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Editoriali

Fuori colonna, un viaggio emozionale nel cinema e nella musica dal vivo.

Ivan Scinardo

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Debutta al Teatro Garibaldi di Enna, Fuori colonna, un viaggio emozionale nel cinema e nella musica dal vivo. Emozioni e nostalgia per i capolavori della settima arte riproposti nei frammenti di immagini e suoni indimenticabili.

Cinema senza tempo e colonne sonore originali suonate dal vivo, per la prima volta in teatro, nell’ambito del ricco cartellone della stagione del Garibaldi di Enna, dalla compagnia Tango Disiù, le musiche dei porti guidata dal maestro Francesco Maria Martorana. Grazie alla guida narrante del critico cinematografico, Ivan Scinardo, sono stati proposti frammenti di cinema emozionale indimenticabili che hanno incantato il pubblico per la prima serata di “Fuori Colonna, Concertazioni cinematografiche”. Su uno schermo in fondo al palco sono stati proposti spezzoni di film indimenticabili, ma anche inediti. Il viaggio nel cinema senza tempo si è aperto, dopo una efficace presentazione del direttore artistico della stagione, il musicista ennese Mario Incudine, con un omaggio al premio oscar Ennio Morricone e al regista bagherese, Giuseppe Tornatore, proiettando: “gesti, codici e linguaggi” del film di montaggio, mai uscito in sala, “Lo schermo a tre punte” del 1994. Si è passati a due bellissimi cortometraggi in apertura e chiusura dello spettacolo proposti da registi spagnolo e curdo, che hanno raccontato storie di integrazione razziale e di conflitti. Protagonisti in entrambi i bambini. Sul palco rapidi interventi di presentazione delle clip da parte del giornalista Ivan Scinardo, per lasciare grande spazio alle suggestioni musicali, con i virtuosismi alla chitarra e alle corde pizzicate di Francesco Maria Martorana, che via via ha chiamato sul palco, la splendida voce di Silvia Frittitta, le percussioni di Alessio Tarantino e il giovane allievo Giacomo Scinardo. Il coordinamento artistico dello spettacolo è stato di Marco Martorana. Un viaggio emozionale che ha coinvolto lo spettatore nei discorsi epici,  pronunciati in battaglia dall’eroe scozzese William Wallace in Braveearth, per passare al tema dell’amore con “ Vi presento Joe Black” nell’indimenticabile dialogo tra padre e figlia. Momenti di grande emozione si sono avuti nella riproposizione del brano filmico dell’ultimo colloquio in cella tra il condannato a morte, l’afro-americano John Coffei e Tom Hanks ne: “Il Miglio verde” e il dialogo tra Robin Williams e Matt Damon in Will Hunting – Genio ribelle. Il prossimo appuntamento con fuori colonna domenica 17 aprile alle ore 18.00 con un’altra tappa di questo viaggio emozionale tra cinema e musica.

 

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Editoriali

Basta sputare sentenze, lasciate lavorare i giudici!

Ivan Scinardo

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i ragazzi dell'associazione 360

Giudici al lavoro sulla delicata inchiesta che vede coinvolto un sacerdote ennese a capo di una associazione  che non può e non deve disperdersi. 

Il caso del sacerdote ennese Giuseppe Rugolo, nei confronti del quale la Procura di Enna ha emesso una ordinanza di custodia cautelare per i reati di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni, continua a turbare l’opinione pubblica ennese.

Solidarietà alle vittime e alle famiglie

Sono le famiglie delle vittime e di centinaia di giovani, assieme ai loro genitori, che si sentono traditi e disorientati, nell’apprendere accuse.

Accuse che saranno accertate solo ed esclusivamente in un aula di tribunale e non certamente dalla gogna mediatica dei social.

In una comunità locale così piccola, la notevole esposizione pubblica, avvenuta negli ultimi anni, da parte del giovane sacerdote, attraverso anche il “Progetto 360” con centinaia di adolescenti coinvolti, ha fatto esplodere profonda indignazione. Ma come si può avere il sospetto che questi ragazzi così gioiosi ed entusiasti siano omertosi di una verità ancora da accertare? Il o singoli casi non possono macchiare una comunità!

i ragazzi dell'associazione 360

Inaugurazione grest enna 2019

Il progetto 360

Basta entrare nel sito dell’Associazione per respirare un’aria di gioia; i ragazzi che l’hanno fondata scrivono a chiare lettere il loro obiettivo (oggi cosa rara): “la nostra è un’associazione giovanile senza scopo di lucro, che si fonda su una già esistente realtà giovanile della Chiesa Madre di Enna, si occupa di fornire un centro aggregativo ai giovani della città e di organizzare eventi di ogni genere, con lo scopo primario di donare ai giovani ennesi una visione ampia della società in cui viviamo, senza ovviamente tralasciare l’elemento del divertimento che da sempre ci caratterizza”.

