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Giornalismo

Quel cappotto che non ti ho comprato

Ivan Scinardo

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Proiezione della prima, Martedi 22 marzo ore 20.00 supercinema Grivi di Enna

Prefazione al libro

Quel cappotto che non ti ho comprato

di Ivan Scinardo

Ho letto e riletto la sceneggiatura di Gaetano Libertino e ho trovato molte analogie con la storia di un giornalista di Parma, Gioacchino Guareschi, meglio conosciuto come “Michelaccio”, si firmava così sullo storico quotidiano “La Gazzetta di Parma” e su altre testate locali, dove pubblicò una quantità incredibile di storie, ambientate tra gli anni venti e trenta. Il nome di Guareschi è legato alla nota serie di opere dedicate a quei due incredibili personaggi che furono Don Camillo e Peppone. Nella mia vita ho vissuto scene simili alla figura del prete alle prese con un sindaco comunista ed è straordinaria la trasposizione cinematografica del 1955 di Gino Cervi, per la regia di Carmine Gallone. Aveva il cipiglio del grande cronista Guareschi, capace di raccontare avvenimenti a volte veri a volte di fantasia che scatenavano nel lettore quell’ancestrale voglia di conoscenza e di ricerca della verità. Leggere la storia che ci propone Libertino, è come fare una viaggio che lo stesso Guareschi fece con la pubblicazione del libro Bianco e nero. Quel cappotto che non ti ho comprato, è un racconto struggente, capace di fare suonare le corde dell’anima quando i personaggi ruotano attorno alla disabilità di Concetta, nata con una malformazione alla gamba ma non per questo diversa. E sono proprio i suoi affetti più intimi a difenderla dagli sguardi e dai bisbiglii popolari, tipici dei paesi arretrati dell’entroterra siciliano. Un paesaggio che si tinge di giallo con la raccolta del grano a fare da cornice a storie intrise di valori di un tempo, dove il “pater familias” era il custode dell’albero genealogico, e quindi dei suoi antenati, ma dove le donne, le madri, guidavano i destini dei figli. Chi non ricorda nelle case di campagna l’odore del pane di casa e il suo sacrale rito di preparazione. Libertino lo racconta molto bene nel suo testo che assume i toni dello sconforto quando Concetta perde la sua verginità in una squallida stalla per mano di un cognato, Onofrio, che inevitabilmente avrebbe fatto una brutta fine. La nascita di questa bimba difettosa raccontata in tutto il suo scorrere degli anni fino alla stessa naturalità della morte, è come una ellissi, metafora della vita tanto cara a un regista del calibro di Pupi Avati. La natura raccontata nel testo che poi diventerà trasposizione filmica, ci fa immaginare e vedere le distese di campi dell’entroterra siciliano, alberi secchi e morenti ma che se si scava con la mano si assiste sotto terra a un germogliare di vita con formiche che si muovono freneticamente e germogli che stanno per uscire. Libertino ama la sua città, la nostra Enna, ama la sua gente la racconta, storpia i cognomi e chi legge il testo non può che associare i cognomi a personaggi illustri di questa piccola comunità a mille metri di altezza. Quel cappotto che non ti ho comprato è un desiderio inconscio che c’è in ognuno di noi, che si materializza nel racconto della vita di tutti i giorni che solo un osservatore attento come Gaetano può descrivere in maniera coinvolgente e appassionata nelle afose notti d’estate che assumono i toni di racconti. Curioso e stravagante, a volte un po’ bizzarro, Libertino, ama i detti ennesi, e li riporta fedelmente nelle battute dei suoi personaggi.

La sceneggiatura ruota attorno a Carmela una ragazza sui 20 anni carina, lineamenti marcati, forte sia nel fisico che nel carattere con la postura piegata a causa della gamba difettosa. La madre ripete spesso: “mia figlia è nata con la grazia del Signore”! Inebria la lettura degli scenari di un tempo come il rito del fidanzamento in casa. Il periodo di riferimento sono gli anni 40-50, nei paesi i primi amori nascevano in chiesa o  in occasione delle poche  sagre popolari o la festa del o della patrona in cui le ragazze si facevano più belle e si mettevano il vestito buono.  Giovani come vespe pronti a ronzare attorno alle ragazze in una sorta di rituale del corteggiamento mutuato dalla natura e dagli uccelli. Era grande festa quando il giovane si accorgeva di essere corrisposto, da qui il desiderio di chiedere la sua mano al padre che non poteva non tenere conto dello stato sociale ed economico, e soprattutto le  qualità,   le virtù e  l’ onestà del futuro sposo. Anche la scena del baciamano in segno di gratitudine e di rispetto da parte della protagonista attinge al pozzo dei ricordi. Guai a sfuggire a li “reguli di bona crianza”, regolavano i rapporti umani nell’era in cui non era scritto il galateo e ci si scambiava ancora i bigliettini amorosi. “Quel cappotto che non ti ho comprato” è un amarcord che ha il sapore antico che risveglia un’incoscia voglia di tornare indietro per rileggere i vissuti di un tempo e forse per renderli attuali, guardando al futuro.

