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In Tendenza

Ciao, se fossi me? Parte la nuova rubrica

Giorgia Li Greci

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Ciao tu che mi leggi.

Mi sembra doveroso, o forse è più giusto dire sentito, iniziare questa rubrica spiegandotene il senso, raccontandoti le origini di questa idea.

L’attenzione all’altro è una cosa che mi riguarda da sempre, sin da quando ero piccola. Devo questo approccio empatico probabilmente a mamma, un’insegnante di scuola materna. Quando mi portava a scuola con lei, a differenza di ciò che le sue colleghe rammentavano ai loro figli, mi invitava sempre a salutare i bidelli e mi diceva di rivolgere loro la stessa dignità ed educazione che potessi prestare alla carica dirigenziale più alta. 

So che questo discorso potrebbe risuonarti come scontato, ma il mondo è pieno di chi fa differenza di classe. Il classismo, a mio avviso, è una piaga che colpisce la fase di crescita di molti esseri umani. Del resto, se non perdessimo pezzi di noi durante la crescita, qualcuno non ne avrebbe mai scritto un grande classico, il Piccolo Principe, che ci ricorda nella sua semplicità, tra le tante cose, tutto quello che perdiamo di vista quando diventiamo grandi.  Ma torniamo al punto. A me l’altro non è mai stato indifferente. 

Persone che dedicano la vita agli altri

Probabilmente, oltre l’educazione, vi è una vocazione innata in certi individui. Ci sono persone che hanno dedicato la loro vita all’altro. Una figura ben nota a tutti, ad esempio, è quella di Biagio Conte, che del prendersi cura dei deboli ed emarginati ne ha fatto una caritatevole missione di vita. Non lo cito a caso. Se oggi mi ritrovo qui a parlare con te è anche grazie ad una fortuita coincidenza. Io vivo a Palermo. Mi ritrovavo a passeggiare per strada con mamma, nei pressi della struttura che ospita tanti senzatetto. Incontrammo Biagio Conte che mi invitò ad entrare e mi raccontò della sua vita. Sarei bugiarda a dirti che mi ricordi con esattezza i dialoghi fatti. Ma il punto che ricordo con estrema esattezza è che mi invitò a prendere in considerazione l’idea di aiutare gli altri, soprattutto quelli che non venivano ascoltati. Lo colsi come un segnale.

Ho un papà disabile

In fondo, anche io tante volte mi ero sentita esclusa dagli altri. O peggio ancora, pensavo che nessuno si immedesimasse in me. Ho un papà disabile, poliomielitico, una gamba più corta di un’altra. Ricordo ogni sguardo rivolto alle sue gambe e al suo modo di camminare, anche qualche offesa, soprattutto i suoi disagi. Ho provato molto imbarazzo e te ne parlo con molta vergogna. Perché mi vergogno di essermi vergognata. Ma se dovessi descriverti quegli sguardi, ti direi che facevano male anche a me, che ero proprio accanto a lui e nessuno si degnava di guardare. Se avessi potuto dire qualcosa avrei detto: “Ehi tu, che stai guardando papà così, perché non guardi me? Perché forse se mi guardassi capiresti che il tuo sguardo di insensata superiorità mi sta facendo male”. 

Il problema dell’altro

Ti è mai capitato di guardare con disagio o superiorità qualcuno? Se la risposta è no, non ti credo. Se è sì, non devi sentirti in colpa. Penso che non sia facile educare alla diversità, spesso impariamo a bypassarla con l’indifferenza o con il disprezzo. Non sempre e non tutti lo facciamo. Ma sarà capitato, anche solo per la fretta, quella volta che qualcuno per strada, con aria un po’ disperata, ti ha fermato per chiederti qualcosa e hai risposto “scusa ho fretta, è tardi, ciao”. Il problema dell’altro non ci tange, non ci tocca, non lo sentiamo. Vince la fretta del colmare i nostri ritardi. 

L’idea di questa rubrica è raccontare storie

Da vocabolario, la parola immedesimarsi, in senso figurato, significa trasferirsi idealmente nelle vicende, nella situazione psicologica ed emotiva di un’altra persona, facendone proprî il carattere, i sentimenti, gli atteggiamenti. La mancanza di immedesimazione provoca la perdita di empatia. Forse oggi ti sembrerò troppo filosofica, poco concreta. Ma il senso di tutto questo è farti capire che l’idea di questa rubrica, o forse di questo diario, è raccontare storie di chi non si è sentito ascoltato.

“Se fossi me?”

