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Il Brand Sicilia e i pericoli del virus; i dati di CNN Travel

Dario Ferrante

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L’odierna pubblicazione su CNN Travel, ultima in ordine di apparizione di una serie di articoli internazionali sul fenomeno del Coronavirus in Italia, lascia una punta di amarezza per chi ha seguito con attenzione, e contribuito con grande entusiasmo a costruirla, l’immagine turistica della Sicilia negli ultimi 10 anni.

Un articolo che – sebbene descriva l’attuale situazione – sembra vanificare gli sforzi compiuti in tutti questi anni per diffondere una immagine positiva della Sicilia.

Secondo CNN Travel, che ha dato ampio risalto al tentato saccheggio di un supermercato a Palermo o agli audio wapp in cui un sedicente gruppo (“National Revolution”) stava preparando una sorta di rivoluzione popolare in un noto centro commerciale, la preoccupazione maggiore in Italia sembrerebbe adesso essersi spostata al possibile pericolo sociale al Sud – soprattutto in Sicilia – descritto come una polveriera pronta ad esplodere. Una regione in cui il totale disinteresse verso le regole e il malessere socio-economico potrebbe generare una guerra civile. Alimentata, manco a dirlo, dalla atavica miseria e strumentalizzata (ça va sans dire) dalla criminalità mafiosa che starebbe aspettando al varco tutti quegli imprenditori in crisi di liquidità, che in essa troverebbero una soluzione ai propri problemi di sopravvivenza.

Il Nord devastato dal virus e la polveriera meridionale

Quel Sud che (come ci ricorda l’articolo) costituisce il “quartier generale del crimine organizzato” e dove l’altissima disoccupazione he spinto gran parte della popolazione alla “black economy”. Per intenderci, niente di quanto scritto ci scandalizza. Un copione già visto, roba trita e ritrita. Ma per chi opera nel difficile settore dei viaggi e turismo, e che osserva quotidianamente l’immagine della nostra terra nel mondo, è come un colpo al cuore!

L’immagine della Sicilia, riscattata in maniera spontanea, potrebbe pagare un prezzo alto

La Sicilia, in maniera spontanea e senza alcuna reale strategia promozionale, è riuscita nel giro di una decina di anni a ribaltare la vecchia e stereotipata immagine che l’aveva accompagnata per gran parte della sua storia. Partendo dal basso. Un’immagine positiva costruita grazie alla lotta alla criminalità e alla cultura dei diritti umani, ma anche grazie alle eccellenze del Food & wine, all’intraprendenza di imprenditori agricoli e alle tante personalità del mondo della cultura, della scienza, della moda. Una bella ripulita dovuta al cinema, alla letteratura e ai festival internazionali. A cui andrebbero aggiunti (su livelli diversi), i notevoli sforzi dei tanti operatori del turismo dell’isola che – con risorse proprie e in maniera disarticolata – hanno quotidianamente promosso la regione tra gli addetti ai lavori…sostituendosi regolarmente all’Assessorato al Turismo e a tutti quegli organi istituzionali preposti alla promozione del territorio. Ma che, nella realtà, non hanno mai ottemperato ai proprio scopi.

Tanti elementi di tranquillità, quindi, che hanno convinto le compagnie aeree a volare nell’isola, le catene alberghiere ad investire nell’acquisizione di alcune strutture ricettive e tanti Tour Operators stranieri a programmare la destinazione Sicilia per i propri clienti. Una percezione di sicurezza che ha convinto multinazionali come Google a riconfermare- per quattro anni di fila – l’isola per il proprio meeting annuale con le personalità più ricche e influenti del pianeta. O grandi maison della moda, come D&G, a fare della Trinacria il palcoscenico naturale per le proprie sfilate.