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Giornalismo

TIK TOK nessuno li chiami più giochi. Incontro UCSI

Ivan Scinardo

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E’ quanto emerso dall’incontro deontologico di formazione in streaming per i giornalisti, sul tema “Attualità della Carta di Treviso”, promosso dalla sezione UCSI di Catania, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, che ha assegnato 5 crediti formativi ai 72 partecipanti.

Dopo il saluto del presidente Ucsi regionale, Domenico Interdonato, Giuseppe Adernò, presidente della sezione di Catania ha introdotto l’argomento percorrendo le tappe del documento che disciplina i rapporti tra informazione e infanzia, a tutela dei diritti dei minori, redatto a Treviso il 5 ottobre 1990 dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana in collaborazione con l’associazione Telefono azzurro.

In considerazione delle ripetute violazioni della “Carta”, nel novembre del 1995 è stato redatto un “Vademecum del 1995” con le indicazioni operative da adottare, norme che sono confluite nel “Codice di autoregolamentazione TV e minori” del 2002.

Nel 2006 i diritti di tutela sono stati ampliati alle comunicazioni digitali, e dal protocollo d’Intesa del 2012 è scaturito l’inserimento di tali principi nel “Testo unico dei doveri del giornalista”; a distanza di trent’anni, la Carta va riscritta in coerenza con i nuovi linguaggi social, informatici e virtuali.

Il giornalista moderatore dell’incontro, Salvatore Di Salvo, componente della Giunta nazionale UCSI, ha coordinato gli interventi dando la parola al sociologo prof. Francesco Pira dell’Università di Messina, autore del volume “I Figli delle app”, il quale ha illustrato gli esiti di una survey online, condotta durante il lockdown, intervistando 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori, che hanno risposto ad un questionario online composto di diciassette domande.

I dati evidenziano come gli adolescenti di oggi rappresentino la prima generazione digitale, infatti,  il 96,6% degli intervistati dichiara di possedere uno smartphone e l’88,8% ha un computer.  I ragazzi appaiono sempre più dipendenti dal gruppo di pari e, durante il lockdown, hanno vissuto una forte sensazione d’isolamento, di paura e di scoraggiamento.

Appare importante, inoltre, evidenziare che il 69% degli intervistati ha dichiarato di trascorrere la giornata su Instagram e WhatsApp e di avere un profilo social falso, confermando così, come nell’era liquido-moderna, l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.

Analizzando, poi, i recenti fatti di cronaca e i dati statistici raccapriccianti, challange social (sfide) e diseducazione dei piccoli e adolescenti, si percepisce la gravità del fenomeno e i danni che l’uso incontrollato di questi siti provoca sui minori.

Il giornalista Tiziano  Virginio Toffolo, uno dei promotori della Carta di Treviso, ha descritto con dovizia di particolari l’evento culturale e formativo che impegna i giornalisti a mettere in atto la cultura del rispetto della persona e che registra più di 18 milioni di contatti.

Come i recenti fatti di cronaca mostrano, il potere della comunicazione, non è solo quello relativo alla carta stampata, ma anche ai servizi televisivi, ai video giochi, a tutti ciò che influisce sulla psiche dei ragazzi e dei giovani.

Il diritto di cronaca s’intreccia dunque con il principio della tutela dell’identità e della personalità dei minorenni, vittime o colpevoli di reati, o coinvolti in situazioni che rischiano di comprometterne l’armonioso sviluppo psichico.

I bambini di oggi, ha detto, sono indifesi davanti alla dittatura dei social. Per questo occorre fare qualcosa. La Carta di Treviso, nei prossimi tempi dovrà essere aggiornata per fronteggiare, e quindi tutelare, sotto quest’aspetto, i giovanissimi”, affrontando in maniera sistemica l’interazione dei social, dando efficacia operativa all’Educazione alla cittadinanza digitale, nucleo significativo dell’educazione civica.

