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Cinema

Renato Casaro, l’ultimo illustratore del cinema

Ivan Scinardo

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Il buono, il brutto e il cattivo

Iconici, affascinanti, divertenti: i manifesti realizzati da Renato Casaro, classe 1935, fanno parte integrante della storia del cinema e della nostra cultura.

L’illustratore trevisano che a Roma trovò la sua America non si limitò a riprodurre su carta le scene dei film ma a catturarne il senso profondo, cercando la giusta ispirazione, creando anche dei poster simbolisti come accadde con “Il tè nel deserto” di Bernardo Bertolucci.

 

Attraverso le testimonianze di produttori cinematografici come Aurelio De Laurentis, Vittorio Cecchi Gori, di attori come Carlo Verdone e Terence Hill e di critici come Goffredo Fofi, il regista fa un ritratto dettagliato della lunga carriera da illustratore di Casaro, interrotta con l’avvento di tecnologie come Photoshop.

Il regista

Bencini si spinge fino a dentro la villetta – studio dell’artista a Treviso nella quale Renato Casaro custodisce locandine, bozzetti, schizzi e tanti altri ricordi del suo lavoro: un’enciclopedia variopinta della settima arte. “La Bibbia”, “Balla coi lupi”, “Nikita”, “Opera”, “La casa”, “Amici miei”, “Il nome della rosa”, “Vacanze di Natale”, tutto il filone dei film con Bud Spencer e Terence Hill, “C’era una volta in America”, “Il buono, il brutto e il cattivo”, “Terminator”: sono solo alcune delle locandine “cult” di Casaro che passò con inventiva dal bozzettismo dei primi anni, al realismo negli anni ’70 fino all’iperrealismo negli ’80. Creazioni frutto di uno studio approfondito, di visite sui set e di confronti ragionati con registi e produttori, preservando sempre la libertà artistica che Casaro ha sempre preteso dai suoi committenti. Catturandone in pieno lo spirito e lo stile dell’illustratore, le sue erano scene sempre “in movimento” mai statiche, Walter Bencini accompagna i diversi racconti animando le locandine più belle, omaggiando così in maniera efficace il Maestro.

L’arte dell’illustratore

Un’arte riconosciuta in tutto il mondo cinematografico e non solo tanto che Quentin Tarantino per il suo ultimo film “C’era una volta a … Hollywood” ha chiesto personalmente a Casaro di riprodurre la locandina del film “Il west ti va stretto amico… è arrivato Alleluia” di Giuliano Carnimeo con il volto di Leonardo Di Caprio.

“L’ultimo uomo che dipinse il Cinema

Nel suo studio vediamo l’illustratore ormai in pensione completare un’immensa tela che fa il verso al “Giudizio Universale” di Michelangelo sostituendo i santi, i dannati e i beati con i protagonisti del cinema di tutti i tempi, ridisegnare alcuni suoi lavori e lasciarsi andare ad aneddoti, spiegazioni approfondite sulla sua tecnica, considerazioni sul passato e sul presente dei poster cinematografici e con un pizzico di malinconia ripensare a quando un manifesto non era solo mera promozione ma arte pura. “L’ultimo uomo che dipinse il Cinema” è sicuramente un documento prezioso per conoscere e apprezzare una parte importante della storia del cinema. (Finte: Cineaitaliano, Caterina Sabato).

Cinema

Totò Cascio, la gloria, la prova e il suo Nuovo C. Paradiso

Ivan Scinardo

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Totò Csscio e Felice Cavallaro

Totò Cascio e la sua rinascita

Nell’ambito degli appuntamenti di “Libri in piazza” organizzati dalla “Strada degli scrittori” nell’ambito del progetto Global Learning III ideato dal Consorzio universitario Empedocle di Agrigento.
Dopo il successo dell’incontro in presenza al liceo classico di Agrigento  per la presentazione del libro di Mario Avagliano Sciuscià, paisà e segnorine, il 5 maggio, a Ribera, al cine-teatro “Lupo”, è stato presentato il libro: La gloria e la prova di Salvatore Cascio, il piccolo Totò del celebre film Nuovo Cinema Paradiso.

