Connect with us

In Evidenza

Un anno esatto dall’inizio della pandemia di covid-19

Published

on

Dodici mesi esatti sono trascorsi dalla sera del 20 febbraio 2020, quando all’ospedale di Codogno arrivò il risultato del tampone fatto a Mattia Maestri: il 38enne ricercatore di una multinazionale con base a Casalpusterlengo risultò positivo al Sars-CoV2 trasformandosi in un attimo nel paziente 1.

La sera del 20 febbraio scorso a Codogno arriva il paziente 1

Dall’inizio dell’epidemia in Italia il Covid ha falciato 95.486 vite, di cui 326 camici bianchi, gli ultimi due medici di famiglia di Ivrea e Verona. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella nel messaggio inviato in occasione della celebrazione alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha rivolto “a nome di tutti gli italiani, un saluto riconoscente a tutto il personale sanitario”, oltre che la “commossa vicinanza ai familiari dei caduti per la salvaguardia della salute di tutti”. E ha sottolineato che “il sistema sanitario nazionale, pur tra le tante difficoltà, sta fronteggiando una prova senza precedenti e si dimostra più che mai un patrimonio da preservare e su cui investire, a tutela dell’intera collettività”.

Cominciò così un anno fa. All’inizio la Cina sembrava lontana migliaia di chilometri e Wuhan era sconosciuta ai più. Poi scoprimmo che il virus era ormai dentro casa nostra.

 

C’era una volta il paziente 1…

Ecco il testo pubblicato dall’ansa 1 anno fa….

ANSA, 21 febbraio 2020

“Un 38enne ricoverato all’ospedale di Codogno, nel milanese, è risultato positivo al test del Coronavirus. “Sono in corso le controanalisi a cura dell’Istituto Superiore di Sanità”, ha detto l’assessore al Welfare della Regione Giulio Gallera aggiungendo che l’italiano “è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno i cui accessi al Pronto Soccorso e le cui attività programmate, a livello cautelativo, sono attualmente interrotti”. L’uomo si è presentato giovedì al pronto soccorso dell’ospedale di Codogno, nel Lodigiano. Al momento le autorità sanitarie stanno ricostruendo i suoi spostamenti. “Le persone che sono state a contatto con il paziente – ha aggiunto l’assessore – sono in fase di individuazione e sottoposte a controlli specifici e alle misure necessarie”. Una conferenza stampa è prevista per la mattina di venerdì 21 febbraio, ad un orario che sarà comunicato in seguito.

LA STORIA DELLA DOTTORESSA CHE PER PRIMA VISITO’ IL PAZIENTE 1‘Il gioco di squadra ci salvò’

Da quando, la mattina del 20 febbraio dell’anno scorso, si è ritrovata in reparto quell’uomo che qualche ora dopo sarebbe diventato Paziente 1, cioè il primo caso di Coronavirus accertato in Italia, ha capito che “non si può avere sempre la situazione sotto controllo. Io che sono metodica e ho sempre programmato tutto, ho capito che nella vita le cose possono cambiare da un momento all’altro, tutto può essere stravolto e che quindi non bisogna lasciarsi sopraffare ma reagire. E poi che il gioco di squadra paga sempre”. Ha insegnato anche questo a Laura Ricevuti, medico dell’ospedale di Codogno, in servizio quel giorno di un anno fa quando è stato scoperto ufficialmente che da Wuhan era arrivata quella strana polmonite di cui poco si sapeva. La dottoressa, 45 anni, è stata, assieme alla collega rianimatrice Annalisa Malara, la prima a seguire Mattia Maestri inizialmente ricoverato nel reparto di medicina dove lei era di turno. Di quei momenti ricorda “la grande preoccupazione per questo paziente giovane, sportivo che peggiorava rapidamente. Prima che venisse intubato gli avevo somministrato ossigeno ad alto flusso e poi l’ho inviato a fare la Tac”. Da lì la storia è nota: la moglie che racconta quel che lui aveva omesso di dire, e cioè di una tavolata con amici e colleghi tra cui uno rientrato dalla Cina (poi risultato negato al Covid), e l’intuizione delle due dottoresse, complici anche gli esami di laboratorio, di forzare i protocolli e infine il tampone dall’esito infausto.

