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I traditori, al Teatro Massimo in scena le stragi

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“Se fosse qui con me, chiederei al diavolo come ha fatto a progettare un piano così sottile con una materia così grossolana: mafiosi, tritolo, terra, carne, sangue, lamiere. Come ha fatto a ingannarci sbattendoci in faccia gli indizi, anziché nasconderli. Come ha fatto a immobilizzare la giustizia per tutti questi anni inventando piste di indagine al limite del grottesco. Come ha fatto a rendere tutto ciò plausibile, senza che nessuno di quelli deputati al controllo si accorgesse di nulla.
E soprattutto gli chiederei una cosa.
Come ha fatto a dare fiducia ai traditori”.

Dopo il successo de Le parole rubate arriva una nuova opera-inchiesta sui misteri delle stragi Falcone e Borsellino.
Sul palcoscenico del Teatro Massimo, “I traditori” ricostruisce i retroscena del più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana, ma non solo. Mette insieme i tasselli di un puzzle in cui mafiosi, servizi segreti e uomini senza volto hanno minato le fondamenta della democrazia.

di Salvo Palazzolo e Gery Palazzotto
Concept Gery Palazzotto
Musiche Marco Betta, Diego Spitaleri, Fabio Lannino
Regia Alberto Cavallotti

Interpretato da Gigi Borruso

Videomaking Antonio Di Giovanni, Davide Vallone
Documentazione fotografica © Franco Lannino

Cultura

“Gelone” incanta il Parco archeologico Himera

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Un successo straordinario e un’atmosfera magnetica hanno accompagnato ieri sera il debutto di “Gelone” nell’area archeologica di Himera. L’evento ha registrato il sold-out, confermando la forza di un’operazione culturale capace di coniugare il rigore scientifico alla grande suggestione teatrale,  con un’aura di assoluta ed emozionante autenticità.

Teatro di Pietra e Notti clandestine

Inserito nel prestigioso circuito della rete nazionale Teatri di Pietra 2026 e nel programma della XVI edizione di Notti Clandestine, lo spettacolo ha trasformato le pietre millenarie del sito archeologico in uno spazio narrativo vivo.

Tra ricerca storica e magia scenica

Ispirata al romanzo “Gelone nella terra di Athena” di Roberto Tedesco, l’opera rievoca le gesta del celebre tiranno, figura chiave per la storia di Himera e pietra d’angolo dell’identità siciliana. Fu proprio Gelone il trionfatore della storica Battaglia di Himera del 480 a.C.

Pubblico soddisfatto, con i sindaci di Termini Imerese e Campofelice in prima fila, che per l’occasione sono stati coinvolti, in un piacevole esperimento, dal regista Giuseppe Vignieri,(capitano della  compagnia teatrale “I Trovatori ” di Castelbuono), in una sorta di “meta-teatro”, dentro e fuori la rappresentazione. Il suo contributo da regista e attore  ha assicurato un perfetto equilibrio storico, permettendo al pubblico di non essere un mero spettatore, ma un vero e proprio testimone dell’epoca greca.

Brava l’attrice protagonista Delia Oddo, accompagnata da strumenti a corde antichi suonati dal vivo dal maestro Giuseppe Aiosi. Vignieri e Oddo hanno dato corpo e voce al dramma con una l’intensa interpretazione, capace di catturare l’attenzione della platea con una prova recitativa carica di pathos ed energia.

Le gesta eroiche

Suggestivo rivivere le gesta eroiche dei personaggi del tempo, proprio tra     le vestigia del tempio eretto per celebrare quella leggendaria vittoria

La consulenza scientifica del direttore del parco, Domenico Targia, garanzia di un’esperienza che trascende la semplice finzione per farsi divulgazione alta.

L’operazione si attesta così come un riuscito volano di attrazione turistica e valorizzazione del territorio, dimostrando come l’intrattenimento di qualità possa farsi strumento di approfondimento culturale necessario e moderno.

L’opera “Gelone”, grazie alla magistrale scrittura di Roberto Tedesco lascia un segno profondo nell’estate culturale siciliana, restituendo al Tempio della Vittoria il suo antico ruolo di faro della memoria.

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“Un posto nel mondo”

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Il viaggio sonoro e personale di Jack Scinardo

“Un posto nel mondo”, il nuovo album di Jack Scinardo, su tutte le piattaforme musicali, è un’opera che non rappresenta soltanto un traguardo artistico, ma l’approdo consapevole di una profonda traiettoria personale e musicale.

