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Cinema

Foto di scena, vetrina di film capolavoro

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36 scatti inediti rivivono grazie a un libro curato dalla figlia del grande fotoreporter Nicola Scafidi

“Mio padre Nicola, oltre al grande senso di responsabilità e affetto che nutriva nei confronti della propria famiglia, ha sempre avuto una sola grande passione, il suo lavoro, ossia la Fotografia. Mio nonno Giusto era un fotografo ritrattista. Mio padre era il più grande di nove figli, rimasti vivi solo cinque, cresciuto a Pane e Fotografia”.

Inizia così il racconto di Angela Scafidi che fa da premessa  a un corposo catalogo di un centinaio di pagine, con 36 “scatti – capolavoro” in bianco e nero, inediti;  raccontano scene di film che fanno parte, pieno titolo, della storia del cinema, come il “Gattopardo” di Luchino Visconti, la trilogia sui misteri italiani di Francesco Rosi (“Salvatore Giuliano”, “Il Caso Mattei”, “Lucky Luciano”);  “Viva L’Italia” di Roberto Rossellini, “Il Viaggio” di Vittorio De Sica, “Vulcano” di William Dieterle , “I racconti di Canterbury” di Pierpaolo Pasolini”; “Il Giorno della Civetta” di Damiano Damiani, il “Mafioso” di Alberto Lattuada.

“Set Cinematografici Siciliani. Foto di Nicola Scafidi” è un libro e una mostra fortemente voluta dalla casa del cinema di Villa Borgehese a Roma, per ricordare il noto fotoreporter palermitano Nicola Scafidi a 17 anni dalla sua scomparsa. A curarlo, la figlia Angela, dopo anni di meticolosa catalogazione e ricerca di un patrimonio immenso di negativi, lasciato dal padre e ancora prima dal nonno Giusto. Si stima 1 milione di scatti, in larga parte ancora da visionare e archiviare.

Nel volume e nella mostra, lo sguardo curioso e attento del fotoreporter, nato a Palermo nel 1925, collaboratore del quotidiano “L’Ora”, ma anche della voce della Sicilia e L’unità. I suoi servizi fotografici furono pubblicati da prestigiose testate straniere quali: New York Times, Daily telegraph, Life, Time, Stern, Der Spieghel Paris Match. Per molti anni fu corrispondente dell’Associated Press, dell’United Press e dell’agenzia Italia. Nel 1966 l’Interpress Photo di Mosca bandì un concorso sul tema “Per la pace e l’amicizia, per l’umanesimo e per il progresso”, a cui Nicola Scafidi partecipò su invito del giornale L’ORA. Su 1106 fotografi partecipanti di 71 paesi, l’autore venne premiato con la medaglia d’argento per la serie dal titolo: “Foto di Sicilia amara fino a quando?”. Il più importante riconoscimento lo ottenne a Milano nel 1968 quando ricevette il Premio Nazionale Fotoreporter. Non a caso la critica cinematografica lo considera uno dei più grandi fotografi di scena. Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero, rappresentano ancora oggi un punto di vista diverso che non si allontana mai dal set.

Scafidi se ne stava spesso in penombra, quasi a diventare invisibile; non era illuminato dalla key light che generalmente sta sempre puntata sugli attori.  Il suo occhio, fuori dal set, ha convinto registi a rivedere alcune scene che magari erano state tagliate; è questo il valore di una produzione cinematografica.  Le sue foto di scena, come vetrina di un film, che raccontano il complesso processo di immagine attorno al quale poi venivano costruiti i trailers e tutto il packaging, da intendersi chiaramente come impalcatura estetica.

