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Editoriali

Aiutiamo gli studenti meno “bravi”

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Martedi 26 marzo, l’Università di Bologna ha conferito la laurea ad honorem in pedagogia allo scrittore francese Daniel Pennac. Questa la motivazione: “per il suo costante impegno sul fronte della pedagogia della lettura e per la sensibilità sempre dimostrata nei confronti di coloro che meno riescono ad integrarsi all’ interno delle istituzioni educative e per le strategie ideate e condivise per coinvolgere gli studenti meno “bravi” in termini strettamente scolastici e conquistarli alla passione per la conoscenza”. Prendo spunto dalla motivazione del più importante riconoscimento accademico, per riprendere alcuni passi di una intervista che il celebre romanziere francese, autore della saga della famiglia Malausiene, ha rilasciato qualche giorno prima della sua “lectio magistralis”, anticipando il suo ultimo libro “Ernest e Celestine”. Una favola scritta per i bambini ma che si rivolge a tutti quei papà che sentono ancora la voglia di raccontare storie magiche ai loro figli. Repubblica ha dedicato un lungo articolo sulla pagina culturale a Pennac; ci sono dei passaggi nella sua intervista che vale la pena riprendere: “Oggi abbiamo bisogno di persone che cerchino di comprendere le paure di un adolescente prima ancora di insegnargli qualcosa. Questa è la funzione del pedagogo. E per non fare paura agli allievi dobbiamo evitare di presentarci come i guardiani del tempio provando a trasmettere loro la felicità che proviamo quando frequentiamo i libri. La lettura a voce alta è uno dei modi che consente di trasmettere questo sentimento di felicità come pure la sensazione di liberazione che essa procura. I giovani hanno bisogno di confrontarsi con degli adulti veri, la cui presenza li aiuti a costruirsi. Gli adulti devono indicare i limiti, spingere allo sforzo intellettuale ed esigere una certa sollecitudine riflessiva. Tutto ciò per insegnare ai ragazzi a riflettere da soli. Al giornalista che gli ha chiesto il ruolo dello scrittore, Pennac ha risposto: Lo scrittore è colui che deve diventare una compagnia per chi lo legge nella convinzione che la lettura debba restare sempre un piacere per gli adulti come per i bambini”. Pennac è considerato un grande scrittore, un ottimo professore, ma uno studente meno brillante. Secondo i genitori Daniel Pennac era un alunno svogliato e poco capace e che addirittura, stando a una leggenda familiare, ha avuto bisogno di un anno intero per imparare la prima lettera dell’alfabeto. In realtà, come lui stesso dichiara e ricorda in “Diario di scuola” del 2007) sotto questa cortina di confusione e difficoltà, si nascondeva un ragazzino bisognoso di stimoli e non di risposte, ma di altre domande.

 

info@scinardo.it

 

 

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Editoriali

Io dono così, lo slogan dei giovani

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E’ lo slogan con il sottotitoloGiovani che cambiano il mondo”, scelto dal  Centro di Servizio per il Volontariato di Bergamo che ospita 500 giovani volontari da tutta Italia, provenienti da 87 province diverse. Un bella iniziativa per raccontare le esperienze di dono e di volontariato con cui contribuiscono a cambiare le comunità̀ in cui vivono. Dieci temi su cui si confronteranno nei giorni 8 e 9 ottobre per produrre altrettante «Lettere all’Europa»: ambiente e vita sulla terra, giustizia e legalità, parità di genere, pace e geopolitica, salute e benessere, investire sul territorio, cultura, cittadinanza e partecipazione, scelte e opportunità, esperienza del dono. I giovani rappresentano il futuro del nostro Paese e del volontariato stesso. “Un futuro che stanno contribuendo a scrivere già oggi con le loro azioni quotidiane – ha spiegato il presidente di CSV Bergamo, Oscar Bianchi, nella conferenza stampa di lancio”. Gli ha atto eco la presidente di CSVnet, Chiara Tommasini, nel dire che essi “rappresentano un’energia vitale che tutti noi abbiamo il compito di valorizzare e rendere visibile per mostrare al Paese che esiste una quota importante di ragazze e ragazzi che si rimboccano le maniche e si prendono cura degli altri e dei beni comuni”. Osvaldo Ranica, presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca a proposito del grande raduno ha detto: “Il volontariato cambia le comunità: lo dicono le voci e le testimonianze dei tanti giovani; l’impegno sociale non è un “di cui” o un passatempo, e queste ragazze e ragazzi lo sanno bene: il loro mettersi a servizio può cambiare la vita delle persone che incontrano, può invertire una rotta che pare già segnata, può incidere sul destino di un gruppo o di un quartiere difficile”. Tante le testimonianze a favore di questa iniziativa che andrebbe replicata anche in Sicilia. Colpiscono le parole di don Cristiano Re, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo che ha sottolineato l’importanza di potersi confrontare con questi giovani volontari: “Il tema del volontariato e le azioni del volontariato non vanno date affatto per scontate. Non basta una grande tradizione per dire che l’esperienza del bene donato con gratuità che ha sempre caratterizzato la nostra terra, andrà avanti così per sempre. Ce ne stiamo accorgendo di quanto il tema della partecipazione alla costruzione del bene comune sia grandemente disertato o mosso da qualche passeggero movimento di pancia”. Come non essere d’accordo!