Focus

Se solo si volesse tenere un riflettore accesso su questa mission, probabilmente molti improvvisati e inferociti commentatori, che passano nell’immaginario collettivo, anche come persone autorevoli, potrebbero un attimo fermare, ad ogni “alert” di un nuovo post,  i loro spasmodici polpastrelli, battenti incessantemente, notte e giorno, sulle tastiere dei pc, e riflettere su quanto di bello hanno costruito negli ultimi anni questi giovani, in termini di aggregazione sociale,  in una realtà come quella ennese, ultima in tutte le classifiche nazionali.

I “leoni da tastiera”

Per questi “leoni da tastiera” a nulla vale la nota stampa, intrisa di dolore e turbamento del vescovo Gisana che si è subito messo a disposizione della magistratura (l’unica e sola a fare indagini), ed esprimere totale vicinanza alle vittime, auspicando piena luce su questa torbida vicenda.

Il caso di padre Rugolo va isolato e indagato! Non si può generalizzare e mettere in alcun dubbio la reputazione e la credibilità di tutti i sacerdoti onesti che si spendono ogni giorno per gli altri.

Gli “opinionisti/giustizieri” addirittura stanno promuovendo una petizione per fare sospendere il vescovo, quando ancora l’indagine è in corso. Forse bisognerebbe lasciare lavorare i magistrati senza troppe pressioni mediatiche?

Articolo 27 comma 2 della Costituzione

Va ricordato l’articolo 27 comma 2 della Costituzione che recita: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

La cronaca ci insegna che il tormento di chi subisce violenza o minacce, persone a cui va la totale solidarietà, protezione e tutela, (trattandosi di minori), quasi sempre esplode, in famiglia prima e nelle denunce poi, è solo questione di tempo!

Da giornalista mi sono sempre imposto un limite invalicabile oltre il quale non si può e non si deve andare per deontologia professionale, ma ritengo davvero grave che qualcuno abbia già emesso sentenze, sostituendosi a un giudice, che sia di un Tribunale civile, penale o ecclesiastico!

(Foto: apertura Grest 2019)

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Editoriali

La pandemia ha cancellato l’ansia di uscire

Ivan Scinardo

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Mi ha molto colpito la traccia di questo titolo, apparsa su uno dei tanti articoli di approfondimento, che i quotidiani italiani stanno riservando alla pandemia. Seguo molto le interviste rivolte a psichiatri e psicoterapeuti, che nell’ultimo anno si sono visti triplicare gli impegni. E’ come se ci fosse una popolazione malata psichicamente che viaggia parallelamente ai contagiati del virus. Voglio porre l’attenzione sui tanti giovani che si sono isolati a causa della pandemia; chiusi nelle loro camere, confondendo a volte il giorno con la notte a causa delle tapparelle chiuse. Il loro specchio è il monitor del computer, nessun contato con la vita reale se non per mangiare o andare in bagno. Non hanno più amici. E’ la cosiddetta “generazione hikikomori”, fenomeno nato in Giappone, cresciuto esponenzialmente in tutto il mondo per gli effetti dell’emergenza sanitaria. “In effetti questi ragazzi fanno una scelta, afferma Marco Crepaldi, dell’Associazione Hikikomori; decidono di stare soli nella loro stanza dove trovano conforto e di evitare la società, dove soffrono; il problema è quando la scelta diventa una gabbia da cui non riescono più a uscire perché, avendo una considerazione negativa degli altri, rifiutano il soccorso esterno”. Ciò che preoccupa maggiormente sono la depressione, l’ansia, la ludopatia e la dipendenza dalla pornografia. Con molta probabilità i genitori sono allo scuro degli effetti devastanti che può avere l’isolamento dei figli, lasciati per diverse ore davanti una playstation, collegati con altre persone come loro. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), considera la dipendenza da videogame, conosciuta anche come “gaming disorder”, una malattia mentale. E’ stata infatti inserita nell’ultimo aggiornamento dell’elenco di tutte le patologie, l’International classification of diseases (Icd). Secondo la ricerca Espad 2018 sono 270mila i ragazzi che nei confronti di internet hanno un comportamento “a rischio dipendenza”. Lo testimoniano le tante storie di giovanissimi finiti in terapia per uscire dall’ossessione dei giochi online. Come salvare allora questi ragazzi che già prima della pandemia facevano una vita riservata e che adesso, rifiutano il mondo esterno, assumendo anche atteggiamenti polemici verso la politica e l’autorità precostituita, genitori compresi?  Secondo quanto riferisce l’associazione, in Giappone esistono volontari, per lo più ragazze, che vanno nelle case e aspettano ore e anche giorni, prima di essere accettati dai ragazzi in autoisolamento. Ma ci sono anche i cosiddetti “estrattor”, persone che intervengono con la forza per portare i ragazzi in comunità. “In Italia non esiste niente del genere”, dice uno dei responsabili dell’associazione che sta portando avanti dei progetti sperimentali, in cui educatori professionisti, adeguatamente formati da psicologi, si recano a casa dei ragazzi in isolamento sociale e cercano di aiutarli direttamente a domicilio. “Uscirne è possibile, dicono gli esperti, ma molto dipende dalla rapidità dell’intervento e dalla rete sociale che si riesce a costruire intorno al ragazzo”.

