Connect with us

Cinema

La vita va così, è una lezione di vita  

Published

on

“La vita va così” non è solo un film  ma è una lezione di vita. La storia di Efisio Mulas ci ricorda che la dignità non ha prezzo e che le nostre radici sono il tesoro più grande  che abbiamo. In un mondo che corre dietro al profitto,  questo lungometraggio è un inno alla vita e alla solidarietà.

Efisio Mulas

 In questo mondo non contano i passi che facciamo ma le impronte che lasciamo! E’ una storia di prepotenza da parte di una società immobiliare milanese che a tutti i costi vuole costruire un resort a cinque stelle. Una storia che parte nel 1975 quando il pastore Efisio Mulas  e la sua famiglia dissero di no alla prima offerta  e passati 25 anni la risposta è sempre la stessa, un no fermo, senza se, né ma…

L’offerta

Un’offerta di 150 milioni per distruggere  un pezzo di paradiso. Con la promessa di 2500 posti di lavoro più l’indotto. Fino a rifiutare un milione di euro. C’è una battuta nella sceneggiatura che mi ha molto colpito: “ E’ più facile che si dimetta il papa, che Efisio Mulas venda  Bellesa Manna!”.

Progresso sostenibile, cinema sociale, come specchio della società, commedia sociale che unisce intrattenimento e impegno civile.  E’ veramente un bellissimo film che ci insegna a superare le difficoltà e le ingiustizie della vita.

Le musiche

Una lode alle musiche di Moses Concas che riesce a creare delle suggestioni poetiche  e romantiche soprattutto nell’ultima scena del film quando  suona l’armonica da Dio, con uno stile travolgente e unico. Una lode va indirizzata ai direttori della fotografia Simone D’Onofrio e Saverio Giuliana, che hanno saputo valorizzare le bellezze del paesaggio e l’atmosfera onirica della Sardegna.

Sinossi

Il film pone un’attualissima questione identitaria- ambientale e affronta lo scontro tra la tutela dell’ambiente e la spinta allo sviluppo economico.  La vita va così  è stato girato nel 2025 è un dramma thriller sociale ispirato alla storia vera del pastore sardo Ovidio Marras, che difese la terra a Teulada contro  un imponente progetto di speculazione ambientale.

Il protagonista rifiuta offerte da capogiro da parte di un potente gruppo immobiliare e si trasforma in una battaglia legale in cui il pastore prova da solo a combattere gli affaristi che cercano di convincere la comunità locale a cedere i luoghi di un’ inestimabile bellezza.

Il singolo contro il profitto dei giganti, è una vecchia storia che  si ripete sin dai tempi dall’unità d’Italia,  da quando il sud è stato depredato delle sue ricchezze e costretto in  povertà. In questo film l’apertura è magica e strepitosa con il pastore, le vacche e  mare incontaminato. Sembra una immagine della Bibbia.

Nel sud della Sardegna

(a Tuerredda) qualcuno ancora resiste alla prepotenza dell’idea che hanno i “cummenda”, sulla gente dell’isola, per loro basta alzare la cifra per prendersi il mondo dalle stanze ovattate di Milano! Nella gran Milan si fanno affari,  il sud è visto solo come limone da spremere! La Sardegna è una terra meravigliosa e al tempo stesso desolata e abbandonata al suo destino com’è abbandonato da tempo tutto il sud.

 La vita va così, è il sedicesimo lungometraggio del regista di Riccardo Milani, selezionato come film d’apertura alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Il vecchio pastore Efisio Mulas (Ignazio Giuseppe Loi), minacciato instancabilmente da un imprenditore di Milano, il quale avrebbe voluto  spazzare via la natura di quell’area sarda ancora incontaminata. Efisio è disinteressato al fattore economico, si sottrae con forza, protetto esclusivamente dall’amore della figlia Francesca (Virginia Raffaele) e delle sue vacche.

E’ l’ultimo dei pastori,  a cui nessuno può strappare via il nido d’una vita e le sue  solide radici. Nemmeno un’offerta milionaria.

