Cinema
Pop Corn Festival a Porto Santo Stefano (GR)
Avrà luogo in Piazzale dei Rioni a Porto Santo Stefano Monte Argentario (GR) il 24, 25 e 26 luglio 2026 (a entrata gratuita fino a esaurimento posti) la IX edizione del Pop Corn Festival del Corto, evento internazionale di cortometraggi diretto da Francesca Castriconi, organizzato dall’Associazione Argentario Art Day APS e realizzato con il patrocinio e il contributo del Comune di Monte Argentario e della Regione Toscana.
POP CORN FESTIVAL DEL CORTO 2026
Il festival sarà presentato nelle tre serate dall’attore, regista, autore, conduttore televisivo e cantante Andrea Dianetti (già allo Zecchino d’Oro e Tale quale show e da poco su Prime Video con la commedia romantica “Ancora più sexy”, diretta da Michela Andreozzi) e vedrà tra gli ospiti i registi Volfango De Biasi e Simone Aleandri, il giornalista Maurizio Di Rienzo, la scrittrice Caterina Sabato con il suo libro “Cult Thriller”, il giornalista Gianni Ippoliti che porterà al festival il suo corto fuori concorso “A’ seggia”, il dj e conduttore radiofonico Maurizio Amadio e Riccardo Rossi, attore e conduttore, recentemente tra i giudici di Canzonissima. Gli incontri sul palco con gli ospiti saranno moderati dalla giornalista e scrittrice Claudia Catalli. Il Pop Corn Festival del Corto presenta in concorso diciotto cortometraggi in concorso divisi nelle tre categorie: nove corti italiani, cinque corti internazionali e quattro corti d’animazione. Il tema proposto dal festival per questa edizione, “Luce e ombra: proiezioni dell’anima”, L’anima non è né luce né ombra. È lo schermo su cui entrambe si proiettano.
Nove i corti italiani nel programma del concorso: Comando Io di Pierdomenico Minafra, quindi Viola, dramedy diretto da Marco Lorenzo Masante con Marina Massironi e Gigio Alberti. La Casa di Papà, opera prima dell’attrice Maria Rosaria Russo con Francesco Montanari. La vicenda di Giuliana Sgrena è raccontata in Goodbye Baghdad, di Simone Manetti, interpretato da Sergio Albelli, Galatea Ranzi e Alessio Praticò. Spazio al thriller, con le derive tragiche della spettacolarizzazione della violenza in Vitriolage con l’esordio alla regia di Luca Cavalli.
Il passato enigmatico di un mendicante nigeriano a Roma è la storia del documentario 52 is a machine diretto a quattro mani da Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes. La commedia sarà affidata alla storia di due truffatori sgangherati in La Truffa di Michele Marchionne e Matteo Stipa, mentre di una terra miracolosa si tratta in Un’occasione d’oro di Federico Russotto. Alessandro Haber è la voce narrante di Storia semiseria di un piccione viaggiatore diretto da Alessandro Capitani, su un segreto e un mistero della Seconda Guerra Mondiale.
IL PROGRAMMA
Il programma dei corti internazionali prevede una selezione di cinque corti. Dall’Inghilterra, il dramma sull’identità Familiar Stranger, diretto da Ace Mahbaz, attore, scrittore e interprete non udente. Altro corto inglese, ma di genere horror, The Pearl Comb di Ali Cook, già nella shortlist del Premio Oscar 2026 e vincitore del Méliès d’Argento come Miglior Corto Fantastico Europeo al Méliès International Festivals Federation. Di produzione franco-greca-palestinese il corto I’m glad you’re dead now, diretto e interpretato dal palestinese Tawfeek Barhom alla sua opera prima per la storia di due fratelli e un passato che li lega, vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2025, mentre dal Pakistan un netturbino sordo di Karachi è al centro di Treasure di Basir Ahmed. Dall’Iran, il drammatico Little Soldier di Roxan Karami, su una madre che fugge dall’ISIS con il proprio neonato. I quattro corti di animazione in concorso prevedono, dal Kazakistan la storia di un padre e un figlio nella steppa in Son, per la regia di Zhanna Bekmambetova, dal Regno Unito, Retirement Plan di John Kelly, già in cinquina al Premio Oscar.
