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Cinema

Le Giurie internazionali del Concorso Venezia 82

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Le Giurie internazionali del Concorso Venezia 82, di Orizzonti e di Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”

Di seguito le Giurie internazionali del Concorso Venezia 82, di Orizzonti e Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” della 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (27 agosto – 6 settembre 2025) della Biennale di Venezia, diretta da Alberto Barbera.

Venezia 82

La Giuria del Concorso di Venezia 82 è composta da:

  • Alexander Payne, – presidente, regista, sceneggiatore e produttore statunitense. È cresciuto a Omaha, nel Nebraska, e ha studiato storia e letteratura spagnola a Stanford, prima di conseguire un master in regia cinematografica alla UCLA. I suoi film – tutte commedie – sono caratterizzati da una “costruzione elegante, umorismo pungente e belle interpretazioni tragicomiche”. Sono stati nominati per un totale di 24 Oscar, di cui quattro volte per il miglior film e tre volte per il miglior regista. Payne ha vinto due volte il premio per la migliore sceneggiatura non originale – per Sideways – In viaggio con Jack (2004) e Paradiso amaro (2011) – e il suo ultimo film, The Holdovers – Lezioni di vita (2023), ha ottenuto il premio per la migliore attrice non protagonista un anno fa. Appassionato di cinema da sempre e ardente sostenitore della conservazione dei film, fa parte del consiglio di amministrazione della Film Foundation e del Telluride FF. Attualmente sta preparando un nuovo film da girare nelle zone rurali della Danimarca. Il suo sogno è realizzare un western.
  • Stéphane Brizé, regista e sceneggiatore francese. Ad oggi ha diretto 11 lungometraggi, tra cui Je ne suis pas là pour être aimé, Mademoiselle Chambon (César 2010 per il miglior adattamento), Quelques heures de printemps e La legge del mercato. Quest’ultimo è stato in concorso a Cannes nel 2015, dove Vincent Lindon ha ricevuto il premio come miglior attore. Per la sua interpretazione, Lindon ha vinto anche il premio César. Il film successivo è Una vita, dal romanzo di Maupassant, in concorso a Venezia nel 2016 e vincitore del Premio Louis Delluc. Con In guerra (2018) partecipa in concorso a Cannes. Un altro mondo (2021) e Le occasioni dell’amore (2023) sono entrambi presentati in concorso a Venezia. Molti suoi film esaminano gli effetti della finanziarizzazione dell’economia sulle persone. Brizé ha appena terminato le riprese del suo nuovo film, Un Bon Petit Soldat, con Vincent Lindon e Alba Rohrwacher.
  • Maura Delpero, regista e sceneggiatrice italiana. Si è formata in letteratura a Bologna e Parigi, in drammaturgia a Buenos Aires. I suoi documentari sono stati premiati al Festival di Torino. Con il primo film di finzione Maternal, in Concorso a Locarno, ha vinto più di 30 premi in oltre 100 festival internazionali, ottenendo il Kering Women in Motion Young Talent Award al Festival di Cannes. Con il secondo film Vermiglio ha vinto il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria a Venezia e numerosi altri premi tra cui il Gold Hugo al Chicago IFF. Il film è stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2025, entrando nella shortlist per il Miglior film internazionale. È stato inoltre nominato per Best Film e Best Director agli European Film Awards e per Best Film ai Gotham Awards e ai Golden Globes. Maura è la prima donna a vincere il David di Donatello per la miglior regia.
