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Nessun risarcimento per i medici di famiglia morti a causa del Covid

Enrico Alagna

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Eroi o Martiri?

I medici di medicina generale morti di coronavirus (171 finora) non avranno risarcimenti. E questo nonostante abbiano pagato polizze assicurative per anni. Eroi a parole, veri e propri martiri nella realtà. Il motivo? Le compagnie non riconoscono il Covid-19 come infortunio sul lavoro. Tutelati dalla copertura Inail, invece, i colleghi assunti nelle strutture ospedaliere. Come dire: ci sono eroi ed eroi. Eroi di serie A ed eroi di serie B.

Per una questione interpretativa giuridica, infatti, le compagnie non riconoscono l’infezione da Covid-19 come infortunio sul lavoro. C’è già chi è pronto a rivolgersi alla magistratura. Un medico, un farmacista o un tecnico sanitario (infermieri, terapisti, radiologi ecc.) che lavorano con regolare contratto in una struttura sanitaria pubblica o privata e che si sono ammalati o si ammalano, speriamo non più, dopo essere stati contagiati da un paziente, possono contare sulla copertura assicurativa dell’Inail che considera ciò che è accaduto loro un infortunio sul lavoro.

Di conseguenza, hanno diritto a un indennizzo se riportano un’invalidità permanente che, in caso di morte, viene versato ai familiari. I medici di medicina generale svolgono un servizio – è bene ricordarlo – pubblico in convenzione con il Servizio sanitario che li paga, ad esempio, per visitare i pazienti. Non possono rifiutarsi e se vengono contagiati è obiettivamente difficile non pensare a un infortunio, ovviamente sul lavoro.

Lo stesso vale per i farmacisti, per i dentisti e per tutti gli altri operatori sanitari che hanno un’attività libero-professionale che li pone a contatto con il pubblico. Questi professionisti di solito pagano volontariamente una polizza assicurativa che copre i danni da infortuni, versando in media tra i mille e i duemila euro l’anno.

Le cifre Inail

Dall’inizio della pandemia l’Inail, spiega Patrizio Rossi, sovrintendente sanitario nazionale dell’Istituto, dati al 15 giugno, «ha ricevuto 49.021 denunce di infortuni sul lavoro da parte degli operatori del settore della sanità e dell’assistenza sociale, tra tutte la categoria più colpita con 236 decessi». Secondo i dati Inail, il maggiore numero di contagiati si è verificato tra i tecnici della salute (40,9%), seguiti dagli operatori socio-sanitari (21,3%), dai medici (10,7%) e dagli operatori socio-assistenziali (8,5%). Anche il maggiore numero dei morti è stato registrato tra i tecnici della salute (12%, di cui il 60% infermieri) seguiti dai medici (9,9%) e dagli operatori socio-sanitari (7,8%). «Solo gli operatori infettati sul lavoro che sono assicurati dall’Inail sono tutelati da questi rischi» precisa Rossi. Gli esclusi sono migliaia come, appunto, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i farmacisti e i dentisti, professionalità tra le quali ci sono stati tanti contagiati e morti, tra cui 171 medici e 14 farmacisti. Per loro, quindi, le regole dell’Inail non valgono. «Sulla qualificazione dell’infezione come infortunio c’erano orientamenti opposti tra mondo assicurativo pubblico e mondo assicurativo privato già prima della pandemia», spiega Rossi, secondo il quale, «dal punto di vista tecnico-giuridico non c’è alcuna differenza tra il sistema assicurativo pubblico e quello privato sull’interpretazione dell’infezione come infortunio». Invece, «le assicurazioni private hanno sempre escluso tutte le malattie infettive dall’indennizzo, a meno che non siano collegate direttamente a una lesione subita in precedenza. Questo — prosegue Rossi — è un concetto ormai superato di fronte a una malattia che di per sé costituisce a tutti gli effetti un evento lesivo conseguente a una causa violenta-rapida-esterna. Quello che tecnicamente è considerato un infortunio dalla medicina-legale». Per trovare una soluzione, Inail ha promosso un gruppo di lavoro per studiare l’estensione della propria tutela ai medici e odontoiatri liberi professionisti. Su come affrontare le conseguenze della pandemia in generale si interrogano le assicurazioni che, come ha detto il presidente Ania Maria Bianca Farina, stanno cercando «una soluzione assicurativa che consenta una gestione ex ante della pandemia».

