Connect with us

In Tendenza

CoViD-19: operatori sanitari contagiati per errori di gestione

Enrico Alagna

Published

on

La denuncia dell’Anaao Assomed

 

<<Il numero degli operatori sanitari contagiati ha oramai superato i 10.000 casi. Il 20% circa sono medici. Molti sono ricoverati in Rianimazione. Angosciante è l’elenco dei morti che cresce giorno dopo giorno. In questa settimana abbiamo superato i 65 casi e nella prossima saliremo certamente ancora più in alto in questa scala del dolore. Colleghi e giornalisti ci interrogano in merito alle cause che hanno favorito il contagio degli operatori sanitari da Sars-CoV-2 all’interno degli ospedali e nel territorio e come questo possa contribuire alla diffusione dell’epidemia.>>

<<A nostro parere – affermano Adriano Benazzato, Coordinatore della Conferenza dei Segretari Regionali Anaao Assomed e Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed – le motivazioni vanno ricercate in un combinato disposto di almeno 4 cause.

  1. La tardiva attivazione delle misure di contenimento (lockdown) e la palese impreparazione, anche per problemi strutturali negli ospedali, soprattutto nei Pronto Soccorso, e nel territorio nell’azione di prevenzione e contenimento del “rischio biologico”, che rappresenta il livello più alto (III) nella graduazione presente nel Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio 2016/425. Ci siamo dimenticati dell’insegnamento di Carlo Urbani che aveva combattuto la Sars in Vietnam ed è morto a causa dell’infezione il 26 marzo 2003 raccomandandoci di isolare strettamente i pazienti contagiati e proteggere con ogni mezzo gli operatori sanitari che rappresentano il bene più prezioso nella lotta contro l’espansione dell’epidemia. È mancata, o è stata inadeguata, l’attuazione di quanto già scritto nei Piani Pandemici Nazionali (ultimo del 2006) e Regionali (2007) e nelle specifiche sul contenimento della diffusione del contagio previste dal D.Lgs 81/2008: ex percorsi puliti/sporchi, aree pulite/sporche con apposite zone filtro, sistemi di ventilazione a pressione negativa, docce per il personale, sanificazione etc.
  2. Gravissima è risultata la carenza, o assoluta mancanza in alcuni casi ed inadeguatezza in altri, dei DPI per categoria di rischio III, quali maschere FFP2 e FFP3, occhiali o visiere, sovracamici/tute, guanti, calzari, copricapo. Semplicemente non risultavano stoccati, in palese contrasto con quanto prevede la normativa vigente. Carenza coperta con norme di legge ad hoc con cui si è innalzata a dignità di DPI la semplice mascherina chirurgica (vedi articolo 34 del DL 9/2020) in aperta contraddizione con le disposizioni previgenti in Italia, con le linee guida delle Società scientifiche internazionali e i Regolamenti europei. Si è accettato pedissequamente le tutele minime che l’OMS ha dettato in data 27/2/2020 anche per aree flagellate da guerre e carestie. Ma l’Italia non può essere messa sullo stesso piano di un paese del Corno d’Africa.
  3. Anche l’obbligo di sorveglianza della sicurezza per il personale sanitario è stato omesso. Tale grave omissione è stata favorita addirittura da indirizzi legislativi, come l’articolo 7 del DL 14/2020, con cui si è escluso il personale sanitario dal dovere dell’isolamento fiduciario in caso di esposizione non protetta a Covid-19, precedentemente prevista per tutti i cittadini con le misure del Dpcm n.6 del 23/02/2020. Una sorta di Comma 22 per il personale sanitario, non esonerato dal continuare il proprio lavoro, per il rischio di chiudere alcuni servizi data la carenza cronica di personale, ma costretto alla quarantena al termine del servizio per non rischiare di diffondere il possibile contagio ai propri cari. Condizione angosciante che ha spinto molti ad evitare il ritorno a casa.

    4. È stata disattesa l’indicazionee la tempistica, anche questa prevista da una normativa specifica, all’esecuzione dei tamponi naso faringeicon conseguente mancata messa in sicurezza di tutto il personale che garantisce i servizi pubblici essenziali, in primis quello sanitario. Si è voluto limitare la procedura diagnostica ai soli sanitari con evidenti sintomi respiratori dimenticando l’ampio spettro clinico e sintomatologico del Covid-19 e la possibilità di casi asintomatici o pauci-sintomatici. Le omissioni e i ritardi hanno trasformato molti sanitari venuti a contatto con pazienti Covid-19 in super diffusori di virus sia nelle proprie famiglie che nei luoghi di lavoro.