  • Cristian Mungiu, scrittore, regista e produttore rumeno. Ha studiato letteratura a Iasi e cinema a Bucarest. Dopo la caduta del comunismo, ha lavorato per la carta stampata, in radio e in TV. Il suo primo film, Occident, presentato alla Quinzaine des cinéastes di Cannes nel 2002, è stato un successo in Romania. I suoi film successivi sono stati presentati a Cannes: 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni (2007, vincitore della Palma d’Oro), Oltre le colline (2012, premi per la migliore sceneggiatura e la migliore attrice a Cannes), Un padre, una figlia (2016, premio per la migliore regia a Cannes), Animali selvatici (2022). Ha fondato la società di produzione Mobra Films nel 2003, la società di distribuzione Voodoo Films nel 2006 e la ONG Asociatia Cinemascop nel 2010. Queste società hanno prodotto e distribuito un gran numero di film. Ha fondato i festival cinematografici Les Films de Cannes a Bucarest e American Independent Film Festival. Nel 2023 ha pubblicato Tania Ionascu, bunica mea. O biografie basarabeana. Il libro è stato tradotto in francese e in italiano.
  • Mohammad Rasoulof, regista, scrittore e produttore iraniano. È uno dei registi indipendenti più importanti del cinema iraniano contemporaneo. I suoi film, noti per il caratteristico linguaggio cinematografico e per l’impegno audace con il quale affrontano le questioni sociali e politiche dell’Iran, hanno ricevuto un ampio consenso internazionale. Ha ricevuto oltre 80 premi internazionali, tra cui l’Orso d’oro a Berlino nel 2020 per Il male non esiste, il Premio Un Certain Regard per il miglior film a Cannes nel 2017 per A Man of Integrity e il Premio Un Certain Regard per il miglior regista nel 2011 per Be omid-e didar. Ciononostante, nessuno dei suoi 8 lungometraggi è stato proiettato in pubblico in Iran e l’autore ha dovuto continuamente affrontare severe restrizioni e pressioni da parte del regime iraniano. Il suo ultimo film, Il seme del fico sacro, è stato presentato a Cannes nel 2024, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria. Il film è stato il candidato ufficiale della Germania per il miglior film internazionale agli Academy Awards ed è stato nominato per l’Oscar.
  • Fernanda Torres, attrice, scrittrice e sceneggiatrice brasiliana. Nel 1986 ha vinto la Palma d’Oro come miglior attrice per Eu Sei Que Vou Te Amar di Arnaldo Jabor. Ha lavorato, tra gli altri, con i registi Bruno Barreto, Andrucha Waddington e Walter Salles. Sul palcoscenico è stata Orlando in un adattamento del romanzo di Virginia Woolf e Nina ne Il gabbiano di Anton Chekov. Recita regolarmente in A casa dos Budas Ditosos, tratto dal libro di João Ubaldo Ribeiro. Ha scritto i romanzi Fine e A glória e seu cortejo de horrores. Ha scritto sceneggiature per il cinema e la TV ed è stata anche editorialista del quotidiano «Folha de São Paulo». Nel 2024 Io sono ancora qui di Walter Salles ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Venezia e poi l’Oscar per il miglior film internazionale. Per la sua interpretazione, Torres ha ricevuto una nomination all’Oscar e ha vinto il Golden Globe. Nell’ottobre 2025 parteciperà alle riprese di The Brokers, basato sulla sua sceneggiatura e diretto da Andrucha Waddington.
  • Zhao Tao, attrice cinese. Diplomata all’Accademia di danza di Pechino, ha iniziato la sua carriera di attrice con Platform (2000) di Jia Zhang-Ke, presentato a Venezia. Ha lavorato con Jia Zhang-Ke nei film Unknown Pleasures (2002), The World (2004), Still Life (2006, Leone d’Oro a Venezia), Il tocco del peccato (2013), Al di là delle montagne (2015), I figli del Fiume Giallo (2018) e Generazione romantica (2024). Zhao ha vinto il David di Donatello per il suo ruolo in Io sono Li (2012) di Andrea Segre, presentato alle Giornate degli Autori. Ha lavorato anche con il regista Isaac Julien per Ten Thousand Waves (2010). Nel 2018 ha vinto il premio come miglior attrice al Chicago IFF per il suo ruolo in I figli del Fiume Giallo. Nel 2024 ha ricevuto lo Special Tribute Award al Toronto IFF. Tra i suoi lavori come produttrice figurano Useless (2007) e Swimming Out Till the Sea Turns Blue (2020).

