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Religione

Una maglietta e una camicia  raccontano amore e perdono

Ivan Scinardo

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La camcia e e la maglietta due simboli del martirio

La camicia azzurra insanguinata che Rosario Livatino indossava il 21 settembre del 1990, quando fu ucciso dai sicari della cosca mafiosa “Stidda” è  dal 9 maggio, giorno della beatificazione, una preziosa reliquia da venerare e “il suo sangue diviene seme di cambiamento, trasformazione e rinascita” per la terra di Sicilia.

La maglietta bianca insanguinata che Karol Józef Wojtyła indossava il 13 maggio 1981, quando Mehmet Ali Ağca alle ore 17,17 in piazza San Pietro sparò due colpi di pistola per ucciderlo, è stata custodita dall’infermiera dell’Ospedale Gemelli, Anna Stanghellini.

Suor Maria Rosaria Matranga, superiora della casa Regina Mundi, che ospita suore anziane e ammalate, ove le Figlie della Carità offrono un servizio di mensa per i poveri, accolgono mamme e bambini in difficoltà e immigrati in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, racconta del dono ricevuto dalla signora Anna Stanghellini, la quale, infermiera nella sala operatoria del Gemelli il 13 maggio 1981, quando vide a terra, tagliata, la maglietta del Papa, intrisa di sangue la raccolse come preziosa reliquia, l’avvolse in una garza e poi in un asciugamano, custodendola devotamente a casa.

Nel 1996, quando era anziana e sola ha bussato  alla porta della casa Regina Mundi per chiedere ospitalità e rimanere tra le suore che aveva conosciuto nella sua giovane età. “La comunità ha aperto le porte ad Anna con grande affetto e con grande cura”.

Nel 2000, in occasione del Giubileo, Anna chiamò la superiora della casa, suor Beatrice Priori, ora Superiora provinciale della Congregazione delle Figlie della Carità, dicendole che aveva un dono da fare alla Comunità, consegnandole l’involucro contenente la maglietta ed un foglietto in cui dichiarava i motivi per i quali era in possesso di quella reliquia di Giovanni Paolo II.

La reliquia

Nel 2004, dopo la morte di Anna la preziosa reliquia è stata incorniciata e, con le autorizzazioni del Vaticano, è ora esposta nella Chiesa del quartiere Boccea, meta di pellegrini che invocano la benedizione del Santo Papa polacco.

Intensa la partecipazione dei fedeli il 13 maggio, in occasione del quarantesimo anniversario dell’attentato di  San Giovanni Paolo II.

Le due reliquie, intrise di sangue, raccontano un grande evento, testimoniano l’ardore del martirio, e nel silenzio parlano di fede, amore e perdono

Giuseppe Adernò

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Cultura

Atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Giuseppe Adernò

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Venerdì 25 marzo, durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle ore 17:00 nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà all’Immacolato Cuore di Maria la Russia e l’Ucraina.

Nel testo che la Santa Sede ha trasmesso e che sarà recitato dai Vescovi, in tutte le Diocesi in unione spirituale al Sommo Pontefice,  si condensa il grido di allarme per una guerra che fa tremare il mondo intero e che produce morti, sofferenze, disagi e traumi le cui conseguenze durano nel tempo.

Mentre il rumore delle armi non tace, la  preghiera  indirizza gli animi alla pace, riprendendo la via da tempo smarrita .

La solenne consacrazione e affidamento al Cuore Immacolato di Maria  in modo speciale la Russia e l’Ucraina, come suggerito dalla Vergine ai Pastorelli di Fatima,  è carica di fiducia e di speranza affinché le relazioni tra gli Stati  imbocchino il sentiero del dialogo e della cooperazione nelle ricerca del miglior bene per tutta l’umanità.

A Maria vengono consacrate: l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.

Le dolci litanie di invocazione, devote suppliche di grazie e benedizioni scandiscano i giorni di attesa della primavera della pace, affinché  nel cielo  riappaia un nuovo arcobaleno, una nuova alleanza di dialogo e di fraternità tra i popoli.

Giuseppe Adernò

Preghiera

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.

Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!

Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza.

Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto.

Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno.

Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.
Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.
Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.
Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.
Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.
Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare.
Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.
Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità.
Regina della pace, ottieni al mondo la pace.

Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata.

Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria.

Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.

Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen.

FonteSanta Sede, 23 Marzo 2022.

