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Sposi e fidanzati, una riflessione prodonda

C’è un anno di tempo per metabolizzare gli effetti del recente incontro dei vescovi in vista del più importante appuntamento sinodale sulla famiglia dell’ottobre 2015. Il dato certo è che è cambiato l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della famiglia, a cui viene data la massima priorità a cominciare dai corsi per i fidanzati. I giovani hanno bisogno di parole vere, di sentire che la Chiesa li ama e non li giudica, anche quando si fanno riflessioni impegnative come quella sulla castità. La vera rivoluzione, firmata Bergoglio, è stata quella di aprire le porte del sinodo alle coppie, facendole partecipare direttamente ai lavori. Ne sono rimasti molto colpiti Lorena e Pino Busacca, responsabili regionali per la pastorale familiare della Sicilia, al quotidiano Avvenire hanno dichiarato: “ci è piaciuto che la relazione finale abbia subito chiarito i fondamenti biblici della famiglia ma che, allo stesso tempo, siano state aperte nuove prospettive pastorali. Il tema dell’omosessualità per esempio, pur nell’estrema sintesi, è stato trattato con delicatezza e, allo stesso tempo, con verità. Siamo rimasti un po’ delusi, affermano i coniugi Busacca, perché non abbiamo letto nulla sul ruolo degli anziani che potrebbero invece essere una grande risorsa di esperienza e di saggezza anche per la pastorale familiare. Ci sembra giusto riconoscere il ruolo educativo svolto dai nonni. E poi, quando si parla di adozioni, perché non proporre come gesto di accoglienza anche quella di un anziano solo?”. Hanno fatto eco nel commento ai lavori sinodali i loro corrispettivi di Piemonte e Val D’Aosta. Ileana e Luca Carando, hanno evidenziato come la carenza nella preparazione alla vita coniugale sia nella pastorale giovanile, sia nei percorsi dei seminari potrebbe essere alla base di tante fragilità. “Oggi costruire l’identità della persona è fondamentale per scongiurare il rischio della crisi personale. In questa prospettiva il rapporto tra sposi e sacerdoti, anche in un rapporto di mutuo-aiuto, è di grande importanza. Purtroppo non se n’è parlato”. La voce che parte dal basso è sempre e comunque una voce attendibile, soprattutto perché raccoglie centinaia di testimonianze sul campo. In molte parrocchie i fedeli spesso non si confrontano, preferiscono rimanere in disparte soprattutto quando si affrontano temi molto delicati come l’omosessualità o il gender, la teoria che sostiene la non-esistenza di una differenza biologica tra uomini e donne determinata da fattori scritti nel corpo, ma che gli uomini e le donne sono uguali da ogni punto di vista; c’è quella differenza morfologica, ma non conta niente. Invece la differenza maschile/ femminile è una differenza esclusivamente culturale, cioè gli uomini sono uomini perché sono educati da uomini, le donne sono donne perché sono educate da donne. Se non ci fossero queste costruzioni culturali non ci sarebbero differenze tra donne e uomini e il genere umano sarebbe fatto di persone uguali. In tal modo la sessualità viene dissociata dalla personalità, non viene naturalmente connessa con la costruzione di una persona. Ma questo è un argomento che merita comunque una prossima riflessione.

 

Di Ivan Scinardo

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