    In tutta evidenza siamo di fronte ad una lesione dell’articolo 32 della Costituzione che inquadra il diritto fondamentale alla salute quale interesse generale della collettività e diritto di ogni singolo individuo, valido pertanto per il personale sanitario come per tutte le altre categorie a cui viene chiesto uno sforzo ulteriore nel lavoro in quanto fornitori di servizi essenziali e irrinunciabili per la popolazione.

    Esiste a questo punto un rischio di importanti effetti collaterali per il SSN in seguito alle scelte adottate.
    La possibilità, nonostante le nuove assunzioni, di ritrovarsi progressivamente con meno personale per il diffondersi tra di esso di una forma clinica manifesta per la mancata adozione di tutte le procedure note per circoscrivere il contagio e per salvaguardare la salute degli operatori.

    Sotto il profilo deontologico, viene leso il principio del primum non nocere. Di fatto il medicopotenzialmente contagiato e non collocato in quarantena e nemmeno sottoposto a tampone fino all’insorgere conclamato della sintomatologia, diventa possibile vettore di diffusione del virus proprio a coloro che è tenuto a curare.

    È necessario cambiare prospettiva e bisogna fare molto di più per sostenere medici e sanitari e aiutarli nel loro lavoro in questa fase emergenziale. Non siamo eroi, non siamo angeli e tanto meno vogliamo essere martiri. Siamo professionisti che svolgono con passione il proprio lavoro, rendendo onore alla propria funzione nella società e al proprio Paese.

    Ma questo non può significare che si debba rischiare la nostra salute fino a sacrificare la propria vita. Se le norme e gli indirizzi richiamati non saranno cambiati rapidamente, dovremo rassegnarci al fatto che sempre di più dalla prima linea salga la richiesta di applicazione dell’articolo 44 del D.Lgs 81/2008 che disciplina il “diritto di resistenza” del lavoratore a fronte di un pericolo per la propria salute “grave”, “immediato” ed “inevitabile”.>>

    (Fonte Anaao Assomed)

Cinema

Tulipani di seta nera, concorso Rai, ecco i finalisti

Ivan Scinardo

Published

on

Sono stati annunciati oggi da Mimmo Calopresti in conferenza stampa i 16 documentari che nell’ambito della XIV edizione del Festival Internazionale Film Corto Tulipani di Seta Nera concorreranno al Premio Sorriso Anac scelto dal pubblico. I documentari saranno visibili sul sito https://anackino.it/tsn-2021-sorriso-anac/ dal 30 aprile fino al 31 maggio. La premiazione avverrà durante l’edizione 2021 del festival che si svolgerà dal 3 al 6 giugno a Roma al Cinema Giulio Cesare. Le altre due sezioni sono dedicate a Cortometraggi e a #SocialClip rispettivamente seguite da Paola Tassone e Grazia Di Michele.

Documentari che provengono da tutto il mondo, Francia, Spagna, Svizzera, Argentina, Sri Lanka, Libano, Marocco, Kenya e Usa, e che toccano tantissime tematiche: disuguaglianze sociali, l’ambiente, la memoria, il razzismo, l’immigrazione, gli stereotipi di genere, la povertà, la solidarietà e la disabilità.

“Chi fa i documentari è abituato a incontrare e a conoscere davvero le persone, a vivere concretamente la loro realtà”, ha dichiarato Mimmo Calopresti che cura la sezione, “il documentario rappresenta una sorta di crescita per chi lo fa. L’idea di documentare, di far esistere la vita della gente, i loro problemi, di mettere al centro dell’attenzione i loro diritti è molto importante. Il “Festival Tulipani di Seta Nera” è in prima linea da anni nella promozione del cinema che affronta proprio i temi della fragilità e si impegna ad abbattere le barriere della diseguaglianza.”