Ivan Scinardo

Il libro, pubblicato da Baldini+Castoldi, è stato presentato da Felice Cavallaro, giornalista e scrittore, direttore della “Strada degli scrittori” e da Ivan Scinardo, direttore della sede Sicilia del  Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, alla presenza dello stesso autore che in queste ultime settimane sta girando tutt’Italia proprio per presentare questo libro scritto con Giorgio De Martino (e con la prefazione di Giuseppe Tornatore è la postfazione di Andrea Bocelli).

L’incontro, coordinato da Salvatore Picone dello staff della “Strada degli scrittori”, è stato introdotto dal sindaco di Ribera Matteo Ruvolo, dal presidente Ecua Nenè Mangiacavallo e da Antonia Triolo, dirigente dell’istituto “F. Crispi”.

Nel corso della manifestazione, sono intervenuti gli alunni dell’istituto, che hanno realizzato un bel collage di immagini tratte dai film a cui ha partecipato Totò Cascio e l’orchestra da camera del Conservatorio “Toscanini” di Ribera diretto dal Maestro Alberto Maniaci.

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Cinema

Lo sciacallo di Dan Gilroy, e il giornalismo spettacolo

Ivan Scinardo

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Lo sciacallo di Dan Gilroy (2014)

“Se fatti cruenti e sanguinosi non accadono, basta farli accadere” è il motto di un ladruncolo che, trovandosi per caso sul luogo di un incidente stradale decide di riprenderlo in tutti i suoi particolari più cruenti.

Quando vede che dei reporter free-lance lo stavano già facendo decide di intraprendere quella carriera e iniziare così a inanellare successi di audience. E’ la sua produttrice che intuisce le sue potenzialità e lo spinge sempre più a osare.

Lo scenario del film è la notte, passata tutto il tempo dall’uomo, un bravo Jake Gyllenhaal, che, come uno sciacallo, attende la tragedia per filmarla.

L’ascolto della radio della Polizia

Si mette in ascolto delle comunicazioni radio della Polizia in attesa che succeda qualcosa. Ottimo esordio alla regia per Gilroy, che sceglie di mostrarci il lato più cinico e meschino del fotoreporter in chiave moderna, ponendo al centro della vicenda un ragazzo venuto dal nulla con un passato di disprezzi e umiliazioni.

I punti di forza del film oltre alla regia e alla sceneggiatura anche la fotografia di Robert Elswit e la colonna sonora di James Newton Howard.

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Ci vediamo la scena del colloquio in cui Lou Bloom l’attore Jake Gyllenhaal fa il colloquio a Rik, Rizwan Ahmed, conosciuto anche come Riz MC,  un attore e rapper britannico di origini pakistane che lo assume come suo assistente

 

 

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Cinema

L’inventore di favole di Billy Ray (2003)

Ivan Scinardo

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L’inventore di favole di Billy Ray, un racconto onirico del giornalismo

Quinto Potere, Prima Pagina o Dentro la notizia, potrebbero essere i titoli dei film che più si avvicinano alla sceneggiatura di questo film che racconta la storia vera di Stephen Glass, un giovane di 23 anni entrato come redattore nell’autorevole rivista di politica e cronaca, The New Republic dopo un percorso da freelance in riviste del calibro Rolling Stone, Harper’s e George.

Alla metà degli anni 90, gli articoli di Glass avevano fatto di lui uno dei giovani giornalisti più ricercati di Washington, ma una strana catena di eventi bloccò dall’oggi al domani la sua brillante carriera.

Il protagonista del film L’inventore di favole è l’attore Hayden Christensen

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MymoviesMymovies

Andrea Chirichelli su Mymovies scrive: “Ne L’inventore di favole parla non sono della ascesa e della caduta di uomo, ma anche e soprattutto della libertà di stampa.

Colpisce anche l’etica nel giornalismo, valore essenziale, ma spesso dimenticato, in un mondo dominato dalla comunicazione”.

“L’America costruisce molti miti ed altrettanto facilmente li distrugge. Epifanica di questo processo è la storia di Stephen Glass, giornalista di grande successo agli inizi degli anni 90′, caduto giustamente in disgrazia alla scoperta che buona parte dei suoi “scoop” erano inventati di sana pianta”.

L’inizio del film

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