dalla necessità si sentirsi parte di un mondo affettuoso. È un racconto individuale reso possibile dal sostegno di una collettività, che ne rappresenta forza e paesaggio. È un pensiero alla mia generazione che è andata via credendo di essere libera di scegliere il proprio mondo. Si è ritrovata spezzata per sempre. Perché chi è libero lo è anche di tornare”.

Per questo ‘Moviti Ferma’ ha voluto raccogliere e accogliere le migliori energie delle ultime generazioni per condividere un pezzo di percorso. Musicisti, poeti, autori, attori e scrittori.

Cesare Basile, che più di tutti ha raccontato gli ultimi incrociando il blues, la musica africana e il cantautorato in un siciliano vero e raffinatissimo, ha arrangiato Tridici maneri ri farisi munnu un dolce inno alla vita e al mondo del poeta Biagio Guerrera; Marinella Fiume, coatrice di Sprajammu di la luna, un inno femminista naif e sgangherato, eccessivo e festoso con la tromba vulcanica e femminile dell’unica forestiera tra i musicisti, la lucana Marina Latorraca; Agostino Tilotta anima degli Uzeda storica noise band catanese, che ha accompagnato con la sua chitarra il racconto sognante dell’attore e drammaturgo Gaspare Balsamo che ha immaginato una processione di donne all’alba, e poi due orchestre mescolate insieme per I Dijevu di Vurchean . L’orchestra Sambazita e Jacaranda Piccola Orchestra dell’Etna fanno festa suonando una melodia della tradizione del samba della comunità nera di Bahia con un testo in gallo italico di San Fratello; Fabrizio Puglisi che ha accarezzato e strapazzato il suo pianoforte dando vita, insieme al contrabbasso di Giovanni Arena a A Merca, una piccola storia biografica sul diverso modo di uomini e donne di intendere le sfide; I Lautari storico gruppo che da trent’anni rinnova la tradizione siciliana con inventiva, ironia e virtuosismo hanno cullato Omu a Mari di Gaspare Balsamo ispirato al romanzo Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo e all’incontro di un marinaio, un uomo semplice con la seduzione delle femminote; Carmelo Chiaramonte cuciniere errante, chef inventivo, antropologo del gusto, conoscitore dell’animo umano attraverso i sapori, che ha scritto Picchio Pacchio, una ricetta per le melanzane che sottende una gustosa allusione sessuale e Giovanni Calcagno coautore di Moviti ferma che si avvale del groove di Michele Musarra.

ELEONORA BORDONARO

Cantautrice siciliana, si occupa di musica popolare collaborando con alcune delle formazioni più interessanti del panorama italiano, come l’OPI Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma diretta da Ambrogio Sparagna. Dopo aver sperimentato le molteplici possibilità espressive della voce, ricerca e interpreta canti siciliani di tradizione orale, dalla poesia popolare a quella dei cantastorie, dal repertorio contadino a quello sacro, con particolare attenzione al racconto del mondo femminile.

Del 2017 è Cuttuni e lamé. Trame streuse di una canta storie, edito da Finisterre con la produzione artistica di Puccio Castrogiovanni, di cui è anche autrice e compositrice. In tredici tracce, l’album alterna testi tradizionali e originali, componendo un mosaico di suggestioni arricchito dalla partecipazione dei musicisti siciliani di maggior talento da Alfio Antico a I Lautari, da Seby Burgio a Mario Incudine. Nel percorso di esplorazione delle isole linguistiche ancora vive in Sicilia, ha preso parte al progetto Skanderband, ideato da Michele Lobaccaro dei Radiodervish che lavora sul repertorio Arbereshe e sulle contaminazioni con quello popolare italiano. Nel 2013 ha inciso La custodia del fuoco con il Majarìa Trio, in cui si rielabora il repertorio tradizionale siciliano e i testi delle raccolte ottocentesche di Lionardo Vigo, Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone Marino in chiave etno jazz.

Ha fondato la Casa Museo del Cantastorie di Paternò, centro di produzione e creazione dell’arte della narrazione, che ospita una esposizione permanente dedicata alla tradizione dei cantori popolari della famosa scuola etnea. Ha preso parte alla prima italiana dell’opera “I was Looking at the ceiling and then I saw the sky” del compositore John Adams eseguita dal PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble, insieme a David Moss all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Si è esibita a Umbria Jazz , Fiesta Des Suds di Marsiglia, Auditorium Parco della Musica di Roma, Les Trois Baudets di Parigi, Teatro Franco Parenti di Milano, Palais des Festivals di Cannes, Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana, Festival dei Due Laghi, Messapia Jazz Festival, Festival Mundus, Teatro Nuovo Montevergini di Palermo, Catania Folk Festival, Brass Jazz Club di Catania e in tour in Russia, Francia, Spagna, Svizzera, Germania, Iraq e Yemen. Recentemente alcuni suoi concerti sono stati trasmessi da Rai Radio3, Rai International, Al Jazeera International, Iraqi Media Network, TV2000 e Radio Popolare. Dalla vocalità duttile ed intensa, canta in italiano, siciliano, portoghese, inglese, spagnolo e gallo-italico.

