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Editoriali

Reddito di cittadinanza vietato ai giovani

Ivan Scinardo
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Il sole 24 ore, il più autorevole quotidiano economico del paese ha diffuso i dati relativi alle domande presentate per ottenere il reddito di cittadinanza; sono più di 800mila quelle presentate  attraverso i tre canali previsti: domande online, uffici postali, Caf. Al 7 aprile scorso secondo i dati diffusi dal ministero del Lavoro sono 806.878 le domande già caricate dall’Inps sulla piattaforma: 433.270 sono donne (54%) e 373.608 sono uomini (46%). Con riferimento all’età dei richiedenti, la percentuale maggiore si annida nella fascia d’età tra 45 e 67 anni con poco più del 61% (494.213 domande), seguiti con coloro che hanno un’età compresa tra i 25 e i 40 anni, con 182.100 domande (poco meno del 23%). Il resto delle domande è distribuito tra gli ultra 67enni (105.699 domande, pari a poco più del 13%), e poco più del 3% tra i minori di 25 anni. La distribuzione regionale vede la Campania e la Sicilia ai primi due posti che raccolgono insieme il 32% delle domande. Rispetto al canale scelto per presentare le domande, più del 72% ha scelto di recarsi ai Caf (584.233 cittadini), mentre il restante 28%, pari a 222.645 cittadini hanno scelto Poste Italiane. Le domande di reddito di cittadinanza presentate da over 67 anni (le cosiddette pensioni di cittadinanza) arrivate entro marzo 2019 sono state 105.699, pari a poco più del 13% del totale. Ci sono due dati emblematici la fascia di età che va dai 45 ai 67 anni è quella con la percentuale di istanze più alte, mentre il secondo dato, quello più basso è il 3% tra i minori di 25 anni.  Lo stato ricorda che il reddito di cittadinanza è uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà, alle quali verrà data una somma ad integrazione del reddito percepito. La misura riguarda anche i pensionati a cui verrà erogata un’integrazione alla loro pensione minima (attualmente di 513 euro). Non si tratta però di una misura meramente dato che il beneficiario è obbligato a sottoscrivere un accordo con i centri per l’impiego con il quale si impegna a frequentare corsi di formazione e partecipare a lavori socialmente utili. Dovrà inoltre accettare almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate. Nel caso in cui non si ottemperi questi obblighi si perderà il diritto al reddito. Le riflessioni che molti autorevoli analisti economici hanno fatto in questi mesi sono state tante, ma probabilmente molti di coloro che  hanno presentato la domanda non hanno tenuto in considerazione adeguatamente il fatto di doversi rimettere in gioco con dei corsi di formazione e soprattutto accettare una delle 3 proposte degli orientatori dei centri per l’impiego. Immaginare uomini e donne a 60 anni che magari possono anche partecipare a progetti socialmente utili ma  frequentare corsi di formazione la vedo dura, anche perché il sistema di apprendimento di 50 anni fa ovviamente non è lo stesso alla luce di tutte le innovazioni tecnologiche che si sono fatte strada prepotentemente!

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