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Cultura

Un vescovo pugliese alla guida della Chiesa di Catania

Giuseppe Adernò

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Nella città di Andria ha trascorso gli anni del suo ministero di:  rettore del Seminario;, docente di Religione al liceo classico;  direttore della Scuola di formazione all’impegno socio-politico della diocesi di Andria;, iniziatore e direttore del mensile diocesano “Insieme” ed il prossimo 23 gennaio compirà 56 anni.

Ordinato Sacerdote nel 1991, è stato eletto alla sede vescovile di Cerignola – Ascoli Satriano il 1° ottobre 2015 e consacrato Vescovo il 2 gennaio 2016.

Nominato Segretario della Conferenza Episcopale Pugliese ha svolto anche dei compiti nazionali come “Visitatore Apostolico” per i Seminari d’Italia; membro della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace.

Con questo ricco curriculum di esperienze pastorali Mons Renna potrà bene guidare l’arcidiocesi di Catania con i suoi 930 anni di storia, che necessita di un rilancio, di una spinta di ripresa e di risveglio da un lento torpore e la sua nomina viene salutata come una nuova “Pentecoste” di catechesi, di missione e di servizio sulla scia del Vangelo.

Il 9 marzo del 1092, infatti, Ruggero I di Sicilia e Papa Urbano II ristabilirono la Diocesi. Primo Vescovo fu Angerio. Venne completata la costruzione della Cattedrale di Sant’Agata e sotto il suo successore ,Giovanni Aiello,  che morì in cattedrale nel terremoto del 1169, le reliquie di Sant’Agata furono riportate in città.

 

Come ha scritto a commento del messaggio per la 55° Giornata mondiale della Pace, (1° gennaio 2022) Mons. Renna sollecita tutti ad essere “artigiani e architetti di pace”, nei partiti, nei movimenti, nelle istituzioni, aperti ad una progettualità lungimirante di cui si può nutrire l’impegno sociale economico e politico e , come recita il motto del suo stemma vescovile “Aedificare in Charitate” sarà architetto e costruttore di carità, che si declina nell’accoglienza e si proietta ad un reale ed efficace  cammino di progresso e di sviluppo.

E’ altresì simbolica nello stemma l’immagine del melograno, frutto che richiama la carità e, per la modalità compatta con cui sono disposti i chicchi al suo interno, diventa segno di comunione ecclesiale, da costruire e custodire.

Da saggio Pastore sarà aperto ad un dialogo tra le generazioni “tra adulti distratti dal mito di Peter Pan, che hanno visto cadere   i sogni in frantumi” e i giovani che attraverso l’educazione e il dialogo acquisiranno un nuovo stile di vita, divenendo costruttori attivi nell’edificazione di un ordine secondo giustizia e carità.

Come tutti i Vescovi avrà cura del Seminario, “pupilla dei suoi occhi” e quest’anno il Seminario di Catania compirà 440 anni, essendo stato fondato, come primo Seminario siciliano nel 1582 dal  Vescovo Prospero Rebiba.

Sfogliando il curriculum e la ricca scheda delle pubblicazioni di Mons. Renna si registra che è stato Vicepostulatore della causa di beatificazione del Vescovo di Andria Mons Giuseppe Di Donna e ne ha esaltato “Il primato della carità nel pensiero e nell’opera”.

Si auspica che con la sua guida si possa raggiungere il traguardo della canonizzazione del nostro Beato Benedetto Dusmet, apostolo della carità.

Docente di Teologia morale, come dimostrano i suoi scritti e la tesi sul tema “ Eros e salvezza: un percorso teologico morale”, così pure “ Il fondamento teologico dei diritti umani. Una meta-etica al servizio dell’etica” apporterà certamente un respiro alto alla bioetica, alle “neuroscienze e comportamento umano” e sulla scia dei precedenti Vescovi condurrà la Diocesi di Catania a respirare gli antichi splendori di profonda religiosità, come documentano le splendide chiese barocche, gli artistici monasteri e la fervida devozione popolare per la giovane Martire Agata.

Sarà il quarto Vescovo di Catania di nome “Luigi”, dopo Mons Luigi Caracciolo (1530-1536); Mons Luigi Bentivoglio (1952.1874) e Mons Luigi Bommarito (1988.2002)

Sono trascorsi 400 anni dal primo Sinodo diocesano, celebrato nel 1622, con la guida del Vescovo Giovanni Torres de Osorio; altri Sinodi sono stati organizzati nel 1668 dal  Vescovo Michelangelo Bonadies  e nel 1918  per iniziativa del Card. Giuseppe Francica-Nava de Bontifè.