Un giorno magari potresti sentirti protagonista di queste storie anche tu, perché imparerai ad immedesimarti in ciò che leggi. Voglio scrivere qui tutte le storie che ho visto, che vedrò, di chi ha voglia di chiederti o condividere con te che mi leggi: “se fossi me?”. 

Una storia da supermercato

Cute little girl with sweet chocolate egg at home

Inizio ad essere più concreta chiudendo questa prima pagina di questo diario di bordo con una storia da supermercato. Mi ritrovo davanti ad una fila di uova di Pasqua, accanto a me una bambina con un meraviglioso cerchietto con le orecchie da gatto. Guardavo le uova e non stavo guardando lei. Mi sono accorta di come mi guardava soltanto quando mi sono chinata a prendere l’uovo che stava in basso. Incrociando il nostro sguardo, dice alla sua mamma “io pure mamma, ti prego”. Gli occhi di quella bambina mi parlavano, se fossi stata lei mi sarei sentita infelice anche solo per un istante nel vedere qualcuno prendere ciò che desideravo. La mamma le dice “lo prenderemo un’altra volta”. Sorridendole con gli occhi, esclamo ad alta voce “ma sì, lo prenderò anche io un’altra volta”. Ho perso un uovo di Pasqua, ci ho guadagnato un sorriso di una bambina. Se non mi fossi chinata probabilmente non avrei mai pensato di guardarla. E se non mi fossi immedesimata in lei non avrei ricevuto questo piccolo regalo, quello di aver generato un cambiamento. Il mio cambiamento per oggi è stato un sorriso.

Cinema

Tutti i vincitori della 67 Edizione del TFF

Ivan Scinardo

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Miglior film Next door, diretto e interpretato da Daniel Brühl che vince anche come miglior attore

Roberto De Feo e Paolo Strippoli premiati per la migliore regia di

A classic horror story    

Matilda De Angelis è la migliore attrice protagonista per Atlas

Stasera la premiazione al Teatro Antico di Taormina

dalla musica al cinema con Francesca Michielin, Ferzan Özpetek e Salvatore Esposito

Taormina 3 Luglio – è Next door di e con Daniel Brühl, il miglior film della 67ma edizione del Taormina Film Fest. L’attore tedesco vince anche come migliore attore del suo primo film da regista di cui è anche produttore: una dichiarazione d’amore e una riflessione sul mondo del cinema e delle star, ambizioso metacinema, divertente e tragico. Roberto De Feo e Paolo Strippoli vincono la migliore regia con A classic horror story, un riconoscimento al nuovo film Netflix, prodotto da Colorado Film, al suo debutto al Festival. Un omaggio alla tradizione di genere, sorprendente e dissacrante e un’assoluta novità nel variegato universo del cinema horror. Il premio per la migliore attrice va a Matilda De Angelis, intensa protagonista di Atlas di Niccolò Castelli, prodotto da Imago Film e Tempesta e distribuito da Vision Distribution. L’attrice continua a rivelare una straordinaria capacità di restituire tutta la complessità emotiva e l’autenticità dei suoi personaggi.

Oltre i premi legati al Concorso, il Festival celebra le eccellenze dello spettacolo con i Taormina Arte Awards che verranno consegnati sul palco del Teatro Antico alla cantautrice Francesca Michielin per la musica, ad Anna Ferzetti per la versatilità del suo talento artistico e a Ferzan Özpetek per la sua storia cinematografica, a vent’anni da Le fate ignoranti.

Questa sera verrà inoltre attribuito il premio ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo a Gianluca Jodice, sceneggiatore e regista de Il cattivo poeta, dimostrazione di un cinema capace di celebrare la bellezza del nostro paese.

“Una sfida vinta insieme a tutta la Sicilia e alla città di Taormina: riportare il cinema sul grande schermo condividendo la bellezza del Teatro Antico. E facendo del Festival il segno e il senso della ripartenza: esperienza cinematografica e umana, non solo consumo audiovisivo” – dichiarano i Direttori Artistici del Taormina Film Fest, Francesco Alò, Alessandra De Luca e Federico Pontiggia.

Ancora un ringraziamento al supporto prezioso dei partner istituzionali e degli sponsor di quest’anno: Rai Movie, Tv ufficiale del Festival, che trasmetterà lo speciale dedicato a quest’edizione Mercoledì 7 luglio in seconda serata, Rai Radio 3, Ciak e S.E.S Società Editrice Sud. Un ringraziamento va anche al Maestro orafo Michele Affidato che ha realizzato i premi, veri oggetti d’arte.

I premi sono stati assegnati dalla giuria presieduta dalla regista e sceneggiatrice Susanna Nicchiarelli, dalla montatrice Francesca Calvelli, dall’attrice Lolita Chammah, dallo sceneggiatore Nicola Guaglianone e dall’attore Saleh Bakri.

