Cinema
Domani è un altro oggi
Mappatura ragionata dei film sul Loop temporale
Sono trascorsi sessantacinque anni dalla uscita nelle sale della prima pellicola sui viaggi nel tempo. Era il 1960 quando George Pal diresse L’uomo che visse nel futuro (The Time machine), tratta dall’omonimo romanzo di H. G. Wells, a sua volta la prima opera letteraria a narrare di un inventore che riesce nell’impresa di viaggiare nel tempo. Il prolifico scrittore britannico pubblica il suo romanzo nel 1895, anticipando di diversi decenni la teoria della relatività di Albert Einstein (1905-1915), la quale ha fornito il quadro scientifico che descrive l’interconnessione tra spazio e tempo e ne ha aperto la discussione sulle possibilità teoriche di manipolazione o distorsione.
Questi archetipi cinematografici e letterari definiscono, in estrema sintesi, un settore fra i più appassionanti e suggestivi della fantascienza, con il quale tanti scrittori e cineasti si sono confrontati. Una delle teorie principali, imprescindibile per chi si approccia a questo ambito (fanta)scientifico è il paradosso del nonno connesso ai viaggi nel tempo: l’impossibilità cioè di cambiare il passato suggerito dall’idea che se un viaggiatore dovesse uccidere il proprio nonno, determinerebbe un corto circuito temporale perché non sarebbe mai nato e non si troverebbe a viaggiare nel tempo.
Tuttavia, negli ultimi decenni vi sono stati registi e sceneggiatori che hanno scardinato queste coordinate, concentrandosi sul loop temporale: il protagonista non viaggia a ritroso in senso storico, ma rivive ripetutamente un brevissimo periodo di tempo, acquisendo la libertà di modificare gli eventi immediati. Questa caratteristica costituisce la nota distintiva principale di un particolare settore delle opere di cui trattiamo. Era l’anno 1993, quando l’attore e regista statunitense Harold Ramis diresse la sua pellicola più riuscita, Ricomincio da capo (Groundhog Day), un successo paragonabile a un altro cult della fantascienza di un decennio prima, Ghostbusters (1984), di cui Ramis fu solo co-sceneggiatore e interprete. La storia di un reporter irascibile ed egoista (Bill Murray), che si reca in Pennsylvania per girare un servizio su Il giorno della marmotta, la festa tradizionale del luogo, ed è costretto a rivivere lo stesso giorno era stata scritta dallo sceneggiatore Danny Rubin, che la propose a diversi produttori, fino a quando non fu letta da Ramis che acconsentì di produrre e dirigere la pellicola. Il regista di Chicago, tuttavia, decise di apportare alcune correzioni al copione, declinando l’incedere narrativo in chiave di commedia e innestando nel plot una storia sentimentale fra il suo protagonista e Rita (Andie MacDowell), la sua collega giornalista che lo assiste nel reportage e grazie alla quale alla fine romperà l’incantesimo.
All’uscita nelle sale americane, la pellicola non ebbe un immediato successo, ma con il passare del tempo l’idea alla base della storia si è rivelata vincente ed il film è diventato un cult per intere generazioni e un punto di riferimento per pellicole che verranno. Ma se l’espediente narrativo del film apripista funzionava con i toni da commedia, si intuì subito che esso poteva prestarsi a qualsiasi intreccio, spaziando fra tutti i filoni. Vengono così realizzati timidamente nel nuovo millennio i primi epigoni, poi le produzioni cominciano ad aumentare, divenendo infine un (sotto) genere a se, con una caratteristica ben definita: il protagonista rimane improvvisamente (spesso inspiegabilmente) intrappolato in un loop temporale e rivive sempre lo stesso giorno, modificando gli eventi in maniera sempre diversa, fino a quando non trova quella variante che gli consente di riprendere la vita di sempre.
Come capita a tante pellicole di successo, poco più di un decennio dopo del film di Ramis ne è stato realizzato un (solo) remake, ad opera di una dignitosa produzione tutta italiana – unica volta che il nostro cinema si ispira a modelli americani – dal titolo E’ già ieri (2004) con Giulio Manfredonia che scrive il soggetto e dirige e con Antonio Albanese nel ruolo che fu di Bill Murray. La trama ricalca abbastanza fedelmente l’originale, con piccoli adattamenti legati all’ambientazione nostrana: il protagonista è anch’egli un giornalista televisivo, dal carattere burbero ed egocentrico, incaricato di girare un reportage sulle cicogne in un’isola delle Canarie, che resta vittima dello stesso incantesimo, finchè una storia d’amore con la biologa a seguito della troupe televisiva, il cui nome è ca sa van dire Rita (Goya Toledo), non lo farà ritornare all’esistenza normale.