La Giuria Venezia 82 assegnerà ai lungometraggi in Concorso – senza possibilità di ex-aequo – i seguenti premi ufficiali: Leone d’Oro per il miglior film, Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, Leone d’Argento – Premio per la migliore regia, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, Premio Speciale della Giuria, Premio per la migliore sceneggiatura, Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente.

Orizzonti

La Giuria internazionale della sezione Orizzonti è composta da:

  • Julia Ducournau – presidente, regista e sceneggiatrice francese. Si è fatta conoscere con il corto Junior, che ha vinto un premio alla Semaine de la Critique di Cannes nel 2011. Il suo primo lungometraggio Raw – Una cruda verità è stato presentato alla Semaine de la Critique di Cannes nel 2016 e ha vinto il Premio FIPRESCI. Il film ha partecipato a molti festival internazionali, inclusi Sundance e Toronto, e ha ricevuto numerosi premi. Nel 2021, il suo secondo film, Titane, è stato presentato a Cannes dove ha vinto la Palma d’Oro. Il film ha ricevuto il plauso della critica, è stato presentato in festival importanti e ha ottenuto molte nomination, incluse quelle per i premi BAFTA e César. Entrambi i film sono stati distribuiti in tutto il mondo. Il suo terzo film, Alpha, è stato recentemente presentato in Concorso a Cannes.
  • Yuri Ancarani, regista e videoartista italiano. Ha esordito con il corto Il Capo (2010), presentato a Venezia, seguito da Da Vinci (2012), incluso nel Palazzo Enciclopedico, padiglione internazionale della Biennale d’Arte curata da Massimiliano Gioni. Il suo primo lungo, The Challenge (2016), ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria Ciné+ nella sezione “Cineasti del presente” a Locarno. Nel 2017 il «New York Times» lo ha inserito tra i registi emergenti da seguire. Nel 2021 ha realizzato Atlantide, presentato a Venezia nella sezione Orizzonti e candidato come Miglior Documentario ai David di Donatello. È stato invitato nei più importanti festival internazionali, tra cui Toronto, Hot Docs, IDFA, SXSW, Cinema du Reel, Full Frame, True/False, Taipei, Rotterdam, Viennale e New Directors/New Films al MoMA. Al suo lavoro sono state dedicate numerose mostre personali, tra cui: Hammer Museum di Los Angeles (2014), Kunsthalle Basel (2018), Castello di Rivoli (2019), Kunstverein Hannover (2022), MAMbo di Bologna (2023) e PAC di Milano (2023), dove ha presentato in anteprima il suo ultimo documentario, Il Popolo delle Donne (2023), anche selezionato alle Giornate degli Autori. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.
  • Fernando Enrique Juan Lima, critico cinematografico argentino. È avvocato e dottore in legge e ricopre il ruolo di giudice del contenzioso amministrativo. È stato vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Cinematografia e Arti Audiovisive della Repubblica Argentina (INCAA) dal 2017 al 2018 e presidente del Mar del Plata IFF dal 2020 al 2024. È un critico cinematografico che lavora per la carta stampata («El Amante/Cine», «Otros Cines», «Diario BAE», «Diario Crónica» e «Escribiendo Cine»), la TV (Cinema Mon Amour) e la radio (La Autopista del Sur). Ha fatto parte di giurie di festival a Torino, Pechino, Shanghai, Chicago, Montevideo, Mar del Plata, San Sebastián, Tallinn Black Nights e Lima. Vota per i Golden Globe ed è membro dell’Accademia del Cinema Argentino. È presidente dell’Associazione degli Amici del Museo del Cinema di Buenos Aires.
  • Shannon Murphy, regista teatrale, televisiva e cinematografica australiana. Nel doppio ruolo di regista e produttrice esecutiva ha realizzato Dying for Sex di Liz Meriwether, con Michelle Williams e Jenny Slate, per FX, e Dope Girls di Polly Stenham per Bad Wolf e la BBC. Il suo primo film Babyteeth, interpretato da Essie Davis, Ben Mendelsohn e Eliza Scanlan, è stato in concorso a Venezia, dove Toby Wallace ha ricevuto il Premio Marcello Mastroianni come miglior attore emergente. Nel 2021 ha ricevuto una nomination ai BAFTA come miglior regista per Babyteeth e nello stesso anno ha vinto il premio Kering’s Women in Motion a Cannes. Babyteeth è stato nominato come miglior film internazionale ai BIFAS e ha vinto 9 AACTA Awards. Shannon ha diretto 2 episodi di Killing Eve per BBC America/Sid Gentle e un blocco di episodi della serie comedy Dave per Temple Hill/FX.
  • RaMell Ross, artista statunitense, regista, scrittore e documentarista liberato. Il suo documentario Hale County This Morning, This Evening ha vinto il Premio speciale della giuria per la visione creativa al Sundance e il Peabody Award. È stato inoltre candidato all’Oscar e all’Emmy Award. I ragazzi della Nickel, da lui diretto, è stato eletto miglior film del 2024 dal «The Atlantic», dal «New York Times», dal «New Yorker» e da IndieWire, ed è stato nominato per la migliore sceneggiatura non originale e per il miglior film agli Academy Awards. RaMell è stato eletto miglior regista del 2024 dai Film Critics Circle di New York e Londra. La sua prima monografia, Spell, Time, Practice, American, Body, pubblicata da MACK, è stata selezionata per l’Aperture Book Prize e il Kraszna-Krausz Photography Book Award, ed inserita nella lista del Deutsche Börse Photography Foundation Prize. Le sue opere sono presenti in varie collezioni permanenti come il Museum of Modern Art, il Victoria and Albert Museum e il Virginia Museum of Fine Arts. È professore associato di arte presso il dipartimento di Arti visive della Brown University.