ANIMAZIONE ITALIANA
L’animazione italiana approda con Rukeli, di Alessandro Rak, recente vincitore del Nastro d’Argento 2026, la storia del primo sinto a diventare campione dei pesi medi nella Germania nazista. Sempre dall’Italia, Lo Scrivano di Francesco Romanelli, storia di un uomo che si alza dalla sua bara e vaga senza meta per la città. I corti saranno valutati da una giuria artistica guidata dallo scrittore, sceneggiatore e regista Federico Moccia e composta dal pluripremiato montatore Marco Spoletini, dall’esperta di marketing di 01 Distribution Manuela Rima, dal giornalista e critico cinematografico Carlo Griseri, dal direttore artistico del Sudestival, Michele Suma, da Manuela Pasqualetti per Cinecittà Panalight e Panalight Spa e dal costumista e scenografo Stefano Giovani. Numerosi i premi del festival scelti dalla Giuria. Il Miglior corto nella categoria “Corti Italiani” riceverà un premio di mille euro e il trofeo Pop Corn Festival. Anche al Miglior corto nella categoria “Corti Internazionali” andranno mille euro e il trofeo Pop Corn Festival, così come al Miglior corto nella categoria “Corti d’Animazione”, cui andrà il premio di mille euro e il trofeo Pop Corn Festival. Al corto con l’idea più originale andrà il Premio Raffaella Carrà di quattromila euro e sarà proiettato al Sudestival, il Festival del Cinema della città di Monopoli con il quale il Pop Corn Festival è gemellato.
I PREMI
A scegliere il Premio Panalight Manuela Pasqualetti, Rentale and Sales Manager per Cinecittà Panalight e Panalight Spa, che consiste in buoni per il noleggio di attrezzatura cinetelevisiva del valore complessivo di ottomila euro. Per il Premio Mujeres nel Cinema, la presidentessa Giulia Rosa D’Amico al corto realizzato da un’autrice o a una storia incentrata su una tematica legata all’universo femminile. Alla sua seconda edizione, i tre Premi Inlusion Creative Hub: per il Miglior Corto Italiano e per il Miglior Corto Internazionale, tre giorni di color grading con colorist del valore commerciale di circa tremila e seicento euro a premio, mentre al Miglior Corto d’Animazione andranno tre giorni di sala mix con fonico del valore commerciale di circa tremila euro. Infine, il Premio del Pubblico – Trofeo Pop Corn Festival al miglior corto, scelto da una Giuria Popolare e i nuovi, Premio Miglior Colonna Sonora a cura della music supervisor Anna Collabolletta e Premio Speciale Mediatrama dedicato all’Artvocacy. Al festival saranno anche consegnate le Menzioni Speciali dal Moscerine Film Festival, dal Vision 2030, festival di Cinema Sostenibile della città di Noto e da quest’anno, una menzione speciale assegnata dal Popcorn & Podcast, progetto editoriale indipendente dedicato al mondo del cinema e della televisione.
SPAZIO AI LIBRI
Tre i corti presentati fuori concorso: sabato sera Gianni Ippoliti presenta il corto “A’ seggia” da lui stesso diretto, mentre domenica sera è invece la volta dei corti “Macchina continua” diretto da Ruben Gagliardini, vincitore del Premio Rai Cinema Channel al Sudestival 2026 e “Il gioco perfetto” di I.C. Via Anagni, già Premio Pop Corn al Moscerine Film Festival 2026. Sabato 25 luglio alle ore 10:30 spazio ai libri con la presentazione moderata da Michele Suma presso la Terrazza dell’Enoteca La Pace di Porto Santo Stefano, del libro “Cult Thriller” (Edizioni LaSerra) di Caterina Sabato.