Fonte: Corriere della Sera

Cultura

I festeggiamenti per il 162° anniversario di John Dewey

Giuseppe Adernò

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Nato a Berlington, nel piccolo Stato del Vermont, il 20 ottobre 1859, John Dewey, il più grande pedagogista del Novecento, viene oggi ricordato a Catania nella scuola  Primaria Paritaria che porta il suo nome.

Considerato il massimo esponente del pragmatismo americano, il filosofo esprime le ragioni profonde, educative e sociopolitiche, dell’attivismo pedagogico, divenendo Maestro del Learning by doing, che, attraverso l’imparare facendo assicura agli alunni un apprendimento efficace e significativo.

John Dewey

Nel 1897 il pedagogista aprì una scuola sperimentale presso l’Università di Chicago nella quale sostituì le «lezioni» della scuola tradizionale con una serie di «attività» o di «esperienze» che stimolano ancor più della trasmissione delle nozioni teoriche i processi di apprendimento dei bambini.

Le classi lasciano posto ai “laboratori”, scompaiono i banchi, con le loro postazioni individuali, e vengono sostituiti da tavoli per il lavoro collettivo, scompaiono le materie di studio, sostituite da attività che nascono dagli interessi degli alunni e ne motivano le ricerche; il Maestro scende dalla cattedra, e si fa facilitatore degli apprendimenti degli alunni, “guardando tutti e osservando ciascuno”.

Secondo Dewey l’attività umana, e in particolare l’attività del pensiero, nasce ed è motivata dall’azione che genera “interessi”, tende alla ricerca di soluzioni dei problemi reali che la stessa attività pone agli alunni nel corso delle loro esperienze come problemi individuali e/o collettivi. Scriveva, infatti, «Dobbiamo concepire il lavoro come metodi di vita e di apprendimento, non come insegnamenti a sé. Dobbiamo intendere il loro significato sociale, li dobbiamo considerare tipi dei processi mediante i quali la società progredisce, operazioni con le quali si rendono familiari ai fanciulli certe primarie necessità della vita in comune e modi mediante i quali queste esigenze sono state soddisfatte dalla crescente penetrazione e ingegnosità dell’uomo; in breve li dobbiamo considerare strumenti in virtù dei quali la scuola è destinata a diventare una forma schietta di attiva vita in comune, anziché un luogo appartato dove si apprendono lezioni”.

A differenza degli altri pedagogisti, Dewey non usa l’espressione comune di “ scuola attiva”, bensì “scuola progressiva” e indirizza, appunto, la sua visione educativa sul sentiero della pedagogia progressiva, intimamente connessa con lo spirito del metodo scientifico e dell’ideale democratico.

Nella comunità scolastica ciascuno è chiamato a portare il proprio contributo di originalità e creatività, che assume un valore sociale nella cooperazione interpersonale, rendendo la scuola palestra di democrazia e luogo privilegiato di sviluppo sociale in direzione democratica.

La democrazia – scrive Dewey – è qualcosa di più di una forma di governo. È prima di tutto un tipo di vita associata, di esperienza comunicata e congiunta di persone che partecipano e condividono un interesse comune, apportando ciascuno il proprio contributo.

E’ democrazia l’estendersi dell’area degli interessi condivisi e la liberazione di una maggiore varietà di capacità personali», come ha scritto Dewey ne “Il mio credo pedagogico-1897): “Il pensiero è un processo attivo che dipende da un comportamento e da una credenza”.

La pedagogia di Dewey anima e guida l’esperienza innovativa e sperimentale della scuola Primaria ad indirizzo internazionale, “scuola del pensiero intelligente”, ospitata presso la sede della Fondazione Valdisavoia, nella verde collina di Cibali, con tanto spazio verde e orti biologici.

I 18 bambini, genitori e docenti, festeggiano il compleanno del titolare della scuola, mettendo in atto azioni concrete di apprendimento e di crescita culturale e sociale in simbolica unione agli altri studenti dell’istituto John Dewey di San Martino in Pensilis, in provincia di Campobasso.

