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Cinema

Due telefonate, il racconto di Amelio su de Seta

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Se penso a Vittorio De Seta mi vengono subito in mente due telefonate che ci siamo fatti a distanza di quarant’anni. La prima gliel’ho fatta io nel mese di aprile del 1965, proponendomi come assistente volontario. La seconda, la sua, è del 2001, quando stava preparando Lettere dal Sahara. Vittorio si era già da tempo trasferito a Sellia Marina, io venivo da San Pietro Magisano, due paesini in provincia di Catanzaro che distano l’uno dall’altro non più di cinque, sei chilometri. Un giorno mi chiama per dirmi che vuole incontrarmi: «Sono a Roma, avrei bisogno di parlarti, se hai un po’ di tempo.» Ci vediamo in un bar di Prati, il quartiere dove abito. Non lo vedevo da una decina d’anni, dal tempo del suo documentario In Calabria.

Allora ci eravamo incontrati a Cosenza – dopo 32 anni – per una proiezione con dibattito, e l’emozione era stata fortissima. Non era più il De Seta che ricordavo. Aveva l’aria di un ragazzo che comincia a fare il cinema, non di un regista consacrato che può permettersi di dare lezioni. Vittorio, le lezioni le cercava. Uscendo dal cinema mi chiese: «Adesso che non ci sente nessuno, mi puoi dire se davvero ho sbagliato? Mi criticano tutti…» E io: «Invece ti somiglia, è sincero, è vicino alle cose più belle che hai fatto…» «No, non è vero. C’è un errore grave, il commento fuori campo… Me l’hanno imposto… Ma ho spiegato troppo, ho detto bruscamente come la penso sulla Calabria di oggi. E qua adesso mi vedono come un estraneo, un usurpatore.»

Alla fine è stato lui a convincermi che forse aveva ragione. Non era necessario che lui spiegasse, perché le immagini parlavano da sole, secondo quello che era stato il suo insegnamento dagli Anni Cinquanta in poi, all’epoca dei suoi grandi cortometraggi. Ma questa volta Vittorio sentiva di aver ceduto per la prima volta in vita sua alle richieste di una committenza, e di aver chinato la testa di fronte al falso problema dell’immagine nuda, che al pubblico della televisione (dicono) non arriva, e quindi ha bisogno di tanta musica e di tante parole sopra…

Siamo al 2001 e arriva le sua telefonata. Quando lo vedo, Vittorio ha quell’espressione tra l’innocente e il guardingo che gli era solita davanti a un impegno nuovo. E mi dice subito una cosa toccante: «Ho dimenticato com’è fare il cinema, non conosco più nessuno, non sono in grado di scegliere una troupe, non so da dove cominciare se devo pensare a un operatore, a un fonico, a un produttore che non mi imbrogli…» Vittorio mi parlava con un tono tipico suo, di bambino che si lamenta di qualcosa, che ha paura dei grandi e si difende mostrandosi disarmato… Ho rivisto subito il Vittorio De Seta che tante volte mi ero trovato di fronte durante la lavorazione di Un uomo a metà, quando era un regista di grande reputazione, e anche di buon affidamento commerciale, dato che Banditi a Orgosolo era andato bene e ora c’era l’accordo con Dino De Laurentiis… Eppure, anche all’epoca, vedevo Vittorio in una situazione personale che non era quella dell’insicurezza ma del disagio… Gli leggevo in faccia il timore di essere inadeguato, il dolore di non saper spiegare agli altri quello che sentiva di dover fare, di quando sai che anche l’ingegno ti può tradire se non lo tieni a bada. Come in Due settimane in un’altra città di Minnelli, dove un regista che perde il lavoro dice: «Non riesco a ricordarmi quand’è che il talento mi ha lasciato…» Vittorio aveva questa sensazione durante le riprese del film della sua maturità – era allora sui quarant’anni – temeva che la materia del film gli sfuggisse di mano e tendesse ad abbandonarlo, e ne soffriva come si soffre per la perdita di ciò che ami.

Questo secondo incontro dopo tanto tempo mi risultò difficile, perché non potevo dargli che risposte confuse. Sapevo solo che il cinema italiano non era più quello di una volta, e del resto, nemmeno negli Anni Sessanta somigliava a De Seta e al suo modo di concepire la regia.

