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Benvenuti nella fase della cautela: le novità

Enrico Alagna

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato, ieri sera durante la conferenza stampa, i contenuti di un nuovo Dpcm che modificherà la normativa vigente per quel che concerne le misure di contenimento della diffusione del coronavirus sul territorio italiano.

Si tratta dell’avvio di quella che, ormai, attendiamo da settimane: la fase due, che prevede norme che entreranno in vigore il 4 maggio e saranno valide fino alla mezzanotte del 17 maggio: in queste due settimane, tuttavia, il governo (in accordo con le Regioni) si riserva la facoltà di intervenire con nuove misure restrittive qualora i valori dell’R0 dovessero aumentare nuovamente, ovvero se la curva dei contagi dovesse tornare a salire o ci fossero segnali preoccupanti in determinate zone del Paese. Il governo ha impostato un piano per far ripartire un nucleo consistente di attività produttive e per allentare alcune restrizioni per le attività commerciali (bar e ristoranti sono autorizzati a effettuare servizio di asporto e consegna a domicilio), affiancando una serie di protocolli per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto.

Quali sono gli spostamenti consentiti per gli italiani? 

L’articolo uno del nuovo Dpcm recita: “Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti (familiari) purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento e vengano utilizzate le mascherine”. Conte ha specificato che non saranno comunque ammesse le grandi riunioni di famiglia e che anche gli incontri dovranno avvenire con mascherina ed evitando assembramenti.

Una novità è costituita dalla possibilità di tornare nel proprio domicilio, abitazione o residenza, anche in una Regione diversa da quella in cui si è attualmente. Questa norma è pensata per coloro i quali erano rimasti “bloccati” dopo il primo lockdown.

L’attività motoria è consentita?

Resta il divieto a svolgere “attività ludica o ricreativa all’aperto”, ma ci sono delle novità per quanto riguarda l’attività sportiva o motoria. Sarà infatti consentito svolgere individualmente “attività sportiva o attività motoria, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività”. Via libera dunque al jogging con il rispetto della distanza di sicurezza e ok anche ad altre forme di attività sportiva individuali con almeno due metri di distanza. Restano chiuse, ovviamente, palestre, piscine, campi da tennis e altri luoghi per svolgere attività sportiva.

Riapertura con distanze, a porte chiuse e senza assembramenti, per quanto riguarda le sessioni di allenamento di “atleti, professionisti e non professionisti – riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali”.

Serviranno ancora le autocertificazioni dopo il 4 maggio?

Sì, Conte ha confermato che anche dopo il 4 maggio sarà necessario produrre un’autocertificazione per giustificare i propri spostamenti. Chiaramente, potranno essere inserite le nuove motivazioni, fra cui la visita ai congiunti e l’attività motoria all’aria aperta.

Le mascherine dovranno essere utilizzate per incontrare i propri congiunti, sui mezzi di trasporto, oltre che in tutti gli altri casi in cui vi siano indicazioni sanitarie o non sia possibile mantenere il distanziamento sociale. Si legge nel Dpcm: “Gli individui presenti sull’intero territorio nazionale devono usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi confinati aperti al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento del distanziamento fisico”.

Eventi

9 maggio   quattro grandi eventi da ricordare

Giuseppe Adernò

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9 maggio   quattro grandi eventi da ricordare

Molte le ricorrenze del 9 maggio e quest’anno occupa il primo posto la  “Festa della Vittoria” e parata militare  di Mosca  a 77 anni dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale e l’atteso discorso del Presidente Putin in merito alla guerra con l’Ucraina e si auspica la cessazione del conflitto e il dialogo, scongiurando una terza guerra mondiale.

Il 9 maggio anniversario della “Dichiarazione” che   il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman fece nel 1950 proponendo di creare la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca), progenitrice dell’odierna Unione Europea, dal 1985 è il giorno dedicato all’Unione Europea e tornano in mente le parole e l’appello di Davide Sassoli, giornalista e Presidente del Parlamento Europeo, deceduto l’11 gennaio di quest’anno.

L’Europa ritrovi l’orgoglio del suo modello democratico di libertà e di prosperità e, secondo il suo auspicio “il prossimo 9 maggio, data in cui si celebra la Giornata dell’Europa, sia l’occasione di una manifestazione comune, forte e unitaria, che testimoni l’impegno comune per il progetto europeo e per i valori e la civiltà che trasmette».