 

La Giuria Orizzonti assegnerà – senza possibilità di ex-aequo – i seguenti premi: Premio Orizzonti per il miglior film, Premio Orizzonti per la migliore regia, Premio Speciale della Giuria Orizzonti, Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile, Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile, Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura, Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio.

Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”

La Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del Futuro è composta da:

  • Charlotte Wells – presidente, regista scozzese che vive a New York. Il suo primo lungometraggio, Aftersun, interpretato da Paul Mescal e Frankie Corio, è stato presentato in anteprima alla Semaine de la Critique di Cannes. Per la sua interpretazione, Mescal è stato candidato all’Oscar come miglior attore. Wells ha vinto i premi BAFTA, BIFA, DGA, Gotham, Independent Spirit e NBR come migliore opera prima per Aftersun. In precedenza, ha scritto e diretto tre cortometraggi come studentessa del programma a doppio titolo MBA/MFA, presso la NYU.
  • Erige Sehiri, regista, produttrice ed ex giornalista franco-tunisina. Nel 2018 ha diretto l’acclamato documentario As-Sekka. Nel 2022 ha scritto, diretto e prodotto il suo primo film, Il frutto della tarda estate, che nel 2021 ha partecipato a Final Cut in Venice, il progetto del Venice Production Bridge. Il film è stato presentato alla Quinzaine des cinéastes di Cannes ed è stato selezionato per rappresentare la Tunisia agli Academy Awards del 2023. Sehiri è una sostenitrice della libertà di espressione e dell’alfabetizzazione mediatica. È cofondatrice della webzine INKYFADA e della ONG tunisina Al KHATT. È membro fondatore del collettivo Rawiyat-Sisters in Film, che sostiene le donne registe del mondo arabo e della diaspora. Promis le ciel, il suo secondo film, è stato presentato nella sezione Un Certain Regard di Cannes.
  • Silvio Soldini, regista e sceneggiatore italiano. Esordisce nel lungometraggio con L’aria serena dell’ovest (1990), che lo fa notare come uno dei giovani autori italiani più interessanti. Nel 1993 presenta a Venezia Un’anima divisa in due, Coppa Volpi a Fabrizio Bentivoglio per la migliore interpretazione maschile. Nel 2000 il suo film Pane e tulipani diventa un grande successo di pubblico vincendo 9 David di Donatello. Seguono altri 8 lungometraggi, tra cui Agata e la tempesta (2004), Giorni e nuvole (2007), Il colore nascosto delle cose (2017), presentato a Venezia, e vari documentari tra cui Per altri occhi, Il fiume ha sempre ragione, e Un altro domani. Il suo ultimo film, una produzione internazionale con un cast interamente tedesco, è Le Assaggiatrici, tratto dal romanzo omonimo di Rosella Postorino e distribuito in Italia nel 2025.