“Il Festival Tulipani di Seta Nera nasce per sensibilizzare lo spettatore sui temi sociali e da quest’anno mette al centro anche la transizione ecologica”, ha spiegato Paola Tassone, direttrice artistica del festival, “con la sezione Documentari desideriamo avvicinare i giovani a questi temi e attraverso il cinema del reale darne vetrina per supportarne la filiera e i giovani talenti. Mettere in piedi un festival in tutti i suoi aspetti, è un’operazione oggigiorno più che mai complicata, ma la ripartenza del paese deve e sottolineo deve iniziare dalla cultura e, in particolare, dal cinema”.

“Moltissime di queste storie le rivedremo sulle piattaforme, è auspicabile questo”, ha spiegato Duilio Giammaria, Direttore di RAI Documentari, “i documentari devono finire sugli schermi qualunque essi siano, questo è il mantra che dobbiamo rispettare, non bisogna solo produrre ma bisogna distribuire e far vedere. Rai Documentari è operativa da settembre 2020, siamo una “dichiarazione di intenti”, il servizio pubblico vuole tornare a essere protagonista di una filiera che mai come in questo momento ha le caratteristiche per diventare importante. Il cinema e il documentarismo italiano ha grandissime possibilità, dobbiamo fare sistema e guardare anche all’estero. La nostra prossima tappa sarà quella di distribuire il prodotto nelle varie fasce orarie del palinsesto generalista e ovviamente di collocarlo su RaiPlay”.

Una delle novità di quest’anno è la collaborazione con la piattaforma Anackino che consentirà a queste opere di essere viste e votate da un ampio pubblico.

“Ecologia e sociale sono due delle missioni del festival ma ce n’è una terza che è quella della digitalizzazione”, ha dichiarato Francesco Ranieri Martinotti, presidente ANAC, “in un certo senso siamo stati all’avanguardia perché già dalla fine dello scorso anno ci siamo muniti di Anackino prendendo spunto dai francesi che hanno creato una piattaforma che non si basa sugli algoritmi ma hanno chiesto ai 100 più importanti registi del mondo di segnalare i loro 10 film preferiti, ne hanno acquistato i diritti rendendo le opere disponibili su questo portale. Noi nel nostro piccolo, siamo in una fase sperimentale, stiamo lanciando una piattaforma degli autori italiani, la utilizzeremo non solo per contenuti artistici ma anche per fare dei dibattiti. È uno strumento per dare voce a tutto il settore ma soprattutto agli autori indipendenti”.

Di seguito i titoli che concorrono per il Premio Sorriso Anac e che possono essere votati dal pubblico sul https://anackino.it/tsn-2021-sorriso-anac/ dal 30 aprile al 31 maggio:

“Briganti” di Bruno e Fabrizio Urso.

“Chjanu Chjanu” di Aldo Albanese e Martina Raschillà.

Deshdentau” – L’ultimo Tabarkino di Andrea Belcastro.

Fighting Souls” di Stratos Cotugno.

“Harrag” di Smail Beldjelalia.

“Hasta Ahora Y Siempre” di Carmen Baffi.

“Il Direttore” di Maurizio Orlandi.

“Libertà” di Savino Carbone.

“Niños Maya” di Veronica Succi.

Re – Vita Tra Le Note” di Lucio Zannella e Michele Morsello Angileri.

“Serendip” di Marco Napoli.

“Sisterhood” di Domiziana De Fulvio.

Solidarity Crime. The Borders Of Democracy” di Nicolas Braguinsky Cascini e Juan P. Aris Escarcena.

“Thunder’s Five Milano” di Jacopo Benini.

“Under The Water” di Davide Lupinetti.

“Vuoto A Perdere” di Alfio D’Agata.

Continue Reading

Eventi

Verso la Pasqua, gli esercizi spirituali

Ivan Scinardo

Published

on

In preparazione alla Pasqua, si svolgevano un tempo gli “esercizi spirituali”. Una tradizione secolare che si articolava in tre giorni di meditazioni, riflessioni, preghiere.

Si svolgevano in Chiesa anche con particolari momenti di meditazione e si concludevano con la confessione come prescritto dalla norma del Catechismo. Il recente lockdown ha suggerito per le associazioni una formula di “esercizi spirituali a distanza”, come una normale video-conferenza con dibattito e approfondimento dei temi trattati.

