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In Tendenza Turismo (D.Ferrante)

“Bonus Vacanze”, intervento inutile per un settore in crisi

Dario Ferrante
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Dallo scoppio del Covid-19, il turismo sembra essere stata fonte di preoccupazione del Governo Italiano. Ma, chiariamoci. Nessuno, al governo sembra avere passato notti insonni pensando alla sorta di milioni di italiani coinvolti, a vario titolo, nell’industria turistica. Si è trattata, essenzialmente, di una preoccupazione mediatica e dettata dalla esigenza di evitare ogni possibile ribellione delle masse.

Altrimenti non si spiegherebbe l’eterogenesi dei fini che ha partorito misure così imbarazzanti e poco efficaci come il “Bonus vacanze”, presentandola come determinante per aiutare la filiera del turismo.

Certo, una spiegazione potrebbe trovarsi nelle parole del Ministro Franceschini, quando sottolinea come il problema del turismo in Italia (prima del Covid-19) fosse quello di “governare la crescita impetuosa” e ”quei milioni di turisti che entravano nel nostro paese”. Da questo punto di vista, potremmo considerare la fine di tantissime aziende del turismo, come danno collaterale di una battaglia nazionale contro il sovraffollamento turistico. Una precisa strategia, insomma.

Per chi ancora non ne avesse compresa il funzionamento, il “bonus vacanze” (che ovviamente suona meglio che chiamarlo  “credito fiscale”) sarebbe una misura di sostegno per le famiglie (con un reddito Isee fino a 40 mila euro) e per gli alberghi. Un credito di circa 500 euro, per una famiglia con figli, da utilizzare per fare ripartire la domanda turistica e mettere in moto la macchina.

Ma sono soldi veri? Certo che no. Si tratta di crediti di imposta. Un meccanismo confuso e complesso di giro contabile. In pratica, l’albergatore dovrebbe scontare l’80% di questo “buono” ed usarlo poi come credito. Una sorta di cambiale per l’hotel, che non sa ancora come e quando potrà incassare. Ricordiamoci che le attività turistiche perdono oggi oltre il 90% e che produrranno reddito (a parte qualche eccezione) solamente nel 2021.

Quindi, l’hotel  (in grande crisi economica a causa della Pandemia, che ha bloccato la sua attività) chiede aiuto e sostegno al Governo. Ed il Governo, anzichè offrire liquidità, lo invita ad “omaggiare” gran parte del soggiorno al cliente, per poi sperare di recuperare questo importo dal suo carico fiscale. Per buttarla in cifre, usando un esempio, un hotel vende un prodotto a mille euro, ne incassa 500 dal cliente e poi deve sperare di recuperare tutto il resto come detrazione fiscale. Affrontando, comunque, almeno 700 euro di spese vive.

A questo punto, se inizialmente il dubbio tra gli addetti ai lavori risiedeva nella consapevolezza che l’incompetenza fosse sovrana e che si stesse solamente sottovalutando il problema,  adesso si comincia ad installare il dubbio che tutto sia frutto di malafede e che le inutili misure prese siano solo laute mance per accontentare intere orde di questuanti e marchette elettorali per amici che affollano le decine di commissioni di esperti e task force.

Poca fiducia, quindi, e tanto scoramento per un settore che produce quasi il 15% della ricchezza del paese e che chiederebbe solamente di potere ripartire.

 

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