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Cinema

Francesco Foti, Il cacciatore? Una grande responsabilita’!

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Una serie dal respiro internazionale ma che racconta una storia tutta italiana: ispirata alla vita del magistrato Alfonso Sabella e al suo libro “Il cacciatore di mafiosi“. In attesa della seconda stagione, l’attore catanese ci ha parlato del lavoro dietro questo importante prodotto italiano e dei suoi progetti futuri.

Francesco Foti, da siciliano cosa significa prendere parte a un progetto come “Il cacciatore”?

C’è un grossissimo carico di responsabilità, probabilmente più di quello che potrebbero avere i “non siciliani”. La stessa cosa c’era stata quando, un po’ di anni fa, ho girato “Il capo dei capi” però, in quel caso, ero dall’altra parte della barricata perché interpretavo Stefano Bontate. C’era lo stesso tipo di attenzione, di grande sensibilità. Se normalmente c’è un’enorme preparazione, in questi casi si raddoppia e devo dire che allora come oggi essere circondato da professionisti seri, dalla scrittura all’ultimo turno di doppiaggio, fa funzionare le cose.

Nella serie interpreti Carlo Mazza, un magistrato della squadra antimafia. Non è ispirato a un personaggio ben preciso della realtà come succede, invece, per il protagonista Saverio Barone o per mafiosi come Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. Come hai creato, quindi, questo personaggio, a chi ti sei ispirato?

Ho letto tantissimo, soprattutto su Giovanni Falcone che di Carlo Mazza nella finzione è una sorta di mentore e amico, ed è stato il riferimento del mio studio del personaggio. Poi è scritto così bene che c’è davvero tutto nella sceneggiatura e qui devo citare Marcello Izzo e Silvia Ebreul che sono gli headwriter della serie insieme ad Alfonso Sabella. Tutto questo si arricchisce con particolari che si prendono dai libri o dalle conversazioni con altri magistrati, con Alfonso stesso, dalle quali vengono fuori degli spunti sui quali si può lavorare. C’è sempre qualcosa di nuovo e anche di inaspettato.

Cosa pensa Alfonso Sabella de “Il cacciatore”?

Lui è molto contento, in primis che si sia riusciti a dare vita a questo progetto dopo tanti anni, poi di come è stato sviluppato e del risultato finale. Lui è un entusiasta e questo entusiasmo lo ha trasmesso anche noi.

È stata annunciata la seconda stagione, quando inizieranno le riprese e quando potremo vederla?

Le riprese dovrebbero iniziare a metà aprile e dovremmo riuscire ad andare in onda entro novembre.

Sei un attore completo: teatro, cinema, televisione, autore dei tuoi spettacoli, cosa c’è però al primo posto per te?

Tra le categorie sicuramente metto al primo posto quella dell’attore. Mentre nell’ambito in cui lavorare non scelgo. Forse sceglierei il cinema, ma solo perché ne ho fatto meno e mi piace fare cose nuove e diverse. Anche se progetti televisivi come “Il cacciatore” sono molto parenti del cinema. Mi piace fare tutto e difendo la mia voglia e la mia capacità obiettiva di fare tutto. Ho fatto anche un musical a Messina che era una cosa che mi mancava.

Hai dei progetti in corso?

Sarò in tournée con uno spettacolo che s’intitola “Un momento difficile” con Massimo Dapporto che inizia il 7 febbraio a Torino e saremo in diverse città come Faenza, Genova, Trieste, Brescia. Poi riprendo il mio “one man show” che si chiama “Niuiòrc Niuiòrc” e farò un po’ di date in Sicilia e poi il 5 aprile sarò a Roma al Parioli Club. (Fonte: Cinemaitaliano)

Caterina Saba
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Cinema

Chiusa la 44^ edizione di Efebo d’oro

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EFEBO D’ORO
Festival Internazionale di Cinema e Narrativa

44a edizione / Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa
5 – 12 novembre 2022

100 minutes – Ivan Denisovich (Russia, 2021) di Gleb Panfilov,  vince l’Efebo d’Oro per il Miglior Film tratto da un’opera letteraria. A OBEŤ (Sacrificio) di Michal Blaško (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania 2022) va l’Efebo Prospettive per opere prime o seconde.