Il saggiio di Caterina Sabato
In questo saggio l’autrice non abbraccia l’intera produzione thriller, impossibile davanti alla vastità del genere, ma traccia una mappa ragionata: racconta i film che hanno inciso più a fondo, quelli che hanno ridefinito linguaggi, contaminato altri generi, aperto nuove direzioni. opere che, soprattutto, hanno saputo cogliere le derive della società e amplificarne le paure. Il festival si fregia quest’anno di una locandina dell’artista Elena Mascioli, intitolata “L&S (Light and Shadow)”. Elena Mascioli presenta anche MASH, mostra personale che si tiene in Fortezza Spagnola (vernissage giovedì 16 luglio alle ore 19.00), promossa dal Comune di Monte Argentario, dall’Azienda Speciale Argentario Mobilità & Ambiente e da Art Day. Cuori sacri, lune, boschi, creature ibride e figure sospese compongono una narrazione che parla di desiderio, paura, ossessione e trasformazione, senza offrire risposte univoche.
Cinema
C’era una volta l’Odissea
L’ Odissea di Omero è uno dei grandi capolavori della letteratura occidentale e un testo fondamentale. Il poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero e composto probabilmente tra il IX e l’VIII secolo a.C., racconta il lungo viaggio di Ulisse, o Odisseo, verso Itaca dopo la guerra di Troia.
A differenza dell’Iliade, centrata sulla guerra e sul valore degli eroi in battaglia, l’Odissea è il poema dell’intelligenza, dell’astuzia, della curiosità e della capacità di sopravvivere alle prove.
Il regista
Il noto regista britannico Christopher Nolan ha girato 13 lungometraggi nel corso della sua carriera tra cui Inception, Oppenheimer e Odissea che è un film epico d’azione, girato in diverse parti del mondo, che utilizza una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX 70 mm, che si può apprezzare completamente soltanto in 20 cinema sparsi in tutto il mondo, nessuno in Italia. 
Le difficoltà logistiche
Colpisce sapere che per le riprese del film è stato approntato un ponte aereo nell’isola di Favignana per il trasporto di una pesantissima attrezzatura cinematografica. E’ stata allestita una nave capace di navigare, realizzata secondo una tecnica antica con materiali originalissimi; gli attori hanno dovuto imparare a usare i remi e le vele.
Il parere dei critici
I critici nei confronti di questo film si sono sbizzarriti e divisi alla ricerca di originali chiavi di lettura nell’opera di Omero. Alcuni concordano nell’affermare che questo kolossal è da considerare un traguardo del cinema moderno, dotato di un grande senso di concretezza.
Il suono
Il suono è curatissimo, qualcosa di straordinario con gli effetti della pioggia battente, lo scafo che si scricchiola, lo schiocco delle vele e la tempesta improvvisa con il cambio dei venti. Lo spettatore viene catapultato in mare quasi in un sogno improvviso. Il regista Cristopher Nolan con questo film intende raccontare un’epoca in cui gli uomini sono incapaci di dominare la natura, e riprende un grande e profondo messaggio di Omero.
La scena delle sirene e Polifemo
Splendida la scena delle sirene che stregano i naviganti, poco convincente il gigante Polifemo che è rappresentato come un vecchio pastore abbruttito. Più di un critico ha accostato Polifemo a un film giapponese sulla sia di Godzilla, con creature enormi e distruttive. Manca nel film la classica frase a cui siamo tutti abituati: “Come ti chiami chiede Polifemo ad Ulisse ed egli risponde Nessuno!”