Daniela Esposito strategie.de@gmail.com 3388782983

 

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Cinema

Nicola Piovani chiude la 2^ ediz. del BarbaBlùfest

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Al montaggio il pianoforte diventa una macchina da scrivere

“Al montaggio il pianoforte diventa una macchina da scrivere per immaginare le scene prima che avvengano. Le note a margine sono quegli appunti musicali che si usano quando si inizia a lavorare per un film: le idee del regista che il compositore interpreta e segna sullo spartito”. Nicola Piovani ieri sera ha proposto proprio queste “Note” rendendo unico il suo concerto tra le pietre di Morgantina: accompagnato da Marina Cesari al sax e Marco Loddo al contrabbasso, il compositore e pianista ha miscelato aneddoti e musiche in un tutto sapiente, molto applaudito.

Sold out di pubblico

Tantissimo pubblico e un altro sold out che permette di chiudere la seconda edizione del  Barbablù festival con un bilancio di tremila spettatori, bissando di fatto il successo dello scorso anno. Un cartellone composito che ha unico teatro classico, commedia d’autore, narrazione musicale, pop e canzone italiana, schierando artisti come Piovani, appunto, Mogol, Sergio Rubini, Giuseppe Pambieri, Adriano Giannini, Viola Graziosi, Lucia Sardo, Roy Paci, Kaballà, Salvo Piparo e Lello Analfino. E si pensa già alla prossima estate.  Fortemente voluto dall’assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Alberto Samonà, il BarbablùFest si è svolto nel parco archeologico di Villa del Casale e Morgantina diretto da Liborio Calascibetta.

Entusiasti gli organizzatori

  BarbablùFest è la risposta definitiva per immaginare piccioli, ricchezza, produzione attraverso arte, musica e spettacolo,  – interviene l’ideatore del festival, Pietrangelo Buttafuocoin un luogo meraviglioso come è Morgantina, il parco archeologico dell’entroterra che racconta la Sicilia mai vista, quella fatta del mare di solo grano

Un bilancio positivo soprattutto per la qualità per il direttore artistico Giuseppe DipasqualeGli spettacoli scelti sono stati apprezzati moltissimo, la gente ha seguito sia la musica che il teatro. BarbablùFest si proietta verso la terza edizione”. Tremila spettatori in dieci serate. “In un posto al centro della Sicilia dove è tutto più difficile, siamo riusciti a rinvigorire l’indotto e l’economia di questo sito. E questo ci fa ben sperare per la terza edizione” dice Andrea Peria che con Terzo Millennio ha prodotto il festival.

 Fonte: Uff. Stampa Simonetta Trovato

 

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Cinema

7ª edizione Festival del Cinema e del Doppiaggio

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Siracusa. 7ª edizione Festival del Cinema e del Doppiaggio. I vincitori del Premio Tonino Accolla

Sono stati aggiudicati a Marco Camillacci e Sara Croce; il doppiatore siracusano scomparso nel 2013

 

i sei allievi finalisti che hanno partecipato al Contest per questa settima edizione del Premio Tonino Accolla, due i vincitori, Marco Camillacci e Sara Croce.

Giovanissimi, 21 anni Sara Croce, napoletana, e 18 Marco Camillacci, romano, sono loro ad avere conquistato i voti della Giuria tecnica d’eccellenza, formata da Franco Mirra – direttore Fono Roma – Mario Cordova, Chiara Colizzi, Laura Cefaloni – 3 Cycle – Franco Mannella (ospite)  e le giovani leve ma già professionisti Alex Polidori e Mirko Cannella.

La Giuria della Stampa – presieduta da Prospero Dente, Segretario Assostampa Sicilia, e fra i componenti Ivan Scinardo, direttore Sicilia Centro Sperimentale di Cinematografia – ha votato per Sara Croce che ha ricevuto anche il premio come “Migliore interpretazione femminile”.  Entrambi i candidati al Premio hanno già intrapreso la carriera di doppiatori e avranno diritto al riconoscimento assegnato dalla Sefit – e dal General Manager Massimo Puccio –  ad un primo turno di doppiaggio per una nuova produzione.

 

Sara Croce frequenta la “Voice Art Dubbing”, eccellente scuola di doppiaggio con sede nelle maggiori città italiane che ha ricevuto il premio come “Migliore scuola”.