Scafidi ha lavorato tantissimo nella sua lunga carriera di fotografo di scena, incarnando un ruolo, che va sicuramente annoverato fra i mestieri più affascinanti e discreti del cinema. La storia della settima arte italiana ci insegna, anche in quella affascinante corrente del neorealismo, che spesso il professionista è stato determinante nell’aiutare gli autori anche a costruire le scene più reali. Scafidi, nel suo ruolo, diventa così quasi inconsapevolmente il primo interprete di storie nascoste dietro il ciak, di volti smarriti e ansiosi che stanno per andare in scena, di nevrosi di registi e assistenti che si muovono convulsi sulla scena prima che il “maestro d’orchestra” il regista, pronunci le fatidiche parole “motore” “azione” “Ciak si gira”.

Angela ha la passione per la fotografia fin da bambina, ha sentito forte l’influenza del nonno prima e del padre; il lavoro certosino di ricostruzione e catalogazione che porta avanti ormai da tanti anni, finora ha catalogato 40.000 negativi su 300.000, è un vero e proprio atto d’amore, per mantenere viva la memoria di un grande cineasta. D’altronde è lei stessa a scrivere che: “un grande scrittore in fondo non muore, perché la sua parola permane grazie ai suoi libri; così è per un grande fotografo che lascia una fetta del suo mondo e della sua memoria, quindi della nostra storia”.

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Cinema

Cinema, il bilancio dei primi 6 mesi

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Il primo semestre del 2026 ha dimostrato che il cinema in sala è vivo, ma il pubblico non concede più fiducia preventiva: ogni film deve conquistarsela.

Il primo semestre del 2026 è stato, per il cinema, un periodo di crescita e consolidamento, caratterizzato da dinamismo e varietà. Da gennaio a oggi sono emersi segnali importanti sulla direzione che sta prendendo l’industria cinematografica, soprattutto in Europa. Dopo anni complessi si iniziano finalmente a registrare dati incoraggianti rispetto al recente passato, accompagnati da un progressivo ritorno del pubblico nelle sale. Il vero tema di questi primi sei mesi, però, è un altro: la crescente selettività degli spettatori.

Il pubblico

sembra aver cambiato atteggiamento, scegliendo con maggiore attenzione cosa vedere e premiando soprattutto quei film che possiedono una forte identità autoriale e un concept capace di incuriosire. Questo semestre è stato segnato da diversi titoli che hanno monopolizzato il dibattito per settimane e catalizzato l’interesse degli spettatori. Tra i film più popolari e discussi spicca sicuramente Project Hail Mary di Phil Lord e Christopher Miller, capace di rilanciare la fantascienza “high concept” e, allo stesso tempo, di mettere d’accordo critica e pubblico, diventando uno dei fenomeni cinematografici della primavera. Il film ha riportato al centro una fantascienza costruita sul racconto e sui personaggi, dimostrando che gli effetti speciali, da soli, non bastano.

Michael

Tra i titoli che hanno attirato maggiormente l’attenzione c’è anche Michael, il biopic dedicato a Michael Jackson e diretto da Antoine Fuqua. Attesissimo già prima dell’uscita, il film ha continuato a far parlare di sé grazie agli straordinari risultati ottenuti al botteghino, affermandosi come uno dei grandi eventi cinematografici dell’anno e andando ben oltre il pubblico dei fan dell’artista.

Obsession

Infine, merita una menzione Obsession, probabilmente la sorpresa più significativa dell’intero semestre. Diretto dal giovanissimo Curry Barker, questo horror originale, realizzato con un budget estremamente contenuto, è riuscito in poco tempo a trasformarsi in un fenomeno mondiale. Il suo successo dimostra come il pubblico continui a premiare le idee originali quando vengono sviluppate con convinzione.

La grazia

Sul fronte italiano spicca senza dubbio La grazia di Paolo Sorrentino, vero film-evento del semestre. Il regista ha nuovamente catalizzato l’attenzione della critica, alimentando un acceso confronto sul suo stile e sul significato dell’opera. Il film si è imposto come uno dei principali riferimenti del cinema italiano di questi primi sei mesi.