La genesi: la ricerca di una direzione

L’intero progetto si sviluppa attorno a una domanda fondamentale: dove ci collochiamo quando la musica diventa il nostro linguaggio principale?

Per Jack Scinardo, l’album è stato fin da subito un laboratorio d’ascolto e di sperimentazione. Non un semplice insieme di brani messi in sequenza, ma un racconto coeso, che riflette il desiderio di superare i propri confini artistici. La composizione si è trasforma così in un viaggio alla ricerca di una direzione chiara, capace di fondere istinto ed eleganza e di trasformare dubbi ed esperienze vissute in materia sonora.

Il suono: equilibrio e identità

Sul piano musicale, “Un posto nel mondo” si distingue per una cura scrupolosa del dettaglio e dell’atmosfera. L’architettura dell’album vive di contrasti ben bilanciati, gli arrangiamenti caldi e organici  lasciano ampio respiro alle melodie, il dialogo costante tra intimismo acustico ed energia ritmica pensato per accompagnare l’ascoltatore in differenti stati d’animo e una linea vocale e strumentale autentica, priva di orpelli inutili, dove ogni singola nota ha un peso specifico.

Il risultato è una firma sonora riconoscibile, frutto di un lavoro di rifinitura che trasforma la ricerca di un “suono” nella scoperta della propria identità.

Tra intimità e universalità

Ciò che rende l’album particolarmente incisivo è la sua capacità di parlare a chiunque si sia mai sentito smarrito o in cammino. Le tracce esplorano il senso di appartenenza, la fatica della ricerca e la bellezza di scoprirsi vulnerabili. Jack  firma un lavoro sincero e maturo, dimostrando che cercare un posto nel mondo non significa trovare una destinazione definitiva, ma imparare ad abitare con sicurezza la propria musica.

I brani in sequenza 

 “Accelera” mescola sonorità che richiamano un saloon western con un ritmo elettronico sapientemente mixato.

“Jack”, è un vero e proprio inno all’autostima  e nello stesso tempo all’irriverenza e al sentirsi liberi di esprimere il proprprio pensiero, in una società un pò troppo  omologata.

“Dormi”, la musica non cerca di addormentare con la forza, ma crea uno spazio sicuro e ovattato. È il momento in cui i pensieri della giornata perdono peso, i muscoli si rilassano e la mente comincia a galleggiare, in un’assenza di gravità tiepida e rassicurante.

“Amuri”, è un brano interamente in lingua siciliana che intreccia il rap contemporaneo con il lirismo della tradizione popolare siciliana, prendendo forza dai due celebri moduli espressivi: “Moru, stidda d’amuri” (richiamo alla classica serenata) e “Ciautu di lu me cori” (l’antico e viscerale “fiato del mio cuore”). Il brano racconta un amore totale, quasi ossessivo e salvifico: l’amata non è solo l’oggetto del desiderio, ma la stidda (la stella polare che guida nelle notti buie) e il ciautu (il fiato vitale senza cui non si può respirare). Il contrasto tra il rap duro e la melodia antica dimostra come i sentimenti popolari di un tempo siano esattamente gli stessi che animano i giovani d’oggi.

“Distesi sui fiori”, è un brano per chitarra classica che concepisce lo strumento come uno specchio acustico della natura, offrendo una catarsi sonora e un rifugio dalla frenesia del mondo. Le note fluttuano leggere, evocando il contatto con la terra e la sensazione del corpo che si adagia sul prato. Il brano non cerca la virtuosismo fine a se stesso, ma la purezza di un timbro sonoro unico, producendo una sensazione di sospensione temporale, un respiro profondo in cui la natura, con i suoi elementi naturali,  cessa di essere uno sfondo e diventa un riparo sicuro.