Mi ricordo che durante Un uomo a metà il capo macchinista mi diceva: questo non è il cinema normale… Perché un macchinista, un elettricista, un truccatore ti dicono questo? Perché sentono che non c’è il “mestiere”, perché per il lavoratore del cinema quello che conta è soprattutto l’attitudine a governare il lavoro possibilmente senza scosse e ritardi; non conta l’estro, la creatività, la capacità di invenzione… A De Seta, che aveva tutto questo, mancava il benedetto mestiere. Ed era questa la ragione per cui mi aveva voluto incontrare. Perché nel corso degli anni, dopo aver visto qualche mio film, mi aveva scritto lettere molto brevi e molto affettuose, girando attorno a un pensiero: «Come riesci tu a fare un cinema così, da dove prendi l’esperienza, come fai a guidare tutte quelle comparse ne Lamerica, e a raccontare gli anni Trenta, tu che non li hai vissuti, in Porte aperte… Io non sarei capace. E Il ladro di bambini? Come hai fatto a dirigere Valentina e Giuseppe?…» Questo rende l’idea del candore, del lato infantile di Vittorio, che ha un rovescio, come in tutti i bambini: la grande innocenza e la grande perfidia. Vittorio era un uomo eccezionalmente buono ed eccezionalmente cattivo, se voleva, non solo in senso minuto, ma in senso forte, importante, con se stesso in primo luogo. Aveva spesso in sé il suo peggiore nemico. Ho cercato per tanto tempo di spiegarmi la sua mancanza di gioia in un lavoro bello e privilegiato come il nostro. Non sono riuscito a darmi una risposta, se non nel senso che la sua personalità era aristocratica in tutti i sensi: in senso buono, perché l’aristocrazia in un artista ne fa una personalità non comune, ma anche lo isola quando ha bisogno degli altri.

Vittorio difficilmente aveva un dialogo con i collaboratori, difficilmente dirigeva gli attori come complici, o come colori della sua tela. Mostrava piuttosto una sorta di fastidio perché tentavano di prendere il posto del colore perfetto, della figura perfetta che lui aveva in mente. In questo senso i rapporti con gli altri erano complicati: noi lo adoravamo e lui ci scansava il più possibile. Lo faceva senza rendersi conto di ferirci. Con me lo ha fatto alla fine del film, quando si è accorto che gli ero quasi diventato indispensabile, anche perché ero uno dei pochi sopravvissuti a una decimazione continua, perché Vittorio diffidava di tutti. E verso la fine della sua attività, nel documentario In Calabria e in Lettere dal Sahara, ha diffidato anche di se stesso. Ha chiuso un circolo inquietante ma tutto scritto nel suo carattere, non solo come cineasta e artista. Vittorio è un uomo che nella vita ha dovuto lottare contro la propria origine di “nobile” siciliano, in un periodo in cui esserlo significava un distacco netto dai comuni mortali. Non è un caso che poi sia messo dalla parte dei pescatori, dei pastori, dei contadini… La cosa toccante in un film come In Calabria è che lui capisce – e perciò viene preso di mira dai conformisti – che la Calabria ha perso il meglio di sé da quando è diventata da terra di braccianti a terra di affarismo truccato da industria. E Vittorio non si fa mai prendere dall’ambiguità di uno sguardo nostalgico sul passato, perché quella che sembra nostalgia è l’altra faccia del disprezzo che ormai prova nei confronti di quello che il Sud ha subìto, con la coscienza di non poter più fare niente nemmeno come poeta, perché la poesia non incide sulla politica. In Calabria è uno dei suoi film più dolorosi, perché la terra di Calabria era diventata il suo rifugio dopo l’abbandono di Roma: ci era andato per guarire da quello che il cinema gli aveva negato.

