Cinema
SI VIVE UNA VOLTA SOLA – Quattro Medici, amicizia e solitudine
Carlo Verdone inciampa. Può capitare. Però inciampa male, per colpa e non per caso, per disattenzione nella preparazione di un film, forse obbligato, che parte dalla sceneggiatura scritta con Giovanni Veronesi e Pasquale Plastino, non uno ma dieci passi indietro rispetto a quella del precedente “Benedetta Follia”.
Storia e personaggi sono casuali e abbozzati, e il filo rosso che li unisce nella vita è, oltre a quello di essere una collaudata equipe chirurgica, una pesante passione per gli scherzi che non fanno ridere. In realtà, ma nel film non esce, il tratto comune dei quattro personaggi è la solitudine.
Una vita dedicata al lavoro e la costrizione a frequentarsi anche nella vita privata, malgrado nell’arco del film non esca alcun fattore umano che li accomuni veramente, lasciandoli spesso soli e disorientati. Una frequentazione spacciata per amicizia che ad ogni passo conferma rapporti contraddittori e mai sinceri, dove lo scherzo, anche cattivo, rimane tale senza andare ad alimentare il rapporto, ma capace solo di spegnerlo.
Lo scherzo alla Amici miei, amato da tutti noi, nel film di Verdone, Veronesi e Plastino non funziona sin dalla sceneggiatura, vista poi la necessità in regia e in montaggio, di doverne sottolineare svolgimento e riuscita con sguardi, ammiccamenti e battuta esplicativa finale. Con questo materiale di bassa qualità a disposizione, gli interpreti sono costretti (in realtà nessuno li costringe) a scendere in un vortice di improbabile volgarità, con battute farcite di inutili parolacce a livello del peggior De Sica (che però ogni tanto fa ridere).
In questo generale contesto è innegabile la pessima rappresentazione dei personaggi femminili che, conoscendo Carlo Verdone, dimostra soltanto la scarsa attenzione a quanto scritto, probabilmente in fretta e senza troppa cura, con gli altri due sceneggiatori. In “Si vive una volta sola” le donne sono utilizzate solo in accezione sessuale; tra corna, tradimenti periodici, culi in primo piano, trombate occasionali, “famolo strano” o “vabbè te la do”, la donna sembra non partecipare agli eventi ma star lì solo come occasione per parlare di sesso. Anche la smorfiosissima dottoressa Santilli, interpretata da Anna Foglietta, che presumiamo fornita di carattere e personalità, finisce per cedere alle lusinghe del collega Lasalandra (Rocco Papaleo) subito dopo una inaspettata e banalissima dichiarazione d’amore.
“Si vive una volta sola” è un film scritto e diretto distrattamente, privo sia di passione sia di una benché minima necessità che non sia contrattuale. Da Carlo Verdone ci aspettiamo sempre qualcosa dove volgare (e divertente) può essere il contesto, mai la forma o il contenuto.
Cinema
La banda muta di Alessia Bottone
“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega- che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.
Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista- dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia.
Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto, sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.
Guarda l’intervista alla regista
Cinema
Rosa Elettrica la nuova serie targata Sky
Nei panni di una giovane agente sotto copertura alle prese con scelte più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta è la protagonista di ROSA ELETTRICA, eroina per caso al centro del nuovissimo thriller on-the-run targato Sky Original dall’8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.
Prodotta da Sky Studios e Cross Productions e diretta da Davide Marengo (Un’estate fa, Il cacciatore, Notturno bus), la serie – in sei episodi – adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi (2007, edito da Sellerio Editore Palermo).
Sinossi
Al centro della storia Rosa, giovane agente del programma protezione testimoni, incaricata di scortare Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare, interpretato dal co-protagonista Francesco Di Napoli. Quando scopre che qualcosa nell’operazione non torna, Rosa rompe la catena di comando e fugge con lui: da quel momento entrambi diventano bersagli, costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Accanto a Maria Chiara Giannetta (L’amore e altre seghe mentali, Blanca, Don Matteo) e Francesco Di Napoli (Hey Joe, Romulus, La paranza dei bambini) anche Elena Lietti (Il sol dell’avvenire, Il Miracolo, Anna), che interpreta il vicequestore Antonella Reja, diretto superiore di Rosa, pronta a tutto per mettere alla prova la sua giovane recluta; Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, Mare Fuori) presta il suo volto a Nunzia Serafino, insospettabile boss del clan Incantalupo detta “Mamma Camorra”; Pasquale Esposito (Ripley, Hotel Portofino, Gomorra) interpreta Saro Incantalupo, boss latitante da oltre vent’anni che siede al vertice del clan omonimo. E ancora Federico Tocci (C’è ancora domani, La casa degli sguardi, Speravo de morì prima) nei panni di Carlo Morano, collega e amico fedele di Rosa, e Francesco Foti (Il Cacciatore, I Leoni di Sicilia, Un’estate fa) in quelli di Paolo D’Intrò, Sostituto Procuratore di Napoli, figura di spicco della lotta contro la criminalità organizzata.
Il soggetto di serie è stato elaborato da Giordana Mari con Giampaolo Simi e Vittorino Testa. Alla sceneggiatura Giordana Mari, a capo di una writers’ room tutta al femminile che include anche Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero.
Guarda il trailer
Guarda l’intervista all’attore Francesco Foti che interpreta il sostituto procuratore D’Intrò
Cinema
Marsala, Mille volti una storia
-
Arianna Scinardo6 anni agoIl cocker tanto famoso quanto intelligente
-
In Evidenza6 anni agoBiagio Conte: “Non vince il virus, Dio è più forte”
-
In Evidenza6 anni agoSicilia: zero decessi e zero pazienti in terapia intensiva
-
Cinema8 anni agoCinema e Massoneria un binomio misterioso e sorprendente
-
Cocker10 anni agoIl cocker è fra i cani più oziosi del mondo
-
Editoriali18 anni agoL’invidia è la vendetta dell’incapace
-
Cultura10 anni agoLe stanze ferite: diario di viaggio nella Real Casa dei matti
-
Arianna Scinardo11 anni agoIrish setter, cocker spaniel e cavalier king: “I cani rossi adottati prima degli altri”