Conclusioni

La domanda che mi sono posto e penso si saranno posti tutti gli spettatori era questa: chi era quest’uomo così  potente e senza scrupoli, che alzava sempre la posta in gioco e che voleva sopraffare i diritti di un vecchio pastore legato  profondamente alla sua terra? I milanesi non hanno mai amato il sud e come molti  politici  hanno cercato solo i voti e trarre il massimo profitto senza farsi alcuno scrupolo.

Confesso, che la seconda parte del film ha rallentato l’attenzione dello spettatore, poteva essere ancora più coinvolgente. Molto bravi Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Geppi Cucciari.  L’interpretazione di Diego Abbatantuono mi ha lasciato perplesso, in certe scene non era convincente.

Il film va portato nelle scuole per aprire dei dibattiti con i giovani. Sono certo, che riceverà dei premi importanti nei Festival internazionali del cinema. 

Maurizio Piscopo  

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Bud, Terence e l’aritmetica di un mito

Published

on

Con “Non c’è 2 senza 4” Carmelo Franco racconta la coppia più amata del cinema italiano, e tutto quello che le è cresciuto intorno

Si può scrivere un saggio serio su Bud Spencer e Terence Hill senza tradirne la leggerezza? Carmelo Franco ci riesce con Non c’è 2 senza 4. Bud Spencer, Terence Hill e gli altri (Antipodes, 2026). Il libro si avvale della prefazione di Valentino Picone, che di coppie comiche se ne intende, e della postfazione di Paolo Di Fresco, avvocato e cinefilo come lui, con cui ha firmato altri due saggi: un testo affettuoso e autobiografico, che parte da un pomeriggio del 1985 al cinema Fiamma di Palermo, accanto al padre.

Il racconto

Il racconto inizia dalla fine: Botte di Natale (1994), l’ultimo film girato insieme, un tentativo tardivo di riportare in scena Trinità e Bambino, con nomi cambiati per ragioni di diritti: un insuccesso che segnò la fine di un’epoca. Da lì Franco torna indietro. Mario Girotti e Carlo Pedersoli lavorano sullo stesso set in Annibale (1959), senza mai incrociarsi in scena. Si ritrovano quasi per caso in Dio perdona… io no! di Giuseppe Colizzi e assumono i nomi d’arte con i quali sono da tutti ricordati. Infine arrivano a Enzo Barboni, che con Lo chiamavano Trinità chiude lo spaghetti western nella farsa e li porta per sempre nell’immaginario collettivo. Poi i generi cambiano, dal poliziesco alla commedia d’avventura, ma la coppia resta sempre uguale a se stessa.

 La formula efficace

La tesi centrale è convincente. Totò, il comico di riferimento per tutti i colleghi a venire, assorbiva chiunque gli stesse accanto. Bud e Terence inaugurano invece una sorta di “democrazia attoriale”, una stella binaria in cui nessuno dei due fa da spalla all’altro. La formula diventa così solida da superare registi e generi: i film della coppia finiscono per fare genere a sé, e la squadra che vince non è il binomio attore-regista ma la coppia stessa, mentre dietro la macchina da presa gli autori si alternano.

Gli altri

La parte più originale del libro sta però nel suo sottotitolo: gli altri. Franco ricostruisce con gusto cinefilo la stagione dei “cloni”. Per cinque film, tra il 1974 e il 1976, Michael Coby (al secolo Antonio Cantafora) e l’americano Paul L. Smith rifanno la coppia originale. Hanno gli stessi doppiatori, Pino Locchi e Glauco Onorato, e le stesse musiche degli Oliver Onions, fino al dittico di Simone e Matteo. Da qui nasce anche il titolo del saggio. Accanto ai cloni ci sono la parodia di Franco e Ciccio, i “sequel apocrifi”, il remake di …Altrimenti ci arrabbiamo! del 2022 e un fan film come Django Undisputed. Qui si vede la formazione giuridica dell’autore: le pagine sul riciclo delle formule di successo, sospeso tra la unfair competition invocata dalle major americane e la più elastica disciplina italiana sul diritto d’autore, sono tra le più interessanti del volume.