La Giuria del Premio Venezia Opera Prima assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, e un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.

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Cinema

 C’era una volta l’Odissea

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L’ Odissea  di Omero è uno dei grandi capolavori della letteratura occidentale e un testo fondamentale. Il poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero e composto probabilmente tra il IX e l’VIII secolo a.C., racconta il lungo viaggio di Ulisse, o Odisseo, verso Itaca dopo la guerra di Troia.

A differenza dell’Iliade, centrata sulla guerra e sul valore degli eroi in battaglia, l’Odissea è il poema dell’intelligenza, dell’astuzia, della curiosità e della capacità di sopravvivere alle prove.

Il regista

Il noto regista britannico Christopher Nolan ha girato 13 lungometraggi nel corso della sua carriera tra cui Inception, Oppenheimer  e Odissea che è un film epico d’azione, girato in diverse parti del mondo, che utilizza una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX 70 mm, che si può apprezzare completamente soltanto in 20 cinema sparsi in tutto il mondo, nessuno in Italia.

Le difficoltà logistiche

Colpisce sapere che per le riprese del film è stato approntato un ponte aereo nell’isola di Favignana per il trasporto di una pesantissima attrezzatura cinematografica. E’ stata allestita una nave capace di navigare, realizzata secondo una tecnica antica con materiali originalissimi; gli attori hanno dovuto imparare a usare i remi e le vele.

Il parere dei critici

I critici nei confronti di questo film si sono sbizzarriti e divisi alla ricerca di originali chiavi di lettura nell’opera di Omero. Alcuni concordano nell’affermare che questo kolossal è da considerare un traguardo del cinema moderno,  dotato di un grande senso di concretezza.

Il suono

Il suono è curatissimo, qualcosa di straordinario con gli effetti della pioggia battente, lo scafo che si scricchiola, lo schiocco delle vele e la tempesta improvvisa con il cambio dei venti. Lo spettatore viene catapultato in mare quasi in un sogno improvviso. Il regista Cristopher Nolan con questo film intende raccontare un’epoca in cui gli uomini sono incapaci di dominare la natura,  e riprende un grande e profondo messaggio di Omero.

La scena delle sirene e Polifemo

Splendida la scena delle sirene che stregano i naviganti, poco convincente il gigante Polifemo che è rappresentato come un vecchio pastore abbruttito. Più di un critico ha accostato Polifemo a un film giapponese sulla sia di Godzilla, con creature enormi e distruttive. Manca nel film la classica frase a cui siamo tutti abituati:  “Come ti chiami chiede Polifemo ad Ulisse ed egli risponde Nessuno!”