 

Giuseppe Adernò

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Cinema

“Ciao Palermo”, 5 minuti di amore puro

Ivan Scinardo

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Impazza lo short film della Redbull, di 5 minuti, realizzato da giovani cineasti palermitani

“Te ne sei andata in giro in questi giorni, eh! Sei arrivata ovunque. Ti sei messa un bel vestito e sei andata a fare pubbliche relazioni in giro per il mondo. Che ne dici di fare due chiacchiere da soli, adesso? A distanza di qualche giorno da questo clamore che ti ha travolta e ci ha travolti, abbiamo deciso di raccontarti il nostro punto di vista, rispondere a un paio di domande, chiarire alcuni dei retroscena e confessare l’amore che sta dietro a questo progetto e al nostro lavoro”, inizia così la lettera che due giovani imprenditori palermitani, da sempre con la passione per il video e la regia, hanno voluto scrivere alla città di Palermo e ai suoi cittadini.

Il loro lavoro filmico è andato in onda in occasione del Gran premio di Monza, e qualche giorno aveva raggiunto oltre un milione di visualizzazioni sulla piattaforma Youtube, restituendo una immagine della città da fare invidia anche a Miami. 15 mesi di incontri e trattative per convincere la committenza ad affidare alla società palermitana, Just Maria, nata nel 2017, al terzo piano, senza ascensore, specificano Albanese e Lo Forti, di Corso Vittorio Emanuele, la realizzazione di questo progetto, visionario e folle ma straordinariamente innovativo.

“Nel 2020, ci raccontano Alessandro e Carlo, abbiamo proposto l’idea alla Redbull di realizzare una filming run con la monoposto di F1, guidata dal pilota olandese della Redbull, Max Verstappen. Il film sembrava già scritto in uno scenario naturale, e così mese dopo mese la sceneggiatura ha cominciato a prendere corpo; il video si apre con un sottofondo di mandolini nel chiassoso mercato di Ballarò; una ripresa dal basso segue il pilota con il casco in mano e in tuta da gara, perdersi nella kasba del mercato per uscire all’improvviso fra le bancarelle di frutta e verdura dentro la monoposto e schizzare, a una velocità che, grazie al drone, fa sembrare l’incrocio delle frecce tricolori. Immagini aeree che dalla strada del Cassaro si alzano a volteggiare su porta Felice.

L’originalità del video è anche nel voice off; il meccanico dai box dà le indicazioni al pilota e gli descrive scenari stupendi, soprattutto quando, attraversando il viale alberato della favorita che collega Mondello, lo definisce “foresta”. Una delle scene più difficili che Alessandro Albanese e Carlo Loforti hanno girato è stata al  Foro italico, dove, dovendo chiudere l’unica strada che costeggia il porto,  hanno sentito il pressing dei cittadini; eppure quelle stesse persone che prima “maledivano” questa iniziativa, perché rimasti per ore bloccati nel traffico, poi hanno rimbalzato e commentato con entusiasmo, sui loro profili, il video.

“Lavorare con una macchina di F1 è stato difficile e complicato, ci dicono; nessuno di noi ne aveva mai vista una; ci vogliono circa 85 minuti per metterla in moto, non ha una retromarcia, il suo rumore è letteralmente assordante, non può andare a un’andatura troppo lenta e se fa caldo c’è il rischio che si spenga.   Oltre 300 persone impegnate e una troupe di 60 maestranze organizzate con rigore militare, dal direttore di produzione Andrea Santoro, e dall’aiuto regia

A raccontarlo è proprio uno dei registi, Carlo Lo Forti: “sono state giornate complicatissime, con una preparazione che andava avanti già da mesi. Quattro giorni di fuoco, tra il 19 e il 22 giugno, 10 ore di lavoro al giorno.

Bisognerebbe far vedere questo short film a chi non è mai stato a Palermo pe innamorarsi della città. Il titolo “Ciao Palermo”, concludono i registi, non è un arrivederci, ha per noi una funzione meramente narrativa, di fiction;  noi di Just Maria non abbiamo nessuna intenzione di andare via da Palermo, faremo del nostro meglio per meritarla”.