A Davide Sassoli vengono dedicate, piazze, panchine, parchi e viene ricordato nelle conferenze e nei numerosi incontri di studenti # lascuolaparladieuropa, nell’ambito del progetto “Educare alla cittadinanza europea”, con l’obiettivo di avvicinare gli studenti ai temi della cittadinanza europea e a ciò che questo significa in termini di opportunità per il futuro.

“Uomo di ideali e non di ideologie”, adottando la metodologia del dialogo, ha animato la democrazia di “idee forti dai modi gentili”, nella visione di un’Europa intesa come “punta avanzata di umanità, cultura, resilienza e democrazia”. 

“Ha sfondato muri di gomma con la tenacia della tua gentilezza, con l’ostentazione del rispetto per gli altri, con lo sfinimento del dialogo, la forza della prudenza e la dirompenza della mitezza”.

Il Parlamento Europeo lo ha riconosciuto come “presidente mito e prossimo”; come “vero e sincero amico”ed  il gesuita Padre Francesco Occhetta ha detto che Sassoli era “capace di scagliare come un arciere, nel cuore parole pacate e calibrate che hanno modellato il nostro Paese e l’Europa,  ed erano parole che profumano di fraternità”.

L’amore, infatti, non si divide, si moltiplica, si mette a servizio degli altri, si dona e diventa “Bene comune”.

La data del 9 maggio unisce Roma e Cinisi. La capitale d’Italia e un piccolo paese della Sicilia. Due luoghi molto distanti ma, uniti nel dolore. Nel 1978 sono avvenute due stragi e due barbare uccisioni: quelle di Aldo Moro e di Peppino Impastato.

Il 16 marzo 1978 lo statista democristiano, Padre Costituente Aldo Moro, venne rapito dalle Brigate Rosse. La mattina di quel triste giorno, poco dopo le 9, un commando delle Br entrò in azione in via Fani. I terroristi rossi con un tamponamento fermarono le auto, aprirono il fuoco uccidendo i cinque uomini della scorta, caricarono il presidente della Dc su una Fiat 132 blu.

L’organizzazione terroristica rivendicò il sequestro, che si concluse drammaticamente 55 giorni dopo con l’uccisione dello statista. Quel 9 maggio, con una telefonata, i terroristi rossi lanciarono un’ultima, drammatica comunicazione. Il cadavere di Aldo Moro venne ritrovato dalla polizia, verso le 13,30, nel portabagagli di una Renault 4 rossa in via Caetani, vicino alle sedi di Dc e Pci.

A Roma il Presidente della Repubblica e le alte cariche dello Stato hanno reso omaggio con una corona di fiori al grande Statista e nell’aula di Montecitorio si celebra la giornata delle vittime del terrorismo.

 Peppino Impastato venne assassinato da Cosa Nostra nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978.

Dopo aver fondato Radio Aut, emittente libera attraverso cui sbeffeggiava e denunciava delitti e affari mafiosi di Cinisi e Terrasini, soprattutto del capomafia Gaetano Badalamenti, quello stesso anno si era appena candidato alle elezioni comunali nella lista di Democrazia Proletaria. Inizialmente il delitto venne etichettato come un atto terroristico finito male, di cui lo stesso Peppino sarebbe stato autore e vittima. Ma il fratello Giovanni e la mamma Felicia si spesero con tutto loro stessi per far emergere la verità, avere giustizia e vedere riconosciuta, e punita, la matrice mafiosa di quell’omicidio. L’inchiesta venne formalmente riaperta nel 1996 grazie alla testimonianza del collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo, che indicò come esecutore dell’assassinio Vito Palazzolo, che fu condannato dalla Corte d’assise il 5 marzo 2001 a trent’anni di reclusione. E come mandante Gaetano Badalamenti, l’11 aprile 2002 fu condannato all’ergastolo.

Il nove maggio del 1993 Giovanni Paolo II dalla valle dei templi ad Agrigento e dinnanzi a migliaia di giovani radunati a Piano San Gregorio lanciò un monito di conversione ai mafiosi “Lo dico ai responsabili – urlò profeticamente il Papa polacco – convertitevi. Verrà una volta il giudizio di Dio”.

In quell’occasione il Papa incontrò anche i genitori del Giudice Rosario Livatino ora beato

Quel grido è stato raccolto dal Parlamento della Legalità Internazionale che diffonde tra giovani la cultura della legalità attivando progetti di pace, di solidarietà e di fratellanza anche attraverso le “ambasciate” aggregazione di giovani sui valori condivisi  e come ogni anno il presidente Nicolò Mannino insieme al vice presidente Salvatore Sardisco a Piano San Gregorio hanno celebrato l’evento e il vescovo di Agrigento, Mons. Carmelo Ferraro ha scritto sul banner del Parlamento della Legalità Internazionale: “A voi che siete la risposta vivente al grido di San Giovanni Paolo II”.