Il ritorno a casa di Ulisse
Alla fine nel racconto di tutti i racconti, Nolan non è riuscito a cogliere la poesia e gli spunti colti da Omero. Secondo il giornalista Corrado Augias nella lacerata coscienza di Ulisse c’è un cruccio, lo scrupolo, il pentimento di avere distrutto la civiltà troiana, una grande civiltà, se pensiamo che Virgilio fa discendere Roma dalla civiltà di Enea. Il ritorno a casa di Ulisse, dopo lo sfiancante assedio di Troia, non è dei più facili, tra sirene, Polifemo e Circe…
Il successo di Nolan
Prodigioso figlio del cinema british (non solo regista ma anche attore, produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, fotografo, montatore), Nolan ha cavalcato gli ultimi 26 anni con una serie di successi planetari (Memento, The Prestige, Batman Begins, Il Cavaliere oscuro – il ritorno, Inception, Interstellar, Oppenheimer), legando il suo stile ad una personalissima gestione del tempo e dell’inquadratura.
La legge degli dei
Odissea si rivela uno specchio brutale e consolatorio dei nostri tempi, ricordandoci che nessuno torna mai davvero uguale dai propri viaggi. In Odissea è molto presente il tema della colpa, in questo modo Nolan reinterpreta il mito di Omero. Per Nolan la legge degli dei è infranta dal Cavallo. Il regista con quest’opera cinematografica ci regala un pezzo della nostra epoca.
Gli achei (i greci) dell’Iliade, dell’Odissea, tutta la civiltà greca si basava su ospitalità, viaggio, nostoi (ritorno a casa), struggente nostalgia su lunghe navi con giorni e giorni di navigazione…
Il film è stato definito un’opera tragica e necessaria: l’Odissea è il film del nostro tempo!
Ecco una delle domande che ci pone il regista:
“Come sono diventati gli uomini del nostro tempo, cosa stanno cercando… Le cose perdute non ritornano, è un messaggio contro le guerre che stanno distruggendo la nostra civiltà. Occorre la pace è urgente e necessaria”… Tre ore di cinema, di sangue e polvere che fanno riflettere e sognare lo spettatore. Noi che viviamo immersi nelle grandi tecnologie iperconnesi giorno e notte abbiamo perduto l’umanità, ci siamo abituati alle guerre e alla morte di bambini innocenti…
Nolan modernizza Omero è lo rinterpreta?
Alcune variazioni narrative sorprendono e funzionano, altre ribaltano aspettative consolidate. Il film è stato girato in Islanda, in Grecia, in Marocco e in Scozia. I luoghi che hanno stregato il pubblico di ogni parte del mondo sono Favignana, Lipari, e le isole Eolie. Il film è così immenso che lo voglio rivedere un’altra volta, allo Science Museum Imax Theatre di Waterloo. Solo qui potrò provare l’emozione del fim visto con la tecnologia IMAX 70 mm…
Odissey, USA – Grand Bretagna; 2026 (Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya (172’)
Giuseppe Maurizio Piscopo
Cinema
La tragedia di Lampedusa; rip Cristiano Giamporcaro
Lampedusa, muore sub falciato dalle eliche di un gommone con a bordo due turisti milanesi
Tornava ogni anno a Lampedusa con le sue macchine da presa per un film costruito nel tempo. Ma ogni volta non rinunciava alle immersioni, com’è accaduto sabato pomeriggio nelle acque cristallite dell’isola, fra Punta Sottile e Cala Francese, a poche decine di metri dalla riva, dove un gommone nelle mani di due turisti milanesi lo ha falciato uccidendolo sotto gli occhi della fidanzata. Finisce così la vita di un regista di 29 anni, Cristiano Giamporcaro, esperto con gli obiettivi anche sott’acqua, ligio alle regole, il pallone dei sub bene in evidenza, come ha ripetuto la sua ragazza che aveva nuotato con lui fino a pochi minuti prima della tragedia. Stanca, appena sulla spiaggia, ha intravisto l’arrivo del gommone a tutta velocità. A bordo un uomo e una donna, due turisti sessantenni da anni con casa a Lampedusa, proprietari del mezzo, adesso distrutti anche loro dal dolore, pentiti di quella che viene considerata da tanti una bravata.