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Editoriali

Il tempo per gli altri, il discorso di papa Francesco

Ivan Scinardo

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Ci sono due passaggi che mi hanno profondamente colpito nell’omelia di inizio anno di Papa Francesco: “Che cosa siamo chiamati a trovare all’inizio dell’anno? Sarebbe bello trovare tempo per qualcuno – afferma Francesco – il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo, ma di cui siamo gelosi, perché vogliamo usarlo solo per noi. Va chiesta la grazia di trovare tempo per Dio e per il prossimo: per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura. Se troveremo tempo da regalare, saremo stupiti e felici. L’altro passaggio recita: “..il mondo è gravemente inquinato dal dire male e dal pensare male degli altri, della società, di sé stessi. Ma la maldicenza corrompe, fa degenerare tutto, mentre la benedizione rigenera, dà forza per ricominciare”. Tempo per gli altri ed evitare le maldicenze, non ci poteva essere monito più efficace che questo, soprattutto quando papa Francesco, a proposito della cura contro il coronavirus, ci dice che serve soprattutto un vaccino per il cuore! Perché “è importante educare il cuore alla cura”, “degli altri, del mondo, del creato”. “Non siamo al mondo per morire, ma per generare vita”, “non serve conoscere tante persone e tante cose se non ce ne prendiamo cura”. E a proposito di generare vita, riferendosi alle donne, il pontefice ha poi elogiato la loro pazienza, “…noi uomini siamo spesso astratti e vogliamo qualcosa subito; le donne sono concrete e sanno tessere con pazienza i fili della vita. Quante donne, quante madri in questo modo fanno nascere e rinascere la vita, dando futuro al mondo! Non siamo al mondo per morire, ma per generare vita…”. La donna e la madre al centro delle riflessioni del santo padre, con la certezza di restituirle un ruolo di primo piano, contro una società che tende al maschilismo e che anche in politica, dopo il recente rimpasto nella giunta regionale di governo, vede l’assenza della rappresentanza femminile, nonostante l’Assemblea regionale siciliana abbia votato a giugno una norma per assicurare il 30 per cento di alternanza di genere nelle istituzioni. Siamo dunque in un 2021 tanto desiderato, dove si potesse eliminare tutto ciò che di negativo ha lasciato l’anno trascorso, dove milioni di famiglie, a causa della pandemia, sono scese sotto la soglia della povertà e dove nonostante i ristori governativi, molti liberi professionisti hanno perso entrate certe, sostitutive di uno stipendio, che un impiegato, con contratto di lavoro pubblico ha avuto mantenuto, lavorando quasi sempre da casa in smart working. Chi lo avrebbe immaginato che questa modalità diventasse la regola e non l’eccezione per chi, per diversi motivi, non poteva recarsi al lavoro? E chi lo avrebbe immaginato che le scuole venissero chiuse per tutto questo periodo. Se p vero dunque che si intravede la luce in fondo al tunnel, guardiamo fiduciosi al nuovo anno che inizia.

 

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