Questo si che è un atto d’amore e questa non può essere soltanto un’operazione pubblicitaria, ci piace apprezzarla da un punto di vista culturale e di forte richiamo turistico. Costo reale per il comune: zero

https://youtu.be/T8Yxjf5hv-E

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Eventi

“Palermo è anche questa, una città che vive il suo parco

Ivan Scinardo

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“Palermo è anche questa. Una città che vive il suo parco, una città che vive meglio”

Migliaia le persone che questa domenica hanno scelto ancora una volta di vivere il Parco Reale della Favorita, oggi chiuso al traffico per l’occasione dalle 8,30 alle 14,30.

Al Campo Ostacoli Wellness Experience ha raccolto moltissimi sportivi che hanno partecipato energicamente a tutte le attività proposte.

Costante la fila dei bambini a piazzale dei matrimoni per partecipare a Pompieropoli, la dimostrazione proposta dai Vigili del Fuoco in cui potevano essere protagonisti.

Anche l’attività didattica di riabilitazione equestre, dedicata ai bambini autistici, ha riscosso un grande successo grazie all’accoglienza e all’attenzione del Reggimento Lancieri Aosta (6°), che l’ha proposta, a favore dell’associazione ParlAutismo.

Nell’area antistante il Museo Pitrè, i Picciotti della Lapa e Scialata Folk del Teatro Ditirammu con canti, danze e aneddoti appartenenti alla tradizione popolare hanno raccolto e coinvolto una folla festante.

Per l’Area Salute l’Asp di Palermo, presente a Villa Niscemi, ha eseguito 115 gli esami di screening oncologici, effettuato 46 mammografie a bordo del Camper mammografico, 32  HPV Test e 5 Pap Test per lo screening del tumore al collo dell’utero, nell’ambulatorio mobile ginecologico e ha distribuito 32 sof test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, per lo screening del tumore al colon retto.

L’ufficio mobile dell’Asp ha rilasciato inoltre numerosi Green Pass a cittadini immunizzati che avevano riscontrato difficoltà nello scaricare la “carta verde”.

Nel camper dedicato sono state, infine, somministrate anche 6 vaccinazioni anticovid.

Affluenza anche per le visite naturalistiche e monumentali a Villa Niscemi, Museo Pitrè, Palazzina Cinese a cura del Fai, delle Associazioni Guide Turistiche e de Le Vie dei Tesori.

Il Sindaco metropolitano Leoluca Orlando, presente durante l’intera mattinata ha così commentato “Si conferma l’amore dei palermitani per il Parco della Favorita e si conferma la collaborazione delle istituzioni che operano nella nostra realtà, con tutte le organizzazioni sportive, culturali, artistiche, che danno del parco l’immagine che è giusto che si dia, un parco bene comune, una straordinaria area protetta, un caso speciale che merita speciale amore da parte di tutti noi”, Nel corso della Manifestazione, inoltre, ha consegnato, presso il Campo Ostacoli, la Tessera Preziosa del Mosaico Palermo a un gruppo rappresentativo di volontari di Plastic Free Palermo, “Eccellenza di cittadinanza attiva” sottolineando che “Plastic Free rappresenta un’eccellenza di cittadinanza attiva, segno del grande cambiamento culturale della città – e che – La consegna della Tessera del Mosaico Prezioso Palermo esprime il riconoscimento dell’amore per Palermo“.

“Palermo è anche questa, una città che vive il suo Parco, una città che vive meglio – hanno commentato Marco Lampasona, Fabio Corsini e Nicola Tricomi, fondatori del Comitato La Domenica Favorita – una moltitudine di cittadini che rispetta le regole e che con impegno e dedizione offre il proprio contributo per costruire una città migliore. Lo dimostrano le migliaia di palermitani che ci hanno supportato con la loro partecipazione attiva. Abbiamo motivo di credere che il cambiamento dipenda da noi e siamo certi che il successo de la Domenica Favorita non può che essere il successo di un modello di città da lasciare ai nostri figli”.

Vi aspettiamo per i prossimi appuntamenti il 17 e 24 ottobre e il 7 novembre e vi ricordiamo che le attività si svolgeranno nell’intera area del Parco che verrà chiuso al traffico dalle 8,30 alle 14,30.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sono consultabili sulle nostre pagine Social e sul nostro sito www.ladomenicafavorita.com

Si ringraziano i sostenitori istituzionali, Comune di Palermo e Città Metropolitana di Palermo e gli sponsor AMG Gas, Conca D’Oro e Riolo Autostore.

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