In Un uomo a metà il protagonista solo alla fine riesce ad accettare di non essere come gli altri, di non essere fatto a immagine e somiglianza degli altri, ma solo di se stesso. E questo lo rende non disponibile, sfuggente e solitario. Così, prima di farsi isolare, Vittorio ha voluto isolarsi; prima di farsi sbattere la porta in faccia, le porte le ha sbattute lui. È l’opposto di come ci si deve comportare in questo lavoro: il cinema ha tante di quelle trappole, che devi capirle prima ancora di averle davanti. E se uno ti chiude una porta, devi sapere subito dov’è la finestra. Vittorio è stato vittima orgogliosa del modo in cui si fa il cinema “normale”, non solo in Italia, ma dovunque. Ha fatto il regista come un bambino che fa un gioco serio, senza preoccuparsi delle regole. Aveva le possibilità economiche per poterlo fare, e ha acquisito anche il vizio di giocare un po’ troppo, oltre il tempo concesso a un bambino. Ecco, il suo bello e il suo limite è che nei confronti del cinema non ha mai sentito dei doveri convenzionali. Vittorio meritava molto più di quanto ha avuto se partiamo dalla considerazione del suo talento, ma è lui che ha voluto così. Lo si vede in modo eloquente ne Linvitata, dove gli stessi sbagli diventano qualità d’autore. Ma il suo film assoluto, perfetto, resta Diario di un maestro. Ha la forza del documentario nella finzione (e viceversa), mostra un De Seta libero da ogni etichetta. In tutti i suoi mirabili cortometraggi fatti tra le Eolie e il Gennargentu c’è sempre in agguato – ma non arriva mai a essere un difetto – la voglia di cercare comunque l’immagine bella. Questo nel Diario di un maestro non c’è più. C’è la volontà di essere un bambino che deve imparare, e nello stesso tempo di essere un maestro che deve insegnare a un bambino come si impara. È lo stesso rapporto che lui ha instaurato con me in quell’ultimo incontro. Vittorio è stato l’allievo e contemporaneamente il maestro di se stesso. Come Bruno Cirino, che acquista il sapere dai mocciosi della sua scuola. È una cosa mirabile. E la sua più grande lezione.

Gianni Amelio
(Per il Quaderno del Cinemareale, versione cartacea)

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Cinema

Documentaria, il festival a Palermo

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Saranno er un’edizione ancor più ricca delle precedenti. L’appuntamento con la settima edizione di Documentaria, il Festival internazionale del Cinema Documentario, è in programma al cinema De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa, dal 3 al 10 dicembre. In cartellone tantissimi appuntamenti tra proiezioni, anteprime, incontri con i registi, focus, tributi e approfondimenti, masterclass, dibattiti e workshop, che faranno da cornice ai due consueti concorsi cinematografici: Visioni Doc Italia, dedicato ai migliori documentari nazionali con cinque film in concorso, e Visioni dal mondo, la competizione internazionale rivolta alla migliore e recente produzione estera, anch’esso con cinque film in concorso.

Tante le novità previste per questa edizione del Festival nato dalla collaborazione tra la società cooperativa Arte senza fine e l’associazione modicana Frame Off. Tra queste, DocumentariaLab, il nuovo contenitore del Festival all’interno del quale confluiranno tutte le attività didattiche e formative di Documentaria, e Altre Visioni, la nuova sezione del Festival dedicata ai documentari recentemente premiati in alcuni dei più importanti festival di cinema o realizzati dalle più prestigiose scuole di cinema.

Confermate, inoltre, le importanti novità della precedente edizione: Visioni Etnografiche, dedicata al cinema etnografico e il Premio Ambiente, il prestigioso riconoscimento, nato dalla collaborazione con A.R.P.A. Sicilia, attraverso il quale promuovere tematiche e istanze ecologiste.

A sostenere Documentaria quest’anno sono l’Assessorato Turismo e Spettacolo della Regione Siciliana, Sicilia Film Commission, Assessorato Beni Culturali e Identità Siciliana della Regione Siciliana, A.R.P.A. Sicilia, Città Metropolitana di Palermo, Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo.

VISIONI DOC ITALIA
Il concorso principale del Festival che pone lo sguardo sul cinema italiano con una selezione della recente e migliore produzione documentaristica del Paese. Cinque opere concorreranno al titolo “Miglior documentario italiano” e verranno presentate in sala alla presenza dei registi, seguendo l’ormai consolidato format: proiezione e dibattito aperto al pubblico.

