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InSalute (Dott.E.Alagna)

Rapporto SDO 2018, 58 milioni e 414 mila giornate di degenza

Enrico Alagna

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infografica con i dati delle dimissioni e delle giornate di degenzaIl Rapporto SDO è un importante documento, a cura della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, che fotografa ogni anno l’attività di ricovero e cura per acuti degli ospedali italiani, pubblici e privati, in modo affidabile e completo.

La fonte dei dati è il Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), lo stesso che, con le numerose informazioni disponibili, consente ad esempio, grazie allo strumento del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), di verificare e misurare – secondo le dimensioni dell’equità, dell’efficacia e della appropriatezza – che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza.

Il Rapporto viene presentato in un periodo in cui sono stati approvati importanti documenti che contengono manovre e azioni a favore della Sanità italiana: si pensi al Patto per la salute, approvato lo scorso 18 dicembre, o alla legge di bilancio 2020 (in G.U. del 30 dicembre 2019).

In generale, si riduce il numero di dimissioni ospedaliere

Nel Rapporto si evidenzia come la riduzione più consistente delle dimissioni ospedaliere, nel 2018, riguarda la riabilitazione in regime diurno (dimissioni -7,2%, giornate -5,6%).

Seguono:

  • l’attività per acuti in regime diurno (dimissioni -3,2%, giornate -2,7%)
  • la lungodegenza (dimissioni -1,9%, giornate -1,2%)
  • l’attività per acuti in regime ordinario (dimissioni -1,8%, giornate -0,9%)
  • la riabilitazione in regime ordinario (dimissioni -1,1%, ma giornate in aumento del +1,3%).

Riduzione del tasso di ospedalizzazione standardizzato

Rispetto al 2017, nel 2018 il tasso di ospedalizzazione per acuti, standardizzato per età e sesso, si riduce da 123,2 a 120,5 dimissioni per 1.000 abitanti, suddiviso in 92,4 dimissioni (per 1.000 abitanti) in regime ordinario e 28,1 in regime diurno (nell’anno precedente i valori erano, rispettivamente, 94,2 e 29 dimissioni per 1.000 abitanti); si osserva, inoltre, una discreta variabilità regionale.

Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, è in calo.

Quello complessivo si riduce da 171,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 126,5 nel 2018.
In particolare, il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime ordinario passa da 115,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 92,4 nel 2018, mentre il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime diurno passa da 48,8 a 28,1.

Miglioramento dell’appropriatezza e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere

Confrontando i dati dell’anno 2018 con quelli dell’anno precedente, si osserva un aumento della percentuale di regime diurno in 53 dei 108 Diagnosis-related group (DRG) a rischio inappropriatezza; inoltre, fra i restanti 55 DRG, ulteriori 35, pur presentando una quota di Regime diurno inferiore rispetto al 2017, sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione osservata è del 6,6%; infine, 91 DRG mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto al 2017.
Complessivamente, quindi, per i 108 DRG LEA si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell’appropriatezza organizzativa e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere.

Mobilità interregionale sostanzialmente costante

Pur con qualche leggera variazione, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero si mantiene sostanzialmente costante, rispettivamente, intorno all’8% per l’attività per acuti in regime ordinario, al 9% per l’attività per acuti in regime diurno, al 16% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, al 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno, e al 6% per l’attività di lungodegenza.

Più in dettaglio, dal 2010 al 2018 la mobilità per acuti in regime ordinario passa da 7,4% a 8,3%, la mobilità per acuti in regime diurno passa da 7,4% a 9,4%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa da 14,7% a 16,3%, la mobilità per riabilitazione in regime diurno passa da 9,2% a 10,4%, e, infine, la mobilità per lungodegenza passa da 4,7% a 5,9%.

Diminuzione della remunerazione teorica tra il 2010 e il 2018

Analizzando il trend della remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del SSN negli anni 2010-2018, si registra una graduale riduzione: si passa da 30,9 miliardi di euro nel 2010 a 28,4 miliardi nel 2018 (con un incremento dello 0,7% rispetto al 2017).

In particolare, per l’anno 2018 la remunerazione complessiva si attesta a circa 26 miliardi di euro per l’attività per acuti (di cui 23,7 miliardi di euro in regime ordinario e 2,3 miliardi di euro in regime diurno), circa 2 miliardi di euro per l’attività di riabilitazione (di cui 1,9 miliardi di euro in regime ordinario e 84,2 milioni di euro in regime diurno), e circa 349,8 milioni di euro per l’attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,4 miliardi di euro complessivi.

Per approfondire:

 (Fonte: Ministero della Salute)
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Lisa Clark candida il corpo sanitario italiano al Nobel per la Pace