Il ritorno a casa di Ulisse

Alla fine nel racconto di tutti i racconti, Nolan non è riuscito a cogliere la poesia e gli spunti colti da Omero. Secondo il giornalista Corrado Augias nella lacerata coscienza di Ulisse c’è un cruccio, lo scrupolo, il pentimento di avere distrutto la civiltà troiana, una grande civiltà, se pensiamo che Virgilio fa discendere Roma dalla civiltà di Enea.  Il ritorno a casa di Ulisse, dopo lo sfiancante assedio di Troia, non è dei più facili, tra sirene, Polifemo e Circe…

Il successo di Nolan

Prodigioso figlio del cinema british (non solo regista ma anche attore,  produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, fotografo, montatore), Nolan ha cavalcato gli ultimi 26 anni con una serie di successi planetari (Memento, The Prestige, Batman Begins, Il Cavaliere oscuro – il ritorno, Inception, Interstellar, Oppenheimer), legando il suo stile ad una personalissima gestione del tempo e dell’inquadratura.

La legge degli dei

Odissea si rivela uno specchio brutale e consolatorio dei nostri tempi, ricordandoci che nessuno torna mai davvero uguale dai propri viaggi. In Odissea è molto presente il tema della colpa, in questo modo Nolan reinterpreta il mito di Omero. Per Nolan la legge degli dei è infranta dal Cavallo. Il regista con quest’opera cinematografica ci regala un pezzo della nostra epoca.

Gli achei (i greci) dell’Iliade, dell’Odissea, tutta la civiltà greca si basava su ospitalità, viaggio, nostoi (ritorno a casa), struggente nostalgia su lunghe navi con giorni e giorni di navigazione…

Il film è  stato definito un’opera tragica e necessaria: l’Odissea è il film del nostro tempo!

Ecco una delle domande che ci pone il regista:

“Come sono diventati gli uomini del nostro tempo, cosa stanno cercando… Le cose perdute non ritornano, è un messaggio contro le guerre che stanno distruggendo la nostra civiltà. Occorre la pace  è urgente e necessaria”… Tre ore di cinema, di sangue e polvere  che fanno riflettere e sognare lo spettatore. Noi che viviamo immersi nelle grandi tecnologie iperconnesi giorno e notte  abbiamo perduto l’umanità, ci siamo abituati alle guerre e alla morte di bambini innocenti…  

Nolan modernizza Omero è lo rinterpreta?

Alcune variazioni narrative sorprendono e funzionano, altre ribaltano aspettative consolidate. Il film è stato girato in Islanda, in Grecia, in Marocco e in Scozia. I luoghi che hanno stregato il pubblico di ogni parte del mondo sono Favignana, Lipari, e le isole Eolie. Il film è così immenso che lo voglio rivedere  un’altra volta, allo Science Museum Imax  Theatre di Waterloo. Solo qui potrò provare l’emozione del fim visto con la tecnologia  IMAX 70 mm…

Odissey, USA – Grand Bretagna; 2026 (Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya (172’)

Giuseppe Maurizio Piscopo

   

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Cinema

La tragedia di Lampedusa; rip Cristiano Giamporcaro

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Lampedusa, muore sub falciato dalle eliche di un gommone con a bordo due turisti milanesi

Tornava ogni anno a Lampedusa con le sue macchine da presa per un film costruito nel tempo. Ma ogni volta non rinunciava alle immersioni, com’è accaduto sabato pomeriggio nelle acque cristallite dell’isola, fra Punta Sottile e Cala Francese, a poche decine di metri dalla riva, dove un gommone nelle mani di due turisti milanesi lo ha falciato uccidendolo sotto gli occhi della fidanzata. Finisce così la vita di un regista di 29 anni, Cristiano Giamporcaro, esperto con gli obiettivi anche sott’acqua, ligio alle regole, il pallone dei sub bene in evidenza, come ha ripetuto la sua ragazza che aveva nuotato con lui fino a pochi minuti prima della tragedia. Stanca, appena sulla spiaggia, ha intravisto l’arrivo del gommone a tutta velocità. A bordo un uomo e una donna, due turisti sessantenni da anni con casa a Lampedusa, proprietari del mezzo, adesso distrutti anche loro dal dolore, pentiti di quella che viene considerata da tanti una bravata. 