Sabato 3, alle ore 20.30
Lassù di Bartolomeo Pampaloni (2021, Italia, 80 min.). A seguire dibattito con il regista.
“Sulla cima della montagna che domina Palermo, in un vecchio osservatorio abbandonato e interamente ricoperto di mosaici, vive Nino detto Isravele, l’eremita di Capo Gallo”.

Domenica 4, alle ore 20.30
Shambala di Andrea De Fusco (2022, Italia, 45 min.). A seguire dibattito con il regista.
Attraverso le immagini realizzate da un amico scomparso durante una spedizione alla ricerca di Shambala – terra leggendaria del buddismo tantrico -, il regista vive il viaggio nell’Himalaya che non ha avuto il coraggio di intraprendere.

Mercoledì 7, alle ore 20.30
Power and glory di Angelo Roberto Maffioletti (2022, Italia, 64 min.). A seguire dibattito con il regista.
La curiosa e pionieristica avventura di Romano Rizzi, l’uomo che installò a proprie spese delle antenne nell’alta Valcamonica e diede vita a Tele-Pontedilegno, in diretta, ogni giorno, senza tagli e censure.

Giovedì 8, alle ore 20.30.
Sarura di Nicola Zambelli (2021, Palestina/Italia, 80 min.). A seguire dibattito con il regista.
Alle porte del deserto del Negev, un gruppo di giovani palestinesi lotta contro l’occupazione militare ristrutturando l’antico villaggio di grotte di Sarura.

Venerdì 9, alle ore 20.30
Los Zuluagas di Flavia Montini (2021, Colombia / Italia, 80 min.). A seguire dibattito con la regista.
Camilo, figlio di guerriglieri colombiani, torna nel suo paese d’origine dopo l’esilio in Italia portando con sè straordinari film amatoriali che rivelano le memorie dolorose del padre, comandante rivoluzionario che ha visto il proprio sogno di giustizia svanire sacrificando tutto in nome della lotta politica.

VISIONI DAL MONDO
Il concorso internazionale di Documentaria, dedicato alle migliori produzioni estere, attraverso il quale approfondire alcune importanti vicende del nostro tempo. Focus di quest’anno: “ Le radici della violenza”. Un modo per riflettere su argomenti di rilevante attualità, promuovere una cultura della pace e far luce sulle ragioni che trascinano i popoli e le nazioni verso l’abisso della guerra.

Sabato 3, alle ore 22.15
Downstream to Kinshasa di Dieudo Hamadi (2020, Congo, 90 min.). Nel 2000 la città di Kisangani (Repubblica Democratica del Congo), è stata teatro di pesanti scontri armati tra due gruppi ribelli: uno alleato con l’Uganda, l’altro con il Ruanda. I membri dell’Association des Victimes e la Guerra des Six Jours, stremati da anni di trattative, affrontano un lungo viaggio verso la capitale, attraversando il fiume Congo, per rivendicare i propri diritti

Domenica 4, alle ore 22.15
There will be no more night di Eleonore Weber (2020 Francia, 76 min.). Il nemico è un puntino luminoso, un bersaglio da colpire. Il dramma della guerra mostrato, in tutta la sua tragicità, attraverso le riprese militari effettuate dalle truppe francesi e statunitensi durante le operazioni in Afghanistan, Iraq e Syria.

Mercoledì 7, alle ore 22.15
Inter-Continental Bunker Mission di Julian Vogel (2021, USA/Giappone/Svezia, 80 min.).
Ispirati dal loro amore per la narrativa post-apocalittica e con un marcato senso dell’umorismo, Nils e Julian intraprendono un viaggio attraverso il mondo per scoprire come sopravvivere nel caso di un attacco nucleare.
Interverranno: il regista Julian Vogel, il protagonista Nils Brandsma e il produttore Jack Allen

Giovedì 8, alle ore 22.15
Mayor di David Osit (2020, Palestina, 88 min.). Musa Hadid, il sindaco cristiano di Ramallah, ha una missione: porre fine all’occupazione della Palestina. Ma come si gestisce la propria città quando non si dispone di un paese?