Enrico Alagna

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Una bella notizia è arrivata da Oslo
I medici, infermieri e operatori sanitari italiani sono stati ufficialmente candidati al Premio Nobel per la Pace 2021 per il loro straordinario impegno e sacrificio in prima linea nel fronteggiare il Covid-19.
La proposta è stata lanciata dalla Fondazione Gorbachev che, a un anno dall’inizio della pandemia, vorrebbe vedere l’alto riconoscimento conferito ai “medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, biologi, tecnici, operatori civili e militari tutti, che hanno affrontato in situazioni spesso drammatiche e proibitive l’emergenza COVID 19 con straordinaria abnegazione, molti dei quali sacrificando la propria vita per preservare quella degli altri e per contenere la diffusione della pandemia”.
Da Oslo è arrivato il via libera a quello che, comunque andrà a finire, è il più importante riconoscimento dell’immenso lavoro svolto da queste donne e questi uomini in uno dei momenti più tragici della storia recente per salvare le nostre vite, spesso a rischio e a costo delle proprie.
“Alla base della richiesta di candidatura – si legge – c’è il fatto che il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, in cui ha fatto ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra lottando in trincea per salvare vite e, non di rado, perdendo la propria.”
Inoltre , proprio come previsto dal protocollo di candidatura, la proposta è stata anche ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la Pace, l’americana Lisa Clark, che ha prestato attività di assistenza volontaria durante l’epidemia ed attualmente vive in Toscana. Co-presidente dell’International Peace Bureau, Clark ha ricevuto l‘onorificenza nel 2017.
“Ho candidato il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace”, ha spiegato, “poiché la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a sé stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze. La pace non è solo assenza di guerra, non basta che nessuno spari. Pace significa anche solidarietà, rispetto della dignità delle persone. Ed è quello che è successo un anno fa in Italia con l’arrivo della pandemia. Per questo ho deciso di candidare il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace. Anche se ora qualcosa si è spezzato.”
Lisa Clark, statunitense di nascita, fiorentina d’adozione, da una vita impegnata contro le guerre nel mondo, ha formalizzato la candidatura all’Accademia di Svezia di medici, infermieri, operatori sanitari, militari, volontari italiani, impegnati sul campo durante la prima ondata del Covid. Lo ha potuto fare in quanto presidente dell’International Peace Bureau, che è stato a sua volta insignito del Nobel nel 1910. E lei stessa, a 71 anni, per dare una mano, si è messa al volante delle ambulanze della Croce Rossa di Bagno a Ripoli, come volontaria.
«L’Italia, dopo la Cina, è stato il primo grande Paese ad essere colpito dalla pandemia, ma ha reagito in modo diverso dagli altri. Non solo i professionisti, i medici, gli infermieri in prima linea, ma tutti gli operatori sanitari, i militari che trasportavano le bare da Bergamo, i volontari si sono fatti in quattro per dare un contributo, per mettere a disposizione le proprie capacità. L’utopia del più forte che aiuta il più debole non è stata più un’utopia, è diventata realtà. E anche se questa candidatura riguarda il corpo sanitario, in quel momento tutti gli italiani hanno dato il meglio di sé».
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AIFA sospende, in via precauzionale, il vaccino AstraZeneca

Enrico Alagna

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L’Agenzia Italiana del Farmaco sospende in via precauzionale E TEMPORANEA tutti i lotti del vaccino #AstraZeneca.
Questo avrà non poche ripercussioni sul rallentamento della campagna vaccinale ma soprattutto emotive su Chi, fino a qualche ora fa, spinto dal benestare dei medici vaccinatori, ha effettuato la vaccinazione.
Possiamo rassicurare chiunque di voi abbia effettuato la vaccinazione AstraZeneca in quanto occorre sottolineare che AIFA ed EMA hanno chiarito che al momento non c’è un «nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi».
I casi di decesso verificatisi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca hanno un legame solo temporale. Nessuna causalità è stata dimostrata tra i due eventi. L’allarme legato alla sicurezza del vaccino AstraZeneca non è dunque giustificato.
Oggi pomeriggio l’AIFA ha però ritenuto di sospendere l’impiego del vaccino in via “del tutto precauzionale” in attesa di altre valutazioni da parte dell’EMA.
Le autorità sanitarie e di controllo hanno emesso questi comunicati non sulla base di opinioni, ma valutando i dati ottenuti finora dalla campagna vaccinale che non hanno portato a rilevare particolari problemi per quanto riguarda gli effetti avversi causati dal vaccino di AstraZeneca, così come dagli altri vaccini contro il coronavirus finora autorizzati.
Produrre un vaccino è un’attività estremamente complicata e ci sono pochi altri processi produttivi che ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo.
In atto la vaccinazione è l’unica arma a nostra disposizione per il raggiungimento dell’immunità e la sconfitta del Coronavirus.
Attendiamo FIDUCIOSI che l’EMA si esprima a riguardo. Evitiamo, per quanto possibile, di dar credito a fonti diverse da quelle ufficiali: OMS, EMA, AIFA.
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Vaccini anticovid: quando toccherà a voi non esitate

Enrico Alagna

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In tanti mi chiedete lumi sulla vicenda #AstraZeneca: siete preoccupati, intimoriti.
Per alcuni di voi si avvicina la prima dose di vaccino. AIFA (agenzia italiana del farmaco) ed EMA (agenzia europea per i medicinali) hanno sospeso per motivi precauzionali un lotto di vaccino; questo è sinonimo di SICUREZZA.
Vuol dire che l’intera filiera farmaceutica funziona ed ha come priorità la salute dei cittadini.
Aifa ed Ema hanno chiarito che al momento non c’è un «nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi».
Nonostante le rassicurazioni delle agenzie di controllo, tra i cui compiti c’è proprio quello di vigilare sulla sicurezza di farmaci e vaccini, alcuni giornali italiani hanno raccontato la sospensione con toni molto più allarmanti di quelli che stanno usando gli altri giornali europei.
Dall’inizio delle campagne vaccinali, solo in Europa sono state somministrate circa 16 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca, senza che emergessero problemi o effetti avversi imprevisti, rispetto a quelli riscontrati durante i test clinici dell’anno scorso.
Produrre un vaccino è un’attività estremamente complicata e ci sono pochi altri processi produttivi che ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo.
In atto la vaccinazione è l’unica arma a nostra disposizione per il raggiungimento dell’immunità e la sconfitta del Coronavirus.
Siate fiduciosi e QUANDO TOCCHERÀ A VOI NON ESITATE!
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