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Editoriali

Economy of Francesco

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e con una economia amica della vita, in armonia con l’ambiente e la terra”. Il santo padre era molto atteso e questa attesa si è sciolta con un grido collettivo di gioia, quando, è entrato nel Lyric Theatre di Assisi. Dopo 3 anni di incontri on line si sono dati appuntamento lì, nella città di san Francesco. Il papa ha sollecitato i giovani ad “essere protagonisti attivi cercatori di senso prima che di bene a partire dal capitale spirituale e ad impegnarsi nel mettere al centro i poveri innescando cammini nuovi a partire dai paradossi evangelici di Francesco, riferendosi al santo di Assisi”. Al termine del suo discorso il pontefice ha consegnato ai giovani tre indicazioni per proseguire su questo cammino: guardare al mondo con gli occhi dei più poveri; non dimenticarsi del lavoro manuale e incarnare le idee che si vogliono realizzare, perché le idee sono necessarie ma possono diventare trappole se non diventano “carne”, cioè concretezza. Prima di congedarsi, il pontefice ha sottoscritto un patto con i giovani, frutto del lavoro elaborato nei tre giorni di incontri. Le nuove generazioni dovranno impegnarsi a realizzare una economia di pace che rispetti l’ambiente e che metta al centro la persona. Assisi grazie a queste giornate diventa sempre più un punto di riferimento mondiale di un cambiamento possibile; gli esperti sostengono che “Economy of Francesco” può essere il luogo dove si può raggiungere la massa critica affinché le istituzioni capiscano che tipo di bisogno c’è e che nuova progettazione serve per il futuro. Molti gli spunti di riflessione emersi, riprendendo una lettera del 2019 che il pontefice scrisse  ai giovani professionisti e imprenditori, leader e premi Nobel di tutto il mondo;  “studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, che include e non esclude, che umanizza e non disumanizza, che ha cura del creato e non lo depreda”. Così il papa  invitava a progettare insieme un’economia attenta alle persone e all’ambiente, uscendo dal binomio produrre/consumare  facendo perno sull’idea di un’economia più giusta e più fraterna. Il Prof. Stefano Zamagni la chiama il nuovo strumento di civiltà, progresso morale ed economico, un processo che armonizza la Laudato Sì, Evangelii Gaudium e Fratelli tutti, che si traduce nel coraggio di toccare, abbracciare la povertà, come fece San Francesco di Assisi, che, spoglio di tutti i suoi beni per essere interamente di Dio e dei poveri, come in un gesto di rifondazione dell’essere al mondo, sognava una città fraterna senza esclusi. Il messaggio forte è: “la Chiesa vuole guidare il grande cambiamento che l’umanità reclama e che, in larga misura, sta avvenendo, esortando i giovani a correggere quei modelli di crescita oramai incapaci di garantire l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future, il lavoro inteso come servizio alla vocazione e non come schiavitù”.

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Editoriali

Famiglie in emergenza abitativa

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Un nucleo familiare su 10 utilizza per la casa una quota uguale o superiore al 40% del reddito disponibile. Lo dice un report Istat dedicato alle emergenze abitative. Un gap che pesa di più su giovani e persone sole e influisce anche sul ritardo nei pagamenti per le utenze domestiche, l’affitto o le rate del mutuo. Inoltre il 70% delle famiglie vive in abitazioni più vecchie di 30 anni: solo il 22,7% abita in immobili costruiti più di recente.

Secondo quanto riportato da Sky tg 24, ulteriore conferma delle condizioni di difficoltà, osservate per alcuni segmenti della popolazione, viene dalla percentuale di famiglie che riferiscono di essersi trovate almeno una volta, nel corso del 2021, in arretrato con il pagamento delle spese per le utenze domestiche, l’affitto o le rate del mutuo. Il ritardo nei pagamenti delle spese per la casa si associa alla loro incidenza sul reddito disponibile: la quota di famiglie in ritardo coi pagamenti è più elevata nel quinto più povero, dove il 13,5% delle famiglie è in arretrato con le utenze, il 16,3% delle famiglie che pagano un affitto è in arretrato con il pagamento e il 9,4% delle famiglie che hanno contratto un mutuo è in difficoltà con la rata.

L’affitto – si legge nel report – è più diffuso tra le famiglie meno abbienti. Nel quinto di famiglie più povere la percentuale di quelle in affitto è pari al 31,8% mentre si riduce all’11,3% tra le famiglie più benestanti. A vivere in affitto sono le famiglie di più recente costituzione, il 47,8% delle persone sole con meno di 35 anni e il 39,9% delle giovani coppie senza figli.

Dal report emerge inoltre che le famiglie residenti in Italia vivono prevalentemente in appartamento. Un dato degno di nota è che il 70% delle famiglie italiane risiede in immobili costruiti prima del 1990 e oltre una famiglia su dieci vive in abitazioni precedenti al 1950. Rispetto a questo report sembrano aumentare sensibilmente le richieste di muto da parte dei giovani che, sfruttando tutti gli incentivi previsti, vogliono comprare casa e costruire un progetto familiare. E se il 2022 porta con sé l’incertezza della guerra, gli aumenti dele bollette di luce e gas, i tassi di interesse bancari in aumento, i giovani dimostrano di essere informati sui tassi di interesse per il mutuo inseguendo le migliori offerte. Un buon segnale.

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In Tendenza