Venerdì 9, alle ore 22.15
Absconded. Young Russian on the run di Anna Winzer (2022, Germania/Russia, 53 min.). Nelle due settimane successive all’attacco russo all’Ucraina, Egor Lesnoy, attivista ambientale, blogger e influencer di Irkutsk in Siberia protesta, nonostante la minaccia dell’arresto, contro la guerra d’aggressione.
Interverranno: la regista Anna Winzer e l’aiuto regia Galina Müller

ALTRE VISIONI
Importante novità di questa settima edizione. Una vetrina dedicata alle opere vincitrici in alcuni dei più importanti festival nazionali o prodotte dalle più prestigiose scuole di cinema e presentate a Palermo in anteprima. Un modo per far conoscere al pubblico alcune delle opere più apprezzate dalla critica.
In collaborazione con: BERGAMO FILM MEETING, MAGMA – MOSTRA DEL CINEMA BREVE, BABEL FILM FESTIVAL E CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA – SEDE SICILIA

Lunedì 5, ore 18.00 Premio Lorenzo Vecchi Magma – Mostra del Cinema Breve
Yo soy la otra di Silva, Enrique, Zajac, Truyol, Sampayo (2020, Spagna, 19 min.)
Happy Today di Giulio Tonincelli (2017, Italia-Francia, 17 min.)

Lunedì 5, ore 18.45 Premio Maestrale Miglior Documentario Babel Film Festival.
Talking dreams di Bruno Rocchi (2021, Italia, 37 min.)

Lunedì 5, ore 19.30 Produzione: Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia
Quello che conta di Agnese Giovanardi (2022, Italia, 45 min.)
Un’altra volta ancora di Giulia Di Maggio (2022, Italia, 18 min.)
Interverranno in sala le registe Agnese Giovanardi, Giulia Di Maggio e il compositore Luca Rizzo

Lunedì 5, h.21.30 Premio della Giuria Bergamo Film Meeting
Non è ancora finita di Louise Detlefsen (2021, Danimarca, 96 min.)
Il viaggio coinvolgente all’interno di una controversa casa di cura danese che cura persone affette da demenza dando priorità alla gentilezza e all’assistenza olistica rispetto ai farmaci non necessari
Interverrà in sala: Alessandro Uccelli (senior programmer Milano Film Festival; Bergamo Film Meeting; Lovers Film Festival)

VISIONI SPECIALI
La sezione fuori concorso del Festival dedicata a importanti pellicole presentate per la prima volta in Sicilia alla presenza in sala dei registi. Quest’anno, in occasione del trentennale della sua scomparsa, Documentaria propone un approfondimento su uno dei fotografi più importanti del Novecento, il maestro Luigi Ghirri, in collaborazione con il Centro Internazionale di Fotografia.

Martedì 5, alle ore 21.30 proiezione di “Infinito – L’universo di Luigi Ghirri” di Matteo Parisini (2022, Italia, 73 min.).
Luigi Ghirri ha scritto con regolarità durante tutta la sua vita. La sua fotografia si riflette nella sua scrittura, che è insieme affermazione poetica, argomentazione esistenziale, diario che interroga il presente. Partendo dai suoi scritti, il documentario ripercorre le tappe cruciali della vita del fotografo; un viaggio nei luoghi della provincia, uno studio di terre, acqua, colline, orizzonti infiniti; una ricerca sul suo lavoro fotografico in compagnia degli artisti Franco Guerzoni e Davide Benati, dello storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, dello stampatore Arrigo Ghi, del fotografo Gianni Leone, del musicista Massimo Zamboni e infine della famiglia, che rappresentava per Ghirri il sentimento di appartenenza a una comunità ordinaria ma unita. Stefano Accorsi darà voce ai testi di Ghirri.

Interverrà in sala il regista Matteo Parisini
In collaborazione con il Centro Internazionale di Fotografia

VISIONI ETNOGRAFICHE
La finestra di Documentaria dedicata al cinema etnografico e curata dall’APS Quintal – Laboratorio di Arte e Ricerca Partecipativa. Focus di quest’anno sarà il Brasile, con una selezione di opere, realizzate da registi di antropologia visuale, che ci permetterà di conoscere usi e costumi della cultura brasiliana.

Mercoledì 8, alle ore 18.30
The body won’t close di Mattijs van de Port (2020, Olanda, Brasile, 75 min.)
Possiamo pensare i nostri corpi come entità aperte, invischiate con il mondo, oppure chiuse. A Bahia gli uomini coltivano un corpo chiuso: una fortezza capace di respingere le onnipresenti forze del male.