Come dubita l’assessore alla Salute, Aldo di Piazza, medico del Poliambulatorio: «È certo che le misure di sicurezza impongono di procedere a passo d’uomo sotto i 200 metri dalla riva, senza sfrecciare planando…». L’isola che ha vissuto tante tragedie del mare legate all’emigrazione e all’assalto dei disperati su barconi fatiscenti piange adesso un ragazzo che va via con i suoi sogni, lasciando nella disperazione la madre, Marina Castiglione, professoressa all’università di Palermo, linguista e filologa con radici e affetti a Caltanissetta. Partita appena avvertita con il marito Ruben Giamporcaro per abbracciare il figlio frattanto trasferito all’obitorio di Porto Empedocle. Il corpo sabato è stato recuperato dalla Capitaneria di porto, mentre i carabinieri hanno sequestrato il gommone intimando alla coppia di non lasciare l’isola.  Le indagini in corso per omicidio nautico, coordinate dalla Procura di Agrigento, dovranno chiarire se il filmaker è morto sul colpo, anche se si ventila l’ipotesi che l’elica del gommone gli abbia tranciato un braccio con un disastroso dissanguamento. Ma questo dovrà chiarirlo l’autopsia. Addolorato anche il sindaco Filippo Mannino che raccomanda cautela ai turisti presenti sull’isola: «Occorre prestare massima prudenza, sia in mare che sulla terraferma. Le vacanze devono essere fatte all’insegna della sicurezza, solo così ci si può divertire e rilassare». 

Si aumentano adesso i controlli delle motovedette in una domenica intristita dalla notizia, mentre la fidanzata e i genitori della vittima seguono il corpo anche loro verso Porto Empedocle. Increduli, ripensando alla festa di pochi giorni fa. Un modo per brindare ai 60 anni della professoressa, che in passato è stata vicesindaco di Caltanissetta e che per l’occasione ha donato ad amici e parenti un libretto sui suoi «dodici lustri» dedicata anche allo studio dello zolfo. Un verso riemerge dagli scatti e dai filmati che anche Cristiano inquadrava: «C’è qualcosa che ci avvolge e ci stritola dentro i nostri sogni». Un’amara osservazione che inquieta anche gli amici della Strada degli Scrittori, l’associazione con cui la professoressa collabora da tanti anni e con cui Cristiano ha realizzato un video sulla casa di Andrea Camilleri a Serradifalco, il paesino dove nel 1943 era sfollato con la famiglia.
 
Flash richiamati anche da Ivan Scinardo, direttore della sede siciliana del Centro sperimentale di cinematografia dove Cristiano si era diplomato nel 2022: «Era tanto bravo che un mese fa lo avevano richiamato per seguire i nuovi allievi come tutor». Una bravura indiscussa soprattutto per il saggio del diploma, il documentario dal titolo pasoliniano «La ricomparsa delle lucciole». Presentato al «Festival dei Popoli 2023» e successivamente inserito fuori concorso al «Sole Luna Doc Film Festival 2024». Un racconto sul paesaggio dell’entroterra siciliano attraverso lo sguardo di un bambino di dieci anni e di un anziano pastore intrecciando memoria, territorio e vita quotidiana. Un po’ seguendo le tracce materne nelle ricerche sulla lingua e sul dialetto. Impegno e sogni stritolati in acque cristalline di botto colorate di rosso. 

(Fonte: Corriere della Sera. Articolo di Felice Cavallaro)

Guarda il servizio della TGR Sicilia a cura di Ernesto Oliva

 

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Cinema

Stefano Coco e il mare di Capo Zafferano

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Un lavoro per la salvaguardia ambientale

Che cosa significa oggi spendersi per il bene dell’ambiente? Per Stefano Coco vuol dire studiare, documentare, ma più di tutto divulgare.

