Connect with us

InSalute (Dott.E.Alagna)

Servizio sanitario nazionale, i dati dell’annuario statistico 2017

Enrico Alagna

Published

on

paziente con professionisti sanitariLe strutture che erogano assistenza ospedaliera e quelle che forniscono altra assistenza territoriale sono in maggioranza pubbliche (rispettivamente, 51,8% e 87,0%). Sono invece in maggioranza private accreditate le strutture eroganti assistenza territoriale residenziale (82,3%) e semiresidenziale (68,6%) e le strutture che forniscono assistenza riabilitativa (77,9%).

Sono alcuni dei dati evidenziati nell’Annuario statistico del servizio sanitario nazionale – anno 2017, realizzato dall’Ufficio di statistica del ministero della Salute.

La pubblicazione presenta i dati statistici sulle strutture della rete di offerta sanitaria e sui servizi connessi, sulle caratteristiche organizzative, sui fattori produttivi e i dati sull’attività di assistenza territoriale ed ospedaliera.

Le informazioni vengono elaborate sulla base dei flussi informativi rilevati in base al D.M. 5 dicembre 2006 “Variazione dei modelli di rilevazione dei dati delle attività gestionali delle strutture sanitarie”, che disciplina la trasmissione dei dati da Regioni e Province autonome al ministero della Salute.

Strutture della rete di offerta, il trend

L’analisi dei dati nel periodo 2014-2017 evidenzia ancora un andamento decrescente del numero delle strutture di ricovero, per effetto degli interventi di razionalizzazione delle reti ospedaliere che determinano la riconversione e l’accorpamento di molte strutture: il numero delle strutture pubbliche diminuisce del 2,0%, quello delle strutture private accreditate si riduce dell’1,7%.

Per l’assistenza specialistica ambulatoriale si assiste ad una diminuzione consistente degli ambulatori e laboratori pubblici (1,7%) e ad una diminuzione più lieve per le strutture private accreditate (0,2%).

Andamenti divergenti si evidenziano tra gli erogatori pubblici e quelli privati accreditati per l’assistenza territoriale residenziale (-3,6% per il pubblico, +2,9% per il privato accreditato).

Per l’assistenza territoriale semiresidenziale l’incremento delle strutture è principalmente riconducibile agli erogatori privati accreditati per i quali, nel periodo temporale in esame, si registra un incremento del 2,5%.

Anche nell’ambito dell’assistenza riabilitativa ex art.26 L. 833/78 si osserva un incremento delle strutture private accreditate (1,8%).

Infine, per l’assistenza erogata da altre strutture territoriali, si rileva una diminuzione dello 0,6% per le strutture pubbliche e un aumento del 1,4% per le strutture private accreditate.

I numeri dell’assistenza distrettuale

In media, a livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di 1.211 adulti residenti. A livello regionale esistono notevoli differenziazioni:

  • per le Regioni del Nord, fatte salve alcune eccezioni, gli scostamenti dal valore medio nazionale sono positivi. In particolare si evidenzia la Provincia Autonoma di Bolzano con 1.613 residenti adulti per medico di base (si noti che nella Provincia Autonoma il contratto di convenzione con il SSN dei medici di base stabilisce quale massimale di scelte 2.000 assistiti)
  • in tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Regione Sardegna, il carico potenziale dei medici di medicina generale è inferiore al valore medio nazionale; la Regione Basilicata, in particolare, registra il valore minimo di 1.037 residenti adulti per medico.

Il carico medio potenziale per pediatra è a livello nazionale di 989 bambini, con un’ampia variabilità territoriale (da un valore di 862 bambini per pediatra in Sicilia a 1.236 bambini per pediatra nella Provincia Autonoma di Bolzano). Tutte le Regioni sono comunque caratterizzate da una carenza più o meno accentuata di pediatri in convenzione con il SSN.

A fronte del carico potenziale dei medici di base (di medicina generale e pediatri), è possibile valutare il carico assistenziale effettivo, dato dal numero degli iscritti al SSN (coloro che hanno scelto presso la ASL di competenza il proprio medico di base) per ciascun medico.

