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Editoriali

L’estate dell’effimero

Ivan Scinardo

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 Tempo d’estate, tempo di apparire, mettersi in mostra, sfoggiare abbronzature ai limiti del rischio salute, si perché, in barba alle statistiche sugli aumenti esponenziali dei tumori della pelle, in estate tutto è concesso, anche mettersi in tanga o in trasparenti costumi all’uncinetto, vedo non vedo. Non vogliano in questa rubrica fare sfoggio di bigottismo o arretratezza culturale, anzi cerchiamo di essere osservatori attenti delle nuove mode. Le tendenze si sa le dettano i media e come sempre sono generate da un estremo bisogno di apparire, essere a tutti i costi adulati e speciali, perché le regole impongono la necessità di adeguarsi al branco e mai fare di testa propria. Le ultime stime sulle separazioni confermano ancora una volta il dato che molte coppie si lasciano proprio nel periodo estivo, forse spinte da una gran voglia di trasgredire. La parola d’ordine è dunque ”stupire”. Purtroppo però qualcuno ci riesce e diventa pure ridicolo. Sforzarsi di essere unici alla fine porta ad una omologazione che inevitabilmente fa diventare pecore dello stesso gregge. Ma ritorniamo sull’argomento separazioni?Fin dall’infanzia appare irrinunciabile il desiderio di essere amati, seppur in varie forme e con modalità diverse dalle persone più care. I genitori prima, la moglie o il marito poi. Ma è proprio con la perdita di questo target di riferimento che si è portati al narcisismo. Wipedia lo definisce come quel disturbo della personalità che una persona prova per la propria immagine e per se stesso. L’estate spinge dunque soprattutto le donne, a farsi guardare da quanta più gente possibile. Ma questa è un’arma a doppio taglio il rischio è anche la condanna all’insoddisfazione e alla frustrazione di non essere all’altezza. Tempo fa ho intervista uno psicoterapeuta, che mi confermava che ”il bisogno, agito in modo effimero e ripetitivo, non si appaga mai e tende all’infinito, con inumani sforzi da pare dell’individuo di sentirsi sempre alla ribalta, assieme ad un nugolo di suoi simili che sgomitano per essere speciali fra gli speciali, secondo una fantasticheria pervicace a metà tra l’irrazionale e il delirio”. Queste frasi mi hanno molto colpito per la lucida descrizione della società odierna, che si manifesta in tutta la sua pienezza soprattutto in estate, dove magari vengono meno certi freni inibitori. Mi convinco sempre di più che cercare negli altri la propria soddisfazione, rispondendo per forza a certi canoni di bellezza, alla fine porti a grandi delusioni che necessariamente si riverberano in quella famiglia ormai, purtroppo, andata perduta

Editoriali

La famiglia pilastro indistruttibile, lo dice il prof. Favole

Ivan Scinardo

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Mi ha molto colpito nei giorni scorsi un’intervista a cura del professor Adriano Favole, docente di Antropologia culturale, Cultura e potere all’Università di Torino, pubblicata nei giorni scorsi sul quotidiano Avvenire. A parlare è una delle più illustri antropologhe del nostro tempo, la francese Martine Segalen. La versione integrale è stata pubblicata sula rivista “Dialoghi sull’uomo”, il quotidiano cattolico ne ha pubblicato ampi stralci considerata la grande valenza culturale. Al centro la famiglia, secondo la Segalen, “bistrattata, attaccata, “imitata” e condannata alla sparizione ormai da oltre 30 anni, è invece l’unico verso pilastro della società anche nell’epoca della pandemia e della crisi delle comunità”. La studiosa spiega come “questi ultimi due anni hanno sicuramente cambiato le abitudini e anche le fatiche della vita familiare, ma non hanno cancellato l’essenza stessa dell’utilità sociale e umana che riveste la famiglia”. “Mi sembra quindi che vi sia stata, da parte dei media, una sorta di riscoperta – dico riscoperta perché è qualcosa che già esisteva – del fatto che la famiglia – un’istituzione in costante mutazione”, spiega Segalen. I problemi restano, dalla crisi della natalità alla crisi dei matrimoni, tanto quelli religiosi quanto quelli civili: eppure, nonostante tutte queste difficoltà che l’Occidente tristemente riscopre anche dopo la pandemia, «questa famiglia in quanto istituzione costantemente rinnovata, è davvero – sarà anche sciocco usare questo termine mah… – un pilastro della società: se non ci fosse la famiglia, sarebbe ancora più grave, a mio parere». Interessante infine il passaggio sui giovani, con l’antropologa francese che riflette sulle enorme differenze sociali acuite dall’epoca del Covid-19: “Io effettivamente nutro una grande fiducia in questa generazione, e penso che senza di loro e senza la loro energia non ce la caveremo, spiega Segalen, aggiungendo «è proprio da questi giovani che possiamo aspettarci una resurrezione, e hanno tanto più merito, dopo questa pandemia interminabile che ha fatto loro subire la didattica a distanza davanti al computer, e ancora, quando non avevano una famiglia che li sostenesse, delle condizioni molto difficili». Una politica che però fa della famiglia e dei giovani un elemento non centrale, è definita «disperante» dalla antropologa, con esplicito riferimento alle mancate riforme del suo govern