I libri dell’autore

La produzione saggistica di Franco segue due strade parallele. Da un lato c’è una ricerca che incrocia cinema, crimine e giustizia, e in cui pesa la sua esperienza di penalista: Il cinema di mafia (2009) e Il cinema fuorilegge (2025), entrambi firmati con Di Fresco, e Giovanni Falcone al cinema (2022). Dall’altro c’è lo sguardo sul cinema popolare, a cui appartiene questo libro. Qui il volume si pone idealmente in linea di continuità con A scuola da Dino Risi. Il sorpasso e i suoi epigoni con cui condivide il metodo: un film o una coppia diventano la matrice da cui far discendere gli epigoni, e i generi sono letti come specchio del Paese. Tra i due libri corre anche un filo sottile: il giovanissimo Mario Girotti aveva esordito proprio con Risi, in Vacanze col gangster (1952), dieci anni prima de Il sorpasso. Fa invece storia a sé Ciak si gioca (2026), dedicato all’epica sportiva.

Logos

Il volume è stato presentato a Palermo nell’ambito di Logos – Parole dal Mediterraneo, a Villa Filippina. Accanto all’autore c’era Valentino Picone, che ha ripercorso le traiettorie delle grandi coppie comiche; a moderare l’incontro, Pippo Gigliorosso.

Resta, alla fine, la conclusione cui arriva lo stesso Franco: l’icona Bud & Terence non si può replicare. «La si può solo amare, citare, ricalcare».

 

Continue Reading

Cinema

Ketticè, il film di Giovanni Tortorici

Published

on

Dopo il debutto nella sua opera prima Diciannove, il giovane regista palermitano Giovanni Tortorici, coin Ketticè è stato molto apprezzato al festival di Locarno e da pochi giorni il film  nelle sale dell’Isola dal 27 agosto, con Monica Bellucci che ha conquistato il Pardo per la miglior interpretazione.

Ketticè è prodotto da Luca Guadagnino, con il contributo della Sicilia film Commission. Il regista e sceneggiatore prosegue l’esplorazione del mondo giovanile esplorando la ricerca di sé, il distacco e il desiderio di libertà tipici dell’adolescenza.

Il film è ambientato nella Palermo del 2012. Ci faremo raccontare la scelta e l’interpretazione dei protagonisti per protagonisti i giovani Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa, anche loro palermitani

 

Continue Reading

Cinema

 C’era una volta l’Odissea

Published

on

L’ Odissea  di Omero è uno dei grandi capolavori della letteratura occidentale e un testo fondamentale. Il poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero e composto probabilmente tra il IX e l’VIII secolo a.C., racconta il lungo viaggio di Ulisse, o Odisseo, verso Itaca dopo la guerra di Troia.

A differenza dell’Iliade, centrata sulla guerra e sul valore degli eroi in battaglia, l’Odissea è il poema dell’intelligenza, dell’astuzia, della curiosità e della capacità di sopravvivere alle prove.

Il regista

Il noto regista britannico Christopher Nolan ha girato 13 lungometraggi nel corso della sua carriera tra cui Inception, Oppenheimer  e Odissea che è un film epico d’azione, girato in diverse parti del mondo, che utilizza una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX 70 mm, che si può apprezzare completamente soltanto in 20 cinema sparsi in tutto il mondo, nessuno in Italia.

Le difficoltà logistiche

Colpisce sapere che per le riprese del film è stato approntato un ponte aereo nell’isola di Favignana per il trasporto di una pesantissima attrezzatura cinematografica. E’ stata allestita una nave capace di navigare, realizzata secondo una tecnica antica con materiali originalissimi; gli attori hanno dovuto imparare a usare i remi e le vele.

Il parere dei critici

I critici nei confronti di questo film si sono sbizzarriti e divisi alla ricerca di originali chiavi di lettura nell’opera di Omero. Alcuni concordano nell’affermare che questo kolossal è da considerare un traguardo del cinema moderno,  dotato di un grande senso di concretezza.