Nel 2017 sono stati rilevati in Italia 3.063 punti di guardia medica; con 11.688 medici titolari ovvero 19 medici ogni 100.000 abitanti. A livello territoriale si registra una realtà notevolmente diversificata sia per quanto riguarda la densità dei punti di guardia medica sia per quanto concerne il numero dei medici titolari per ogni 100.000 abitanti.

In Italia nel 2017 sono state prescritte 578.843.225 ricette con un importo di circa 9 miliardi di euro, con un costo medio per ricetta di 15,42 euro. Il costo medio per ricetta risulta fortemente variabile all’interno del territorio nazionale, registrando il valore minimo in Toscana (12,73 euro) e quello massimo (20,13 euro) in Lombardia.

Nel corso del 2017 sono stati assistiti al proprio domicilio 1.014.626 pazienti; di questi, l’83,7% è rappresentato da assistibili di età maggiore o uguale a 65 anni e l’8,8% è rappresentato da pazienti terminali.

Le strutture di ricovero e cura

Il SSN dispone, nel 2017, di circa 191 mila posti letto per degenza ordinaria13.050 posti per day hospital, e 8.515 posti per day surgery. A livello nazionale sono disponibili 3,6 posti letto ogni 1.000 abitanti; in particolare, i posti letto dedicati all’attività per acuti sono 3,0 ogni 1.000 abitanti.

La presenza di apparecchiature tecnico-biomediche (nelle strutture ospedaliere e territoriali) risulta in aumento nel settore pubblico, ma la disponibilità è fortemente variabile a livello regionale. Esistono circa 96,9 mammografi ogni 1.000.000 di abitanti, con valori oltre 150 in due Regioni (Valle d’Aosta, Umbria).

Particolare interesse ha rivestito in questi ultimi anni l’area dell’emergenza: il 55,0% degli ospedali pubblici risulta dotato di un dipartimento di emergenza e oltre la metà del totale degli istituti (65,4%) di un centro di rianimazione. Il pronto soccorso è presente nel 79,9% degli ospedali. Il pronto soccorso pediatrico è presente nel 17,4% degli ospedali.

Per approfondire

(Fonte: Ministero della Salute)

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Tendenza

Mix-Match vaccini: è una strategia vincente?

