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Cultura

1 settembre, nonostante tutto   “Avanti, adagio”

Giuseppe Adernò

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Cadono i fogli del calendario degli ultimi giorni di agosto ed è ormai prossimo il primo settembre che segna l’avvio del nuovo anno scolastico, carico di ansia e di confusione in merito al green pass, ai no vax e ai docenti fragili che non possono essere sottoposti a vaccinazione.

L’annunciata fine della “didattica a distanza” appare ancora nascosta dietro l’angolo, perché per venire incontro ad alcuni docenti fragili si potrebbe ipotizzare cha la classe in presenza possa seguire la lezione di questi docenti “da remoto”, tramite collegamento video.

Chi segue la politica del “complicare gli affari semplici” trova mille pretesti per non agevolare alcuni interventi che si ritengono ovvi e normali, dettati dal buon senso e dalla constatazione- anche scientifica- della permanenza dei rischi di contagi.

La sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia ha dichiarato “Il 90% del personale scolastico è vaccinato!” e questo dato dovrebbe infondere maggiore serenità e sicurezza.

Nonostante tutto” la scuola riaprirà in presenza. Le criticità ci sono state e ci sono, ma grazie anche agli ultimi stanziamenti, la macchina organizzativa potrà partire: anche se “Avanti, adagio”.

Se l’obiettivo comune è quello di fare in modo che tutto funzioni, i docenti che amano la scuola non adotteranno le regole dell’ufficio complicazioni affari semplici, ma si renderanno protagonisti e portatori di entusiasmo, serenità e gioia.

Con questi presupposti si potranno muovere celermente i primi passi, per mettere in moto la voglia di rimettersi in gioco e per dare ciò che di buono, di vero, di meglio ognuno ha nella sua vita.

Il bravo docente-educatore dovrebbe considerarsi “azionistanell’impresa educativa della Scuola, perché in essa investe il capitale della sua professionalità, ne ricava benefici sociali di crescita e sviluppo della “sua” scuola, che con il contributo del “suo” servizio, avrà ancor più le caratteristiche della “qualità” didattica e formativa.

La scuola, scrive Nicolò Mannino, ha bisogno di “gente innamorata della vita, che sappia coniugare il verbo della gratitudine e della gioia, che apprezzi ciò che ha e non invochi la luce distruggendo le proprie ore del giorno, rincorrendo paradisi irreali. Cercasi persone semplici, ricche di bellezza nel cuore e nell’animo, gente libera mentalmente che sappia comprendere la genuinità e la spontaneità di un gesto ricco di cose umili e profonde”.

I ragazzi sanno “leggere”, distinguere e comprendere il vero docente professionista, che ”crede a quel che fa”, che non trasmette  solo nozioni , ma testimonia valori, e orienta l’insegnamento nella prospettiva del  futuro dei suoi studenti, impegnati nel difficile compito della costruzione del  proprio, personale progetto di vita.

Ancor prima, e in attesa che arrivino a scuola gli studenti, i primi giorni di settembre saranno dedicati all’accoglienza dei docenti perché insieme possano costruire e concordare lo stile e le condotte che creino le necessarie premesse per un proficuo ed efficace “star bene a scuola”.

Non lunghe e noiose riunioni, connotate di formale collegialità, bensì momenti ed occasioni di dialogo, di progettazione come sollecitazione a mettere in atto tutte quelle attività che rispondono al “piano di miglioramento” e di crescita della scuola sul sentiero della qualità.

Tutto si può fare per la scuola: basta volerlo!

Giuseppe Adernò

Cultura

Al «Meli» di Palermo lezione di legalità con Giuseppe Antoci

Giuseppe Adernò

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Il Liceo Classico “Giovanni Meli” di Palermo, dove si è diplomato il magistrato Paolo Borsellino, da 40 anni è impegnato in iniziative che favoriscono e stimolano la cultura della legalità ed un concreto impegno «etico» per la costruzione di una società migliore.

