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Editoriali

Scuola come educazione al vero, al bene e al bello

Ivan Scinardo

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C’erano tantissimi studenti siciliani all’incontro in piazza San Pietro con il Papa in occasione della celebrazione della giornata dedicata alla scuola. Il Pontefice ha imperniato il suo discorso su tre cardini: La scuola è «sinonimo di apertura alla realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!». La scuola «è un luogo di incontro», non un «parcheggio». «È un luogo di incontro nel cammino», ha aggiunto papa Francesco. «La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco». La scuola «ci educa al vero, al bene e al bello. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. (…) La vera educazione ci fa amare la vita, e ci apre alla pienezza della vita!». A scuola si imparano non solo «conoscenze», ma anche «abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. Per favore, non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!. Il cardinale Angelo Bagnasco ha presentato l’incontro ricordando che «dalla scuola passa la bellezza della vita». La vita, ha detto il presidente della Cei, è «un cammino», una «marcia». «La scuola fa entrare dentro una esperienza che allarga i confini mentali della propria famiglia e apre ad un contatto molteplice che arricchisce e affina la sensibilità umana, predisponendola ad assumere le responsabilità dell’età adulta. Ogni scuola è perciò un atto di speranza che si rinnova ogni mattina grazie ai suoi protagonisti, nonostante i problemi e le inadeguatezze che tutti conosciamo». La scuola, che pur sconta gravi difficoltà, è luogo educativo da preservare, soprattutto nella sua risorsa principale: «Le persone, la loro qualità critica, la loro statura morale, la loro apertura ideale». Per questo, l’impegno della Chiesa è quello di «coltivare il cuore delle generazioni attraverso una paziente opera educativa, che rimetta al centro quella cultura dell’incontro che, a differenza di quella dello scarto, tende a valorizzare quanto c’è in ogni persona di vero, di bello e di buono».

 

info@scinardo.it

 

Editoriali

Basta sputare sentenze, lasciate lavorare i giudici!

Ivan Scinardo

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i ragazzi dell'associazione 360

Giudici al lavoro sulla delicata inchiesta che vede coinvolto un sacerdote ennese a capo di una associazione  che non può e non deve disperdersi. 

Il caso del sacerdote ennese Giuseppe Rugolo, nei confronti del quale la Procura di Enna ha emesso una ordinanza di custodia cautelare per i reati di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni, continua a turbare l’opinione pubblica ennese.

Solidarietà alle vittime e alle famiglie

Sono le famiglie delle vittime e di centinaia di giovani, assieme ai loro genitori, che si sentono traditi e disorientati, nell’apprendere accuse.

Accuse che saranno accertate solo ed esclusivamente in un aula di tribunale e non certamente dalla gogna mediatica dei social.

In una comunità locale così piccola, la notevole esposizione pubblica, avvenuta negli ultimi anni, da parte del giovane sacerdote, attraverso anche il “Progetto 360” con centinaia di adolescenti coinvolti, ha fatto esplodere profonda indignazione. Ma come si può avere il sospetto che questi ragazzi così gioiosi ed entusiasti siano omertosi di una verità ancora da accertare? Il o singoli casi non possono macchiare una comunità!

i ragazzi dell'associazione 360

Inaugurazione grest enna 2019

Il progetto 360

Basta entrare nel sito dell’Associazione per respirare un’aria di gioia; i ragazzi che l’hanno fondata scrivono a chiare lettere il loro obiettivo (oggi cosa rara): “la nostra è un’associazione giovanile senza scopo di lucro, che si fonda su una già esistente realtà giovanile della Chiesa Madre di Enna, si occupa di fornire un centro aggregativo ai giovani della città e di organizzare eventi di ogni genere, con lo scopo primario di donare ai giovani ennesi una visione ampia della società in cui viviamo, senza ovviamente tralasciare l’elemento del divertimento che da sempre ci caratterizza”.