Enrico Alagna

Published

on

Da sabato 12 giugno 2021 tutte le persone under-60 vaccinate in prima dose con Vaxzevria (AstraZeneca) riceveranno, in seconda dose, un vaccino a mRNA tra Comirnaty (Pfizer-BioNTech) e mRNA-1273 (Moderna). A stabilirlo è stato il comitato tecnico scientifico del Governo istituito per affrontare l’emergenza pandemica. Una decisione presa in fretta dopo il decesso della giovane 18enne che nei giorni scorsi aveva ricevuto, in occasione di un open-day vaccinale (open-day rivolti ai giovani bocciati dalla stessa AIFA), il vaccino AstraZeneca.
Mi chiedo da medico se è stata questa una decisione dettata dalla saggezza, dalle poche evidenze scientifiche o semplicemente dalla paura? Ad un’analisi approfondita la situazione è molto chiara: se da un lato erano già note le possibili rare reazioni avverse, poco ancora (mi permetto di dire, in punta di piedi) sappiamo della stategia “mix and match” decisa dal CTS.
Ad oggi i vaccini per contrastare Covid-19 appartengono essenzialmente a due categorie: i vaccini a mRNA (Pfizer-BioNTech e Moderna) e quelli a vettore virale (AstraZeneca e Janssen). Sia quelli a mRNA sia quelli a vettore virale si sono dimostrati altamente efficaci nel prevenire le forme gravi di Covid-19. Eccetto che per il vaccino Janssen (monodose), Pfizer, Moderna, e AstraZeneca prevedono due dosi. Una strategia volta ad ottenere la miglior risposta del sistema immunitario.
Concludere il ciclo vaccinale è decisamente importante sopratutto con l’avvento delle nuove varianti emerse negli ultimi mesi. Se tutti i vaccini oggi in commercio si sono dimostrati efficaci, questo è vero quando il ciclo vaccinale viene portato a termine. Un esempio è l’efficacia contro la variante indiana: dopo una sola dose, l’efficacia del vaccino Pfizer Comirnaty e Vaxzevria (AstraZeneca) si attesta solo al 33%. Se però si effettua la seconda dose, l’efficacia torna a salire a livelli molto elevati, quasi comparabili a quelli ottenuti contro la variante inglese.
Un risultato importante che indica ancora una volta quanto sia fondamentale effettuare la prima vaccinazione e successivamente il richiamo vaccinale. Richiamo che però oggi, per coloro i quali hanno effettuato AstraZeneca o Vaxzevria, può essere effettuato con un vaccino differente rispetto alla prima dose.
L’idea di questa strategia mix and match non è affatto nuova, testata già contro HIV. La decisione di “mischiare” le dosi da parte dell’Italia segue quella di altre nazioni come Germania, Spagna, Francia, Danimarca, Norvegia e Canada. Decisone però non basata su solidi dati poiché è solo da poco tempo che si è iniziato a testare tale approccio.
Ad oggi gli studi più approfonditi che hanno indagato la strategia mix and match sono 3. In tutti, l’utilizzo di una prima dose AstraZeneca seguita da una dose Pfizer ha prodotto una robusta risposta immunitaria. Due di questi hanno inoltre registrato un risposta paragonabile a quella ottenuta con due dosi di Pfizer-BioNTech.
In particolare in uno studio realizzato in Germania il mix and match ha prodotto un livello di anticorpi neutralizzanti superiore di 10 volte a quello riscontrabile con il ciclo classico di AstraZeneca. Un dato che potrebbe tradursi in migliore protezione. Lo stesso studio, pare, abbia anche mostrato come l’approccio misto abbia portato a minori effetti collaterali.
Ciò non significa, però, che non ci siano incognite. Nelle prossime settimane sono attesi molti più dati di quelli ottenuti sino ad oggi. Diversi gruppi sono infatti al lavoro per trovare il giusto mix, perché non basta somministrare due dosi differenti.
Un’incognita è il fattore tempo. Un recente studio su The Lancet (non è topolino) ha mostrato come indipendentemente dall’ordine di somministrazione, se la distanza tra prima e seconda dose è di sole 4 settimane, il rischio di effetti collaterali è significativamente maggiore di chi riceve le due dosi dello stesso prodotto.
La strada è ancora lunga e le incognite non mancano. Solo i dati accumulati nel tempo potranno dirci se si tratta di una strategia vincente. Mai come oggi bisogna affidarsi alla scienza, mantenere una comunicazione pacata e non alimentare lo scetticismo.
Continue Reading

In Evidenza

Lo “scannacristiani” è libero dopo 25 anni di detenzione

Enrico Alagna

Published

on

Capo del mandamento di San Giuseppe Jato ed esponente di spicco dei Corleonesi, è stato condannato per oltre un centinaio di omicidi, tra cui quello tristemente celebre del piccolo Giuseppe Di Matteo (figlio del pentito Santino Di Matteo) strangolato e sciolto nell’acido, e per la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, nella quale Brusca ricoprì un ruolo fondamentale, in quanto fu l’uomo che materialmente spinse il tasto del radiocomando a distanza che fece esplodere il tritolo piazzato in un canale di scolo sotto l’autostrada.

Arrestato nel 1996, nel 2000 gli viene riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia. Ieri, 31 maggio 2021 Giovanni Brusca, dopo aver trascorso 25 anni in carcere, è stato liberato per aver scontato la sua pena, rimanendo sottoposto alla libertà vigilata per ulteriori 4 anni, secondo quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano.