In occasione della giornata della legalità lo scorso maggio, ha riunito gli studenti di 60 scuole e cinque università da tutta Italia che in collegamento diedero vita al convegno «Il mutamento della mafia e le Terre Liberate» al quale ha partecipato il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, il comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, generale Pasquale Angelosanto, e la ministra degli Interni Luciana Lamorgese, e a conclusione dei lavori è stato ricordato l’attentato mafioso che, ha colpito il 18 maggio 2016, Giuseppe Antoci e gli uomini della sua scorta.  La mafia dei pascoli è uno dei tanti aspetti della galassia della malavita, che oggi ha ridimensionato i segni esteriori di violenza sanguinaria, che ha caratterizzato la stagione delle stragi ed  ora, quasi in atteggiamento silenzioso e riservato, ha indossato il vestito del commercio della droga e degli investimenti economici di palazzi, negozi, aziende, imprese, cogliendo l’occasione della crisi economica determinata dalla pandemia Covid-19

Per dare un segnale chiaro a tutta la comunità del “Meli” e al tutto il territorio, e consolidare il processo di formazione di cittadini responsabili che vivano ogni giorno all’insegna della legalità, la Dirigente Scolastica. Cinzia Citarrella, ha invitato per l’inaugurazione dell’anno scolastico il Cav. Giuseppe Antoci e la sua testimonianza, essendo stato coinvolto in un attentato mafioso ha rilanciando un messaggio forte d’impegno e di cultura.

“Voi giovani non siete il futuro ma il presente del nostro Paese – ha detto Antoci agli studenti – agite con la consapevolezza di poter cambiare le cose e vedrete che le cose cambieranno. Fidatevi, ritagliatevi ognuno un pezzetto di responsabilità e soprattutto schieratevi dimostrando da quale parte stare. Ricordatevi che le persone perbene ed oneste siamo più numerosi dei mafiosi e disonesti, dobbiamo solo unirci e fare squadra.

Essere studenti del Liceo nel quale Polo Borsellino si diplomò e nel quale tanto s’impegnò da giovane studente scegliendo da subito da che parte stare, costituisce una lezione forte che v’impegna a camminare con la schiena dritta e a testa alta”.

La classe IIIB, è stata inserita tra i vincitori del progetto «Un giorno in Senato» bandito da Palazzo Madama e dal Ministero dell’Istruzione ed i ragazzi che hanno vinto il concorso, vivranno un’ulteriore esperienza formativa vivendo una giornata in Senato.

Il liceo «Meli» in piena «seconda guerra di mafia» che insanguinò le strade di Palermo, ebbe il coraggio di organizzare il 21 febbraio del 1984, al Teatro Politeama un evento nazionale per dire no ai boss a cui parteciparono migliaia di eventi e che fu aperta dai saluti dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Abdon Alinovi. Parteciparono i rappresentanti studenteschi di 35 istituti superiori che dettero un segnale forte di dissenso alla violenza di Cosa nostra.

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Cultura

All’Istituto John Dewey un robot come compagno di classe

Giuseppe Adernò

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I 17 bambini dell’Istituto John Dewey, scuola green, ad indirizzo internazionale, con la divisa bianca a blu, il primo giorno di scuola hanno  conosciuto un compagno speciale: il robot Nao, che ha dialogato con loro, dicendo di avere 12 anni,  di essere stato costruito e di saper fare tante cose: camminare, parlare, ballare.

Con la guida di Daniele e Marco Lombardo il piccolo robot ha risposto alle curiosità dei bambini, preferisce il colore rosso,  e come i suoi “fratelli” Pepper e Milo è appassionato di calcio. Inoltre ha promesso che ogni mese tornerà a scuola per  farsi raccontare  dai bambini cosa hanno imparato durante le lezioni in classe e all’aperto, quasi una verifica che assumerà la valenza di gioco e di dialogo con il robot.

I piccoli in classe hanno trovato il dono del libro ”Il mondo ti appartiene” di Kobi Yamada e Gabriella Barouc, Il quaderno delle conquiste ed insieme alla maestra Federica hanno preparato la “capsula del tempo” che contiene la foto di classe, il primo disegno che documenta le emozioni del primo giorno di scuola ed un nastrino dell’altezza di ogni bambino. La capsula, al termine della giornata scolastica, alla  presenza dei genitori, è stata interrata nel giardino della scuola e sarà ripresa al termine della quinta elementare e  registrerà la crescita  avvenuta.

La prossima settimana la giornata scolastica sarà più completa, fino alle ore 17, con 12 attività in lingua   inglese,  lezioni in tedesco e spagnolo con docenti madrelingua ed il pranzo biologico.  Una scuola da sogno, che man mano si avvera.