Cena di classe

Tra i titoli italiani che hanno trovato forza soprattutto grazie al passaparola va ricordato anche Cena di classe, diretto da Francesco Mandelli. I temi affrontati e il modo in cui racconta una generazione hanno contribuito a mantenerlo al centro del dibattito per diverse settimane. Infine, Le cose non dette di Gabriele Muccino ha attirato fin da subito l’attenzione per il suo sguardo sulle dinamiche familiari ed emotive, suscitando reazioni contrastanti tra critica e pubblico.

Nel complesso, da questo primo semestre emergono due tendenze piuttosto evidenti. La prima riguarda la rinnovata attenzione verso film capaci di distinguersi per identità e originalità, indipendentemente dal genere. Che si tratti di opere d’autore, horror, drammi o fantascienza, i titoli che hanno lasciato il segno sono quelli che hanno saputo offrire qualcosa di riconoscibile e personale. La seconda riguarda il ruolo dei festival, che continuano a orientare il dibattito culturale, mentre è il pubblico a decretare il vero successo commerciale di un film. Critica e botteghino sembrano dialogare più di quanto accadesse negli ultimi anni, pur continuando a seguire logiche non sempre coincidenti.

Cosa aspettarsi?

Cosa aspettarsi dal prossimo semestre? Molto dipenderà dalla capacità dell’industria di dare continuità ai segnali positivi emersi in questi primi sei mesi. La sfida non riguarda soltanto gli incassi, ma anche la capacità del cinema di continuare a sorprendere il pubblico. Se il primo semestre ha insegnato qualcosa, è che oggi gli spettatori premiano sempre di più la qualità percepita, l’originalità e il valore dell’esperienza in sala. Chi saprà intercettare queste aspettative avrà maggiori possibilità di trasformare un’uscita in un vero evento, indipendentemente dal budget o dalla forza del marchio. Ed è probabilmente questa la chiave di lettura più interessante, anche in vista della seconda metà del 2026.

Andrea Arnone

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Cinema

“Avemmaria”

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“Avemmaria” è il film d’esordio alla regia dell’attore napoletano Fortunato Cerlino. Uscito nei cinema italiani il 25 giugno, è tratto dal suo romanzo autobiografico Se vuoi vivere felice. Il film racconta con sguardo intimo e poetico la Napoli degli anni ’80 vista attraverso gli occhi di un bambino.

La storia

Felice vive in due stanze buie col padre Raffaele, che ha appena perso il lavoro, sua madre Antonietta, con pochi anni, troppi figli e un lutto da elaborare, nonna Filomena, una donna perennemente vestita di nero e soffocata dal rancore, tre fratelli e un quinto in arrivo. A Pianura, come in tutte le province del mondo, soprattutto quando sei povero, essere bambini o sognatori è uno stigma. Da quelle parti, “Chi è nato tondo nun pò murí quadrato”. Con queste premesse un ragazzino dell’età di Felice ha due destini possibili: essere sopraffatto dalle logiche della miseria e la violenza o avere fede nei suoi sogni

. Come afferma lo stesso regista: «Esiste un’uscita dall’inferno, ma quella porta la si può vedere solo ad occhi chiusi». Realistico e poetico, lontano da Gomorra, il film ci dice che il passato può essere illuminato e che il destino non è mai già scritto.

Nel 2018 scrive “Se vuoi vivere felice”, il suo primo romanzo edito da Einaudi

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Cinema

Il regista Edoardo De Angelis si racconta

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Ha tenuto una masterclass al Baaria film festival era uno degli ospiti più attesi, il regista Edoardo de Angelis, nel decennale della sua uscita, ha presentato a Villa Cattolica il suo film Indivisibili. Gli organizzatori del BAAFF hanno celebrato così, insieme al regista, uno dei film più significativi e premiati del cinema italiano contemporaneo, un’opera che conserva intatta la sua forza narrativa e la sua capacità di interrogare il pubblico sui temi dell’identità, dell’appartenenza e della libertà. Nell’intervista si parla anche del film Comandante con Pierfrancesco Favino che ha aperto in prima mondiale il festival di Venezia 2023

 

 

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