Ieri la parte buona di questo paese ha perso, ha vinto ancora una volta la parte grigia dello stato, ha vinto l’ipocrisia. U’ verru è libero, il porco è libero. Giovanni Brusca colui il quale, in un interrogatorio, ammise  “Sono un animale, ho lavorato per tutta la vita per Cosa nostra, ho ucciso più di 150 persone, non ricordo neanche il nome di tutti”. E’ libero!

Adesso dice di “essere cambiato”, di essere “una persona diversa dal crudele uomo di mafia di vent’anni fa”. Ma davanti a quegli epiteti “u verru” ( il porco), ” u scannacristiani” con cui è sempre stato indicato, Giovanni Brusca non ha mai fatto una piega. E’ lui che azionò l’autobomba che uccise il giudice Rocco Chinnici e tre agenti di scorta. Responsabile di almeno 150 OMICIDI.
Lo Stato buono perde ancora. O forse trionfa, perché questo ci insegna la magistratura; questo ci dicono i magistrati: la galera deve rieducare e riammettere alla società civile, e chissà che lui, u’ verru, non sia davvero cambiato.

Sia chiaro, nonostante oggi ci insegnano a predicare la moda del politically correct, ad essere garantisti al massimo, per me Giovanni Brusca resterà sempre “U’ verru”, esecutore materiale della strage di Capaci, del brutale assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo e del Dott. Rocco Chinnici, giudice istruttore del primo maxi-processo di mafia celebrato a Palermo nel 1986. In Italia i veri condannati al “fine pena mai” sono i superstiti, i familiari delle vittime, morti ammazzati per mano di questi porci.

Continue Reading

In Evidenza

“Rimettendo la nostra vita nelle mani di Dio, usciremo dalla pandemia”

Enrico Alagna

Published

on

Vaccinazione ai senza fissa dimora

Vaccinare chi vive ai margini della società, i senza dimora, che rischiano di restare fuori dalla campagna di immunizzazione. L’iniziativa “Accanto agli ultimi”, lanciata dal governo regionale, in collaborazione con il Comune di Palermo, punta a raggiungere i più poveri. Si tratta di persone esposte al contagio e, quindi, potenziale veicolo di trasmissione del virus. Persone che spesso non riescono a raggiungere i centri vaccinali, perché affetti da varie patologie, prive di mezzo proprio e, soprattutto, talvolta ignare della possibilità di proteggersi con la vaccinazione, o ancora di avere diritto alla stessa.

La regione Sicilia è un esempio di come la copertura vaccinale va garantita in primis alle fasce sociali meno abbienti della popolazione. Le vaccinazioni dello scorso 13 maggio alla Missione Speranza e Carità, fondata dal missionario laico Biagio Conte, ne sono la dimostrazione; si rivela dunque una iniziativa di alto valore sociale prima ancora che di prevenzione sanitaria.

Nessuno deve rimanere indietro ed è per questo che gli operatori sanitari, medici e infermieri dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, impegnati nell’emergenza covid-19, di concerto con il Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid dell’area Metropolitana di Palermo, hanno vaccinato i primi sessanta ospiti della Missione con sede nel capoluogo siciliano: uomini che vivono ai margini della società, gli Ultimi, i più sofferenti, direi gli invisibili, coloro ai quali tutti i giorni passiamo accanto senza neppure rivolgere uno sguardo compassionevole e che, proprio per la precarietà del loro stato di salute, sono coloro che rischiano gravi complicanze in caso di contagio da Sars-CoV-2. I senza fissa dimora sono stati prima sottoposti a tampone, poi ad anamnesi e, infine, vaccinati.

Lo scorso 24 maggio è stato il turno dell’accoglienza femminile della Missione di Speranza e Carità, sita in via Garibaldi nel capoluogo siciliano. 50 le dosi inoculate alle donne, alle mamme e alle Sorelle della comunità. Nelle prossime settimane seguiranno altre giornate di vaccinazione rivolte ai senzatetto e ai residenti dei quartieri più disagiati. Sono state somministrate dosi di vaccino Johnson&Johnson che, in quanto monodose, è più adatto alle categorie fragili ai quali così è stata fornita così una copertura immediata, dosi di vaccino pfizer e moderna a coloro i quali, invece, durante la fase di anamnesi, è stata riscontrata una particolare patologia; per tale motivo gli stessi/le stesse si sottoporranno alla seconda dose di vaccino.