Ora il nuovo Arcivescovo guiderà la diocesi nel cammino sinodale verso il 2025 al fine di restituire vitalità al tessuto sociale culturale e spirituale dell’intera Comunità diocesana.

Un fervido augurio per un buon cammino.

 

Giuseppe Adernò

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Religione

50 anni dalla COMMUNIO ET PROGRESSIO

Giuseppe Adernò

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Istruzione pastorale  sugli strumenti della Comunicazione Sociale

Porta la data del 23 maggio 1971  l’Istruzione Pastorale “Communio et progressio”  pubblicata per  disposizione del Concilio Vaticano II  in occasione della V Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Per meglio approfondire il ruolo dei comunicatori cattolici,  in occasione di un incontro regionale dei Presidenti UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana), della Sicilia,  il consulente ecclesiastico Don Paolo Buttiglieri, ha illustrato  i segni epocali di cambiamento ed ha  aperto lo scrigno prezioso della “Communio et progressio” ricco di profetiche enunciazioni  che risultano ancor oggi attuali e significative per meglio comprendere e dare attuazione concreta alla “politica delle comunicazioni sociali” oggi dominata dal Web.

Il documento pontificio, articolato in tre capitoli con introduzione e conclusione,  prende in esame gli strumenti di comunicazione: stampa, cinema, radio, televisione, ed oggi possiamo aggiungere i social e l’universo del web,  indirizzandone le finalità verso  la comunione  e il progresso della società.

Nel testo sono condensati i principi dottrinali e i suggerimenti operativi per un’azione pastorale  efficace e funzionale al cammino di fede, che coinvolge l’uomo nella sua esperienza esistenziale.

La comunicazione sociale,  si legge nel testo,  tende a far sì che l’uomo, moltiplicando gli scambi vicendevoli, raggiunga una maggiore consapevolezza nell’impegno comunitario della vita” che coinvolge diverse persone  e “gli strumenti della comunicazione possono certamente dare un grande apporto al rafforzamento delle relazioni umane”.

E’ necessario che vengano rispettati i valori morali e sociali che qualificano le relazioni umane, perché nell’atto comunicativo si concretizza un gesto di “donazione”, di trasmissione di notizie, di informazioni e di idee.

“Dare voce a chi voce non ha” è  un’espressione di carità, di attenzione e di rispetto verso gli altri, senza strumentalizzazioni e secondi fini.

All’art. 17 solo elencati come “requisiti di  ogni comunicazione:  la sincerità, l’onestà, la veracità.”, considerati come fattori essenziali che afferiscono alla “moralità” della singola persona e dell’intera comunità civile.

Nella seconda parte,  il documento prende in esame  il contributo delle comunicazioni sociali  al progresso umano, e nei due capitoli vengono analizzati gli influssi delle comunicazioni nella società al fine  della formazione dell’opinione pubblica.

Analizzando gli ambiti dell’educazione, della cultura,  e delle espressioni artistiche  si evidenzia come  gli strumenti della comunicazione assumano  oggi un ruolo sempre più esteso e determinante per la diffusione delle  attrezzature  audio-visive, le registrazione sonore e visive, gli apparecchi radiofonici e televisivi,  sono diventati ordinari sussidi didattici degli insegnanti ed oggi possiamo aggiungere le nuove tecnologie informatiche dell’universo di internet che invade i social ed una “comunicazione globale”.

Come recita la preghiera del giornalista, le comunicazioni sociali investono oggi la cultura contemporanea e influenzano le masse. Le notizie, infatti,  “possono costruire e distruggere, orientare e disorientare, rendere felici e infelici”.

Le espressioni artistiche: il cinema, il teatro, l’uso prudente della  pubblicità   contribuiscono  oggi a migliorare  il tenore di vita, ma sono indispensabili  gli interventi di formazione dei comunicatori e l’Ucsi si prefigge appunto di offrire tale servizio per un’informazione efficiente, di qualità e di verità, in contrapposizione  a quella approssimativa e faziosa o alle fake news che si diffondono sempre più .