Laura Ricevuti, Annalisa Malara: medico del reparto di Medicina dell’ospedale di Codogno la prima, anestesista nello stesso ospedale la seconda. L’anestesista cremonese Malara è stata la prima a intuire che il paziente uno, Mattia Maestri, ricoverato a febbraio nell’ospedale di Codogno, era affetto da coronavirus, e Laura Ricevuti è uno dei medici che l’ha curato.

“Da un lato non ci credevo perché, come molti, pensavo che la Cina era lontana e quindi che difficilmente il virus ci avrebbe colpito, dall’altro è cominciata a crescere la preoccupazione. Ho avuto paura anche per me stessa, in quanto quella mattina visitavo solo con mascherina e guanti”. Solo dopo aver disposto il primo tampone, quello di Mattia Maestri, in quel piccolo ospedale della Bassa Lodigiana sono scattate le misure di sicurezza e sono stati distribuiti i dispositivi di protezione. “In quegli attimi pensavo a me e alla mia famiglia, al pericolo per i malati ricoverati e per i loro parenti e al personale spaventato quanto me”. In molti si sono presto ammalati “e anch’io sono uscita dai giochi subito. Avevo la febbre. Prima sono stata da sola e ‘disperata’ nell’appartamento che ho preso in affitto a Codogno, poi sono stata ricoverata in isolamento nel reparto di malattie infettive del San Matteo di Pavia, la mia città.” Laura Ricevuti non nega “la paura, anzi il terrore di finire intubata in rianimazione o di poter contagiare i suoi famigliari. L’ho presa davvero male”. Riguardando indietro, ritiene “di aver fatto tutto il possibile per quel paziente. Ho seguito il percorso giusto e in tempi rapidi – dice – e ritengo che sia stato fatto un perfetto lavoro di équipe. Insomma la catena ha funzionato!” Però, e parla “con il senno di poi”, avrebbe potuto essere “un po’ meno disperata e stressata e più positiva. Ma questa – ammette – è una malattia anche alienate, disumanizzante”. Qualsiasi contatto fisico è vietato. “Mi mancano gli abbracci: essere abbracciata e abbracciare”.

Un anno dall’inizio della pandemia in fotografie….

A Codogno e in altri 9 paesi viene istituita la prima zona rossa: i carabinieri controllano ingressi e uscite dal paese lombardo

AP Photo/Antonio Calanni

Il 22 febbraio, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli tiene la sua prima conferenza stampa. L’appuntamento delle 18 con il bollettino dei contagi diventerà una delle tappe quotidiane per comprendere l’andamento dell’epidemia

Fonte LaPresse, foto: Filippo Attili

L’ingresso dell’ospedale di Cremona, con una delle prime tende di triage allestite

Foto Claudio Furlan – LaPresse

L’Italia si mette in coda fuori dai supermercati per fare la spesa, in alcuni giorni si arriva ad aspettare anche un’ora prima di entrare, ci si appresta verso la fase del lockdown.

Foto Claudio Furlan – LaPresse

Si stringono le maglie per visitare i parenti negli ospedali e nelle carceri. Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, quando l’indice Rt è stimato addirittura tra 2 e 3 e i contagi (e i decessi) raddoppiano nel giro di tre giorni, arriva il Dpcm che prelude il lockdown: per ora si sceglie di chiudere sostanzialmente tutto in Lombardia e in 14 province del Centro-Nord, quelle più flagellate dal virus: Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia, per un totale di 16 milioni di persone.

Elena Pagliarini viene fotografata da una collega l’8 marzo, a Cremona, addormentata sulla scrivania dopo un turno massacrante. Due giorni dopo scoprirà di essere anche lei positiva al Sars-Cov-2

Il 10 marzo, Alessia Bonari, infermiera in un ospedale di Milano, posta una foto con i segni procurati da mascherina e visiera

Alessia Bonari, infermiera

…chiude l’Italia: l’11 marzo è il giorno del lockdown.

Palermo, foto: Francesco Faraci

Annunciato da un drammatico discorso di Conte in tv, in cui il premier annuncia agli italiani che è il momento “di stare lontani per tornare ad abbracciarci in futuro”, il Dpcm dall’eloquente titolo “Io resto a casa” cambia la vita di tutti gli italiani: non si può uscire se non con la celebre “autocertificazione”, per motivi di lavoro, di salute o per fare la spesa. Tutto il resto è chiuso: negozi, scuole, ristoranti, eventi pubblici di ogni tipo.

