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Cinema

Corleone: lo sguardo altrui su Cosa Nostra

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Realizzato per il canale franco-tedesco Arte, arriva alla Festa del cinema di Roma il doppio documentario Corleone, il potere e il sangue e Corleone, la caduta, che racconta in 150 fittissimi minuti di cronistoria il quadro della Mafia siciliana negli ultimi 60 anni, dall’affermarsi delle famiglie corleonesi su quelle di Palermo, ai vari cambi di strategia fino all’attacco diretto ai funzionari statali e chiaramente, l’ascesa e declino di Totò Riina.

A realizzarlo il ‘misterioso’ regista 74enne Mosco Levi Boucault, nato in Blugaria e naturalizzato francese, autore di documentari sulla guerrilla partigiana durante la guerra (Terroristi in pensione), sulla storia italiana (Erano le BR), sui comunisti dissidenti (Memorie di Ex) che preferisce però lasciare la parola ai produttori Donatella Palermo e Serge Lalou, che lo descrivono come “una grande mente solitaria che non è interessato al denaro né all’affermazione personale, ma solo al risultato di quello che sta raccontando. Ci teneva tantissimo a questo progetto e dunque non si è dato tempi di scadenza. La copia che avete visto non è terminata, in effetti. Non fosse così schivo sarebbe molto più conosciuto in tutto il mondo ma tutti quelli che ci lavorano sanno quanto sia bravo”.

Il racconto è affidato a immagini di repertorio, ad articoli di giornale alla voce dell’attrice Maya Sansa, oltre che agli interventi assai toccanti di chi ha affrontato Riina in quegli anni di latitanza quando era il capo dei capi, come il funzionario di polizia Francesco Accordino e l’ex magistrato Giuseppe Ayala, che oggi ha rilasciato intervista ai TG specificando che non si deve pensare che la mafia non esista più solo perché non uccide più in maniera plateale. “Hanno solo nuovamente cambiato strategia – spiega Lalou – perché ora non devono attirare l’attenzione. Lavorano più sull’intimidazione. Ci sono due aspetti da affrontare quando si fa un film così: raccontare una storia e raccontare una mentalità. Se ti fermi troppo tempo sul racconto del killer perdi di vista l’aspetto più radicale. Mosco ha voluto farlo in maniera non solo giornalistica ma con un impegno politico specificando chiaramente che Riina è il villain della storia”.

“Specie in un momento – continua Donatella Palermo – in cui la malavita è spettacolarizzata, orde di turisti vanno a Corleone per scattarsi foto rievocando Il padrino, c’è anche una certa rabbia verso questa tendenza. Il male si nasconde, quando hanno arrestato Riina abbiamo visto un mite, povero contadino che nemmeno riusciva a parlare, ma aveva un tale potere che poteva decidere chi doveva morire con un gesto. Poi c’è l’aspetto dei pentiti. Io credo che lo siano realmente e che per loro parlare delle cose terribili che hanno fatto sia una strategia di sopravvivenza. Vivono cristallizzati nei loro crimini, cosa possono raccontare ai loro figli? Lo sguardo di Mosco è potente perché è esterno. Si accorge di cose che a un siciliano sembrano normali. Ad esempio quanto possa essere macabra la cerimonia del ‘fischia morto’. O di quanto un commissario locale possa somigliare a un cow boy. Si confonde con l’ambiente, come una roccia o un manifesto e alla fine riesce a ottenere informazioni. Ha vissuto a Corleone un anno e mezzo prima di cominciare a lavorare al film, e ancora lo sta facendo”.

Ma su cosa si basa il ‘successo’ della malavita in Sicilia: “Non è tanto una questione di soldi né di potere – conclude Palermo – ha a che fare con l’identità. Attraverso l’affiliazione, una persona che si sente meno di niente diventa qualcuno”.