Giovedì 8, alle ore 18.30
Afro-sampas di Satiko, Hikiji , Chalcraft (2020, Brasile, 43 min.)
La presenza africana nella musica brasiliana si è manifestata in diversi modi, da Baden Powell – che nel ‘66 “carioquizava” il candomblé con gli Afro-sambas – all’incontro contemporaneo tra i musicisti africani Yannick Delass, Edoh Fiho e Lenna Bahule e i brasiliani Ari Colares, Chico Saraiva e Meno del Picchia.

Venerdì 9, alle ore 18.30
Essa terra é nossa! di Romero, I. e S. Maxakali, Canguçu (2020, Brasile, 70 min.)
In passato cacciavamo con i nostri spiriti yãmĩyxop. Poi arrivarono i bianchi, che abbatterono gli alberi, prosciugarono i fiumi e spaventarono gli animali. Oggi gli alberi ad alto fusto sono solo un ricordo, i bianchi ci circondano e le nostre terre diventate minuscole. Ma i nostri yãmĩyxop sono ancora vivi e ci insegnano le storie dei nostri antenati.
Interverrà: Gianira Ferrara (Presidente ASP Quintal)
In collaborazione con Quintal – Laboratorio di Arte e Ricerca Partecipativa

NARRARE IL CINEMA
La nuova sezione di Documentaria dedicata alle recenti novità editoriali legate al mondo cinematografico.

Sabato 10, alle ore 18.00, presentazione in anteprima nazionale del libro “Propaganda Lampedusa: immaginario audiovisivo e narrazioni ideologiche” di Alessandro De Filippo (Euno edizioni, 2022). Sarà presente l’autore.

CINEMA E AMBIENTE
Prosegue l’importante collaborazione avviata lo scorso anno tra Documentaria e l’Agenzia Regionale Protezione e Ambiente – Sicilia, nata con l’obiettivo di promuovere istanze ecologiste, creare occasioni d’incontro per una cultura a difesa del territorio e incentivare la produzione di opere audiovisive legate a temi ambientalisti attraverso l’istituzione del Premio Ambiente.

Sabato 10, alle ore 19.00 proiezione “L’antica nave del vino” di Riccardo Cingillo (2022, Italia, prod. Arpa Sicilia, 28 min.)
Dalla scoperta di un relitto romano del II secolo avanti Cristo, a una profondità di 92 metri nel golfo dell’Isola delle Femmine (PA), da parte dell’equipe dell’Area Mare dell’ARPA Sicilia, alla spedizione realizzata da un team internazionale di professionisti subacquei per effettuare una ricognizione in sito finalizzata a riportare alla luce il relitto. Le operazioni sono state monitorate dalla motonave oceanografica di Arpa Sicilia “Calypso South” e da un “rov”, robot sottomarino a comando remoto. ARPA Sicilia con la Soprintendenza del Mare della regione Siciliana hanno supervisionato le operazioni di recupero.

A seguire proiezione di “Corallo incontra la biodiversità” di Riccardo Cingillo (2022, Italia, 18 min.)
Docufilm prodotto da Arpa Sicilia nell’ambito del Progetto CORALLO – Programma INTERREG VA Italia-Malta 2014-2020. Il Progetto si prefigge l’obiettivo di aumentare il grado di consapevolezza dei fruitori del patrimonio naturale, in particolare dei Siti di interesse Comunitario della Rete Natura 2000 in Sicilia e Malta, facilitando l’accesso alle informazioni su habitat e specie, individuati ai sensi delle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (147/2009/UE). CORALLO, inoltre, intende promuovere la fruizione sostenibile dei Siti attraverso l’uso di nuove tecnologie e di strumenti innovativi, rispondendo all’esigenza di coniugare la conservazione e la valorizzazione di Rete Natura 2000 con nuovi modelli di fruizione specifici e strumenti di generazione di consapevolezza basati sulla digitalizzazione ed innovazione. Gli strumenti di sensibilizzazione e informazione utilizzati, la creazione di contenuti digitali, video a 360° in 8K e 3D e docufilm prodotti dal Progetto, saranno il veicolo di conoscenza e valorizzazione, di due siti siciliani delle Isole Eolie (Capo Graziano – Isola di Filicudi; Basiluzzo – Isola di Panarea).