Appare veramente originale il progetto adottato nella diocesi di Roma, dove il vescovo ausiliare delegato per la Pastorale familiare Mons. Dario Gervasi ha predisposto un “percorso per accompagnare i fedeli verso la Pasqua” attraverso la proiezione di cinque film della durata di circa venti minuti ciascuno.

I film

“Il deserto”, “La luce”, “La casa del Padre”, “L’amore di Dio” e “Il chicco di grano”. Sono i titoli dei cinque film doc live realizzati da Giuseppe Aquino, regista di cinema, teatro e televisione.

“Questi brevi film, spiega Monsignor Gervasi, nascono dal desiderio di ascoltare la vita delle famiglie direttamente dalle loro parole, in particolare  nel tempo del Covid, e di capire come la Parola di Dio ascoltata in famiglia, illumini il percorso.

Si comincia con la storia della famiglia abbinata a ciascuno dei cinque Vangeli che scandiscono il cammino della Quaresima.

È stato ritenuto un modo per valorizzare il fatto che la Parola di Dio può essere letta insieme  attivando una capacità particolare di ascolto, nella famiglia in quanto piccola comunità.

La storia di una giovane donna

Nei  film scelti, anche la storia di una famiglia siriana accolta  in una nella parrocchia della periferia di Roma , quella di una giovane donna rimasta vedova con tre figli, di una coppia lontana dalla fede che vi si è poi avvicinata grazie all’incontro con un parroco, e quella di due coniugi in difficoltà.

Ecco il nuovo modo di “incontrare”, “meditare”, “dialogare”.

L’emergenza educativa

Su questo modello,  a scuola alcuni anni fa abbiamo realizzato anche “corsi per i genitori”, rileggendo l’emergenza educativa attraverso la proiezione di film che descrivevano le ansie dell’uomo e della donna “in carriera”, la crisi familiare, il destino dei figli senza il papà o senza la mamma e per finire, la gioia di una famiglia che si ricompone.

Si aggiorna, così, il linguaggio della comunicazione che attraverso l’immagine filmica parla e penetra nel cuore dell’uomo contemporaneo, irretito dalle seduzioni della cultura materialista. Vengono sollecitati pensieri e sentimenti che, nel dibattito a commento della proiezione, promuovono stimoli nuovi per “agire secondo i valori enunciati”.

Giuseppe Adernò

Continue Reading

In Tendenza

Ciao, se fossi me? Parte la nuova rubrica

Giorgia Li Greci

Published

on

se fossi me_ sguardo

Ciao tu che mi leggi.

Mi sembra doveroso, o forse è più giusto dire sentito, iniziare questa rubrica spiegandotene il senso, raccontandoti le origini di questa idea.

L’attenzione all’altro è una cosa che mi riguarda da sempre, sin da quando ero piccola. Devo questo approccio empatico probabilmente a mamma, un’insegnante di scuola materna. Quando mi portava a scuola con lei, a differenza di ciò che le sue colleghe rammentavano ai loro figli, mi invitava sempre a salutare i bidelli e mi diceva di rivolgere loro la stessa dignità ed educazione che potessi prestare alla carica dirigenziale più alta. 

So che questo discorso potrebbe risuonarti come scontato, ma il mondo è pieno di chi fa differenza di classe. Il classismo, a mio avviso, è una piaga che colpisce la fase di crescita di molti esseri umani. Del resto, se non perdessimo pezzi di noi durante la crescita, qualcuno non ne avrebbe mai scritto un grande classico, il Piccolo Principe, che ci ricorda nella sua semplicità, tra le tante cose, tutto quello che perdiamo di vista quando diventiamo grandi.  Ma torniamo al punto. A me l’altro non è mai stato indifferente. 

Persone che dedicano la vita agli altri

Probabilmente, oltre l’educazione, vi è una vocazione innata in certi individui. Ci sono persone che hanno dedicato la loro vita all’altro. Una figura ben nota a tutti, ad esempio, è quella di Biagio Conte, che del prendersi cura dei deboli ed emarginati ne ha fatto una caritatevole missione di vita. Non lo cito a caso. Se oggi mi ritrovo qui a parlare con te è anche grazie ad una fortuita coincidenza. Io vivo a Palermo. Mi ritrovavo a passeggiare per strada con mamma, nei pressi della struttura che ospita tanti senzatetto. Incontrammo Biagio Conte che mi invitò ad entrare e mi raccontò della sua vita. Sarei bugiarda a dirti che mi ricordi con esattezza i dialoghi fatti. Ma il punto che ricordo con estrema esattezza è che mi invitò a prendere in considerazione l’idea di aiutare gli altri, soprattutto quelli che non venivano ascoltati. Lo colsi come un segnale.