 

Il Papa a piedi in una via del Corso spettrale invoca la protezione della Vergine, mentre le vittime sono quasi mille al giorno.

Foto Vatican Media/LaPresse 15 marzo 2020

Le città sono deserte, mentre la corsa dei contagi, nel mesto rito quotidiano del punto stampa in Protezione Civile, non accenna a rallentare. Tra metà e fine marzo è il momento più duro, con la sfilata dei carri dell’esercito carichi di bare a Bergamo…

E’ la foto simbolo della strage nella Bergamasca. La fila di camion dell’Esercito, carichi di bare, attraversa il capoluogo la sera del 18 marzo per trasferire le salme in altre regioni dove i corpi saranno cremati. E’ uno dei momenti più difficili della prima ondata della pandemia

Tanto che il 22 marzo arriva una nuova stretta:  chiuse anche le attività produttive non essenziali o strategiche. Aperti solo alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali.

Nella Bergamasca il virus miete così tante vittime da riempire gli obitori e da portare alla trasformazione delle chiese in spazi per ospitare le bare

 

Foto Claudio Furlan – LaPresse 28 Marzo 2020 Seriate – Bergamo

Il 27 marzo Papa Francesco prega in una piazza San Pietro deserta per la fine della pandemia: “Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città”, dice Bergoglio.

Foto Vatican Media/LaPresse 27 marzo 2020

Nessuno può spostarsi da un Comune all’altro se non per comprovate necessità. Il primo aprile arriva un nuovo Dpcm, ancora annunciato dal premier in tv, ma era nell’aria da giorni: il lockdown è prorogato fino al 13 aprile. Il 10 aprile, e anche qui era scontato (sono i giorni del picco di ricoveri in terapia intensiva, oltre 4mila) nuova misura e nuova proroga: il lockdown finirà il 3 maggio. Intanto, finalmente, dal lungo “pianoro” fatto di migliaia di casi e centinaia di morti al giorno si inizia a uscire e inizia la discesa: è il momento di provare a ricominciare.

Milano – foto: Massimo Alberico

Lenzuola appese ai balconi per reagire con speranza e ottimismo alla crisi legata all’epidemia di Coronavirus che sta attraversando il paese.

Il Dpcm del 26 aprile finalmente istituisce la ‘Fase 2’: “Grazie ai sacrifici fin qui fatti – scandisce Conte in diretta – stiamo riuscendo a contenere la diffusione della pandemia e questo è un grande risultato se consideriamo che nella fase più acuta addirittura ci sono stati dei momenti in cui l’epidemia sembrava sfuggire a ogni controllo”. Ora si può andare a trovare i “congiunti” (con l’infinita querelle su cosa si dovesse intendere con questo termine), andare al parco, dal parrucchiere, negli stabilimenti balneari e fare sport individuale liberamente.

E’ il momento della rinascita, che culmina l’11 giugno con un nuovo provvedimento del Presidente del Consiglio, che sancisce l’avvio di fatto della ‘Fase 3’: aperti centri estivi per i bambini, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, così come le attività di centri benessere, centri termali, culturali e centri sociali. Riprendono, inoltre, gli spettacoli aperti al pubblico, le sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto, e riparte lo sport professionistico, per ora a livello di allenamenti individuali. Misure che un altro Dpcm il 14 luglio proroga fino alla fine del mese, poi fino al 7 settembre e infine fino al 7 ottobre.

E’ la fase dell’estate pazza, delle discoteche, del ‘non ce n’è coviddi’ che tutta Italia saluta con una risata liberatoria. Che dura poco però. I casi a settembre iniziano a risalire, tornano a superare quota mille e in poche settimane addirittura quota 10mila, peggio che nella prima ondata.

E’ il momento dei nuovi Dpcm: il 13 ottobre si inaugura la seconda ondata: le mascherine sono obbligatorie sia all’aperto che al chiuso, tranne ovviamente che a casa propria. E ancora evitare feste, cene con massimo sei persone, addio al calcetto e teatro e cinema a numero chiuso.

Il 18 ottobre nuova stretta, che he consente ai sindaci di disporre la chiusura di strade e piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, dopo le 21, vieta attività convegnistiche o congressuali, e sagre e fiere di comunità, consente alle scuole superiori di organizzare attività di didattica a distanza e alle Università di organizzare le proprie attività in base alla situazione epidemiologica del territorio.