“La tutela dei minori valica i confini nazionali, ed i principi di difesa e di protezione dovrebbero essere ampliati”, ha affermato Don Fortunato di Noto, Fondatore associazione Meter.

Tutelare l’anonimato e la riservatezza dei minori, norma scritta sulla Carta di Treviso, si collega con la Carta di Roma del 2008, che coinvolge in questo processo di attenzione anche i minori extracomunitari.

L’intervento conclusivo di Franco Elisei, Presidente OdG della Regione Marche, componente della commissione che sta elaborando la revisione della Carta di Treviso “patrimonio per i giornalisti e non solo”, ha messo in luce la necessità di “renderla più interpretabile così di evitare preoccupazioni da parte dei mass media. Il minore, secondo la Carta di Treviso, non va oscurato, piuttosto va protetto”.  La testimonianza dei piccoli, evitando la spettacolarizzazione ed il sensazionalismo, è a volte più eloquente di tanti discorsi di adulti.

Uso del linguaggio, delle parole giuste, e approccio di attenzione e rispetto nei confronti del minore fanno la differenza.

Giuseppe Adernò

(giuseppe.aderno1@gmail.com)

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Cinema

MAKARI, la nuova fiction erede della fiction Montalbano

Ivan Scinardo

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La serie con Claudio Gioe’ nelle vesti di Saverio Lamanna, l’investigatore tratto dalle opere di Gaetano Savatteri, per la regia di Michele Soavi.

Quattro prime serate tra giallo, commedia e mélo con Claudio Gioè nelle vesti di Saverio Lamanna, l’affascinante “investigatore per caso” protagonista di “Makari“, la nuova serie tratta dalle opere di Gaetano Savatteri (Sellerio Editore), per la regia di Michele Soavi e la sceneggiatura di Francesco Bruni, Salvatore De Mola, Leonardo Marini e Attilio Caselli. Una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction, in prima visione su Rai1 da lunedì 15 marzo 2021. Le musiche sono firmate da Ralf Hildenbeutel, mentre la sigla “Màkari” è scritta e realizzata da Ignazio Boschetto e interpretata dal trio “Il Volo”.

Sinossi

Appassionato, riflessivo e soprattutto intuitivo, Saverio Lamanna ha alle spalle un passato lavorativo gratificante e di successo. A Roma, dopo una gavetta da giornalista, è diventato portavoce di un influente uomo politico al governo, ma un piccolo passo falso gli ha fatto perdere il lavoro e soprattutto la credibilità. Un vero tsunami per Saverio che, sotto il peso della sconfitta emotiva e professionale, decide di fare ritorno a casa, in Sicilia. Per leccarsi le ferite si rifugia in uno dei luoghi più cari alla sua infanzia: Màkari. Ed è lì, tra mare cristallino, paesaggi mozzafiato, vecchie conoscenze e nuovi amici, che riscopre una grande passione rimasta sopita per anni: quella dello scrittore. E a Màkari, le storie da raccontare non mancano di certo. Una serie di strani omicidi stuzzicano infatti la curiosità di Saverio che, come un vero segugio, fiutando le tracce, non molla la preda alla ricerca della verità. Ma il ritorno nei luoghi cari all’infanzia offrirà a Saverio non solo l’opportunità di mettersi alla prova come scrittore-investigatore, ma anche di incontrare l’amore.

Fonte: https://www.cinemaitaliano.info/news/61444/makari-quattro-prime-serate-su-rai1-da-lunedi.html

 

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Cinema

Ivan Scinardo ospite di “Auditorium” di Rai Radio 1

Ivan Scinardo

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Intervistato, mercoledi 3 marzo 2021 dalla giornalista Eliana Escheri della sede Rai Sicilia, diretta da Salvatore Cusimano, Ivan Scinardo racconta le sue esperienze professionali in 30 anni di carriera giornalistica nel doppio ruolo anche di direttore della sede siciliana del Centro Sprimentale di Cinematografia. Scinardo indica anche una playlist di 5 brani musicali che lo hanno accompagnato nel suo percorso professionale e umano. Sulla traccia audio sono state montate delle immagini e delle foto scelte da Scinardo.

Qui la trasmissione: https://www.raiplayradio.it/audio/2021/03/Auditorium-del-632021—Ivan-Scinardo–fc634a9b-47c0-4a04-9f93-700c0a342a97.html

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