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Editoriali

Bulli si diventa! Un interessante titolo di libro

Ivan Scinardo

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E’ il titolo di un libro scritto da due esperti, il professor Gaetano Mollo e Roberto De Vivo. Frutto di due anni di sperimentazione negli istituti scolastici, i due autori affermano che il bullismo è presente tra i giovani perché non passa il concetto di inclusività, di cooperazione, di aiuto e amicizia. I ragazzi percepiscono cosa è normale nei rapporti tra simili, ma agiscono al contrario. Il bullismo e il cyberbullismo ancor di più, sono fenomeni che risentono fortemente dei tempi in cui viviamo: egoismo, narcisismo, mancanza di empatia, assenza di amicizia. “Sono tre i cerchi all’interno dei quali possiamo classificare i comportamenti bullizzanti, afferma il professor Gaetano Mollo, ordinario di Pedagogia generale e sociale all’Università di Perugia: Sociologico, quello in cui viviamo una realtà violenta, piena di indifferenza e solitudine, una realtà isolante che la scuola rafforza con i banchi singoli. Uno spazio sociale in cui l’aggressività che nasce dal mancato riconoscimento personale viene scaricata sugli altri. Si diventa bulli per alleggerire l’aggressività che i ragazzi non riescono a trasportare nello sport. Comportamenti aggressivi per raccogliere attorno a sé dei seguaci, perché il bullo si sente protagonista in questo modo e il sadismo diventa un modo per emergere nella vita quotidiana. Si diventa bulli per concause e mancanze personali e strutturali. Gli altri due cerchi sono quello psicologico, afferente alle carenze educative, al bisogno di sentirsi importanti, all’assoluta mancanza di rispetto per sé e gli altri; e quello pedagogico: la famiglia non segue il giovane o produce comportamenti devianti, la scuola non insegna a superare le distanze e a cooperare, il quartiere è un ambiente ostile, che spinge all’isolamento”.

tidiana per tanti giovani: il 68% di essi dichiara di aver assistito ad episodi di bullismo, o cyberbullismo, mentre il 61% ne è stato vittima. Secondo i rilevamenti Istat ragazzi e ragazze esprimono sofferenza per episodi di violenza psicologica subita da parte di coetanei (42,23%) e in particolare il 44,57% delle ragazze segnala il forte disagio provato dal ricevere commenti non graditi di carattere sessuale online.  Le statistiche confermano anche che il cyberbullismo colpisce di più le ragazze, tanto che il 12,4% delle giovani ha ammesso di esserne state vittima, rispetto al 10,4% dei ragazzi. L’Università di Perugia ha pubblicato i risultati di una ricerca; Roberto De Vivo, dottore in filosofia e pedagogista, afferma che manca l’educazione fra i giovani, non c’è empatia, non si scoprono gli elementi fondamentali di una relazione tra pari e, infine, mancano i valori. I ragazzi messi di fronte a parole significative relative all’inclusività, alla violenza, al bullismo, all’amicizia, esprimono bene il concetto dietro la parola, ma quando si tratta di metterle in connessione con le azioni si nota uno scollamento: a parole nessuno è bullo, ma nei fatti le cose non vanno nella stessa direzione”.

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Editoriali

L’isolamento dei giovani, preoccupanti i dati sulla pandemia

Ivan Scinardo

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Lo scorso anno, in piena la pandemia, l’Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari A.I.C.C.eF ha instituito la prima Giornata Nazionale della Consulenza Familiare. Il senso della giornata, che si è svolta pochi giorni fa, il 22 maggio, è stato quello di divulgare la conoscenza della consulenza familiare e al contempo evidenziare il valore della professione del Consulente Familiare, nonchè il benessere che essa produce. Gli esperti si sono prefissati la volontà di accompagnare il singolo, la coppia o l’intero nucleo familiare a superare il momento di disagio legato alla pandemia, in primis la fatica dell’isolamento e le difficoltà del vivere costantemente all’interno di quattro mura con le stesse persone. Secondo gli esperti questa situazione ha sviluppato uno stato di ansia continua e costante che spesso è sfociata in problemi personali ma anche familiari. Sono queste le problematiche più rilevanti per chi, in questi mesi, ha sofferto di patologie legate alla pandemia da Covid-19. Sono patologie della mente più che del corpo.  Non solo i giovani hanno sofferto l’assenza di spazi e di libertà ma anche molte coppie, alcune hanno ritrovato una stabilità perduta, altre invece no e si sono separate. Ci sono state molte famiglie che hanno subìto la pressione dello stare chiusi in casa, per tutto il periodo del lockdown e che proprio adesso stanno patendo anche le conseguenze del “long Covid”, ossia la permanenza nello stato di difficoltà legata alle regole imposte per evitare i contagi da Coronavirus. “Le famiglie si sono dovute riadattare e hanno dimostrato uno spirito di resilienza durante questo lungo anno di pandemia – ha affermato una delle esperte dell’associazione, Ivana De Leonardis – ci sono state famiglie che hanno sofferto tanto durante il momento della pandemia per la difficoltà a convivere in spazi stretti. Si tratta di momenti che possono portare a situazioni di difficoltà e conflittualità soprattutto se si è di fronte a situazioni che di partenza non erano appaganti e serene”. Si spera che con l’allentamento delle misure restrittive sanitarie, molti giovani possa ritrovare quel giusto riequilibrio psichico che il covid ha messo seriamente in crisi.

 

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