Ma il virus non aspetta, e i Dpcm lo inseguono: il 24 ottobre ne arriva uno ancora più restrittivo: non è ancora il lockdown ma è abbastanza per assistere a diverse manifestazioni di piazza, anche accese, nelle grandi città. Stop a  palestre, piscine, centri benessere, teatri, cinema, centri natatori, centri benessere e termali; chiusura dei ristoranti alle 18, incremento della Dad alle superiori e l’invito a non spostarsi, se non per situazioni di necessità.

Il 26 dicembre i vaccini arrivano in Italia. Nella foto la consegna di 975 dosi assegnate alla Regione Emilia-Romagna presso ospedale Bellaria di Bologna

Foto: Massimo Paolone/LaPresse 27 dicembre 2020

Le immagini dell’arrivo del furgone con le 9.750 dosi di vaccino per il V-Day allo Spallanzani

 

Il 27 dicembre è il V-Day europeo. La prima italiana a ricevere la dose di vaccino è Claudia Alivernini, infermiera all’ospedale Spallanzani di Roma

Claudia Alivernini, infermiera Ospedale Spallanzani Roma

E’ V-Day anche in Sicilia dove la prima vaccinazione sarà compiuta presso il padiglione 24 dell’ospedale Civico di Palermo. La prima dose del farmaco Biontech-Pfizer sarà iniettata al responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Civico, il Dott. Massimo Geraci, in prima linea sul fronte dell’emergenza durante la seconda ondata pandemica.

Ieri si è celebrata la Giornata nazionale dei Camici bianchi, istituita in parlamento per onorare il lavoro, l’impegno, la professionalità e il sacrificio di medici, infermieri, operatori e volontari in ambito sanitario, sociosanitario e socioassistenziale, nel corso della pandemia da Coronavirus. Un riconoscimento per il quale tutti gli operatori sanitari esprimono soddisfazione e orgoglio. Un pensiero lo rivolgiamo a Li Wenliang, l’oculista 34enne che prima di tutti aveva lanciato l’allarme.

 

In Evidenza

Premio Bindi per la canzone d’autore, al via

Published

on

E’ online il bando di concorso per la 17a edizione del Premio Bindi di Santa Margherita Ligure (Genova), uno dei più importanti concorsi italiani dedicati alla canzone d’autore, intitolato a Umberto Bindi, cantautore genovese di grande raffinatezza scomparso nel 2002, autore di canzoni come Arrivederci, Il nostro concerto, Il mio mondo, La musica è finita, Io e il mare. Il bando è disponibile su www.premiobindi.com

Il concorso

Il concorso è riservato a singoli o band che compongano le proprie canzoni. Fra tutti gli iscritti, una commissione interna all’organizzazione selezionerà i finalisti (al massimo otto) che si confronteranno di fronte ad una prestigiosa giuria composta da musicisti, giornalisti e addetti ai lavori. La finale è in programma sabato 10 luglio 2021 (salvo impedimenti dovuti a disposizioni relative all’emergenza sanitaria). I finalisti dovranno eseguire quattro canzoni, tre proprie e una cover di Umberto Bindi scelta con la direzione artistica del Premio.

Al vincitore assoluto andrà la Targa Premio Bindi e una borsa di studio in denaro, ma fra i finalisti verranno assegnate anche la Targa “Giorgio Calabrese” al miglior autore, la Targa “Migliore canzone”, scelta in base ai canoni radiofonici e la Targa “Beppe Quirici” al miglior arrangiamento. Altri premi potranno aggiungersi nei prossimi mesi.

L’iscrizione

L’iscrizione è gratuita e deve essere effettuata entro e non oltre il 1° maggio 2021 esclusivamente tramite il form presente sul sito www.premiobindi.com nell’apposita sezione. Sul sito è disponibile anche il bando completo del concorso.

Il Premio Bindi si avvale della direzione artistica di Zibba ed è organizzato dall’Associazione Le Muse Novae. È sostenuto dal contributo del Comune di Santa Margherita Ligure, dalla Regione Liguria e di SIAE.

Le scorse edizioni del Premio sono state vinte da Lomè (2005), Federico Sirianni (2006), Chiara Morucci (2007), Paola Angeli (2008), Piji (2009), Roberto Amadè (2010), Zibba (2011), Fabrizio Casalino (2012), Equ (2013), Cristina Nico (2014), Gabriella Martinelli (2015), Mirkoeilcane (2016), Roberta Giallo (2017), Lisbona (2018), Micaela Tempesta (2019), Luca Guidi (2020).