 “Un posto nel mondo” è una ballad pop-rock intensa e introspettiva che esplora il viaggio emotivo tra la vulnerabilità dell’incertezza e il desiderio di autenticità, culminando in una catarsi sonica e liberatoria. Il brano si sviluppa su una dinamica in crescendo: parte da un’atmosfera intima e rarefatta, per poi aprirsi progressivamente verso sonorità più ampie e graffianti, sorrette da una sezione ritmica profonda e avvolgente.Nelle battute iniziali, la fragilità dell’anima emerge senza filtri (“Mi tormento e non trovo le parole”). È il ritratto della frustrazione espressiva, dove il rumore interiore blocca la capacità di comunicare. L’insofferenza cresce di fronte a una stabilità apparente che non soddisfa (“Questo equilibrio sordo non mi consola”). Il silenzio e l’apatia pesano più del conflitto, rendendo l’immobilità insopportabile. Subentra una nota di struggente consapevolezza (“Distoglierai il tuo sguardo da me”), che anticipa la distanza emotiva e il rischio di perdersi agli occhi dell’altro. Il punto di svolta del testo risiede nella ricerca di una guida o di un ponte verso l’esterno (“Tu prova a dare il senso alle cose”, “Tu prova a dare amore alle cose con una parola”). È l’invito a trasformare il caos in significato attraverso un gesto minimo ma profondo, capace di riempire i vuoti. La frase (“Non ho paura”), una dichiarazione di forza che rifiuta la resa e accetta la sfida della ricerca personale. Nel finale esplode un assolo di chitarra elettrica viscerale e melodico.

“Mi senti anche tu”, è un brano concepito come una lettera aperta rivolta verso il cielo. È l’omaggio accorato di un nipote al nonno Giacomo, pittore e poeta scomparso da poco, la cui presenza continua a risuonare nella memoria e nell’arte lasciata in eredità. Il brano si muove su un tempo lento e sospeso, guidato dal tatto delle corde di una chitarra classica, accompagnato da una doppia voce dai toni caldi e nostalgici. La melodia nasce spoglia, accompagnata soltanto dalle note basse dello strumento, per poi arricchirsi gradualmente in sonorità ed echi che stendono un tappeto armonico avvolgente, capace di trasformare il dolore della perdita in una dolce e luminosa speranza. Il ricordo del nonno Giacomo prende vita attraverso la sua arte. Il titolo del suo libro, “I colori della notte”, diventa il ponte ideale tra il mondo terreno e la dimensione in cui ora dimora. La notte non è più un luogo di buio o di fine, ma la tavolozza su cui il pittore e poeta continua a dipingere le sue emozioni. “Dimmi che mi senti anche tu” il grido sommesso di chi cerca una conferma che il legame non si sia spezzato con la morte. “Fammi sentire che vivo nel tuo cielo blu”  il desiderio del nipote di ritrovare la forza di vivere, sapendosi custodito e riflesso nelle sfumature azzurre che il nonno amava dipingere. “In mezzo a quei colori noi possiamo sognare di più” il quadro finale in cui l’arte e l’affetto abbattono ogni confine temporale, trasformando i pennelli e le poesie di Giacomo in uno spazio eterno dove incontrarsi ancora. Sul finale, le note sfumano gradualmente lasciando l’ultima frase pronunciata quasi senza fiato, come una domanda lasciata ad aleggiare nell’aria, con la certezza che, tra le sfumature di quel cielo blu, il nonno Giacomo stia ancora ascoltando.

 

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Cinema

 C’era una volta l’Odissea

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L’ Odissea  di Omero è uno dei grandi capolavori della letteratura occidentale e un testo fondamentale. Il poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero e composto probabilmente tra il IX e l’VIII secolo a.C., racconta il lungo viaggio di Ulisse, o Odisseo, verso Itaca dopo la guerra di Troia.

A differenza dell’Iliade, centrata sulla guerra e sul valore degli eroi in battaglia, l’Odissea è il poema dell’intelligenza, dell’astuzia, della curiosità e della capacità di sopravvivere alle prove.

Il regista

Il noto regista britannico Christopher Nolan ha girato 13 lungometraggi nel corso della sua carriera tra cui Inception, Oppenheimer  e Odissea che è un film epico d’azione, girato in diverse parti del mondo, che utilizza una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX 70 mm, che si può apprezzare completamente soltanto in 20 cinema sparsi in tutto il mondo, nessuno in Italia.

Le difficoltà logistiche

Colpisce sapere che per le riprese del film è stato approntato un ponte aereo nell’isola di Favignana per il trasporto di una pesantissima attrezzatura cinematografica. E’ stata allestita una nave capace di navigare, realizzata secondo una tecnica antica con materiali originalissimi; gli attori hanno dovuto imparare a usare i remi e le vele.