Sabato 10, alle ore 21.30
Premio Ambiente – ARPA Sicilia
Proiezione di “Carbon: The Unauthorised Biography” di Daniella Ortega e Niobe Thompson (2022, Canada,Germany, Australia, 89 min)
La storia paradossale del carbone, elemento alla base della vita, capace, però, di porle fine. Come finirà la grande relazione dell’umanità con questo elemento: si tratterà di riconciliazione o rovina? Grazie alle testimonianze di celebri scienziati, saremo trasportati dalle origini della vita alle rivoluzioni dei combustibili fossili della civiltà moderna, fino ai terribili conflitti politici che tale rivoluzione sta causando. Intanto si fa strada una nuova generazione di ricercatori e di imprenditori delle energie rinnovabili, i quali stanno mettendo a punto strategie tecnologiche finalizzate alla cattura del carbonio, per evitarne la massiccia dispersione nell’atmosfera.

Interverranno: Vincenzo Infantino, direttore di ARPA Sicilia, e il regista Riccardo Cingillo
In collaborazione con Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente – ARPA Sicilia

DOCUMENTARIALAB:
Nasce DocumentariaLab, uno spazio d’incubazione e crescita professionale all’interno del quale, a partire da quest’anno, confluiranno tutte le attività formative e didattiche del Festival: masterclass, workshop, laboratori e seminari, tenuti da illustri esponenti del panorama cinematografico. Un luogo di formazione volto alla valorizzazione dei nuovi talenti e rivolto al pubblico di Documentaria, agli studenti e ai professionisti del settore.

Venerdì 9
Masterclass
Dall’idea di un documentario alla sua realizzazione
A cura di Daniele Maggioni, produttore, sceneggiatore, regista

Da giovedì 8 a Sabato 10
Workshop
Critica cinematografica
A cura di Alessandro De Filippo, professore di Tecnica della rappresentazione audiovisiva, Università degli Studi di Catania;
Storia del cinema e del video, Accademia di Belle Arti di Catania

Da lunedì 5 a mercoledì 7
Laboratorio
Cinema senza immagini
A cura di Alessandro Aiello, Canecapovolto – Scuola FuoriNorma

Domenica 4
Seminario
Documentario seriale
A cura di Corrado Iuvara e Simona Dolce, montatore, Corrado Iuvara Post Production; scrittrice

Sabato 10, alle ore 23.00
PARTY DI CHIUSURA ALLO SPAZIO FRANCO
Oἶδα Party. Dj-set a cura di Beercock.
Oἶδα è il party esclusivo legato all’omonimo spettacolo del Progetto Amunì, la compagnia multietnica che ha voluto ispirarsi alle Baccanti di Euripide come pretesto per un ragionamento sui riti contemporanei! Beercock: performer, compositore e dj, autore della drammaturgia teatrale di Oἶδα e delle musiche originali. Dj-set: IDM, Techno-funk, Psy-turk, Afrobeat, Afroclub.
Una collaborazione Spazio Franco, Festival delle Letterature Migranti, Documentaria.

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Cinema

Chiusa la 44^ edizione di Efebo d’oro

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EFEBO D’ORO
Festival Internazionale di Cinema e Narrativa

44a edizione / Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa
5 – 12 novembre 2022

100 minutes – Ivan Denisovich (Russia, 2021) di Gleb Panfilov,  vince l’Efebo d’Oro per il Miglior Film tratto da un’opera letteraria. A OBEŤ (Sacrificio) di Michal Blaško (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania 2022) va l’Efebo Prospettive per opere prime o seconde.

Si è chiusa la 44a edizione dell’Efebo d’Oro che quest’anno ha premiato con l’Efebo d’Oro alla carriera – Banca Popolare Sant’Angelo Silvio Soldini, regista lontano dal glamour dei tappeti rossi, coerente e rigoroso nelle scelte registiche, attento a un cinema fatto di tensioni esistenziali troppo spesso irrisolte. L’Efebo d’oro Nuovi linguaggi – Città di Palermo è stato assegnato ai registi Tizza Covi e Rainer Frimmel, rigorosi autori di cinema documentario.