Giad

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Cultura

Gran  galà della legalità, La mafia non conviene

Giuseppe Adernò

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, formulato dall’associazione Viva Voce Social con la guida di Valeria Cinzia Barbagallo,  ha presentato un’immagine di fantasiosa ed elegante sfilata di personaggi, autori di libri, esperti in specifici problemi che riguardano la famiglia, i minori e la società.

L’abito di festa della legalità, che avrebbe dovuto attirare l’attenzione per la preziosità delle stoffe e degli ornamenti, in questo Gran galà ha presentato l’immagine della verità reale, quasi il vestito di cenerentola prima del grande ballo, con tanti strappi e toppe inadeguate.

La lettura della legalità oggi, presentata dagli illustri magistrati: Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro; Sebastiano Ardita, componente togato del CSM; Pasquale Pacifico della procura di Caltanissetta, l’avv. Antonio Ingroia, l’ispettore Alessandro Scuderi, il giornalista Lirio Abbate dell’Espresso, ha messo in luce il volto della nuova mafia, che opera in taglio basso, nascosta e quasi invisibile.

La mafia oggi ha cambiato il vestito della forza, della potenza, della violenza sanguinaria indossato durante la stagione delle stragi ed ha ritagliato la sua sempre dinamica presenza nel silenzio della ribalta, immersa nel fiume carsico degli affari e dell’economia, attingendo alla cassaforte d’oro della droga e protesa agli investimenti di negozi, bar, ristoranti, immobili, ribaltando il negativo e difficile momento di crisi determinato dalla pandemia Covid-19 in un positivo sviluppo e facile guadagno.

Il welfare mafioso è oggi guidato dal latitante Matteo Messina Denaro, per il quale l’avv. Ingroia, provocatoriamente, si è offerto come legale, se questi decidesse di collaborare con la Giustizia.

La lettura del passato rimane ancora coperta dai misteriosi segreti che nascondono la verità dei fatti ed accanto ai “pentiti di Mafia”, che hanno consentito di scoprire i mandanti di alcune stragi, restano misteriosamente assenti i “Pentiti di Stato”, coloro che hanno gestito gli intrigati rapporti Stato-Mafia, come appare evidente da una molteplicità di coincidenze, dalle quali sono scaturite le stragi e le morti di magistrati, militari e civili, insanguinando le strade della Sicilia con le innumerevoli “vittime di mafia”.

Nel libro “Ad un passo da ProvenzanoGiampiero Calapà, giornalista de “Il fatto quotidiano” ricostruisce la storia dell’uccisione di Luigi Ilardo con evidenti segni di connivenza e depistaggi da parte degli “assassini di Stato” che ancora non si pentono e restano impuniti nell’ombra.

Il vestito della legalità appare ancor più fragile e logoro, pronto allo strappo, come afferma il Procuratore Gratteri, quando entrerà in vigore la norma dell’improcedibilità, per il superamento dei termini di durata dei giudizi d’impugnazione, punto cruciale della riforma Cartabia, con la conseguenza che, creando le condizioni per cui una domanda giudiziale non può aver corso a causa dell’inosservanza di prescrizioni della legge processuale, si limiterà il sovraffollamento delle carceri, ma usciranno fuori dal carcere tanti mafiosi, colpevoli di delitti e di malefatte, e la “giustizia” non sarà più raffigurabile come la “donna forte con la bilancia”.

Andrà ad accrescersi la disaffezione dei cittadini dai valori della legalità, non sentendosi tutelati dalla magistratura, e continuerà sempre più l’emergenza mafia, anche se di colore diverso e con un volto apparentemente pulito, a volte anche protagonista di segni di benevolenza e di solidarietà.

All’eventuale dubbio circa la convenienza della mafia, il presidente Sergio Mattarella il 23 maggio nel ricordo della strage di Capaci, ha invitato tutti a “fare delle scelte” ad indicare “da quale parte stare” e gli studenti di diverse scuole della Sicilia che hanno partecipato al Gran Galà hanno già deciso e ne sono convinti.

L’incontro si è finito con la consegna del “Leone della legalità” che il Sindaco di S Agata Li Battiati. Marco Nunzio Rubino, con una delegazione comunale, ha consegnato al procuratore Nicola Gratteri, magistrato e saggista, per il suo tenace impegno di promozione tra i giovani della cultura della legalità, che non è solo un dovere civico, ma uno stile di vita.

Giuseppe Adernò

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