Il parere dei critici

I critici nei confronti di questo film si sono sbizzarriti e divisi alla ricerca di originali chiavi di lettura nell’opera di Omero. Alcuni concordano nell’affermare che questo kolossal è da considerare un traguardo del cinema moderno,  dotato di un grande senso di concretezza.

Il suono

Il suono è curatissimo, qualcosa di straordinario con gli effetti della pioggia battente, lo scafo che si scricchiola, lo schiocco delle vele e la tempesta improvvisa con il cambio dei venti. Lo spettatore viene catapultato in mare quasi in un sogno improvviso. Il regista Cristopher Nolan con questo film intende raccontare un’epoca in cui gli uomini sono incapaci di dominare la natura,  e riprende un grande e profondo messaggio di Omero.

La scena delle sirene e Polifemo

Splendida la scena delle sirene che stregano i naviganti, poco convincente il gigante Polifemo che è rappresentato come un vecchio pastore abbruttito. Più di un critico ha accostato Polifemo a un film giapponese sulla sia di Godzilla, con creature enormi e distruttive. Manca nel film la classica frase a cui siamo tutti abituati:  “Come ti chiami chiede Polifemo ad Ulisse ed egli risponde Nessuno!”

Il ritorno a casa di Ulisse

Alla fine nel racconto di tutti i racconti, Nolan non è riuscito a cogliere la poesia e gli spunti colti da Omero. Secondo il giornalista Corrado Augias nella lacerata coscienza di Ulisse c’è un cruccio, lo scrupolo, il pentimento di avere distrutto la civiltà troiana, una grande civiltà, se pensiamo che Virgilio fa discendere Roma dalla civiltà di Enea.  Il ritorno a casa di Ulisse, dopo lo sfiancante assedio di Troia, non è dei più facili, tra sirene, Polifemo e Circe…

Il successo di Nolan

Prodigioso figlio del cinema british (non solo regista ma anche attore,  produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, fotografo, montatore), Nolan ha cavalcato gli ultimi 26 anni con una serie di successi planetari (Memento, The Prestige, Batman Begins, Il Cavaliere oscuro – il ritorno, Inception, Interstellar, Oppenheimer), legando il suo stile ad una personalissima gestione del tempo e dell’inquadratura.

La legge degli dei

Odissea si rivela uno specchio brutale e consolatorio dei nostri tempi, ricordandoci che nessuno torna mai davvero uguale dai propri viaggi. In Odissea è molto presente il tema della colpa, in questo modo Nolan reinterpreta il mito di Omero. Per Nolan la legge degli dei è infranta dal Cavallo. Il regista con quest’opera cinematografica ci regala un pezzo della nostra epoca.

Gli achei (i greci) dell’Iliade, dell’Odissea, tutta la civiltà greca si basava su ospitalità, viaggio, nostoi (ritorno a casa), struggente nostalgia su lunghe navi con giorni e giorni di navigazione…

Il film è  stato definito un’opera tragica e necessaria: l’Odissea è il film del nostro tempo!

Ecco una delle domande che ci pone il regista:

“Come sono diventati gli uomini del nostro tempo, cosa stanno cercando… Le cose perdute non ritornano, è un messaggio contro le guerre che stanno distruggendo la nostra civiltà. Occorre la pace  è urgente e necessaria”… Tre ore di cinema, di sangue e polvere  che fanno riflettere e sognare lo spettatore. Noi che viviamo immersi nelle grandi tecnologie iperconnesi giorno e notte  abbiamo perduto l’umanità, ci siamo abituati alle guerre e alla morte di bambini innocenti…  

Nolan modernizza Omero è lo rinterpreta?

Alcune variazioni narrative sorprendono e funzionano, altre ribaltano aspettative consolidate. Il film è stato girato in Islanda, in Grecia, in Marocco e in Scozia. I luoghi che hanno stregato il pubblico di ogni parte del mondo sono Favignana, Lipari, e le isole Eolie. Il film è così immenso che lo voglio rivedere  un’altra volta, allo Science Museum Imax  Theatre di Waterloo. Solo qui potrò provare l’emozione del fim visto con la tecnologia  IMAX 70 mm…

Odissey, USA – Grand Bretagna; 2026 (Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya (172’)

Giuseppe Maurizio Piscopo

   

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