Nelle altre produzioni di cui parleremo, tutte rigorosamente a stelle e strisce, cambiano i personaggi e le storie ma non l’espediente narrativo, che verrà adattato a diversi registri narrativi, anche se la commedia e le storie sentimentali rimangono il principale terreno di elezione.
Iniziando ad esplorare gli altri generi, due pellicole sul tema, accumunate dalla stessa ambientazione fantascientifica, sono Source Code (2011) del talentuoso britannico Ducan Jones e Edge of Tomorrow – Senza domani (2014) diretta dal mestierante regista americano Doug Liman. Entrambi i protagonisti delle storie sono ufficiali dell’esercito statunitense ed hanno le sembianze rispettivamente di Jake Gylenhaal e Tom Cruise, i quali debbono fronteggiare minacce costituite da un complotto terroristico nel film di Jones e da una invasione aliena nella pellicola di Liman. Nel mentre rivivono continuamente lo stesso giorno – o parte di esso come in Source code – ma questa volta lo spettatore viene reso edotto delle ragioni per cui i due personaggi principali rimangono intrappolati nel loop temporale.
Ancora la fantascienza, contaminata da toni da commedia, fa da cornice ad una recente produzione a stelle e strisce dal titolo Quello che non ti uccide (Boss Level), diretta da Joe Carnahan nel 2021, che vede protagonista un veterano delle forze speciali (Roy Pulver), interpretato da Frank Gallo, il quale ogni giorno rivive la sua uccisione da parte di un manipolo di nemici, finché non viene a capo del complotto ordito ai suoi danni da parte di un colonnello dell’esercito (Mel Gibson), sconfigge gli assalitori e salva la moglie che collaborava con il villan suo antagonista.
Spostandoci su altro genere, dove lo slasher incontra i loop temporali, un film che ha riscosso ampi consensi è costituito da Auguri per la tua morte (2017) diretto da Christopher Landon. Nell’incipit della storia facciamo conoscenza con la protagonista (Jessica Rothe) una studentessa universitaria la quale il giorno del suo compleanno, dopo una serie di eventi che scandiscono quella giornata, viene uccise da un killer mascherato mentre si reca ad una festa, ma questo è solo l’inizio di un giorno che si ripete sempre uguale per la ragazza, fino a quando non verrà a capo dell’intricato mistero ordito ai suoi danni. Due anni dopo lo stesso regista statunitense decide di bissare il successo ottenuto, dirigendo Ancora auguri per la tua morte, con gli stessi protagonisti ed una storia che ricalca lo stesso canovaccio, ma più intricata e ricca di colpi di scena.
Ma se il dittico di Landon era permeato da una certa ironia che alleggeriva i toni più gore, il meno riuscito film Until Dawn (2025), tratto dall’omonimo videogioco, ricorre ad un approccio più esplicito e brutale al genere slasher. La sua trama, che vede un gruppo di ragazzi intrappolati in un loop mortale, presenta una variante originale: l’assassino e le minacce mutano a ogni ripetizione, e la sopravvivenza è limitata a un numero definito di morti, intensificando ulteriormente la posta in gioco per lo spettatore.
Se queste sono le varianti al genere originale che ha dato corso ai film di cui parliamo, la produzione più ricca la troviamo all’interno di altre pellicole statunitensi le cui trame si collocano fra la commedia e le storie sentimentali.
Questioni di cuore sono alla base di 12 volte Natale (2011) di James Hayman con la giovane protagonista Kate (Amy Smart) che, dopo essersi lasciato col fidanzato, si concede un appuntamento al buio con un uomo affascinante la vigilia di Natale e si trova a rivivere sempre lo stesso giorno; nella commedia giovanile Io vengo ogni giorno (Premature) (2014) diretta da Dan Beers vengono narrati i turbamenti sessuali di un teenager, in una giornata in cui deve sostenere un colloquio cruciale per il suo futuro, costellata da momenti imbarazzanti, che il giovane rivivrà continuamente; i toni si fanno più seri in Prima di domani (2017) di Ry Russo Young, dove Samantha, la giovane protagonista interpretata da Zoey Deutch, all’ultimo anno del liceo vive una giornata piena di imprevisti che si conclude con un tragico epilogo che la vede vittima di un incidente mortale, ma l’indomani si risveglia sul suo letto destinata a rivivere la stessa giornata; nella commedia Ricomincio da nudo (Naked) (2017), protagonista è Rob (Marlon Wayans), un giovane di colore che rimane intrappolato in un loop temporale, che lo costringerà a rivivere continuamente il giorno delle nozze, in cui niente va come dovrebbe; in Palm Springs – vivi come se non ci fosse un domani (2020) di Max Barbakow intrappolati nello stesso loop temporale rimangono due giovani fidanzati, mentre in One more time diretto da Jonhathan Etzler una donna quarantenne che festeggia da sola i suoi quarant’anni e desidera ritornare giovane vede avverarsi il suo desiderio, ma rimane vittima dell’incantesimo che le farà rivivere sempre quell’unico giorno.