Il rischio

Ma oggi il rischio – per chi si occupa di turismo – è di dovere ripartire  da zero. Ricostruire, dalle macerie economiche causate dal coronavirus, anche quel brand faticosamente costruito negli anni. Sia chiaro, non si intende dare eccessivo peso ad articoli come quello apparso su CNN Travel. Diciamo che la percezione è di natura generale. Consapevoli che, quando questo incubo virale sarà finito, regioni come la Lombardia, il Veneto o la Puglia ripartiranno grazie ad istituzioni lungimiranti e massicci investimenti pubblicitari. Mentre in Sicilia, la strada sarà, inevitabilmente, in salita. Oltre al danno, causato dall’emergenza coronavirus, ci si troverà infatti a fronteggiare la beffa della ricostruzione di un brand. (Ph. cover Francesco Ferla)

Cultura

Le Fotografe, una docu-serie di Sky arte

Ivan Scinardo

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9 mesi di produzione nell’anno più difficile della storia recente dell’umanità, da Lunedì 24 maggio esce la nuova ultima fatica di Francesco Raganato: LE FOTOGRAFE, la prima docu-serie dedicata all’arte e ai racconti di 8 fotografe italiane. Raganato, autore del film Digital, è molto soddisfatto di questa importante produzione fortemente voluta dal direttore di rete Roberto Pisoni.

8 episodi

Otto diversi episodi in cui la fotografia è la chiave che ci permette di esplorare temi complessi, ma anche leggeri e delicati. Tutto attraverso lo sguardo delle fotografe

I nomi delle protagoniste

Ecco i nomi delle super protagoniste delle otto puntate: Guia Besana, Ilaria Magliocchetti Lombi, Sara Lorusso, Carolina Amoretti Carolina PetitAmour, Maria Clara Macrì, Roselena Ramistella, Zoe Natale Mannella, Simona Ghizzoni.

Da lunedì 24 maggio, alle 21.15 su Sky Arte.

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Cultura

Conversos, inquisitori e vescovi tra Spagna e Sicilia

Ivan Scinardo

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inquisitori

Seconda conferenza in streaming, con Fabrizio D’Avenia, dal titolo: Conversos, inquisitori e vescovi tra Spagna e Sicilia (secc. XV-XVII)

Nell’ambito delle attività in programma per il “Maggio di Seta”, l’Instituto Cervantes di Palermo presenta la seconda conferenza dal titolo “Conversos, inquisitori e vescovi tra Spagna e Sicilia (secc. XV-XVII)”, tenuta dal professore Fabrizio D’Avenia.

Giovedì 6 maggio, alle ore 17:00, D’Avenia, tratterà della vasta geografia della Monarchia spagnola degli Asburgo, ormai da tempo considerata uno spazio storiografico di grande interesse.

È qui che si incrociano fenomeni tanto di integrazione o esclusione di gruppi sociali e religiosi, come nel caso dei “conversos”, quanto di circolazione di prelati impegnati nel controllo delle istituzioni ecclesiastiche, come vescovi e inquisitori. 

La Sicilia fu parte integrante di questo “scambio” di gruppi e individui che, con il sostegno delle rispettive reti familiari e clientelari, contribuirono alla costruzione del composito e policentrico impero spagnolo.

Fabrizio D’Avenia

è professore associato di Storia del Cristianesimo e della Chiese presso il Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo. 

Suo attuale campo di ricerca è la storia religiosa e politico-ecclesiastica, su cui ha tra l’altro pubblicato la monografia La Chiesa del re. Monarchia e Papato nella Sicilia spagnola (secc. XVI-XVII) (Carocci, 2015). 

Dal 2013 è membro del Laboratorio de Estudios Judeoconversos dell’Universidad di Córdoba e nel 2018 è stato visiting professor presso l’Université Paris-Sorbonne e Directeur d’Etudes Associés della Fondation Maison des Sciences de l’Homme.

L’incontro, che si svolgerà in lingua italiana con traduzione simultanea in spagnolo, a partecipazione gratuita, sarà fruibile in streaming attraverso la piattaforma Zoom. 