Il suono

Il suono è curatissimo, qualcosa di straordinario con gli effetti della pioggia battente, lo scafo che si scricchiola, lo schiocco delle vele e la tempesta improvvisa con il cambio dei venti. Lo spettatore viene catapultato in mare quasi in un sogno improvviso. Il regista Cristopher Nolan con questo film intende raccontare un’epoca in cui gli uomini sono incapaci di dominare la natura,  e riprende un grande e profondo messaggio di Omero.

La scena delle sirene e Polifemo

Splendida la scena delle sirene che stregano i naviganti, poco convincente il gigante Polifemo che è rappresentato come un vecchio pastore abbruttito. Più di un critico ha accostato Polifemo a un film giapponese sulla sia di Godzilla, con creature enormi e distruttive. Manca nel film la classica frase a cui siamo tutti abituati:  “Come ti chiami chiede Polifemo ad Ulisse ed egli risponde Nessuno!”

Il ritorno a casa di Ulisse

Alla fine nel racconto di tutti i racconti, Nolan non è riuscito a cogliere la poesia e gli spunti colti da Omero. Secondo il giornalista Corrado Augias nella lacerata coscienza di Ulisse c’è un cruccio, lo scrupolo, il pentimento di avere distrutto la civiltà troiana, una grande civiltà, se pensiamo che Virgilio fa discendere Roma dalla civiltà di Enea.  Il ritorno a casa di Ulisse, dopo lo sfiancante assedio di Troia, non è dei più facili, tra sirene, Polifemo e Circe…

Il successo di Nolan

Prodigioso figlio del cinema british (non solo regista ma anche attore,  produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, fotografo, montatore), Nolan ha cavalcato gli ultimi 26 anni con una serie di successi planetari (Memento, The Prestige, Batman Begins, Il Cavaliere oscuro – il ritorno, Inception, Interstellar, Oppenheimer), legando il suo stile ad una personalissima gestione del tempo e dell’inquadratura.

La legge degli dei

Odissea si rivela uno specchio brutale e consolatorio dei nostri tempi, ricordandoci che nessuno torna mai davvero uguale dai propri viaggi. In Odissea è molto presente il tema della colpa, in questo modo Nolan reinterpreta il mito di Omero. Per Nolan la legge degli dei è infranta dal Cavallo. Il regista con quest’opera cinematografica ci regala un pezzo della nostra epoca.

Gli achei (i greci) dell’Iliade, dell’Odissea, tutta la civiltà greca si basava su ospitalità, viaggio, nostoi (ritorno a casa), struggente nostalgia su lunghe navi con giorni e giorni di navigazione…

Il film è  stato definito un’opera tragica e necessaria: l’Odissea è il film del nostro tempo!

Ecco una delle domande che ci pone il regista:

“Come sono diventati gli uomini del nostro tempo, cosa stanno cercando… Le cose perdute non ritornano, è un messaggio contro le guerre che stanno distruggendo la nostra civiltà. Occorre la pace  è urgente e necessaria”… Tre ore di cinema, di sangue e polvere  che fanno riflettere e sognare lo spettatore. Noi che viviamo immersi nelle grandi tecnologie iperconnesi giorno e notte  abbiamo perduto l’umanità, ci siamo abituati alle guerre e alla morte di bambini innocenti…  

Nolan modernizza Omero è lo rinterpreta?

Alcune variazioni narrative sorprendono e funzionano, altre ribaltano aspettative consolidate. Il film è stato girato in Islanda, in Grecia, in Marocco e in Scozia. I luoghi che hanno stregato il pubblico di ogni parte del mondo sono Favignana, Lipari, e le isole Eolie. Il film è così immenso che lo voglio rivedere  un’altra volta, allo Science Museum Imax  Theatre di Waterloo. Solo qui potrò provare l’emozione del fim visto con la tecnologia  IMAX 70 mm…

Odissey, USA – Grand Bretagna; 2026 (Con: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya (172’)

Giuseppe Maurizio Piscopo

   

Continue Reading

In Tendenza