Focus

Se solo si volesse tenere un riflettore accesso su questa mission, probabilmente molti improvvisati e inferociti commentatori, che passano nell’immaginario collettivo, anche come persone autorevoli, potrebbero un attimo fermare, ad ogni “alert” di un nuovo post,  i loro spasmodici polpastrelli, battenti incessantemente, notte e giorno, sulle tastiere dei pc, e riflettere su quanto di bello hanno costruito negli ultimi anni questi giovani, in termini di aggregazione sociale,  in una realtà come quella ennese, ultima in tutte le classifiche nazionali.

I “leoni da tastiera”

Per questi “leoni da tastiera” a nulla vale la nota stampa, intrisa di dolore e turbamento del vescovo Gisana che si è subito messo a disposizione della magistratura (l’unica e sola a fare indagini), ed esprimere totale vicinanza alle vittime, auspicando piena luce su questa torbida vicenda.

Il caso di padre Rugolo va isolato e indagato! Non si può generalizzare e mettere in alcun dubbio la reputazione e la credibilità di tutti i sacerdoti onesti che si spendono ogni giorno per gli altri.

Gli “opinionisti/giustizieri” addirittura stanno promuovendo una petizione per fare sospendere il vescovo, quando ancora l’indagine è in corso. Forse bisognerebbe lasciare lavorare i magistrati senza troppe pressioni mediatiche?

Articolo 27 comma 2 della Costituzione

Va ricordato l’articolo 27 comma 2 della Costituzione che recita: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

La cronaca ci insegna che il tormento di chi subisce violenza o minacce, persone a cui va la totale solidarietà, protezione e tutela, (trattandosi di minori), quasi sempre esplode, in famiglia prima e nelle denunce poi, è solo questione di tempo!

Da giornalista mi sono sempre imposto un limite invalicabile oltre il quale non si può e non si deve andare per deontologia professionale, ma ritengo davvero grave che qualcuno abbia già emesso sentenze, sostituendosi a un giudice, che sia di un Tribunale civile, penale o ecclesiastico!

(Foto: apertura Grest 2019)

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Editoriali

Famiglie sempre più risparmiatrici. Il rapporto Istat

Ivan Scinardo

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L’Istat, l’istituto statistico, ha comunicato che negli ultimi tre mesi del 2020 le famiglie hanno avuto una «propensione» a mettere da parte il 15,2% del loro reddito disponibile. L’economista premio Nobel Franco Modigliani osserva che: “il bisogno di risparmiare può essere collegato a obiettivi di sicurezza individuale e familiare nel lungo termine”. Secondo gli studi la tendenza rimane quella di ridurre le spese di telefono, le bollette di elettricità e gas, quelle mediche e bancarie, fino addirittura alla benzina e agli alimenti. Risparmiatori attenti anche alle cosiddette uscite “accessorie”, come quelle per abbigliamento, ristoranti e cultura. Il Corriere della Sera ha condotto una ricerca in ogni paese della Commissione europea dividendo le persone in quattro fasce d’età: dagli adulti più giovani fino a chi ha 65 anni e oltre. I risultati dicono che in Italia le persone fino ai 29 anni hanno ridotto il loro risparmio, cioè hanno attinto a denaro messo da parte prima per tirare avanti. La capacità di risparmio aumenta invece con l’età ed è massima per i pensionati. Nello stesso modo gli italiani delle diverse generazioni descrivono il modo in cui è cambiata la loro situazione finanziaria nell’ultimo anno: il peggioramento nettamente maggiore, in termini relativi, è fra i più giovani (il loro è uno dei crolli maggiori d’Europa, con Grecia e Spagna); mentre le età successive riportano danni finanziari da Covid progressivamente sempre minori. In questo l’Italia è in linea con il resto d’Europa.  Secondo la ricerca, non pesa solo l’incertezza, si sente anche l’esigenza di garantirsi più sicurezza, in vista della vecchiaia, e di poter aiutare i figli e i nipoti. Nel primo caso, il risparmio previdenziale raggiunge il massimo (31,3% dei casi) negli anni che precedono il pensionamento. Nel secondo caso, quello in cui si pensa agli eredi, il picco (22,8%) capita tra 45 e 54 anni. Esistono poi altre due motivazioni verso il risparmio: quella legata all’esigenza di una casa di proprietà e quella dettata solo dalla cautela. La prospettiva dell’acquisto della prima casa fa mettere soldi da parte soprattutto a persone che hanno tra 25 e 34 anni (38,6%). Mentre il risparmio precauzionale è alto all’inizio della vita attiva (tra 18 e 24 anni), quando c’è più insicurezza sul futuro lavorativo (59,7%); dopo si riduce, per risalire oltre i 65 anni (56,4%), quando si pensa che, da anziani, serviranno più risorse per provvedere a sè stessi. A dominare nelle scelte degli italiani rimane la prudenza, una caratteristica che potrebbe tornare utile in tempi di grande crisi come quelli che stiamo vivendo. E se da un lato molte famiglie scelgono la linea del risparmio il compromesso è quello che si rinuncia a molte cose. Gli analisti ritengono che questa situazione sia molto simile al primo dopoguerra quando regnava l’incertezza e la ricostruzione tardava ad arrivare. Gli stati uniti hanno adottato misure drastiche per ridare fiducia alla popolazione e spingerla sempre più a investire e mettere in circolo ciò che hanno risparmiato; in Italia si continua a pensare al Recovery found come soluzione della crisi in realtà è soltanto un “balsamo” profumato che certamente non potrà coprire le enormi perdite legate alla mancanza e alla perdita del lavoro.