La formazione non può limitarsi soltanto  all’ambito  tecnico, ma  deve investire  anche la sfera culturale, Proprio perché  i mezzi di comunicazione sono al servizio dell’umanità, “i comunicatori devono sentire l’impegno di servire l’uomo; tale disponibilità al servizio potrà nascere soltanto in coloro che cercano di comprendere e di amare veramente l’uomo”. La bellezza della  professione dei comunicatori, infatti, “è orientata all’essere apportatrice di sempre nuovi benefici alla società”.

Il documento prende in esame  nello specifico anche  i compiti e i doveri  dei “comunicatori” e dei “ricettori”.

Sono elementi e segni di qualità professionale la capacità del dialogo, il saper rispondere ai bisogni  degli altri e  il  soddisfare le esigenze oneste del pubblico, l’attenzione all’osservazione alla verifica dei fatti, come suggerisce il tema della 55^ giornata delle Comunicazioni sociali “Comunicare incontrando le persone come e dove sono”. Consumare le suole delle scarpe e raccontare la vita vera”.

E’ dovere dei comunicatori “non solo attenersi alla verità dei fatti, ma dare risalto, con i loro commenti, a quelli più importanti e significativi, spiegarne il significato, metterne in luce i rapporti e i nessi di causalità.

Al paragrafo 75 si legge: “Coloro che trasmettono le notizie sono obbligati, per dovere di ufficio, ad una tensione continua e ad una ininterrotta osservazione del mondo esteriore, stando sempre alla finestra aperta sul mondo, vincolati a scrutare i fatti, gli avvenimenti, le opinioni, le correnti d’interesse e di pensiero”.

Il Magistero della Chiesa raccomanda  di “essere fedeli alla  vocazione intellettuale ed artistica” e poi ancora di  “tenere presente nello stesso tempo il formidabile potere, che tale vocazione comporta, di condurre cioè gli uomini alla felicità e al progresso, e di coglierne i gravi doveri, che ne derivano”

 Sono queste le  regole e i principi dai quali non si deve mai derogare  per assicurare all’esercizio della professione di giornalisti e comunicatori la valenza di servizio pubblico e  di promozione sociale, garanzia di un reale progresso civile e morale.

L’Istruzione, preparata della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, presieduta da Mons. Martin G. O’Connor, Arcivescovo di Laodicea di Siria, coinvolge anche i “ricettori” delle notizie, disponibili ad  istaurare un “vero e autentico colloquio”, non accettando le notizie in modo passivo, ma imparando a saper selezionare con prudenza e spirito critico  le notizie.

La legislazione deve anche garantire al cittadino il pieno diritto di critica pubblica nei riguardi di tutta la gestione dei mezzi di comunicazione,.

La libertà di stampa e di comunicare, riconosciuta dall’art. 21 della Costituzione , sollecita “un responsabile autocontrollo” e citando il Concilio Vaticano II viene ribadito che “la libertà umana deve essere , con tutte le forze, rispettata e difesa”. Si sollecita ancora  “la necessità di leggi che proteggano la libertà di comunicazione e il diritto all’informazione perché l’una e l’altro siano salvaguardati da pressioni di ordine economico, politico, ideologico che ne possono impedire il libero esercizio”.

Devono essere inoltre salvaguardate dalla legge la fama, la dignità e i valori culturali degli individui e dei gruppi e  dovrà essere garantita  la libertà religiosa nell’uso di questi strumenti.

Anticipando quanto  verrà dichiarato dalla Carta di Treviso del 5 ottobre 1990, documento che disciplina i rapporti tra informazione e infanzia, a tutela dei diritti dei minori,   l’Istruzione pontificia  dichiara  che “le disposizioni legislative, con tutta la loro forza, dovranno difendere i giovani dai gravi danni di ordine psicologico e morale, che essi possono ricevere da certe trasmissioni, con pericolo di traumi permanenti”.

Anche la produzione di film e le trasmissioni televisive  dedicate ai ragazzi vengono suggerite come opportune e necessarie.  C’era una volta la “Tv dei ragazzi”, oggi la pluralità di canali e di strumenti social non consente il controllo e la guida selettiva adatta alle esigenze evolutive dei ragazzi e dei giovani.

I bambini di oggi, sono indifesi davanti alla dittatura dei social. Gli adolescenti di oggi rappresentano la prima generazione digitale, ed il 96,6% di essi  dichiara di possedere uno smartphone e l’88,8% ha un computer.   Inoltre il 69%  trascorre la giornata su Instagram e WhatsApp ed ha  un profilo social falso, confermando così, come nell’era liquido-moderna, l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.