Una targa di marmo posta dal Parlamento della Legalità internazionale con una dedica affettuosa a San Giovanni Paolo II e un cero esagonale rivestito di mattonelle colorate realizzato dai detenuti del carcere palermitano del “Pagliarelli”. Segni indelebili di un cammino di fede e di riscatto”.

Giuseppe Adernò

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Cultura

Festa della mamma all’Istituto “John Dewey”

Giuseppe Adernò

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FESTA DELLA MAMMA ALL’ISTITUTO “JOHN DEWEY

Segno concreto del “learning by doing”, giunge a casa il profumo della scuola.

Con un originale dono preparato dai bambini è stata preparata la prima “festa della mamma” all’Istituto “John Dewey”

Essendo un istituto green che adotta l’outdoor education, il biglietto augurale, con la cornice disegnata da ogni singolo bambino, e stato corredato da un fiore vero, raccolto nel giardino, dove i bambini esercitano attività di seminagione, giardinaggio e cura delle piante messe a dimora da loro stessi.

All’interno del biglietto la letterina scritta con le espressioni semplici di un bambino di prima classe, ma segno  dell’affetto per la Mamma e documento delle abilità di scrittura acquisite nel corso dell’anno con la guida della Maestra Federica.

Nel laboratorio di creatività artistica, coordinato dalla Maestra Alessandra, come piccoli pittori, ciascuno ha realizzato un originale ritratto della mamma che è stato incorniciato e presentato con un fiore, nei cui petali sono scritte in inglese, in tedesco e in spagnolo le espressioni di affetto e di auguri alle mamme.

Hanno collaborato le maestre Ruth, Veronica, Karina e la signora Barbara, collaboratrice scolastica.

Giunti quasi al termine dell’anno scolastico il dono alla Mamma, espressione del “learning by doing”, di cui John Dewey è stato maestro, testimonianza di aver “imparato facendo”,  sintetizza e documenta il lavoro didattico e formativo che ha caratterizzato il percorso formativo  realizzato nella prima classe della scuola paritaria; innovativa; ad indirizzo internazionale;  “senza zaino” perché i bambini stanno a scuola fino alle ore 16,30 ed escono “bambini”, senza l’assillo di fare i compiti a casa; inserita nel verde della collina di Cibali, nei pressi della Facoltà di Agraria dell’Università di Catania.

L’8 maggio è una bella festa, che porta a casa il profumo della scuola che istruisce, educa, forma le menti e il cuore dei piccoli che crescono come uomini, donne e futuri cittadini.

Giuseppe Adernò

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Cinema

Totò Cascio, la gloria, la prova e il suo Nuovo C. Paradiso

Ivan Scinardo

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Totò Csscio e Felice Cavallaro

Totò Cascio e la sua rinascita

Nell’ambito degli appuntamenti di “Libri in piazza” organizzati dalla “Strada degli scrittori” nell’ambito del progetto Global Learning III ideato dal Consorzio universitario Empedocle di Agrigento.
Dopo il successo dell’incontro in presenza al liceo classico di Agrigento  per la presentazione del libro di Mario Avagliano Sciuscià, paisà e segnorine, il 5 maggio, a Ribera, al cine-teatro “Lupo”, è stato presentato il libro: La gloria e la prova di Salvatore Cascio, il piccolo Totò del celebre film Nuovo Cinema Paradiso.

Ivan Scinardo

Il libro, pubblicato da Baldini+Castoldi, è stato presentato da Felice Cavallaro, giornalista e scrittore, direttore della “Strada degli scrittori” e da Ivan Scinardo, direttore della sede Sicilia del  Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, alla presenza dello stesso autore che in queste ultime settimane sta girando tutt’Italia proprio per presentare questo libro scritto con Giorgio De Martino (e con la prefazione di Giuseppe Tornatore è la postfazione di Andrea Bocelli).

L’incontro, coordinato da Salvatore Picone dello staff della “Strada degli scrittori”, è stato introdotto dal sindaco di Ribera Matteo Ruvolo, dal presidente Ecua Nenè Mangiacavallo e da Antonia Triolo, dirigente dell’istituto “F. Crispi”.

Nel corso della manifestazione, sono intervenuti gli alunni dell’istituto, che hanno realizzato un bel collage di immagini tratte dai film a cui ha partecipato Totò Cascio e l’orchestra da camera del Conservatorio “Toscanini” di Ribera diretto dal Maestro Alberto Maniaci.

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In Tendenza