I PREMI

CARIDDI D’ORO – MIGLIOR FILM

NEXT DOOR

CARIDDI D’ARGENTO – MIGLIORE REGIA

ROBERTO DE FEO E PAOLO STRIPPOLI per A CLASSIC HORROR STORY

MASCHERA DI POLIFEMO – MIGLIOR ATTRICE

MATILDA DE ANGELIS per ATLAS

MASCHERA DI POLIFEMO – MIGLIOR ATTORE

DANIEL BRüHL per NEXT DOOR

TAORMINA ARTE AWARDS

ANNA FERZETTI

FRANCESCA MICHIELIN

FERZAN ÖZPETEK

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Giornalismo

A 50 anni dalla “Communio et Progressio”, un workshop

Giuseppe Adernò

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A distanza di 50 anni e trenta giorni,  il 23 giugno l’Ucsi Sicilia- Unione Cattolica Stampa Italiana-  ha ricordato i 50 anni della “Communio et Progressio , pubblicata per  disposizione del Concilio Vaticano II   il 23 maggio 197,  in occasione della 5° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Il consulente ecclesiastico Don Paolo Buttiglieri,  nel corso delworkshop  “Ucsi in-formazone” ,in webinar ha illustrato  i segni epocali del cambiamento ed ha  aperto lo scrigno prezioso della “Communio et progressio” 

Che ha precorso i tempi prevedendo che “con il progresso scientifico e con l’evoluzione della tecnologia, che ha lanciato i satelliti artificiali, non mancherà molto che tutta l’umanità riceverà contemporaneamente radiocronache e telecronache da tutto il mondo. I suoni e le immagini potranno essere registrate in svariatissimi ricevitori e riprodotti a volontà con intento culturale o ricreativo, favorendo cosi un più stretto collegamento fra gli uomini, un aumento della cultura e il rafforzamento della pace.”

Nel saluto introduttivo il presidente UCSI regionale, Domenico Interdonato ha introdotto l’argomento  avviando il cammino di formazione, al fine di prendere maggiore consapevolezza dei compiti e delle responsabilità del giornalista e del comunicatore nell’attuale contesto social che ha modificato le relazioni e le comunicazioni tra le persone.

Voce che grida nel deserto”, ha detto Andrea Miccichè, l’Ucsi si pone come spazio e momento di ricerca e di migliore qualificazione della professione del “dare notizie” e trasmettere valori.

Alla pluralità delle formule del presentare una cronaca, oggi arricchita di video, suoni e immagini, il giornalista aggiunge e qualifica la notizia rendendola “umana”, mettendoci l’anima, finalizzandola ad un messaggio che raggiunga il lettore  e lo aiuti a pensare, a riflettere, a capire.

Queste positive prassi che caratterizzano l’etica e la deontologia professionale sono state già ben descritte nei 187 paragrafi dell’Istruzione pastorale “Communio et progressio” di cinquant’anni fa, documento ricco di profetiche enunciazioni  che risultano ancor oggi attuali e significative per meglio comprendere e dare attuazione concreta alla “politica delle comunicazioni sociali” oggi dominata dal Web.

La comunicazione sociale,  si legge nel testo,  tende a far sì che l’uomo, moltiplicando gli scambi vicendevoli, raggiunga una maggiore consapevolezza nell’impegno comunitario della vita” che coinvolge diverse persone  e “gli strumenti della comunicazione possono certamente dare un grande apporto al rafforzamento delle relazioni umane”.

La matrice di riferimento delle comunicazioni sociali, che dopo il Concilio sono state rivalutate a livello di pastorale e di formazione cristiana, resta sempre il miglior bene della persona, la coerenza  e la fedeltà ai  principi dottrinali e ai valori umani e cristiani che caratterizzano  il vero progresso dell’uomo , il quale traccia nella storia il solco della testimonianza attraverso i molteplici linguaggi comunicativi anche non verbali , che coinvolgono l’arte, il disegno, la musica, il cinema,  il teatro, lo spettacolo e la televisione.

All’art. 17 del documento solo elencati come “requisiti di  ogni comunicazione:  la sincerità, l’onestà, la veracità.”, considerati come fattori essenziali che afferiscono alla “moralità” della singola persona e dell’intera comunità civile.

Nel corso del dibattito sono stati  analizzati gli influssi delle comunicazioni nella società al fine  della formazione dell’opinione pubblica e negli interventi è stato ripreso il tema di attualità del DDl Zan e della “laicità dello Stato”.