Nei quattro capitoli della  terza parte dell’Istruzione  viene tracciato il percorso dell’apporto dei cattolici alla comunicazione sociale, orientata alla “trasmissione dei valori dello spirito”, alla dignità della persona, alla ricerca del bene comune.

Si evidenzia inoltre, la necessità dell’assistenza pastorale necessaria per un compito così  impegnativo e difficile. La necessità di una “guida spirituale” ed il costante richiamo alla dottrina sociale della Chiesa e ai valori dell’uomo qualificano la professione dei comunicatori nell’espletare un servizio alla società

Con saggezza e lungimiranza la Commissione pontificia, aprendo spiragli di grande profezia,  raccomanda che: “I genitori e gli educatori, i sacerdoti e i dirigenti delle associazioni cattoliche non esitino a indirizzare verso una delle professioni della comunicazione sociale quei giovani che dimostrino di avere una spiccata inclinazione e siano provvisti delle necessarie qualità intellettuali”, utilizzando anche borse di studio  e finanziamenti per la formazione tecnico-culturale degli aspiranti alla professione di giornalisti.

Il messaggio profetico enunciato cinquant’anni fa : “I sacerdoti  i religiosi e le religiose dovrebbero saper seguire attentamente il sorgere della sensibilità e dell’opinione pubblica per sintonizzarsi con il modo di reagire della gente di oggi, giacché l’annuncio della Parola di Dio deve essere rivolto ai nostri contemporanei e le comunicazioni sociali offrono un validissimo contributo a tale annuncio” ha avuto realizzazione durante  l’imprevisto lockdown e la crisi pandemica e le Chiese chiuse sono diventate un segno di   presenza e  di vicinanza  alla gente mediante i media e i canali social.

Oggi  persino la “dottrina”    viene  insegnata e trasmessa mediante l’uso del “Videocatechismo”, disponibile anche sulla piattaforma LearningGod.

Si ritiene che la conoscenza dei fondamenti della fede debba essere maggiormente vicina al gusto estetico e alla contemplazione audiovisuale. L’occhio e lo spirito, come afferma Merlau-Ponty sono fortemente coinvolti in un dialogo stretto tra capacità critica e interpretativa. Il Videocatechismo, inoltre ha un ruolo essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Il dialogo fra la Chiesa e il mondo  ha dimensioni universali e impegna a “saper leggere i segni del tempo”  e i bisogni del mondo contemporaneo.

Riguardo ai singoli strumenti di comunicazione: la stampa, il cinema, le trasmissioni radiofoniche e televisive, gli spettacoli teatrali, nel documento ne vengono elencati  i pregi e i rischi , indicando le strategie opportune per indirizzarli al comune traguardo del miglior bene della singola persona e dell’intera comunità.

La conclusione dell’Istruzione pastorale precisa alcune direttive teoriche e pratiche  di ordine generale

Precorrendo i tempi è stato scritto: “con il progresso scientifico e con l’evoluzione della tecnologia, che ha lanciato i satelliti artificiali, non mancherà molto che tutta l’umanità riceverà contemporaneamente radiocronache e telecronache da tutto il mondo. I suoni e le immagini potranno essere registrate in svariatissimi ricevitori e riprodotti a volontà con intento culturale o ricreativo, favorendo cosi un più stretto collegamento fra gli uomini, un aumento della cultura e il rafforzamento della pace.”

L’auspicio di un progresso annunciato viene oggi concretizzato, ma spesso  vengono  usate le false monete di apparenti conquiste civili, che di fatto negano e uccidono la “dignità dell’uomo che ha la vocazione di essere figlio adottivo di Dio”.

Alla concezione cristiana della vita,  che comporta dei principii immutabili, fondati sul messaggio d’amore, nel quale s’identifica il “lieto annuncio” evangelico  si contrappone nella prassi della modernità  la cultura laica dominata dal relativismo imperante che pervade interamente le sfere della vita sociale.

L’ esortazione finale di  rendere gli strumenti della comunicazione veramente utili al progresso dell’uomo e alla gloria di Dio condensa il titolo dell’Istruzione “Communio et progressio”, approvata dal Papa Paolo VI , il quale ha indirizzato “con immensa fiducia lo sguardo al futuro”,  per tessere la trama della Storia orientata verso la “promettente  nuova era spaziale delle comunicazioni sociali”.

Giuseppe Adernò

 

 

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