Per maggiori informazioni:

Associazione Culturale Le Muse Novae: Tel 0185-311603 – www.premiobindi.com – info@premiobindi.co

——

Continue Reading

Cinema

Nastro di Platino all’attrice Sophia Loren

Published

on

Ancora un Premio importante per Sophia Loren, il prestigioso Nastro di Platino, ideato per la nostra più grande attrice che resterà unico nella storia dei Giornalisti Cinematografici: le viene assegnato dai Nastri d’Argento per la toccante interpretazione nel film “La vita davanti a sé“, diretto dal figlio Edoardo Ponti, a vent’anni esatti dall’Oscar® alla Carriera e oltre mezzo secolo dal diluvio di riconoscimenti che ha ricevuto nel mondo fin dalla prima statuetta dell’Academy che conquistò, giovanissima, nel 1962 per “La Ciociara“.

L’annuncio

L’annuncio dei Nastri d’Argento alla vigilia della serata finale dei Golden Globes 2021 – domenica notte, a Los Angeles – ai quali “La vita davanti a sé” è candidato come Miglior film in lingua straniera e per la Migliore canzone originale “Io sì/Seen“, interpretata da Laura Pausini, frutto della collaborazione tra la Pausini, Diane Warren e Niccolò Agliardi.

Nella sua toccante interpretazione ne ‘La vita davanti a sé’ diretta da suo figlio Edoardo Ponti con una straordinaria sensibilità” – si legge nella motivazione – “Sophia Loren ancora una volta ha toccato il cuore di milioni di spettatori con il suo talento e con un messaggio d’amore universale. La vita davanti a sé’ è un film che parla di tolleranza e di generosità, un invito a donare amore assoluto e, insieme, una lezione di civiltà. Nella storia di un amore unico, il diritto non solo di poter amare ma di essere tutti, comunque, amati“.

La reazione dell’attrice

Dall’attrice, che ha accolto la notizia a Ginevra, un messaggio più che emozionato: “Grazie di cuore per quest’onore. Mi tocca profondamente perché celebra un film e un personaggio che mi sono entrati nell’anima. Quando Edoardo mi ha offerto il ruolo devo ammettere che una parte di me era ansiosa di camminare sul set dopo dieci anni di assenza, gli anni passano per tutti, ma nel momento in cui mi sono trovata davanti alla macchina da presa, tutte le paure e le ansie sono state sostituite dalla passione e l’impegno a raccontare questa bellissima storia piena di umanità, amore e tolleranza. Voglio anche dedicare questo premio” – dice Sophia Loren -“ a tutti coloro che condividono la mia età. I sogni e la passione per la vita non hanno età e quindi perché non vivere ogni giorno come se fosse l’inizio di un bellissimo nuovo capitolo? Auguro a tutti le gioie inaspettate della vita davanti a voi“.

La motivazione

Con la motivazione per questo Nastro unico, che sarà irripetibile nella storia del Premio, in attesa che la pandemia ne consenta la consegna, la Presidente Laura Delli Colli, a nome del Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici, ricorda un piccolo aneddoto: “È stata proprio lei, Sophia, a suggerirci indirettamente questo riconoscimento così speciale. In un filmato di venticinque anni fa, ricevendo con Michelangelo Antonioni e Alberto Sordi il Nastro d’Oro dei primi 50 anni del Sindacato, proprio Sophia commenta: “Dopo un omaggio come questo, per me, forse, potreste un giorno solo inventare il Nastro di platino…” L’abbiamo fatto e adesso festeggiamo questo suo grande, emozionante ritorno sul set”.

 

Continue Reading

In Evidenza

Laura Pausini nella shortlist degli Oscar

Published

on

Dopo i Golden Globes un’altra nomination per la cantante

“Io Sì (Seen)”, la canzone cantata da Laura Pausini che fa da colonna sonora di “La Vita Davanti a Se”, il film di Edoardo Ponti con Sophia Loren, è finita nella shortlist dei prossimi Oscar del Cinema nella categoria “Canzone originale”. Un altro traguardo internazionale per la canzone che la settimana scorsa è stata candidata ai Golden Globes.

Continue Reading

In Tendenza