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Editoriali

Giovani, famiglia e futuro. Gli effetti della pandemia

Ivan Scinardo

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Il titolo si completa con la frase: ”attraverso la pandemia” ed è la copertina di una interessante pubblicazione delle edizioni San Paolo, nata dalla collaborazione tra Cisf, Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano. Allo stato attuale questa è la ricerca più aggiornata sui desideri e i progetti futuri  dei giovani in età compresa fra i  25 e i 35 anni durante la pandemia. Tutto è cominciato da una domanda: “l’evento traumatico della pandemia ha cambiato la visione del futuro dei ragazzi che rappresentano la prossima generazione di famiglie?” I ricercatori si sono basati su un campione di 800 giovani che hanno dato risposte per molti versi inaspettate; il 79,4%, ha segnalato di aver fatto esperienza, nell’anno trascorso, di almeno un evento critico, di cui il 65% connotato negativamente, mentre il 53,8% positivamente. Il 26,4% ha dichiarato un peggioramento delle condizioni economiche, il 20,8% all’opposto un miglioramento. Il 14,9% si è confrontato con la malattia di un familiare; l’evento critico della morte ha coinvolto un quarto circa del campione. Contrariamente all’idea che il lockdown e il dolore della malattia avrebbero ripiegato e chiuso gli orizzonti, è emerso che i giovani che avevano un progetto concreto di famiglia (o già una famiglia propria) sono usciti rafforzati da questa esperienza (oltre la metà del campione, il 54,5%, ritiene che nella pandemia i legami familiari siano migliorati). Infine, in contrasto con gli stereotipi di genere, il desiderio di famiglia (avere un figlio) è più alto tra i maschi più giovani (25-30 anni) con un lavoro stabile che tra le donne di 30-35 anni sempre con un lavoro stabile (l’84% contro il 65%). Tra le donne che lavorano, la percentuale di chi intende sposarsi è del 53,6%, mentre è del 68% tra gli uomini occupati. Giovani donne e uomini, in altre parole, faticano a incontrarsi nelle traiettorie di vita. Per quanto riguarda l’uso delle tecnologie durante la pandemia e la valutazione rispetto al senso di piacere o la costrizione nell’utilizzo, il 59,6% ha dichiarato di trarne piacere, ma il 41,9% costrizione/obbligo. Un mosaico di indicatori al chiaroscuro, dal fronte servizi, ma che fa ben sperare nel miglioramento dei rapporti interpersonali all’interno dei nuclei familiari. Probabilmente l’emergenza sanitaria ha permesso a molti di riconsiderare il rapporto genitori – figli, in termini migliorativi, sfatando le posizioni di alcuni esperti psicologi che teorizzavano invece un peggioramento dei rapporti con una crescita esponenziale di rabbia, ansia e violenza.

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