In conclusione, ci si chiede cosa accadrebbe se non fosse un loop temporale a farci rivivere sullo schermo la coazione a ripetere del protagonista. La risposta a questa domanda la troviamo in un’altra commedia romantica americana del 2004, che precede i tanti epigoni del cult di Harold Ramis, la cui trama ne riprende l’idea alla base del plot, utilizzando però un espediente narrativo non fantastico, ma scientifico.
La pellicola di cui parliamo è 50 volte il primo bacio (50 First Dates) che Peter Segal dirige all’inizio del millennio ponendo al centro della narrazione l’innamoramento fra Henry (Adam Sandler) un veterinario che studia i trichechi in un’isola delle Hawaii e Lucy (Drew Barrymoore), una giovane insegnate di arte che si trova lì in vacanza. Galetto fra i due è stato il primo incontro in una tavola calda, ma questa love story viene complicata dalla malattia di cui è affetta la giovane insegnante cioè una amnesia anterograda che le comporta una perdita della memoria a breve termine, dovuta a eventi traumatici vissuti che, passata la notte, non le fa ricordare quello che è accaduto il giorno prima. Così per i due protagonisti ogni giorno che verrà è come il precedente: Henry corteggia nuovamente Lucy come la prima volta che si innamora all’istante di lui, pur non ricordando niente del loro primo incontro, finchè la giovane non maturerà a livello inconscio questo suo amore e i due si sposeranno e avranno dei figli.
Questa è la sintetica mappatura di una tendenza cinematografica in crescendo, nel corso dei decenni, che dimostra come il cinema di Hollywood del nuovo millennio abbia maturato una particolare predisposizione per le storie che consentono di modificare il futuro, rivivendo il passato a breve termine, quasi a voler esorcizzare i traumi vissuti quel maledetto giorno dell’11 settembre di inizio secolo.
Carmelo Franco
Cinema
La banda muta di Alessia Bottone
“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega- che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.
Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista- dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia.
Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto, sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.
Guarda l’intervista alla regista
Cinema
Rosa Elettrica la nuova serie targata Sky
Nei panni di una giovane agente sotto copertura alle prese con scelte più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta è la protagonista di ROSA ELETTRICA, eroina per caso al centro del nuovissimo thriller on-the-run targato Sky Original dall’8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.
Prodotta da Sky Studios e Cross Productions e diretta da Davide Marengo (Un’estate fa, Il cacciatore, Notturno bus), la serie – in sei episodi – adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi (2007, edito da Sellerio Editore Palermo).
Sinossi
Al centro della storia Rosa, giovane agente del programma protezione testimoni, incaricata di scortare Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare, interpretato dal co-protagonista Francesco Di Napoli. Quando scopre che qualcosa nell’operazione non torna, Rosa rompe la catena di comando e fugge con lui: da quel momento entrambi diventano bersagli, costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Accanto a Maria Chiara Giannetta (L’amore e altre seghe mentali, Blanca, Don Matteo) e Francesco Di Napoli (Hey Joe, Romulus, La paranza dei bambini) anche Elena Lietti (Il sol dell’avvenire, Il Miracolo, Anna), che interpreta il vicequestore Antonella Reja, diretto superiore di Rosa, pronta a tutto per mettere alla prova la sua giovane recluta; Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, Mare Fuori) presta il suo volto a Nunzia Serafino, insospettabile boss del clan Incantalupo detta “Mamma Camorra”; Pasquale Esposito (Ripley, Hotel Portofino, Gomorra) interpreta Saro Incantalupo, boss latitante da oltre vent’anni che siede al vertice del clan omonimo. E ancora Federico Tocci (C’è ancora domani, La casa degli sguardi, Speravo de morì prima) nei panni di Carlo Morano, collega e amico fedele di Rosa, e Francesco Foti (Il Cacciatore, I Leoni di Sicilia, Un’estate fa) in quelli di Paolo D’Intrò, Sostituto Procuratore di Napoli, figura di spicco della lotta contro la criminalità organizzata.
Il soggetto di serie è stato elaborato da Giordana Mari con Giampaolo Simi e Vittorino Testa. Alla sceneggiatura Giordana Mari, a capo di una writers’ room tutta al femminile che include anche Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero.
Guarda il trailer
Guarda l’intervista all’attore Francesco Foti che interpreta il sostituto procuratore D’Intrò
Cinema
Marsala, Mille volti una storia
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