La diversità espressiva del titolo e delle parole usate dal giornalista  modifica e influenza il lettore – ricettore della notizia, con il quale il giornalista, secondo Mons. Martin G. O’Connor, Arcivescovo di Laodicea di Siria,, presidente della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, che ha redatto il testo della “Communio et Progressio” instaura un “vero e autentico colloquio”.

La finalità del colloquio è certamente l’informazione, rispettosa della verità ed un contributo alla  promozione e formazione umana,  così da tendere alla “pienezza dell’umano”, secondo il progetto di vita di cui ciascuno è portatore.

Michelangelo Nasca  presidente UCSI di Palermo,  ha ben ricordato l’esemplarità comunicativa di Papa Giovanni Paolo II, il quale, attraverso un qualificato servizio di comunicazione ha reso presente nella società la vita, la storia e i valori della Chiesa  a servizio e per il bene dell’umanità.

Il passaggio dall’acropoli all’agorà  rende ancor più presente il messaggio cristiano  e l’azione del giornalista cattolico che  “consuma la suola delle scarpe”, vive tra la gente e “dà voce a chi voce non ha”.

Con questa intenzionalità sono sorti i settimanali cattolici che oggi sono in difficoltà come strumento di carta stampata e che stentano a decollare  nel web, spesso inquinato dalle fake news che si diffondono sempre più .

Ecco perché , come ha detto don Buttiglieri,  per i giornalisti cattolici occorre “una buona formazione, per una buona informazione” ,deontologicamente fondata, in vista del Congresso Nazionale che si celebrerà in autunno a Roma.

“Dare acqua pulita alla gente che desidera costruire un mondo migliore”, come recita la preghiera del giornalista, costituisce l’impegno etico e professionale del giornalista che “guarda il presente alla luce del passato e progetto il futuro alla luce dei valori”.

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Cultura

Ministro Bianchi: verso gli stati generali

Giuseppe Adernò

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Il termine evoca un evento del gennaio 1990 guidato dall’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella.

Presso l’hotel Ergife di Roma, ebbe luogo la prima Conferenza nazionale della scuola alla quale seguì la riforma degli ordinamenti della scuola elementare che introdusse tra le innovazioni,  il modulo dei tre maestri su due classi (legge n. 148 del 1990). Allora ci  eravamo preparati all’evento predisponendo relazioni, suggerimenti, proposte operative, progetti innovativi già realizzati negli interventi di sperimentazione ed è stato un momento esaltante in cui la scuola ha fatto sentire viva la sua presenza nella società.

La scuola c’è, è viva, insegna a vivere.

Negli anni, il termine “Stati generali “ è stato adoperato dai vari Governi e Ministeri, con diverse tematiche: cultura, ambiente, solidarietà.

Nel novembre del 2017 si sono svolti a Milano gli “ Stati Generali lotta alle mafie “ promossi dal

Ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.

Nel 2017 a Bergamo hanno avuto luogo gli “ Stati Generali della Scuola Digitale” Con la partecipazione straordinaria del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli per mettere a fattor comune le buone pratiche e definire una strategia condivisa per una scuola innovativa, per dare voce alla comunità scolastica, per affrontare gli argomenti relativi al cambiamento in atto nella scuola, al rapporto scuola-mondo del lavoro, alle competenze digitali e soft skills nella prospettiva dell’industria.

Il 23 ottobre 2018, si è svolta a Roma La terza edizione degli “Stati Generali della Lingua italiana nel Mondo”, con la partecipazione del Ministro Marco Bussetti dedicata al tema “L’italiano e la rete, le reti per l’Italiano”.

I dirigenti scolastici delle scuole autonome, responsabili della gestione unitaria delle istituzioni scolastiche e dei risultati di servizio, con autonomi poteri di coordinamento e valorizzazione delle risorse umane, hanno indetto per il 14 maggio 2019 un’assemblea “Verso gli Stato Generali della Scuola” per promuovere un’azione unitaria rivolta alla risoluzione delle problematiche riguardanti la scuola nel suo complesso.

Il 10 settembre 2020 in diretta facebook il discorso di Ursula Von Der Leyen ha presentato gli Stati Generali dell’Unione Europea 2020.

Il 13 giugno 2020 il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha indetto gli “Stati Generali dell’economia” che si sono svolti presso Villa Doria Pamphilj a Roma.

La 5a edizione degli “Stati Generali della Scuola Digitale” si è svolta, via webinar, il 27 novembre 2020 con la partecipazione  del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, ed è  già stata annunciata la sesta edizione che si svolgerà nei giorni 26 e 27 novembre 2021.