Mosco Levi Boucault

Cinema

Chiusa la 44^ edizione di Efebo d’oro

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EFEBO D’ORO
Festival Internazionale di Cinema e Narrativa

44a edizione / Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa
5 – 12 novembre 2022

100 minutes – Ivan Denisovich (Russia, 2021) di Gleb Panfilov,  vince l’Efebo d’Oro per il Miglior Film tratto da un’opera letteraria. A OBEŤ (Sacrificio) di Michal Blaško (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania 2022) va l’Efebo Prospettive per opere prime o seconde.

Si è chiusa la 44a edizione dell’Efebo d’Oro che quest’anno ha premiato con l’Efebo d’Oro alla carriera – Banca Popolare Sant’Angelo Silvio Soldini, regista lontano dal glamour dei tappeti rossi, coerente e rigoroso nelle scelte registiche, attento a un cinema fatto di tensioni esistenziali troppo spesso irrisolte. L’Efebo d’oro Nuovi linguaggi – Città di Palermo è stato assegnato ai registi Tizza Covi e Rainer Frimmel, rigorosi autori di cinema documentario.

La giuria presieduta da Egle Palazzolo (presidente del Centro di Ricerca per la Narrativa e il Cinema) e composta da João Botelho (regista e sceneggiatore), Robert Cahen (artista visivo), Emanuela Martini (critica cinematografica e direttrice della rivista Cineforum) e Nadia Terranova (scrittrice) ha consegnato l’Efebo d’Oro per il miglior film tratto da un’opera letteraria a 100 minutes – Ivan Denisovich (Russia, 2021), ultimo lavoro del regista russo Gleb Panfilov, con la seguente motivazione: «I film sono storie; il cinema è qualcos’altro, è il modo in cui racconti le storie. Panfilov è un maestro del cinema. ha filmato solo l’essenziale. Il film, adattamento del romanzo Una giornata di Ivan Denisovič di Aleksandr Isaevič Solženicyn, porta con sé una poesia eterna dove sofferenza, libertà e umanità si incrociano e in cui la direzione degli attori è eccezionale. La distruzione di un fragile essere umano da parte di una dittatura è difficile da capire. Un eccellente libro sarà sempre un eccellente libro e un grande film sarà sempre un grande film. Viva Panfilov, viva il cinema».
Menzione speciale a Daughters (Germania, Italia, Grecia 2021) di Nana Neul e menzione speciale per l’interpretazione a Marina Foïs, attrice del film Ils sont vivant (Francia, 2021) di Jeremie Elkaïm .

La giuria dell’Efebo Prospettive per opere prime o seconde, composta da Antonio Bellia (regista e direttore artistico del SiciliAmbiente Documentary Film Festival), Selene Caramazza (attrice) e Daniele Vicari (regista, sceneggiatore e scrittore), ha premiato OBEŤ (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania 2022) di Michal Blaško e motiva così la scelta: «Una opera prima complessa, matura, che racconta i conflitti sociali senza pietismi né manicheismi, con slancio. La storia della madre single ucraina, che vive in una piccola città ceca con suo figlio vittima di violenza, diviene la cartina di tornasole di una malattia sociale in procinto di esplodere, la xenofobia tra comunità di immigrati in lotta tra loro. Una regia compiuta, molto calibrata. Una scrittura che rende il racconto sorprendente e imprevedibile, con una tensione narrativa forte e crescente».

Il Premio ANDE Palermo Cinema Donna è invece andato a Miss Viborg (Danimarca, 2022) di Marianne Blicher «Per aver affrontato con i toni rassicuranti dei colori verde/azzurro, in maniera originale, il tema della vecchiaia e di come non sia facile accettarla, della solitudine e di come la diffidenza nei confronti del prossimo, causata dalla consapevolezza della propria fragilità, possa essere superata grazie all’amicizia, anche la più imprevedibile».
Menzione speciale a Sabrina Sarabi, regista di No one with the Calves (Germania, 2021).

La giuria degli studenti premia ad ex aequo Miss Viborg e Onoda (Francia, 2021) di Arthur Harari; menzione speciale per la fotografia a Atlantide (Italia, 2021) di Yuri Ancarani.