Marco Camillacci, autocandidato, diplomato, ha le idee molto chiare di cosa vorrà fare da grande: figlio di un famoso speaker radiofonico che ha “militato” per anni su Rds, ha la passione per il palcoscenico che calca fin da bambino. Fare il doppiatore e l’attore è il suo sogno, l’uso della voce il suo esercizio giornaliero.  Come i vincitori anche gli altri ragazzi che hanno partecipato al Premio hanno mostrato determinazione e grinta e non hanno dubbi sui loro progetti futuri: cinema e doppiaggio.  Viviana Feudale, Michela Filippi ( Voice Art Dubbing – Roma), Andrea Consalvo,  Davide Morelli (VAD Roma), hanno dato prova al leggio di grande versatilità superando tutte le prove live in coppia e singolarmente.

E si è conclusa così, con le premiazioni e i ringraziamenti di rito anche questa settima edizione del Premio Tonino Accolla; una serata movimentata, al culmine dell’adrenalina per i concorrenti ma anche per il pubblico che ha partecipato con calore alle due serate che hanno animato piazza Minerva trasformandola in teatro e sala doppiaggio a cielo aperto.

Ideato da Stefania Altavilla, direttrice artistica, presidente associazione Arca,  il Premio quest’anno si è mostrato in più e diverse connotazioni: artistiche, di spettacolo ma anche rivolto alle tematiche sociali grazie ad un corto realizzato dalla regista  Giulia Galati, dedicato a Paolo Borsellino.  La conduzione delle due serate a cura di Mimmo Contestabile e Rossella Leone, la regia di Giulia Galati. Tra gli ospiti il musicista Ernesto Marciante, l’attore Rosario Terranova, il compositore Alessandro Faro. Nella serata finale di ieri, anche l’esibizione del gruppo danza di Simona Gatto, sulle note della FaroEnsamble.

Momenti di memorabili doppiaggi cinematografici sono stati regalati da due colonne del doppiaggio, Chiara Colizzi (voci di Nicole Kidman, Kate Winslet, Uma Turman, Penelope Cruz e decine di altre attrici di Hollywood), e Mario Cordova ( voci di Richard Gere, Jeremy Irons, Patrick Swayze.

«E’ un momento di alta cultura questo del Premio Tonino Accolla – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Fabio Granata, intervenuto ad entrambe le serate –  che gioca molto sul talento dei giovani e sul loro futuro.  Come per gli allievi dell’Inda questi ragazzi grazie al Premio offrono un grande contributo alla nostra crescita culturale.  Sono io a dire grazie perché questo premio non è mai banale e rappresenta un tassello in più per l’ identità moderna del novecento di questa città”.

I premi sono stati realizzati dal Maestro scultore Pietro Marchese e da “Sorelle Midolo Gioielli”. Partner tecnici e media partener 2022, Fono Roma, Sefit Group, 3 Cycle e Atom. La manifestazione è stata patrocinata dal Comune di Siracusa e dalla Regione Sicilia Assessorato Turismo Sport e Spettacolo, e grazie all’Associazione Arca.

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Eventi

La comunicazione nel tennis, seminario del’O.D.G.

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Un corso, organizzato da Unione stampa sportiva Ordine dei Giornalisti di Sicilia dal titolo: ”La comunicazione nel tennis attraverso il racconto dei giornalisti e le testimonianze dei protagonisti”, ha fatto registrare una  numerosa partecipazione nella splendida cornice del Country club di  Palermo. E’ qui che si è svolta la 33^ edizione della “Palermo Ladies open“, una delle più impo   rtanti competizioni internazionali di tennis riservate alle donne.

I lavori sono stati introdotti dal presidente Odg Sicilia, Roberto Gueli, seguiti dagli interventi di Nino Randazzo, consigliere nazionale Ussi, Oliviero Palma, direttore del torneo “Wta Palermo Ladies open” e Tathian Garbin, capitano della squadra azzurra di Billie Jean King Cup.

È lei ad avere sottolineato l’importanza dei processi, prima che i risultati, che le sue giovani tenniste devono ottenere ogni volta che si preparano a una competizione.

Ha paragonato il tennis al gioco degli scacchi, con una preparazione frenetica e sempre di corsa e qui le donne stanno conquistando segmenti importanti nel panorama internazionale

La passione, l’amore, la determinazione, la competizione vissuta in maniera proficua e costruttiva contraddistinguono lo sport femminile da quello maschile. Questa caratteristica è stata a lungo trattata dai giornalisti Paolo Vannini, del Corriere dello sport e Guido Fiorito, ex caporedattore del Giornale di Sicilia. Entrambi hanno sottolineato che, così come in ogni situazione della vita, anche nello sport, vince il lavoro di squadra soprattutto nell’ organizzazione.

Il corso si è concluso con numerosi interventi da parte dei giornalisti iscritti che hanno molto apprezzato contenuti e interventi dei relatori.

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In Tendenza