Come dubita l’assessore alla Salute, Aldo di Piazza, medico del Poliambulatorio: «È certo che le misure di sicurezza impongono di procedere a passo d’uomo sotto i 200 metri dalla riva, senza sfrecciare planando…». L’isola che ha vissuto tante tragedie del mare legate all’emigrazione e all’assalto dei disperati su barconi fatiscenti piange adesso un ragazzo che va via con i suoi sogni, lasciando nella disperazione la madre, Marina Castiglione, professoressa all’università di Palermo, linguista e filologa con radici e affetti a Caltanissetta. Partita appena avvertita con il marito Ruben Giamporcaro per abbracciare il figlio frattanto trasferito all’obitorio di Porto Empedocle. Il corpo sabato è stato recuperato dalla Capitaneria di porto, mentre i carabinieri hanno sequestrato il gommone intimando alla coppia di non lasciare l’isola. Le indagini in corso per omicidio nautico, coordinate dalla Procura di Agrigento, dovranno chiarire se il filmaker è morto sul colpo, anche se si ventila l’ipotesi che l’elica del gommone gli abbia tranciato un braccio con un disastroso dissanguamento. Ma questo dovrà chiarirlo l’autopsia. Addolorato anche il sindaco Filippo Mannino che raccomanda cautela ai turisti presenti sull’isola: «Occorre prestare massima prudenza, sia in mare che sulla terraferma. Le vacanze devono essere fatte all’insegna della sicurezza, solo così ci si può divertire e rilassare».
Si aumentano adesso i controlli delle motovedette in una domenica intristita dalla notizia, mentre la fidanzata e i genitori della vittima seguono il corpo anche loro verso Porto Empedocle. Increduli, ripensando alla festa di pochi giorni fa. Un modo per brindare ai 60 anni della professoressa, che in passato è stata vicesindaco di Caltanissetta e che per l’occasione ha donato ad amici e parenti un libretto sui suoi «dodici lustri» dedicata anche allo studio dello zolfo. Un verso riemerge dagli scatti e dai filmati che anche Cristiano inquadrava: «C’è qualcosa che ci avvolge e ci stritola dentro i nostri sogni». Un’amara osservazione che inquieta anche gli amici della Strada degli Scrittori, l’associazione con cui la professoressa collabora da tanti anni e con cui Cristiano ha realizzato un video sulla casa di Andrea Camilleri a Serradifalco, il paesino dove nel 1943 era sfollato con la famiglia.
Flash richiamati anche da Ivan Scinardo, direttore della sede siciliana del Centro sperimentale di cinematografia dove Cristiano si era diplomato nel 2022: «Era tanto bravo che un mese fa lo avevano richiamato per seguire i nuovi allievi come tutor». Una bravura indiscussa soprattutto per il saggio del diploma, il documentario dal titolo pasoliniano «La ricomparsa delle lucciole». Presentato al «Festival dei Popoli 2023» e successivamente inserito fuori concorso al «Sole Luna Doc Film Festival 2024». Un racconto sul paesaggio dell’entroterra siciliano attraverso lo sguardo di un bambino di dieci anni e di un anziano pastore intrecciando memoria, territorio e vita quotidiana. Un po’ seguendo le tracce materne nelle ricerche sulla lingua e sul dialetto. Impegno e sogni stritolati in acque cristalline di botto colorate di rosso.
(Fonte: Corriere della Sera. Articolo di Felice Cavallaro)
Guarda il servizio della TGR Sicilia a cura di Ernesto Oliva
Cinema
Stefano Coco e il mare di Capo Zafferano
Un lavoro per la salvaguardia ambientale
Che cosa significa oggi spendersi per il bene dell’ambiente? Per Stefano Coco vuol dire studiare, documentare, ma più di tutto divulgare.