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Cinema

European journey – film festival

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bblica Maria Konopnicka di Bystrzyca Stara (Polonia); SCOALA GIMNAZIALA, SFANTA VINERI” di Ploieiti (Romania); 32 SUsizuchavane na chuzhdi ezici “Sv.Kliment Ohridski” di Sofia (Bulgaria) hanno incontrato il direttore Ivan Scinardo, per conoscere i processi produttivi di un film documentario.

Per una settimana la Scuola Thomas More sta ospitando, dal 9 al 15 Ottobre, le delegazioni, accompagnate dalla coordinatrice dei progetti Erasmus+ Aurelia Schera e gli insegnanti di Storia, Salvatore Pirrone (Storia), di inglese, Lloyd Melbourne, e di spagnolo Mercedes Rivera Quentana.

Fra gli obiettivi del progetto gli studenti stanno ricercando e preparando i temi dei film che riguardano l’ambiente naturale, il patrimonio culturale e le opere letterarie nazionali delle regioni partner.

Tutto ciò amplierà le loro conoscenze; attraverso il lavoro di squadra, aumenterà la loro autostima, la fiducia, le capacità di comunicazione e la creatività.

 

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La “luce” del grande artista Nicola Scafidi”

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Il volume

E’ stato presentato nei giorni scorsi nel prestigioso salone del circolo canottieri Lauria di Mondello il libro” Set cinematografici siciliani” (Mohicani editore di Pietro Scaglione), curato dalla figlia di uno dei più importanti fotografi di scena italiani Nicola Scafidi.

Angela ha curato un volume che contiene le foto scattate da suo padre nei più importanti set allestiti nell’isola. Alla presentazione moderata dalla giornalista Claudia Mirto ho partecipato anch’io assieme ai colleghi Daniele Billitteri e Mimmo Rizzo.

Lo sguardo curioso e attento di Nicola Scafidi, fotoreporter e collaboratore del quotidiano palermitano “L’Ora”, restituisce momenti di vita delle maestranze e degli attori impegnati nella realizzazione di opere filmiche entrate nella storia del cinema: dal “Gattopardo” di Luchino Visconti alla trilogia sui misteri italiani di Francesco Rosi (“Salvatore Giuliano”, “Il Caso Mattei”, “Lucky Luciano”); da “Viva L’Italia” di Roberto Rossellini a “Il Viaggio” di Vittorio De Sica, da “Vulcano” di William Dieterle a “I racconti di Canterbury” di Pierpaolo Pasolini”; dal “Giorno della Civetta” di Damiano Damiani al “Mafioso” di Alberto Lattuada.

Un estratto

Ecco un estratto dal titolo: La “luce” del grande artista Nicola Scafidi” che ho voluto dare come contributo personale al libro

Le foto di scena di Nicola Scafidi, come vetrina di un film, che raccontano il complesso processo di immagine attorno al quale poi venivano costruiti i trailers e tutto il packaging, da intendersi chiaramente come impalcatura estetica. Scafidi ha lavorato tantissimo nella sua lunga carriera di fotografo di scena, incarnando un ruolo, che va sicuramente annoverato fra i mestieri più affascinanti e discreti del cinema. Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero, rappresentano ancora oggi un punto di vista diverso che non si allontana mai dal set. Scafidi se ne stava spesso in penombra, quasi a diventare invisibile; non era illuminato dalla key light  che generalmente sta sempre puntata  sugli attori.   La passione per la fotografia di Nicola Scafidi, ereditata dal padre, non lo ha mai abbandonato; il lavoro certosino di ricostruzione e catalogazione che sta facendo la figlia Angela è un vero e proprio atto d’amore, per mantenere viva la memoria di un grande uomo che con i suoi migliaia di fotogrammi è da considerarsi a pieno titolo nella storia del nostro tempo. Il termine fotografia deriva dalla congiunzione di due parole greche: luce (φῶς, phṑs) e grafia (γραφή, graphḕ), ne deriva che fotografia significa “scrittura di luce”. Quest’opera è “Luce!”

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In Tendenza