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Luci e ombre sull’affidamento condiviso

Anche l’Italia si è adeguata alla tendenza diffusa nei paesi europei sul cosiddetto affidamento condiviso. E’ entrata in vigore, infatti, da qualche settimana la legge n. 54 del 2006. L’aspetto positivo di questa legge è la cura, l’educazione e l’istruzione dei figli anche dopo la separazione. Mentre quello negativo è che il giudice ordinario e il giudice minorile, ognuno per la propria competenza, si devono adoperare attivamente per l’applicazione immediata della normativa, valutandone caso per caso la rispondenza all’interesse del minore. E questo ha già fatto scattare una serie di campanelli d’allarme in quanto i parametri di applicazione si sono già dimostrati diversi in varie parti d’Italia. E se da un lato dunque si è voluta fare chiarezza sul concetto di ”bigenitorialità” dall’altro non sono stati forniti i giusti protocolli per mantenere tutti gli stessi parametri. Molti opinionisti si ritengono soddisfatti di questo testo normativo perché, spiegano, orientato a meglio tutelare il reale interesse del minore a mantenere un rapporto ”equilibrato” e ”continuativo” con ciascun genitore, con i nonni paterni e materni e con i parenti di ciascuno dei genitori. L’interesse dei figli al primo posto e di questo ne siamo profondamente convinti. Non è necessario avere la laurea in psicologia per sapere quanto male faccia una separazione o peggio un divorzio. Ma la riflessione che vogliamo fare in questa rubrica è: quanto sarà efficace una legge rispetto a determinati comportamenti o atteggiamenti di genitori separati? Tendenzialmente si conserva nella memoria ogni torto subito, ogni ingiustizia ogni dissapore con la famiglia di lui o di lei. I dati purtroppo sono da allarme sociale: oltre 400 famiglie su 1.000 si separano e poi divorziano. Inevitabile pensare che l’affido dei figli penda maggiormente sulla madre. Ma con questa nuova legge le cose non saranno più così. Anche il padre avrà le sue responsabilità, perché un padre ama, cura e protegge i suoi figli ed è capace anche di annullarsi per il loro bene, proprio come fa una madre. E allora scrolliamoci di dosso certi stereotipi e appelliamoci piuttosto agli avvocati matrimonialisti affinché possano fare ricongiungere le coppie che attraversano le crisi matrimoniali, per ricominciare insieme un percorso di vita, mettendo al primo posto la serenità psicologica dei figli.

Di Ivan Scinardo

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