La giuria presieduta da Egle Palazzolo (presidente del Centro di Ricerca per la Narrativa e il Cinema) e composta da João Botelho (regista e sceneggiatore), Robert Cahen (artista visivo), Emanuela Martini (critica cinematografica e direttrice della rivista Cineforum) e Nadia Terranova (scrittrice) ha consegnato l’Efebo d’Oro per il miglior film tratto da un’opera letteraria a 100 minutes – Ivan Denisovich (Russia, 2021), ultimo lavoro del regista russo Gleb Panfilov, con la seguente motivazione: «I film sono storie; il cinema è qualcos’altro, è il modo in cui racconti le storie. Panfilov è un maestro del cinema. ha filmato solo l’essenziale. Il film, adattamento del romanzo Una giornata di Ivan Denisovič di Aleksandr Isaevič Solženicyn, porta con sé una poesia eterna dove sofferenza, libertà e umanità si incrociano e in cui la direzione degli attori è eccezionale. La distruzione di un fragile essere umano da parte di una dittatura è difficile da capire. Un eccellente libro sarà sempre un eccellente libro e un grande film sarà sempre un grande film. Viva Panfilov, viva il cinema».
Menzione speciale a Daughters (Germania, Italia, Grecia 2021) di Nana Neul e menzione speciale per l’interpretazione a Marina Foïs, attrice del film Ils sont vivant (Francia, 2021) di Jeremie Elkaïm .

La giuria dell’Efebo Prospettive per opere prime o seconde, composta da Antonio Bellia (regista e direttore artistico del SiciliAmbiente Documentary Film Festival), Selene Caramazza (attrice) e Daniele Vicari (regista, sceneggiatore e scrittore), ha premiato OBEŤ (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania 2022) di Michal Blaško e motiva così la scelta: «Una opera prima complessa, matura, che racconta i conflitti sociali senza pietismi né manicheismi, con slancio. La storia della madre single ucraina, che vive in una piccola città ceca con suo figlio vittima di violenza, diviene la cartina di tornasole di una malattia sociale in procinto di esplodere, la xenofobia tra comunità di immigrati in lotta tra loro. Una regia compiuta, molto calibrata. Una scrittura che rende il racconto sorprendente e imprevedibile, con una tensione narrativa forte e crescente».

Il Premio ANDE Palermo Cinema Donna è invece andato a Miss Viborg (Danimarca, 2022) di Marianne Blicher «Per aver affrontato con i toni rassicuranti dei colori verde/azzurro, in maniera originale, il tema della vecchiaia e di come non sia facile accettarla, della solitudine e di come la diffidenza nei confronti del prossimo, causata dalla consapevolezza della propria fragilità, possa essere superata grazie all’amicizia, anche la più imprevedibile».
Menzione speciale a Sabrina Sarabi, regista di No one with the Calves (Germania, 2021).

La giuria degli studenti premia ad ex aequo Miss Viborg e Onoda (Francia, 2021) di Arthur Harari; menzione speciale per la fotografia a Atlantide (Italia, 2021) di Yuri Ancarani.

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Cinema

European journey – film festival

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bblica Maria Konopnicka di Bystrzyca Stara (Polonia); SCOALA GIMNAZIALA, SFANTA VINERI” di Ploieiti (Romania); 32 SUsizuchavane na chuzhdi ezici “Sv.Kliment Ohridski” di Sofia (Bulgaria) hanno incontrato il direttore Ivan Scinardo, per conoscere i processi produttivi di un film documentario.

Per una settimana la Scuola Thomas More sta ospitando, dal 9 al 15 Ottobre, le delegazioni, accompagnate dalla coordinatrice dei progetti Erasmus+ Aurelia Schera e gli insegnanti di Storia, Salvatore Pirrone (Storia), di inglese, Lloyd Melbourne, e di spagnolo Mercedes Rivera Quentana.

Fra gli obiettivi del progetto gli studenti stanno ricercando e preparando i temi dei film che riguardano l’ambiente naturale, il patrimonio culturale e le opere letterarie nazionali delle regioni partner.

Tutto ciò amplierà le loro conoscenze; attraverso il lavoro di squadra, aumenterà la loro autostima, la fiducia, le capacità di comunicazione e la creatività.

 

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In Tendenza