 

 

“Sento nel mio cuore di ringraziare le istituzioni e gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri tutti, per aver dato inizio alle vaccinazioni in questi luoghi dove tanti fratelli e sorelle sono accolti per iniziare un cammino, una vita nuova; dove risiedono gli ultimi, quelli che non hanno più un tetto un riparo. Queste vaccinazioni ci stanno dando tanta forza e coraggio per uscire da questa emergenza.

Invito tutti a farlo, a sottoporsi alla vaccinazione: solo così, e rimettendo la nostra vita nelle mani di Dio, usciremo dalla pandemia” – queste le parole che Biagio Conte ha rivolto agli operatori sanitari e alle istituzioni del Comune di Palermo che hanno dato inizio alla vaccinazione dei Fratelli della Missione da lui stesso fondata.

“Tutto questo – continua Fratel Biagio – è un bellissimo segno di Speranza e di Carità nella nostra città di Palermo. Continuiamo così, in tutti i luoghi dove ci troviamo, compiamo tanti gesti e segni di Carità che diano speranza, conforto e amore soprattutto ai più sofferenti. Con questo mio vaccino invito tutti quanti a non chiudersi nel proprio io, ma ad aprirsi e ad aiutare gli altri.  Vi invito a vaccinarvi, per contribuire ad allontanare le paure generate dal terribile virus. Tutto questo però insieme al buon Dio a cui ognuno di noi affida la propria vita e il proprio vivere quotidiano. Perché lui vede e provvede e si serve di tutti noi per portare avanti il suo messaggio, anche attraverso il vaccino.”

Questo accade in Sicilia mentre nel resto dello stivale le vaccinazioni anti Covid avanzano, lasciando nel limbo le persone senza dimora. Ad accendere i riflettori sul tema, qualche giorno fa, è stato Antonio Mumolo, presidente dell’associazione Avvocato di strada e consigliere regionale del Pd in Emilia-Romagna: “Dovremmo ricordare che nel piano vaccinale vanno inserite anche le persone senza dimora”, sottolinea Mumolo.

Il piano vaccinale, così come definito dal Ministero della Salute, prevede una priorità per le persone vulnerabili per patologia, per i possessori di Legge 104 articolo 3 comma 3, per le persone che si trovano all’interno di comunità, ma non dà alcuna indicazione riguardo le persone che vivono in strada, che non sono poche e che, più di altre, sono maggiormente esposte al contagio.

In Sicilia la vaccinazione rivolta a questa fascia di popolazione è stata organizzata di concerto con gli enti del terzo settore, quindi con le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, che conoscono gli utenti e hanno agevolato il processo di recupero degli stessi.

Altra categoria esclusa dalla vaccinazione riguarda le persone sprovviste di tessera sanitaria, aventi codice STP o ENI. Il problema del mancato inserimento di questa fascia di popolazione nel piano vaccinale si inserisce nel tema più ampio della necessità di concepire un piano sanitario che preveda la presa in carico dei senza fissa dimora da parte del sistema sanitario nazionale.

Eppure l’articolo 32 della Costituzione afferma che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Pertanto, quanto fatto in Sicilia, seppur lo può sembrare, non è nulla di straordinario, o almeno non dovrebbe esserlo.

I senza fissa dimora costituiscono una fascia di popolazione fragile, dunque vulnerabile, ed in quanto tale andrebbe protetta e attenzionata al pari delle altre. La vaccinazione dovrebbe solamente risultare un atto medico doveroso, non generoso e sensazionale. Ci auguriamo, noi operatori sanitari impegnati in prima linea nell’emergenza covid-19, che quanto iniziato in Sicilia possa, nelle prossime settimane, essere ripetuto anche nelle altre regioni del paese.

Continue Reading

In Tendenza