Stefano Coco
Stefano Coco è un documentarista originario di Ustica, isola che sin da subito lo ha messo a contatto con il patrimonio ambientale del Mediterraneo, dove l’istituzione di un’area marina protetta ha contribuito alla tutela di una biodiversità oggi apprezzata e riconosciuta a livello internazionale.
È da questo legame con il territorio e con il mare che prende forma il percorso professionale di Stefano, che negli anni ha trasformato la sua passione in un lavoro, affermandosi come regista, filmmaker e operatore subacqueo. Ha collaborato con realtà come National Geographic, la RAI e diverse produzioni internazionali.
Il rapporto tra uomo e ambiente
Il suo lavoro si concentra soprattutto sul rapporto tra uomo e ambiente, raccontando attraverso le immagini le trasformazioni che stanno interessando il nostro pianeta. Dal cambiamento climatico alla pressione esercitata sulle risorse naturali, fino alle sfide affrontate dalle comunità per trovare un nuovo equilibrio con l’ambiente, i suoi progetti cercano di portare alla luce questioni spesso lontane dagli occhi del grande pubblico. Le immagini diventano così non soltanto un mezzo per raccontare ciò che accade, ma anche uno strumento per comprendere il presente e stimolare una maggiore consapevolezza e un maggiore senso di responsabilità verso l’ambiente.
Il progetto
Il progetto che Stefano ha iniziato è un’iniziativa completamente indipendente. Alle sue spalle non c’è nessun finanziamento esterno: si tratta di un’autoproduzione che porta avanti da circa un anno.
«Non avendo una committenza o dei finanziatori – ci racconta – ho molta libertà nel modo in cui racconto questa storia. È un progetto che mi appassiona molto e che considero una battaglia importante, anche dal punto di vista sociale.»
Il documentario
Il documentario è finalizzato all’istituzione dell’Area Marina Protetta nella zona di costa corrispondente a Capo Zafferano, area di forte valore naturalistico che si trova al centro del lavoro che sta portando avanti il comitato promotore che si è formato nel 2021. L’obiettivo di Stefano è quello di sostenere questo percorso grazie a un documentario. Non soltanto per mostrare a tutti la bellezza di questo posto, ma anche per raccontarne le fragilità e il patrimonio biologico. Per assemblare questo racconto, Stefano ha raccolto una moltitudine di testimonianze e interviste, affiancando le sue immagini alle voci di chi quel territorio lo vive e lo protegge ogni giorno: ricercatori, associazioni ambientaliste, pescatori e diving center.
Diving e realtà locali
«Da circa un anno sto realizzando riprese e interviste con tutte le persone che si stanno battendo per questo obiettivo. La cosa che mi ha colpito di più è stata la disponibilità di tutti: associazioni, diving e realtà locali hanno scelto di sostenere il progetto mettendosi a disposizione anche dal punto di vista logistico.»
La biodiversità
«Chi vive il mare ogni giorno si rende conto che un mare protetto si rigenera, aumenta la biodiversità, i fondali rimangono in salute e tutto questo rende il territorio ancora più attrattivo anche dal punto di vista turistico.»
La convinzione che emerge dalle sue parole è che la tutela dell’ambiente non può essere imposta, bensì ha origine dalla partecipazione di chi quei luoghi li vive e li abita.
L’area marina protetta
«Un’Area Marina Protetta funziona soltanto se è condivisa dalla popolazione. Deve nascere un legame con quel mare, un vero e proprio senso di appartenenza. Solo così si genera il desiderio di proteggerlo.»
È forse questo il messaggio più emblematico che emerge dalla conversazione con Stefano Coco. Le immagini, da sole, non bastano a cambiare il mondo, ma possono sostenere le persone a osservarlo con occhi diversi. Dal momento in cui un territorio viene conosciuto così per come è, diventa più difficile voltarsi dall’altra parte.
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