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Cina: uscito paper su vaccino anti-Covid19

Enrico Alagna
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Il 24 aprile scorso era stata l’azienda a dare l’annuncio: “i risultati ci danno molta fiducia” disse Meng Weining, uno dei senior director di Sinovac, società che ha raggiunto importanti traguardi, incluso lo sviluppo del primo vaccino H1N1 al mondo nel 2009.

Il risultato è stato pubblicato sul sito BioRxiv, archivio online di articoli in versione preprint, che condivide quindi articoli scientifici non ancora revisionati per la pubblicazione su una rivista ufficiale. Ma, stando all’azienda cinese Sinovac, sono buoni i risultati sulle scimmie da vaccino contro la Covid-19 sviluppato nei loro laboratori. In parallelo è stata avviata una sperimentazione sull’uomo, su 144 volontari.
Il vaccino, PICO-Vacc, basato su una forma purificata e inattivata del coronavirus, ha protetto gli animali dall’infezione senza effetti collaterali e il 16 aprile scorso sono iniziati gli studi sull’uomo, per valutare sicurezza e risposte immunitarie. La società spera di iniziare gli studi di fase II entro la metà di maggio su circa 1.000 persone.Oggi sulla rivista Science è stato pubblicato lo studio secondo cui il composto per prevenire Sars Cov 2, che scatena Covid 19, funziona su topi e macachi. I risultati sono stati pubblicati dal gruppo di ricerca cinese di Pechino coordinato da Qiang Gao.

 

L’equipe ha isolato diversi ceppi di coronavirus da 11 pazienti ricoverati in Cina, Italia, Svizzera, Spagna e Gran Bretagna. Un ceppo in particolare è stato selezionato, purificato e reso innocuo per poter sviluppare il vaccino. Il prodotto è stato dapprima somministrato a topi e ratti, che a distanza di tre settimane sono stati infettati con gli altri dieci ceppi virali: come risultato, PICO-Vacc è riuscito a neutralizzarli tutti.

Dopo questo primo successo la sperimentazione è passata sui macachi, a cui sono state somministrate tre dosi di vaccino (da 1,5 microgrammi o 6 microgrammi). Tre settimane dopo, il virus Sars-CoV-2 è stato introdotto nei polmoni delle scimmie e nessuno degli animali ha sviluppato un’infezione in piena regola.

Le scimmie che hanno ricevuto la dose più alta di vaccino hanno avuto la migliore risposta: sette giorni dopo l’esposizione al virus, non è stata rilevata la presenza del virus nel faringe o nei polmoni di nessuna di loro e, soprattutto, non hanno manifestato, nel breve termine, quel temuto effetto paradosso (chiamato Ade, Antibody-Dependent Enhancement) che induce la produzione di anticorpi non neutralizzanti capaci di favorire l’ingresso del virus nelle cellule.

Gli animali, che invece hanno ricevuto un basso dosaggio, hanno avuto un aumento transitorio della carica virale, ma pare che abbiano reagito comunque bene all’infezione. I quattro animali di controllo che non hanno ricevuto il vaccino hanno sviluppato grave polmonite.

Ancora presto per gioire ma possiamo certamente riporre fiducia nel gruppo di lavoro di Pechino. Occorre tempo, ricerca accurata, e sperimentazione.

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