Ho un papà disabile

In fondo, anche io tante volte mi ero sentita esclusa dagli altri. O peggio ancora, pensavo che nessuno si immedesimasse in me. Ho un papà disabile, poliomielitico, una gamba più corta di un’altra. Ricordo ogni sguardo rivolto alle sue gambe e al suo modo di camminare, anche qualche offesa, soprattutto i suoi disagi. Ho provato molto imbarazzo e te ne parlo con molta vergogna. Perché mi vergogno di essermi vergognata. Ma se dovessi descriverti quegli sguardi, ti direi che facevano male anche a me, che ero proprio accanto a lui e nessuno si degnava di guardare. Se avessi potuto dire qualcosa avrei detto: “Ehi tu, che stai guardando papà così, perché non guardi me? Perché forse se mi guardassi capiresti che il tuo sguardo di insensata superiorità mi sta facendo male”. 

Il problema dell’altro

Ti è mai capitato di guardare con disagio o superiorità qualcuno? Se la risposta è no, non ti credo. Se è sì, non devi sentirti in colpa. Penso che non sia facile educare alla diversità, spesso impariamo a bypassarla con l’indifferenza o con il disprezzo. Non sempre e non tutti lo facciamo. Ma sarà capitato, anche solo per la fretta, quella volta che qualcuno per strada, con aria un po’ disperata, ti ha fermato per chiederti qualcosa e hai risposto “scusa ho fretta, è tardi, ciao”. Il problema dell’altro non ci tange, non ci tocca, non lo sentiamo. Vince la fretta del colmare i nostri ritardi. 

L’idea di questa rubrica è raccontare storie

Da vocabolario, la parola immedesimarsi, in senso figurato, significa trasferirsi idealmente nelle vicende, nella situazione psicologica ed emotiva di un’altra persona, facendone proprî il carattere, i sentimenti, gli atteggiamenti. La mancanza di immedesimazione provoca la perdita di empatia. Forse oggi ti sembrerò troppo filosofica, poco concreta. Ma il senso di tutto questo è farti capire che l’idea di questa rubrica, o forse di questo diario, è raccontare storie di chi non si è sentito ascoltato.

“Se fossi me?”

Un giorno magari potresti sentirti protagonista di queste storie anche tu, perché imparerai ad immedesimarti in ciò che leggi. Voglio scrivere qui tutte le storie che ho visto, che vedrò, di chi ha voglia di chiederti o condividere con te che mi leggi: “se fossi me?”. 

Una storia da supermercato

Cute little girl with sweet chocolate egg at home

Inizio ad essere più concreta chiudendo questa prima pagina di questo diario di bordo con una storia da supermercato. Mi ritrovo davanti ad una fila di uova di Pasqua, accanto a me una bambina con un meraviglioso cerchietto con le orecchie da gatto. Guardavo le uova e non stavo guardando lei. Mi sono accorta di come mi guardava soltanto quando mi sono chinata a prendere l’uovo che stava in basso. Incrociando il nostro sguardo, dice alla sua mamma “io pure mamma, ti prego”. Gli occhi di quella bambina mi parlavano, se fossi stata lei mi sarei sentita infelice anche solo per un istante nel vedere qualcuno prendere ciò che desideravo. La mamma le dice “lo prenderemo un’altra volta”. Sorridendole con gli occhi, esclamo ad alta voce “ma sì, lo prenderò anche io un’altra volta”. Ho perso un uovo di Pasqua, ci ho guadagnato un sorriso di una bambina. Se non mi fossi chinata probabilmente non avrei mai pensato di guardarla. E se non mi fossi immedesimata in lei non avrei ricevuto questo piccolo regalo, quello di aver generato un cambiamento. Il mio cambiamento per oggi è stato un sorriso.

Continue Reading

In Tendenza