Si è chiusa la 44a edizione dell’Efebo d’Oro che quest’anno ha premiato con l’Efebo d’Oro alla carriera – Banca Popolare Sant’Angelo Silvio Soldini, regista lontano dal glamour dei tappeti rossi, coerente e rigoroso nelle scelte registiche, attento a un cinema fatto di tensioni esistenziali troppo spesso irrisolte. L’Efebo d’oro Nuovi linguaggi – Città di Palermo è stato assegnato ai registi Tizza Covi e Rainer Frimmel, rigorosi autori di cinema documentario.

La giuria presieduta da Egle Palazzolo (presidente del Centro di Ricerca per la Narrativa e il Cinema) e composta da João Botelho (regista e sceneggiatore), Robert Cahen (artista visivo), Emanuela Martini (critica cinematografica e direttrice della rivista Cineforum) e Nadia Terranova (scrittrice) ha consegnato l’Efebo d’Oro per il miglior film tratto da un’opera letteraria a 100 minutes – Ivan Denisovich (Russia, 2021), ultimo lavoro del regista russo Gleb Panfilov, con la seguente motivazione: «I film sono storie; il cinema è qualcos’altro, è il modo in cui racconti le storie. Panfilov è un maestro del cinema. ha filmato solo l’essenziale. Il film, adattamento del romanzo Una giornata di Ivan Denisovič di Aleksandr Isaevič Solženicyn, porta con sé una poesia eterna dove sofferenza, libertà e umanità si incrociano e in cui la direzione degli attori è eccezionale. La distruzione di un fragile essere umano da parte di una dittatura è difficile da capire. Un eccellente libro sarà sempre un eccellente libro e un grande film sarà sempre un grande film. Viva Panfilov, viva il cinema».
Menzione speciale a Daughters (Germania, Italia, Grecia 2021) di Nana Neul e menzione speciale per l’interpretazione a Marina Foïs, attrice del film Ils sont vivant (Francia, 2021) di Jeremie Elkaïm .

La giuria dell’Efebo Prospettive per opere prime o seconde, composta da Antonio Bellia (regista e direttore artistico del SiciliAmbiente Documentary Film Festival), Selene Caramazza (attrice) e Daniele Vicari (regista, sceneggiatore e scrittore), ha premiato OBEŤ (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania 2022) di Michal Blaško e motiva così la scelta: «Una opera prima complessa, matura, che racconta i conflitti sociali senza pietismi né manicheismi, con slancio. La storia della madre single ucraina, che vive in una piccola città ceca con suo figlio vittima di violenza, diviene la cartina di tornasole di una malattia sociale in procinto di esplodere, la xenofobia tra comunità di immigrati in lotta tra loro. Una regia compiuta, molto calibrata. Una scrittura che rende il racconto sorprendente e imprevedibile, con una tensione narrativa forte e crescente».

Il Premio ANDE Palermo Cinema Donna è invece andato a Miss Viborg (Danimarca, 2022) di Marianne Blicher «Per aver affrontato con i toni rassicuranti dei colori verde/azzurro, in maniera originale, il tema della vecchiaia e di come non sia facile accettarla, della solitudine e di come la diffidenza nei confronti del prossimo, causata dalla consapevolezza della propria fragilità, possa essere superata grazie all’amicizia, anche la più imprevedibile».
Menzione speciale a Sabrina Sarabi, regista di No one with the Calves (Germania, 2021).

La giuria degli studenti premia ad ex aequo Miss Viborg e Onoda (Francia, 2021) di Arthur Harari; menzione speciale per la fotografia a Atlantide (Italia, 2021) di Yuri Ancarani.