Per iscriversi è necessario registrarsi al seguente link: https://forms.gle/etyv4T9nEEShXFuVA. La mattina stessa dell’incontro verranno inviate le indicazioni per connettersi. Si prega di registrarsi entro le ore 12.00 di giovedì 6 maggio.

Ufficio stampa Istituto Cervantes Palermo

Rosa Guttilla +39 333 77 60 130

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In Evidenza

Tutto pronto per la beatificazione del giudice Livatino

Ivan Scinardo

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La Sicilia terra di Santi, di Martiri e di Eroi è in festa per la solenne beatificazione del Giudice Rosario Livatino che avrà luogo domenica 9 maggio presso la Cattedrale di Agrigento.

La data evoca il discorso memorabile di Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi, quando il 1993 proclamò l’anatema contro la mafia.

Nella prefazione al libro “Il giudice ragazzino” che il vescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone, ha dedicato a Rosario Livatino, Papa Francesco ha scritto: “Picciotti, che cosa vi ho fatto? riuscì a domandare, prima che il suo viso fosse deturpato dai proiettili. Erano le parole di un profeta morente, che dava voce alla lamentazione di un giusto che sapeva di non meritare quella morte ingiusta”.

Per il Papa quello di Livatino è un grido di dolore e al tempo stesso di verità, che con la sua forza annienta gli eserciti mafiosi, svelando delle mafie in ogni forma l’intrinseca negazione del Vangelo, a dispetto della secolare ostentazione di santini, di statue sacre costrette ad inchini irriguardosi, di religiosità sbandierata quanto negata”.

Nel giorno della beatificazione, rendiamo grazie per l’esempio che il giudice Livatino ci lascia, per aver combattuto ogni giorno la buona battaglia della fede con umiltà, mitezza e misericordia.

Il piccolo seme ora ha dato i suoi frutti e l’intera comunità ne trae beneficio e sostegno

Il luogo del delitto

Assassinato all’età di 37 anni ad Agrigento, il 21 settembre 1990, Rosario Livatino è il primo magistrato Beato nella storia della Chiesa e San Giovanni Paolo II già nel 1993 lo definì “Martire della giustizia e indirettamente della fede

La sigla che compariva tra i suoi scritti “S.T.D.” indica le iniziali di “Sub tutela Dei” attestazione dell’atto di affidamento totale che Rosario faceva con frequenza alla volontà di Dio. Il suo “Fiat” oggi ha prodotto una grande luce sul sentiero della Giustizia e della Legalità.

Nel libro di Marco Pappalardo “Non chiamatelo ragazzino”, (Edizioni Paoline) vengono ben evidenziati i principi e di valori dell’onestà intellettuale, della correttezza, dell’irreprensibilità del giovane magistrato, che non fu “un ragazzino”, ma si è impegnato nella lotta contro la malavita e il malaffare, mandato allo sbaraglio dalle istituzioni contro l’organizzazione mafiosa de “la stidda”.

La sua lezione di vita raggiunge i giovani studenti, costretti dal Covid alla didattica a distanza, tra solitudine e incertezza per il futuro. Il suo esempio diventa testimonianza per maggiormente credere che sia possibile cambiare le cose, “Basta volerlo!”

Il giudice Rosario Livatino

Nel libro di Pappalardo, Livatino è presentato non come un eroe, ma come un uomo rispettoso della dignità degli altri e ancor più dei deboli, dei fragili, degli ultimi, considerati “scarti sociali”.

La sua scelta coerente per i valori e i principi cristiani gli è costata ieri la morte, ora la gloria della beatificazione, arricchendo la schiera dei giovani santi come Carlo Acutis, e i loro messaggi giungono al cuore dei giovani per un cammino di rinnovamento spirituale.

Le parole di Livatino: “Nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti ma credibili”, sono confermati dal suo impegno di vita professionale, nel fare bene ogni cosa e dare alle azioni comuni la valenza delle cose eccezionali.

Giuseppe Adernò

 

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