Cosa ci attendiamo dagli Stati Generali

L’idea di una scuola tutta chiusa e solo programmi, non funziona e non c’è più. Bisogna individuare i capisaldi in cui tutti si riconoscano, per una scuola efficiente e di qualità.

Dovrà essere un efficace momento programmatico della scuola italiana che guarda al futuro e che sarà capace di intrecciare la didattica in presenza con la didattica a distanza, rendendo efficaci gli strumenti tecnologici e informatici.

Lo statuto costituente della scuola porrà sempre al centro lo studente che cresce con il suo gruppo- classe di 20 compagni , che  vive la scuola per il tempo necessario ad apprendere, studia progettando il suo futuro e  costruisce il  suo Profilo Educativo e Culturale guardando al suo domani e alla  realizzazione dei suoi ideali  Professionale. (PECUP).

Una scuola capace di costruire “relazioni” che impegna il docente a “saper guardare tutti ed osservare ciascuno” rispondendo ai bisogni di tutti e di ciascuno , contribuendo  a sviluppare le potenzialità , doti che, esercitate attraverso un “imparare facendo”, diventeranno prima capacità,  quindi abilità  e che alla fine del percorso verranno certificate come competenze.

Una scuola aperta al dialogo, al confronto, allo scambio di socializzazione e di condivisione con altre realtà, ai gemellaggi che ampliano gli orizzonti di un territorio limitato.

Tra i molteplici temi della scuola di domani c’è la necessità del “tempo pieno” che  in passato era stato già progettato come ampliamento dello spazio educativo offerto ai ragazzi, ma che, in effetti, è stato poco valorizzato e  spesso non adeguatamente  gestito dagli operatori.

E’ bello sentire da Francesco Sinopoli “ Dobbiamo investire sul tempo pieno”, ma leggendo la storia della scuola si nota come quando negli anni Ottanta il tempo prolungato nella scuola media raddoppiava l’organico, non è stato adeguatamente considerato come  binario di risorsa e risposta positiva  per prevenire la dispersione scolastica e a vantaggio  della scuola di qualità. Erano gli anni del bilinguismo, dei corsi ad indirizzo musicale, delle materie facoltative, e  invece sono state formate classi ghetto e tempo prolungato, con docenti precari e pendolari, decretandone, di fatto, la fine. Ad una scarsa e limitata progettazione didattica si è aggiunta la carenza delle strutture e delle mense scolastiche, così da rendere il progetto inapplicabile. Ora ci si arrampica sugli specchi per tentare di recuperare il bene perduto e le occasioni sprecate.

Come sarà il nuovo tempo pieno della scuola? Quale impostazione dare alla scuola italiana?

Una scuola intesa come centro di formazione della vita democratica del Paese, oppure come centro di risparmio ?

Sono questi alcuni degli interrogativi ai quali gli Stati generali dovrebbero rispondere.

Sarà certamente significativa la voce dei protagonisti attivi della scuola, gli studenti con le loro esigenze di tempi, spazi, mobilità, strutture; i docenti con le problematiche di carriera, concorsi, mobilità, precariato e poi ancora di formazione, innovazione didattica, scuola digitale, scuola inclusiva, flessibilità organizzativa.

Inconfutabilmente L’Educazione civica trasversale alle discipline, la scuola delle competenze senza voti, ma con giudizi descrittivi; la scuola “inclusiva” e non solo per i disabili, il nuovo PEI, il recupero dei vuoti lasciati dalla didattica a distanza, gli esami finali che hanno subito modifiche di svolgimento, sono alcuni  temi che necessitano chiarezza e progettualità attuativa.

Il personale ATA con le specifiche problematiche di settore porterà agli Stati Generali esigenze di organico, di formazione, di progressione nella carriera.

I dirigenti scolastici con il grave carico di responsabilità e di coordinamento spesso ingestibili per la frammentarietà delle sedi staccate o – ancor peggio – delle reggenze saranno protagonisti d’innovazioni organizzative e didattiche per una scuola sicura e in grado di offrire servizi alla comunità cittadina.

Anche la voce dei Genitori, primari responsabili dell’educazione dei figli, dovrà essere presente nel dibattito e nella progettazione di una scuola nuova, anche in merito ad alcune scelte che afferiscono alla sfera etica e morale.

Potranno essere di grande utilità i contributi degli Stati Generali della scuola digitale che si terranno a Bergamo e ciascuna scuola si sentirà protagonista attiva  e potrà contribuire, con proposte nuove, alla definizione della nuova scuola del terzo millennio, utilizzando in maniera corretta e valorizzando al meglio gli alfabeti informatici e tecnologici.

Giuseppe Adernò

 

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