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European journey – film festival

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bblica Maria Konopnicka di Bystrzyca Stara (Polonia); SCOALA GIMNAZIALA, SFANTA VINERI” di Ploieiti (Romania); 32 SUsizuchavane na chuzhdi ezici “Sv.Kliment Ohridski” di Sofia (Bulgaria) hanno incontrato il direttore Ivan Scinardo, per conoscere i processi produttivi di un film documentario.

Per una settimana la Scuola Thomas More sta ospitando, dal 9 al 15 Ottobre, le delegazioni, accompagnate dalla coordinatrice dei progetti Erasmus+ Aurelia Schera e gli insegnanti di Storia, Salvatore Pirrone (Storia), di inglese, Lloyd Melbourne, e di spagnolo Mercedes Rivera Quentana.

Fra gli obiettivi del progetto gli studenti stanno ricercando e preparando i temi dei film che riguardano l’ambiente naturale, il patrimonio culturale e le opere letterarie nazionali delle regioni partner.

Tutto ciò amplierà le loro conoscenze; attraverso il lavoro di squadra, aumenterà la loro autostima, la fiducia, le capacità di comunicazione e la creatività.

 

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La “luce” del grande artista Nicola Scafidi”

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Il volume

E’ stato presentato nei giorni scorsi nel prestigioso salone del circolo canottieri Lauria di Mondello il libro” Set cinematografici siciliani” (Mohicani editore di Pietro Scaglione), curato dalla figlia di uno dei più importanti fotografi di scena italiani Nicola Scafidi.

Angela ha curato un volume che contiene le foto scattate da suo padre nei più importanti set allestiti nell’isola. Alla presentazione moderata dalla giornalista Claudia Mirto ho partecipato anch’io assieme ai colleghi Daniele Billitteri e Mimmo Rizzo.

Lo sguardo curioso e attento di Nicola Scafidi, fotoreporter e collaboratore del quotidiano palermitano “L’Ora”, restituisce momenti di vita delle maestranze e degli attori impegnati nella realizzazione di opere filmiche entrate nella storia del cinema: dal “Gattopardo” di Luchino Visconti alla trilogia sui misteri italiani di Francesco Rosi (“Salvatore Giuliano”, “Il Caso Mattei”, “Lucky Luciano”); da “Viva L’Italia” di Roberto Rossellini a “Il Viaggio” di Vittorio De Sica, da “Vulcano” di William Dieterle a “I racconti di Canterbury” di Pierpaolo Pasolini”; dal “Giorno della Civetta” di Damiano Damiani al “Mafioso” di Alberto Lattuada.

Un estratto

Ecco un estratto dal titolo: La “luce” del grande artista Nicola Scafidi” che ho voluto dare come contributo personale al libro

Le foto di scena di Nicola Scafidi, come vetrina di un film, che raccontano il complesso processo di immagine attorno al quale poi venivano costruiti i trailers e tutto il packaging, da intendersi chiaramente come impalcatura estetica. Scafidi ha lavorato tantissimo nella sua lunga carriera di fotografo di scena, incarnando un ruolo, che va sicuramente annoverato fra i mestieri più affascinanti e discreti del cinema. Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero, rappresentano ancora oggi un punto di vista diverso che non si allontana mai dal set. Scafidi se ne stava spesso in penombra, quasi a diventare invisibile; non era illuminato dalla key light  che generalmente sta sempre puntata  sugli attori.   La passione per la fotografia di Nicola Scafidi, ereditata dal padre, non lo ha mai abbandonato; il lavoro certosino di ricostruzione e catalogazione che sta facendo la figlia Angela è un vero e proprio atto d’amore, per mantenere viva la memoria di un grande uomo che con i suoi migliaia di fotogrammi è da considerarsi a pieno titolo nella storia del nostro tempo. Il termine fotografia deriva dalla congiunzione di due parole greche: luce (φῶς, phṑs) e grafia (γραφή, graphḕ), ne deriva che fotografia significa “scrittura di luce”. Quest’opera è “Luce!”

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