Stefano Coco

Stefano Coco è un documentarista originario di Ustica, isola che sin da subito lo ha messo a contatto con il patrimonio ambientale del Mediterraneo, dove l’istituzione di un’area marina protetta ha contribuito alla tutela di una biodiversità oggi apprezzata e riconosciuta a livello internazionale.

È da questo legame con il territorio e con il mare che prende forma il percorso professionale di Stefano, che negli anni ha trasformato la sua passione in un lavoro, affermandosi come regista, filmmaker e operatore subacqueo. Ha collaborato con realtà come National Geographic, la RAI e diverse produzioni internazionali.

Il rapporto tra uomo e ambiente

Il suo lavoro si concentra soprattutto sul rapporto tra uomo e ambiente, raccontando attraverso le immagini le trasformazioni che stanno interessando il nostro pianeta. Dal cambiamento climatico alla pressione esercitata sulle risorse naturali, fino alle sfide affrontate dalle comunità per trovare un nuovo equilibrio con l’ambiente, i suoi progetti cercano di portare alla luce questioni spesso lontane dagli occhi del grande pubblico. Le immagini diventano così non soltanto un mezzo per raccontare ciò che accade, ma anche uno strumento per comprendere il presente e stimolare una maggiore consapevolezza e un maggiore senso di responsabilità verso l’ambiente.

Il progetto

Il progetto che Stefano ha iniziato è un’iniziativa completamente indipendente. Alle sue spalle non c’è nessun finanziamento esterno: si tratta di un’autoproduzione che porta avanti da circa un anno.

«Non avendo una committenza o dei finanziatori – ci racconta – ho molta libertà nel modo in cui racconto questa storia. È un progetto che mi appassiona molto e che considero una battaglia importante, anche dal punto di vista sociale.»

Il documentario

Il documentario è finalizzato all’istituzione dell’Area Marina Protetta nella zona di costa corrispondente a Capo Zafferano, area di forte valore naturalistico che si trova al centro del lavoro che sta portando avanti il comitato promotore che si è formato nel 2021. L’obiettivo di Stefano è quello di sostenere questo percorso grazie a un documentario. Non soltanto per mostrare a tutti la bellezza di questo posto, ma anche per raccontarne le fragilità e il patrimonio biologico. Per assemblare questo racconto, Stefano ha raccolto una moltitudine di testimonianze e interviste, affiancando le sue immagini alle voci di chi quel territorio lo vive e lo protegge ogni giorno: ricercatori, associazioni ambientaliste, pescatori e diving center.

Diving e realtà locali

«Da circa un anno sto realizzando riprese e interviste con tutte le persone che si stanno battendo per questo obiettivo. La cosa che mi ha colpito di più è stata la disponibilità di tutti: associazioni, diving e realtà locali hanno scelto di sostenere il progetto mettendosi a disposizione anche dal punto di vista logistico.»

 

 

La biodiversità

«Chi vive il mare ogni giorno si rende conto che un mare protetto si rigenera, aumenta la biodiversità, i fondali rimangono in salute e tutto questo rende il territorio ancora più attrattivo anche dal punto di vista turistico.»

La convinzione che emerge dalle sue parole è che la tutela dell’ambiente non può essere imposta, bensì ha origine dalla partecipazione di chi quei luoghi li vive e li abita.

L’area marina protetta   

«Un’Area Marina Protetta funziona soltanto se è condivisa dalla popolazione. Deve nascere un legame con quel mare, un vero e proprio senso di appartenenza. Solo così si genera il desiderio di proteggerlo.»

È forse questo il messaggio più emblematico che emerge dalla conversazione con Stefano Coco. Le immagini, da sole, non bastano a cambiare il mondo, ma possono sostenere le persone a osservarlo con occhi diversi. Dal momento in cui un territorio viene conosciuto così per come è, diventa più difficile voltarsi dall’altra parte.

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In Tendenza